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15 lettere che ho scritto per te

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Consegna prevista Agosto 2022

Ho scritto qualcosa che giaceva nei miei abissi. È per Edoardo. Parla di Matilde ed Edoardo. Mi sono affezionata alla loro storia, particolarmente sofferta che, quando ho dovuto mettere un punto, ho percepito un incolmabile vuoto. È successo proprio durante l’ultima parola scritta, la quale è stata seguita dall’ultimo punto.
Io, a Matilde, credo di somigliare un po’. Mi piace il modo in cui pensa, il modo in cui ama. Vorrei essere lei. Forse in fondo, lo sono.
Edoardo invece… mi fa sospirare, respirare e andare in apnea. Lui, è particolare, ha qualcosa che ho già visto, vissuto e incontrato. Il loro è un amore che merita di essere raccontato, letto e sentito nel profondo, da chi un amore così non l’ha immaginato mai.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere questo libro nell’istante in cui ho sentito il bisogno di colmare una mancanza, non ben definita alla mia coscienza a quel tempo. Ho terminato il romanzo con la consapevolezza di aver colmato e aver avuto il bisogno di colmare il senso di solitudine che, in passato, è stato parte integrante di me.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Raccontare di te, è arduo. Scrivere a te, è coraggio. Io non credevo di poterlo fare fino a quando i demoni che hanno vissuto nella mia anima hanno urlato: ”scrivi per Edoardo. Scrivi a Edoardo. Sarà quello che ti salverà da noi che risiediamo in te.”

Per qualche strana ragione, loro erano me. Sono ancora una piccola parte di me, che però, ho abbandonato nell’inconscio. So che ci sono ancora, e so che non andranno mai via davvero. Ma sto imparando a conviverci.

Scrivere per te, è stata una cascata di acqua gelida della quale non mi sono mai privata, neanche negli inverni più freddi e aridi. Mai avrei pensato che sarebbe stata l’unica cosa che mi avrebbe salvata dalla parte peggiore di me, che si debordava ogni giorno più forte del giorno precedente.

«Sei una forza della natura» mi dicevi, anche quando non c’eri. Adesso, dopo sessanta sette anni di vita trascorsi inesorabilmente, senza mai un minuto di tregua, posso dirti che sei stata tu la mia forza della natura che si è ribellata al mio io più profondo, che logorato dalla realtà si è arreso alla fantasia.

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PER EDOARDO

Tu, avevi gli occhi grandi e color ghiaccio, grandi quasi quanto i miei. Quegl’occhi mi raccontavano poesia. Quella poesia che mi piace scrivere immaginando un’incommensurabile storia d’amore, che non pensavo mai potessi vivere io. Le persone che incontro dicono che ho gli occhi “speciali”, ma i tuoi, da quel momento in poi, lo sono stati molto di più.

TU

Avevi gli occhi eterni fin dal primo sguardo che mi hai concesso,

forse vuoto,

un po’ triste e stanco

ma eterno,

immenso.

Sapevi di dolore,

che urlava impaziente di essere liberato

ma lo nascondevi lì,

tra pezzi di cuore e rottami

A TE

Lascia che ti guardi dentro,

nelle cose più nascoste,

quelle che non dici mai, ma che senti.

Quelle così dentro di te che fanno male se sporgono fuori,

quelle cose che non hai mai riservato a nessuno,

ma che nascondono il vero te,

che io amo.

IL MIO CUORE NELLE TUE MANI

Questo è il mio cuore nelle tue mani,

abbi cura di me.

Alcune persone le senti dentro più delle altre. Come te dentro di me. Non so se è per via delle nostre storie così simili o se banalmente sei stata la prima persona più simile a me che io abbia mai conosciuto fino a ora. Alcuni lo chiamano destino, altri semplice casualità. Non so bene cosa abbia in più il nostro amore rispetto ad altre centinaia di migliaia di persone che si amano, ma dentro di me, tu sei poesia.

IO DENTRO DI TE

Mi dispiace se sono entrata dentro di te così velocemente,

io davvero non volevo metterti in imbarazzo,

scusa se ho visto le tue fragilità, che tanto nascondi per sembrare forte

assieme ai tuoi dolori che ti provocano male al cuore,

ma non vergognarti di me,

non ho mai visto niente di più bello

davvero.

TI PENSO

Ogni tanto ti penso,

e ogni volta che lo faccio ho un vuoto dentro,

che la mia mente non riesce a colmare,

ha bisogno delle tue mani

dei tuoi tocchi sul mio corpo.

Ogni tanto mi tremano le mani

e allora cerco di non pensarti.

Ogni tanto mi fai male

e non lo sai

come potresti saperlo?

E ancora,

qualche volta mi faccio male

e nemmeno questo sai.

Qualche volta ti sento

forte,

dentro.

PER ZIO COCCINELLA

L’ULTIMA LETTERA

“Ci sono dei dolori che provi che io non so provare. Per quanto mi sforzi a pensare a come stai, non riesco ad immaginare a come tu ti senta realmente. Alcune volte provo a capire i tuoi silenzi, a comprendere le tue urla, e ad ascoltare le tue parole. Capisco davvero poco, o capisco davvero tanto. Non lo so. Però ci sono dei legami, che per quanto tu non riesca a capirli, ti rapiscono l’anima, un po’ con violenza, come a dire: sono qui, prendi un po’ del mio dolore. Ma tu, non mi hai mai chiesto aiuto. Nemmeno per un istante la tua voce ha implorato aiuto. Eppure, i tuoi occhi, così tristi e stanchi, a me dicevano tutt’altro. Davvero credi che io ti lasci andare così? Davvero credi che io mi arrenda così alla vita che ti ha reso suo schiavo?”

Questa è stata l’ultima lettera che ho scritto per te, e che tu, non hai mai letto. Ti ho visto per terra, in camera tua. Avevi gli occhi chiusi, e la bocca semiaperta. Il tuo viso era pallido, pallidissimo. Non c’eri più, ma il tuo pugno stringeva ancora una siringa. Io stringevo ancora l’ultima lettera. L’ultima lettera che ho scritto per te. Davvero credevi che l’illusione di non provare più dolore per qualche ora ti avrebbe salvato la vita? Davvero credevo di essere in grado di vincere con te?

PER GIOSUE’

Credevo mi amasse, però mi picchiava, e si faceva perdonare regalandomi delle rose blu, che erano i miei fiori preferiti. Non ho mai più ricevuto un fiore blu da allora, non ti nego che sono ancora i miei fiori preferiti, ma adesso assumono un profumo diverso. Il profumo di una libertà che a quei tempi mi mancava. Io ci cascavo, e credevo fermamente che quello fosse un amore per il quale lottare. Alcune volte, noi donne ci convinciamo che alcune persone ci amino allo stesso modo in cui le amiamo noi, e quando la realtà afferma il contrario, noi siamo lì, a convincerci che siamo amate e che un giorno le persone che ci hanno fatto del male, cambieranno, e che ci ameranno come noi abbiamo sempre desiderato, o allo stesso modo in cui noi amiamo loro. Sbagliato.

NON L’HO MAI DETTO A NESSUNO

Tu mi facevi male,

e io ti preparavo il caffè,

tu mi laceravi il cuore

e io ti curavo le ferite,

tu mi puntavi una pistola alla gola,

e io ti consolavo,

tu mi strappavi i vestiti perché troppo volgari per te,

e io te ne compravo di nuovi,

tu mi distruggevi,

e io… io non l’ho detto mai a nessuno.

PER TUTTE QUELLE DONNE CHE…

Per tutte quelle donne che l’amore ha reso schiave,

abbiate il coraggio d’amare ancora,

ci sono rose che pur avendo spine,

non pungono.

PER CARLO E CAMILLA

Un po’ di mesi prima avevo conosciuto un amore speciale che provocava dolore anche solo se veniva guardato dall’esterno. È il genere di amore che ho imparato ad amare col tempo, e a sentirlo dentro di me come una spada che penetra incessantemente ogni organo del mio corpo. Uno alla volta. Lascio che faccia male, sempre e ancora. Senza reagire sto lì a sperare in un capovolgimento della trama. Come nei film, attendo il momento sorpresa, che non arriva.

CARLO E CAMILLA

Sapeva d’amore,

tenero e straziante,

una camera d’ospedale che puzzava di vecchio,

come la speranza che pian piano ti lascia.

Ma voi sapevate d’amore,

e di dolore,

che ancora vi spezza l’anima,

ma oggi come ieri, siete insieme,

su un letto di ospedale,

e vi amate

talmente tanto che la gente intorno lo sente,

ma resta in silenzio.

Avevi gli occhi che piangevano,

ma inondata dal dolore gli sorridevi,

come si sorride a un bambino: con innocenza.

Volevi dimostrarle l’amore,

ma il tuo corpo immobile te lo impediva,

e restavi lì a guardare l’innocenza e la dolcezza che ti trasmetteva tenendoti per mano.

Oggi l’amore ha vinto,

e a voi dedico questa dolce e amara poesia.

Carlo e Camilla. Dedicherei fogli e fogli per scrivere sul loro amore. Non avrei mai pensato di incontrare delle anime capaci di amarsi nonostante il dolore. Quel tipo di dolore. Intenso, immenso, atroce.

Ci sono delle persone che riescono ad amare con ogni cellula del loro corpo, lo fanno incondizionatamente. Altre invece che, alla prima difficoltà mollano la presa.

Io non credo che ci siano genti che non sappiano amare, semplicemente non trovano le persone giuste per poterlo fare. Quando ami davvero, lo senti dentro. Lo ascolti e capisci il motivo per il quale non ha mai funzionato con nessuno prima. Quando qualcuno ti ama davvero, lo senti nei visceri.

Io, che tu fossi speciale, l’ho capito subito, ma che tu fossi così speciale, l’ho capito nell’esatto momento in cui ho vissuto e visto con i miei occhi la storia di Carlo e Camilla, così simile alla nostra, che in quel momento non era ancora nostra.

Tu mi hai amato incondizionatamente, come Camilla ha amato Carlo.

Io ti ho voluto bene come Carlo a Camilla: in maniera pura e colma d’amore.

PER GABRIEL

Stavamo amando immensamente, e stavamo per amare un’altra persona: Gabriel se fosse stato un maschio. Rossana se fosse stata una femmina. Per decidere i nomi, abbiamo fatto un giochino un po’ assurdo e insolito, come noi del resto: strani e fuori dal comune. Siamo usciti di casa il pomeriggio stesso, verso le cinque, l’ora solita in cui i genitori portano i propri figli all’aria aperta. Avevamo stabilito che se avessimo indovinato entrambi il nome di un bambino che in quel momento stava giocando al parco, avremmo chiesto a lui quali fossero i suoi nomi preferiti per una femminuccia e per un maschietto. Dopo innumerevoli tentativi, andati una catastrofe, mi hai detto:

«Non credi sia un’idea un po’ stupida? Avremmo fatto una ventina di tentativi, ed è passata solo un’ora da quando siamo qui» mentre ti sei seduto su una panchina, un po’ esausto. Rincorrere bambini è davvero una faticaccia.

«Certo che è un’idea stupida, ma guarda là, c’è un bambino sull’altalena. Corri.» ti ho preso la mano e ti ho trascinato davanti all’altalena.

«Giorgio» abbiamo esclamato nel contempo.

«Sì, mi chiamo Giorgio, come fate a sapere il mio nome?» Esausti ma vittoriosi.

Era un bimbo biondo con gli occhi azzurri. Poteva avere all’incirca sei anni. «Ciao Giorgio, siamo Matilde ed Edoardo. Presto la cicogna porterà un bambino anche a noi, speriamo bello come te. Non sappiamo quale nome dargli, ci puoi aiutare tu?»

«Beh, io se avessi un fratellino lo chiamerei Gabriel.»

«E se fosse una femminuccia?» gli ho chiesto.

«Se fosse una femminuccia, la chiamerei Rossana. Come la mia amichetta di banco. Lei è dolce e gentile con me. Ogni giorno, a scuola, mi porta una caramella alla frutta. Stamattina, me l’ha data al limone. Io invece, le porto dei cioccolatini al cioccolato bianco. Mi dice che il cioccolato bianco è il suo preferito, e ogni volta mi ringrazia con un bacio sulla guancia. Ma questo la mamma non lo sa, perciò non ditelo» con un sorriso allegro ci ha dato le spalle ed è tornato a giocare.

«Gabriel e Rossana. Ti piacciono?» mi hai detto.

«Un sacco.»

«Anche a me. Tantissimo.»

ABBRACCIAMI

Oggi ti ho abbracciato e ho smesso di respirare per qualche secondo.

Oggi ti ho abbracciato e tutto ciò che sentivo era la tua pelle a contatto con la mia.

Oggi quando ti ho abbracciato mi faceva male il cuore,

tanto male,

come se non riuscissi a reggere tale emozione.

Oggi ti ho abbracciato e il mondo ha smesso di girare

VITA

Me l’hanno regalata,

mentre a te l’hanno strappata,

dimmi Dio,

cosa intendi per misericordia?

UN’ALTRA VITA

Vorrei rinascere un’altra volta per poterti amare più forte,

senza perdermi in commiserazione,

raccogliendo il dolore per costruire un muro d’amore,

solido.

Vorrei non aver sprecato nemmeno un secondo del nostro tempo non amandoti,

per dedicarti i tramonti più belli e le albe che solo i migliori riescono a vedere.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Piera Solfrizzi
Mi chiamo Piera Solfrizzi, ho 22 anni e vivo a Taranto. Non mi piace molto parlare di me stessa, tanto è vero che quello che ho da dire di me, potrebbe finire qui, ma, mi piace scrivere, e penso che scriverò ancora un altro po'. Più che raccontare di me, mi piacerebbe ascoltare chi mi conosce e chi avrà modo di conoscere me, i miei pensieri e la mia vita, le sensazioni che ho suscitato loro. Ritengo che le emozioni siano il primo passo per conoscere qualcuno, per davvero.
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