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13 Mesi, lettere dallo squarcio

13 Mesi, lettere dallo squarcio
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Consegna prevista Febbraio 2022
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13 Mesi è il racconto di due vite, due persone legate tra loro e di un segreto che entrambi devono mantenere.
Un insieme di tredici sguardi, che ripercorrono la loro vita in seguito ad un traumatico ed oscuro passato e che forniscono gli elementi per capire la Grande storia dietro a loro.
Un racconto ambientato in una ipotetica città europea, in un recente passato distopico, dove la vita sta tornando alla normalità dopo che la guerra fredda si è conclusa con un disastroso evento che ha causato un’anomalia, un “miracolo”, lasciando il potere alle fazioni più estremiste della chiesa. Solamente la storia di due persone che si muovono in una realtà molto più ampia, percepita attraverso i loro sogni e ricordi, che il lettore dovrà ricostruire o immaginare.
Una storia d’amore legata all’addio dell’innocenza ed al sentirsi perduti in un mondo di macerie, così diverso da ciò che si aspettavano. Perché non si e mai davvero pronti a dire addio.

Perché ho scritto questo libro?

Erano molti anni che cercavo il modo di raccontare una storia “evocativa”, o meglio, raccontare solo ciò che la storia ha lasciato sui protagonisti, lasciando al lettore la libertà di evincerla.
Una serie di brevi fotogrammi, di sensazioni ed emozioni in cui poter immaginare il “film” vero e proprio. C’è voluta una pandemia per riuscire ad avere il tempo per poterla immaginare e scrivere. E con essa, come sempre, raccontare un po’ di me.
Una storia diversa in cui lasciarmi coinvolgere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

In un attimo, tutto passa.

La tremarella, le mascelle serrate, il respiro affannoso.

Le paure affogano negli ansiolitici.

I pensieri iniziano a galleggiare informi sulla superficie della sua testa.

Ti prego, disse, non fatemi fare incubi.

Si stese sul letto, vestita, cercando di coprirsi con il copriletto. Le gambe a penzoloni.

L’aria c’è… c’è sempre stata d’altronde, ma ora non la cerca più… perché quella fame d’aria, prima? Perché?

Ce n’è per tutti…

I muscoli si rilassano.

Cristo che fatica!

Si abbandona al materasso.

No incubi! No incubi, per favore…

La testa è leggera ed i pensieri perdono il fuoco…

Vagano… Girano intorno alla testa senza più riuscire a farsi prendere, analizzare.

Non gliene frega più un cazzo, adesso!

E la macchina?

Andata…

Forse…

Buio.

Come sempre…

Prima viene il buio.

È prassi.

Poi tutto schiarisce, restando vago però, informe come fumo.

Non lasciarli andare! Controlla i pensieri.

Dai. Lo sai ormai come funziona.

Prima c’è il buio, poi le forme fumose e poi…

Poi c’è quell’uomo che cade. Giù. Silenzioso vola dalla finestra dell’appartamento sotto il suo. Tre piani di volo libero.

Non guardare.

Il tonfo sordo.

Ecco. Ecco. Dopo c’è il silenzio. Quel silenzio di morte. Lo so. Lo so.

Non devo guardare.

Non guardare.

Quindi. Ripasso. Prima il buio, la luce fumosa, l’uomo che cade e poi il silenzio…

Papà…?!

Non Guardare.

La collana dorata sul marciapiede, eccola!

La fuga.

Tempo e spazio si sovrappongono.

Le cantine, il cuore che martella nel petto dopo la fuga.

Sono una ladra. Mi cercano. Dovevo lasciare a terra quella fottutissima collana.

Non guardare.

Invece eccole. Le alte pietre. Cosa ci fanno dei pilastri di pietra in una cantina a New Cork?

Nascondila in alto. Lascia la collana la. Scappa. Torna libera ed innocente.

Non era papà! Non era lui! Perché avrebbe dovuto essere li. No papà è via per lavoro. Torna domenica.

La luce.

Non lasciarti andare. Governa il sogno. Spostati o svegliati, Dio santo!

La luce che si apre come una porta ovale. Passi. Passi nei corridoi.

Ripeti. Ripeti.

Prima c’è il buio, le forme fumose, l’uomo che cade, il silenzio, una fuga e…

Cristo.

Lo squarcio.

Una finestra illuminata verso un cortile.

Ma quale?

Non ci sono cortili nel suo palazzo. Eppure.

Non guardare.

La luce. Spegnila. Chiudi la porta. Mi troveranno.

Ma non c’è nulla di la, nessuna maniglia. Nulla.

Solo il vuoto totale di una campagna al crepuscolo. Nulla.

Non guardare.

E dietro? Dov’è la cantina?

Sparita.

Scappa, corri. Ti troveranno.

L’erba è alta, il mondo che corre sotto di lei.

E poi nulla. Tutto sparito. Solo lei, in mezzo ad un panorama deserto fin dove occhio vede.

Non Guardare.

Apri gli occhi! Non guardare!

A fatica, Jenn apre gli occhi. È arrotolata nella sua coperta. Distesa a terra.

La testa che gira.

È notte? Si chiese. Si. È notte.

Governa il respiro. Su.

Inspira ed espira. Piano. Ecco… Così… Tutto è più facile con le gocce. Il controllo. Ecco che torna.

Jenn si sdraiò sul letto, scalciando gli stivali a terra con un tonfo, tirandosi su la coperta. La testa sul cuscino.

Ora basta, però.

Gli occhi le si chiudono di nuovo.

Buio.

Rieccoci.

Per primo arriva sempre il buio.

E poi…

Il cuore che inizia a martellare.

Spalle piccole, un caschetto castano scuro e sporco che cade sul colletto di una camicia a quadri rossa.

Non guardare.

Will.

Cos’era… Cos’era quella faccia preoccupata? Non se lo ricordava più.

Il cuore rallenta e si ferma. Assieme a tutto il resto.

Will…

Non perderti. Non perderti nei ricordi. Dai Jenn… da brava…

Ma gli occhi non si aprono. Svegliati. Svegliati…

No.

Il sogno è ancora li.

Will è li.

La paura… la paura c’era, ma ora? Di essa non ne è rimasto più nulla. Solo il riflesso su quegli occhi scuri.

Il Buio, la luce fumosa, l’uomo che cade, il silenzio, la collana e la fuga, lo squarcio e…

Non ce la posso fare.

…E Will.

Non solo Will, ma loro due assieme.

Un mondo… Il loro mondo.

Non farmi andare via. Lasciami in questo sogno per sempre, Dio che non esisti. Lasciami qui.

Le sue mani… Quel modo che aveva di stringerla a se. La certezza che tutto questo non sarebbe

potuto durare. La forza di dire no. Di prendere le nostre vite. La certezza che tutto questo non sarebbe potuto finire.

La vita è disobbedienza.

Lo sentiva stretto a se. Quel giorno sulla collina. Loro due. Soli e per la prima volta. Nudi. Il laghetto fresco. Le ciliegie. L’odore di acqua ed erba. Le sue labbra.

Labbra umidicce, labbra che i increspavano in un sorriso. Le lacrime. Le sue. Sulle labbra di Will.

Com’era bello avere sedic’anni. Com’era bello sapere di essere una eccezione. Due corpi che non avrebbero mai potuto e dovuto toccarsi. Ma lo stavano facendo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Federico Rosada
Federico Rosada è nato a Treviso, nel profondo Nord-Est italiano degli anni '80 e fin da giovanissimo ha dimostrato un certo talento per la scrittura.
Ha studiato al D.A.M.S. di Padova e di Bologna ed ha collaborato come giornalista e fotografo con numerose testate ed emittenti radio-televisive.
Musicista e polistrumentista, ha militato in progetti musicali come “Redcatholicpunk”, “Mary goes to Vietnam” e “Giudah!”, pubblicando cinque album e componendo diverse musiche per colonne sonore e commercials.
Dal 1999 al 2002 prende il via una serie di autopubblicazioni “I ragazzi di periferia”(1999), “La Signora Nero” (2000) e “Mare” (2002), spaziando dalla poesia al romanzo, per poi fermarsi e seguire la carriera professionale durante gli anni della prima crisi economica del 2008.
Solo nel 2017 tornerà al primo amore, la scrittura.
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