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I 17 Mondi – Il Capitano

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Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Consegna prevista febbraio 2020
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Una donna straordinaria con un passato oscuro che chiede di essere vendicato. 17 pianeti divisi in 4 schieramenti i cui capi si sono dimenticati di arrivare tutti dallo stesso posto: la Terra. Una minaccia che potrebbe trasformare uno strumento che salva la vita di tutti nel peggior incubo mai visto.
Il Capitano è il primo libro della pentalogia I 17 Mondi che apre uno scenario lontano nel tempo e nello spazio. In questa storia le scene di azione si alternano a quelle di relazione tra i tanti personaggi. Nello stesso modo, la sofferenza e l’angoscia claustrofobica si alternano alla necessità umana di amore e al senso di lealtà. Il tutto condito con alcune generose gocce di erotismo e un pizzico di ironia.

Perché ho scritto questo libro?

Ogni personaggio rispecchia quello che vorrei essere o quello che ho paura di essere, non solo come individuo, ma anche come essere umano, ogni situazione è plasmata sulle metafore di ciò che desidero, temo o, ancora, ho vissuto e vorrei rivivere. È la ricerca del migliore dei mondi possibili. Nello stesso tempo, ho la sensazione che l’essere umano, nonostante i progressi tecnologici, sia sempre uguale a se stesso nel profondo, con le stesse pene e gli stessi desideri, ieri, oggi e domani.

ANTEPRIMA NON EDITATA

LEGENDA

I 17 Pianeti sono suddivisi in quattro schieramenti: Alleanza Indipendente, Unione Alpha, Impero Cardian, Corporazione Kappa.

Ambientazione: Bagoha, pianeta dell’Alleanza.

Personaggi: Generale Edward “Ed” Cohen, Generale Capo dell’Alleanza Cornelius Adyfin, Tenente Kurt Hasha.

Nonostante la sua reticenza, quindi, Ed scese sul pianeta quella sera. Dal momento in cui il facilitatore, veicolo senza motore autonomo usato soprattutto per i collegamenti tra gli Omega orbitanti e i pianeti, aprì le sue porte, fu avvolto dalla luce verdognola e innaturale tipica delle Bolle Sopra. Si avviò rapidamente verso la scalinata che portava agli uffici della dirigenza, seguito, come sempre, dal fidato tenente Kurt Hasha, suo secondo in comando da 4 anni. Entrò nell’ufficio del Generale Capo dopo aver bussato. Adyfin era chino su immagini tridimensionali, poco chiare, di una costruzione che era difficile da identificare.

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“Cohen, è arrivato proprio al momento giusto!” disse, alzando gli occhi verso i nuovi arrivati solo per il tempo di riconoscerli e immergendosi, immediatamente dopo, nelle immagini. Ed e il suo secondo accennarono a un saluto militare formale, subito tacitato dal generale con un gesto noncurante della mano.

“Ho percepito una certa urgenza nella sua chiamata, Signore.”

“Si, in effetti ci è stata segnalata una possibile violazione su Echuazi, nella Bolla Due. Le immagini sono appena arrivate. Non sono, ancora, riuscito a capire di che tipo di violazione si tratti.”

L’ufficio era una stanza di forma irregolare, con due pareti, opposte l’una all’altra, di metallo chiarissimo dalle quali si percepiva una lieve, ma costante, emissione di fotoni. Le altre pareti erano trasparenti dall’interno, per catturare più luce possibile. Tutto denunciava quanto la necessità di luce fosse un’urgenza ovunque su quel pianeta. L’arredamento era essenziale. Al centro della stanza troneggiava una scrivania a ferro di cavallo, ergonomica e tondeggiante, dalla quale venivano proiettate una serie di immagini mobili.

Ed si avvicinò alle immagini per capire meglio.

“Sono le immagini del posto?”

Adyfin annuì. Ed iniziò a manipolare le immagini, cambiando l’angolazione, zoomando avanti o indietro. Sembrava che cercasse qualcosa. Il suo capo gli lasciò campo libero, Ed aveva un grande fiuto e se c’era qualcosa da trovare, l’avrebbe trovata. Il Tenente era rimasto vicino all’ingresso, ma seguiva con attenzione ogni mossa del suo Generale. Ed sfiorò un pulsante al lato di dove si originavano le immagini.

“Attivare sistema complesso: rilevazione calore, movimento e dimensione.” Ordinò.

A quel punto le immagini si modificarono. Apparvero alcuni punti di colori cangianti dal giallo al rosso, ma solo all’esterno dell’edificio. Fece una smorfia di disappunto.

“È schermato. Al suo interno deve esserci qualcosa di prezioso per qualcuno, una schermatura di tale portata è molto costosa, un’attenzione non da poco.” Mentre parlava, i punti colorati si dissolsero.

“Accidenti! Sanno che li stiamo osservando!” esclamò Ed indispettito.

Adyfin si sporse per osservare meglio.

“Mi è stato chiesto di controllare direttamente e, eventualmente, di intervenire. È evidente che qualcuno ha intenzioni sospette. Vada sul posto con una squadra, Generale. Temo che, se non ci muoviamo subito, potremmo rischiare di perderne le tracce. Ha piena libertà.”

“Chi ha chiesto l’intervento? Sembra un po’ troppo, come dire, evidentemente celato. Con tutto il rispetto, Signore, la cosa mi puzza.”

Il Generale Capo soppesò, per un attimo, le parole di Cohen.

“Lo ha chiesto lord Kajlin. Non ho ragione di credere che abbia secondi fini. La sua preoccupazione riguarda i ribelli e le attività del Capitano Lee.”

Ed si accigliò.

“Non le chiederò perché il dirigente di Seranjaz chieda indagini su qualcosa che avviene su Echuazi, farò finta che sia legittimo, essendo l’uno il satellite dell’altro.”

“Cohen!” lo apostrofò Adyfin con un'occhiataccia, e continuò “Secondo alcuni informatori, ci sono tracce che collegano gli eventi accaduti, 4 settimane fa, negli stabilimenti della Bolla Quattro di Seranjaz a questo edificio, anche se non si capisce chi siano né gli esecutori né i mandanti.”.

Ed diede un’altra occhiata alle immagini.

“Non sembra un modo di agire del Capitano Lee. Per il poco che sappiamo di lui, sempre che esista davvero, le sue azioni sembrano essere incredibilmente plateali o completamente celate. Non commetterebbe mai un’ingenuità del genere.”

Il generale capo sorrise.

“Cohen, sembra che ne sia ammirato.”

Lui ricambiò il sorriso.

“Beh, le sue operazioni sono magistrali. Massimo risultato con minimo dispendio di forze. Difficile rimanere indifferenti. Credo che ci sia da imparare da tutti, anche dai pirati.”.

Adyfin scoppiò in una sonora risata. Era un uomo massiccio e imponente, di 63 anni. I due uomini erano, pressoché, alti uguali, ma la sua stazza era quasi il doppio confronto a quella di Ed. Quando si arrabbiava poteva incutere soggezione a chiunque, anche se, normalmente, era piuttosto affabile.

“Cohen, sa che mi piace il suo modo di ragionare, ma questa particolare opinione la terrei per me, se fossi in lei. Il Capitano Lee, o chi per lui, ha parecchie taglie sulla sua testa. Dubito che il Consiglio apprezzerebbe tale considerazione.”

“Naturalmente Generale.” assentì Ed bonariamente, “Per quanto riguarda le preoccupazioni di Lord Kajlin, direi che anche i ribelli sono da escludere, almeno se parliamo di quelli di Echuazi. Come dicevo, schermare, così accuratamente, un intero edificio, non ne avrebbero le competenze né i mezzi. Se teme, invece, quelli Seranjaz, beh, non sono ancora riuscito a inquadrarli. Potrebbe essere, ma lo vedrei più da addebitare a chi ci sta facendo impazzire con i traffici di droga. Comunque sia, se così fosse, le cose sarebbero ben più complicate e pericolose.”

Adyfin assentì.

“In un modo o nell’altro, Cohen, abbiamo bisogno di andare sul posto a controllare. Veda lei quali precauzioni prendere, ma non vorrei che ci tacciassero di non accogliere le richieste di alcuni in favore di altri. Sa bene in che situazione politica delicata siamo.”

Ed scosse la testa, mal celando la propria frustrazione.

“Già, e noi ne paghiamo le conseguenze. Va bene, Generale, ci attiveremo immediatamente. Mi invii le coordinate del posto, entro tre ore saremo là.”

“Bene. Fatto!” disse Adyfin, maneggiando i dati alla sua destra. Ed fece cenno di salutare, avvicinandosi a Kurt e alla porta, ma fu richiamato dal Generale.

“Cohen, se c’è qualcuno che può portare a termine un’azione così dubbia e potenzialmente pericolosa è, sicuramente, lei, ma” e lo guardò dritto negli occhi “non commetta imprudenze, ho, ancora, bisogno della sua competenza.”

Era evidente che, anche lui, aveva dubbi su quell’operazione, d’altronde, non poteva fare altrimenti.

Ed accennò a una risata e ironizzò.

“Generale, sono affezionato alla mia pelle come se ci fossi vissuto dentro per tutta la vita!”

Lanciò un’occhiata riconoscente al Generale per le sue parole accennando a un saluto con il capo, dopodiché uscì velocemente dall’ufficio, con Kurt alle calcagna.

Avevano raggiunto il facilitatore che li avrebbe riportati su Omega 4.

“Generale, giusto per esserne informato, ci stiamo nuovamente lanciando in una missione suicida?” chiese Kurt, con sarcasmo, mentre si sedevamo fianco a fianco.

“Kurt, non mi dire che la cosa ti turba: non è da te!” lo prese in giro Ed.

“Si immagini generale, da quando lavoro con lei ho rischiato la vita così tante volte che ne ho perso il conto. L’unica cosa che mi conforta è che lei ci ha sempre riportati a casa.”

“Già.” sopirò Ed sorridendo. Per un attimo, pensò a quanto i suoi uomini si fidassero di lui. Dicevano che lui era fortunato, e, per un soldato, la fortuna è pari alla capacità, anzi, i soldati sono piuttosto superstiziosi, meglio avere un capo, prima di tutto, fortunato. Se poi, come nel caso del generale Cohen, è anche capace, tanto meglio. Lui, in quel momento, si chiese se la buona sorte l’avrebbe seguito anche questa volta.

Arrivarono su Echuazi circa tre ore dopo. Erano in otto, compresi il Generale e il suo secondo. Arrivarono nella Bolla Due e si distribuirono su due mezzi piccoli e agili, che potessero passare inosservati. Quando furono nell’area, dove si trovava il loro obiettivo, abbandonarono i mezzi e continuarono a piedi. Ed decise di lasciare due uomini vicino ai mezzi, pronti a un recupero veloce o a chiamare rinforzi, se loro fossero stati impossibilitati. Non era granché come piano, ma pensava di andare a dare solo un’occhiata per raccogliere altre informazioni e tornare in fretta.

Era il crepuscolo e la luce che arrivava, filtrata dalla calotta della Bolla, rendeva tutto innaturale. Appena giunti, l’edificio sembrava essere completamente disabitato. Non c’era alcun segno di attività, né all’esterno né, tantomeno, all’interno. Almeno, che potessero notare dalla loro posizione. Attivarono i visori di rilevazione notturna e di calore. Indossavano auricolari su entrambe le orecchie che si univano sulla nuca generando una visiera ologrammatica che dava loro tutti i parametri richiesti. Non potevano tornare indietro, non senza altre informazioni. Ed fece un rapido controllo di eventuali dispositivi esterni che potessero rivelare, a chi fosse dentro, la loro presenza. Non ce n’era traccia. Decisero di provare ad entrare. Cercarono un’entrata secondaria e la forzarono. I suoi uomini sembravano tranquilli, convinti che fosse più facile di quanto pensassero. Per il generale, invece, il silenzio e l’apparente facilità con cui erano riusciti ad entrare, sempre di più, puzzava di trappola. Una volta dentro, si trovarono in un enorme magazzino ingombro di contenitori di dimensioni diverse, accatastati con cura. Per quanto ci provassero, usando ogni tipo di rilevazione, non riuscirono a capire cosa custodissero quei contenitori. Anch’essi, come l’intero edificio, erano schermati e se volevano capire cosa c’era dentro, dovevano aprirne uno. Per prima cosa, fecero una perlustrazione a ventaglio del locale. Più o meno a metà dello stanzone, addossata al muro, c’era una scala in metallo, che portava al piano superiore e, sotto la scala, c’era una porta, bloccata, che, sembrava, dare accesso ai fondi del magazzino. Anche lì non si percepiva alcuna presenza. Ed decise di andare al piano superiore a controllare con due uomini, lasciando il tenente e gli altri a proseguire la perlustrazione.

Prima di salire, provò a mettersi in contatto con gli uomini rimasti ai mezzi. Non ci riuscì. Cazzo! pensò, rendendosi conto che la schermatura dell’edificio impediva le comunicazioni. Addirittura, gli stessi scatoloni rendevano i contatti, tra di loro, disturbati. Fu tentato di tornare sui suoi passi e uscire da lì, ma ormai erano in ballo, e, se la sua sensazione fosse stata giusta, non li avrebbero comunque fatti uscire di lì. Tanto valeva andare fino in fondo.

Arrivati in cima alle scale, si trovarono di fronte a un corridoio con una fila di porte, sia a destra che a sinistra. Le porte erano chiuse con una combinazione elettronica molto avanzata e i loro decombinatori non riuscivano a forzarle. La loro attenzione fu attirata da una luce di colore diverso che si era accesa verso il fondo di quell’interminabile corridoio. Si avviarono verso di essa, con poca convinzione. Improvvisamente sentirono dei rumori provenienti dal piano terra, dove erano i loro compagni. Si voltarono, per tornare velocemente indietro, e si trovarono di fronte a una decina di energumeni armati fino ai denti, apparentemente, sbucati dal nulla che intimarono loro di gettare le armi. Ed si voltò, nuovamente, verso il fondo del corridoio, cercando una improbabile via di fuga, ma anche da lì stavano accorrendo altri individui, poco raccomandabili. La trappola era scattata e loro ci erano cascati come topi con il formaggio avvelenato, pensò amaramente Ed.

04 giugno 2019

Aggiornamento

Intervista sul blog ReadEat - Libri da mangiare.
La potete trovare qui.
04 giugno 2019

Aggiornalmento

Segnalazione della campagna crowdfunding sul blog di fantascienza di Marco Alfaroli e sulla pagina Facebook I mille volti della fantascienza. Lo trovate qui.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Si legge ad alta velocità, ma la cosa non impedisce di apprezzare la complessità dei personaggi. Le peculiarità della natura umana sono indagate con acutezza, a volerci dimostrare che certi meccanismi sociologici e psicologici che la contraddistinguono sono probabilmente stereotipati per motivi di sopravvivenza della specie e potrebbero rimanere invariati per secoli e secoli a venire. Attendo con trepidazione il prosieguo della saga.

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A. R. Alexander
Sono una psicologa e sono affascinata dalle sfumature della mente umana. Quando ero bambina giravo per casa immaginando personaggi fantasiosi con cui intraprendere avventure rocambolesche, sotto gli occhi rassegnati dei miei genitori. Crescendo le avventure si sono fatte più silenziose agli occhi degli altri, ma sono rimaste una costante della mia vita. Ho sempre amato costruire mondi che non esistono dove iniziare tutto da capo, inventare gli scenari dove tutto è metaforico e reale allo stesso tempo. Mi piacciono le favole, la fantascienza e le scienze, dalla biologia all’astrofisica, e mi piace l’idea di poterle mischiare insieme. Un giorno, mentre raccontavo timidamente uno dei miei sogni ad occhi aperti alla mia terapeuta, lei mi disse “Prima o poi sceglierà una storia e la metterà nero su bianco…”. E, alla fine, l’ho trovata.

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