Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

I 17 Mondi - Il Capitano

Svuota
Quantità

Quando il generale Cohen, soldato dell’Alleanza, cade in un’imboscata sul pianeta Echuazi, l’ultima cosa che si aspetta è di venire salvato dal pirata più ricercato e misterioso dei 17 Mondi, il Capitano, una bellissima quanto pericolosa combattente in cerca di vendetta personale e giustizia per tutti i popoli della Comunità. Ma la fuorilegge non agisce a caso, Cohen è stato salvato per un motivo: indagare i loschi piani dell’efferata Corporazione Kappa, volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse.

Il generale e il Capitano dovranno fare i conti con una cospirazione interplanetaria che cela una minaccia ancora più terrificante…

Contesto storico 

In questa storia si narrano le vicende dei discendenti di un folto gruppo di esseri umani, per la maggior parte scienziati e storici che, più di un millennio prima dei fatti qui raccontati, erano approdati in quest’angolo di universo, scappati dalla follia di ciò che era diventata la Terra del XXXIII secolo, con l’intento di fondare una nuova comunità, in un’altra galassia, in altri sistemi di stelle.  

Continua a leggere

Continua a leggere

STRUTTURA DELLA COMUNITÀ 

I pionieri trovarono i sistemi di Xiingjia, di Castor & Pollux & Leda e di Rabraman abbastanza vicini da poterli far comunicare tra loro agilmente grazie alla tecnologia che avevano a disposizione; inoltre, i pianeti lì presenti avevano le condizioni necessarie per i bisogni delle nuove colonie. In particolare, uno di questi, Kadefen, possedeva un bene preziosissimo: un insieme di metalli naturali con l’incredibile capacità di reggere le alte temperature. Utilizzandoli, erano riusciti a costruire tre sofisticati meccanismi di raccolta di energia, ottenendola direttamente da una stella e diventando così una civiltà di tipo KII.  

Una delle leggi imprescindibili dei Fondatori riguardava la relazione tra la tecnologia e l’essere umano, che doveva essere adoperata per rendere più facile la vita alle persone, e non per sostituirsi a esse. Non erano permessi né la costruzione di robot bioumanoidi, né l’accanimento terapeutico, con un’eccezione: l’Ajna. Si trattava di un insieme di filamenti biotecnologici che si diramavano all’interno del cervello e che avevano origine da un triangolo di metallo, chiamato “Madre dell’Ajna”, appena visibile tra le sopracciglia. In questo modo, non solo avevano definitivamente eliminato qualunque malattia di tipo batterico o virale, ma anche ogni genere di cancro, di degenerazioni della memoria, di malattie mentali e molto altro.  

Gli insediamenti umani su ogni pianeta erano costruiti all’interno di quelle che venivano chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere che avevano la funzione di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo.  

L’Unione Alpha e l’Impero Cardian furono i primi due schieramenti a nascere.  

L’Unione faceva sfoggio della propria tecnologia e comprendeva tre pianeti, Alpha I, Anturius e Arling, gestiti per carica ereditaria da un governatore e due dirigenti.  

L’Impero, invece, pur utilizzando un’invisibile ma avanzata tecnologia, si rifaceva a un misto tra l’epoca feudale e il tardo Ottocento europeo. A capo dello schieramento, composto da quattro pianeti, vi era l’imperatore, che dirigeva direttamente il pianeta di Calimon, affiancato dalla Corte Imperiale, formata dai tre duchi che a loro volta dirigevano Halleveh, Feraygo e Zarphael, e dai feudatari, che si occupavano dell’amministrazione locale.  

 

STORIA 

Dopo più di mille anni dal primo insediamento dei Fondatori, erano stati colonizzati diciassette pianeti dei diciannove che orbitavano intorno ai tre sistemi di stelle.  

Nell’anno comunitario 1193, su Kadefen, che nel frattempo era diventato un pianeta prigione, scoppiò una rivolta. I galeotti riuscirono a sbaragliare non solo i sorveglianti del pianeta, ma anche gli eserciti dell’Unione, dell’Impero e di altri pianeti indipendenti che erano intervenuti in soccorso. Dopo mesi di battaglie e perdite di vite umane, l’intera Comunità si piegò ai ribelli, permettendo loro di mantenere il possesso del pianeta e stipulando un accordo economico di condivisione delle risorse. 

Passati all’incirca centocinquanta anni di pace, nel 1340, Kadefen tornò a farsi sentire grazie alle macchinazioni di Lord1 Charama, consigliere del capo, che concluse un accordo speciale con Lord Liasura, capo di Yurdite, pianeta da cui tutta la Comunità dipendeva per buona parte delle risorse alimentari. Venne così costituita la Corporazione Kappa.  

Quattro anni dopo, la Corporazione attaccò Gorgjian, uno dei pianeti indipendenti, conquistandolo. L’evento diede uno scossone all’intera Comunità, ma, soprattutto, agli altri sette pianeti indipendenti, che per la maggior parte non erano preparati a una tale violenza. Di conseguenza si rivolsero tutti e sette al governatore dell’Unione, che già li aveva messi in guardia riguardo al potere della Corporazione. 

Nacque così, per merito del giovane governatore Faygan, l’Alleanza Indipendente, che comprendeva: Xirthego, Jamaris, Bagoha, Llofh, Seranjaz, Ershanum ed Echuazi, oltre ai pianeti dell’Unione, la quale, con loro, condivideva l’esercito e aveva rapporti economici privilegiati. 

In risposta, Lord Charama e Lord Liasura diedero la colpa di tale atto di forza al capo di Kadefen, destituendolo in favore del giovane e valido generale Longaran, nativo del pianeta, e chiedendo alla popolazione di Gorgjian di scegliere se tornare a essere indipendente o restare sotto l’egida della Corporazione. Inaspettatamente, i rappresentanti del pianeta invaso decisero di restare con i loro aggressori, nominando Lord Charama capo a vita. 

Da quel momento in poi, i rapporti tra Alleanza e Corporazione si addolcirono, nonostante il governatore continuasse a non fidarsi né di Lord Charama né del nuovo capo, Lord Longaran. Anche l’Impero, che era rimasto tagliato fuori dalle recenti azioni per problemi interni, aveva iniziato a dare maggior credito alla buona fede della Corporazione, soprattutto grazie all’opera del duca Jilan, signore di Halleveh e capo della Corte. 

Quando, nel 1359, la Corporazione propose a Impero e Alleanza migliori condizioni per gli scambi economici tra i tre schieramenti, in cambio dell’immunità per le sue attività commerciali, non ebbe grossi problemi a ottenerla. L’unico che si rifiutò categoricamente di concederla fu il governatore Faygan che, a quel punto, si dimise dalla sua carica di presidente del Consiglio dell’Alleanza, e l’Unione si costituì come quarto schieramento della Comunità. 

L’Alleanza decise allora che non ci sarebbe più stato un unico capo fisso, ma che ognuno dei suoi sette pianeti avrebbe fatto ricoprire tale carica a un proprio rappresentante con un sistema di turnazione, di modo che sede e presidente del Consiglio sarebbero cambiati ogni due anni. 

Dopo quasi otto, tale ruolo fu ricoperto da Lord Gadhasas, capo politico di Bagoha. 

 CAPITOLO UNO

Homo homini lupus2” scrivevano i romani, principio che sembra essere estremamente attuale ancora oggi, dopo oltre duemila e trecento anni. E tra tremila anni, perché le cose dovrebbero essere diverse? Cosa succederebbe se quello che ci salva da tutti i mali, fisici e mentali, diventasse il nostro peggior incubo? Non è così che accade sempre? L’essere umano è in grado di costruire cose meravigliose per poi ritorcerle contro i propri simili. L’uomo resta di fondo un animale, né buono né cattivo, a volte altruista, a volte egoista; ma, alla fine, semplicemente umano. O no? 

 

Era il 1368 del tempo comunitario. Omega 4, il satellite artificiale dell’esercito dell’Alleanza, orbitava intorno a Bagoha, sede temporanea del Consiglio. Il generale Edward Cohen aveva ricevuto comunicazione dal suo superiore, il generale capo Adyfin, di raggiungerlo nel suo ufficio sul pianeta. Si avvicinò al visore di autorizzazione scostando il ciuffo di capelli castano-dorati per permettere il riconoscimento oculare, in modo da accedere ai mezzi che portavano alle bolle. Nonostante occhi verde smeraldo come i suoi non fossero affatto comuni, il visore ci mise un po’ a lasciare passare lui e il suo sottoposto, perché doveva prendere in considerazione il triangolino scuro dell’Ajna posto tra le sopracciglia, unico come ogni individuo. 

Bagoha, nonostante fosse il pianeta più lontano dalla propria stella, aveva un nucleo ardente molto grande che lo scaldava, la lava irrompeva spesso in superficie liberando una densa miscela gassosa carica di gas, utili per i complessi metodi tecnologici di lavorazione e raffinazione dei minerali e metalli che venivano estratti dal pianeta Kadefen. Il terreno, quindi, era inaccessibile, per questo le bolle di abitabilità erano state ideate per fluttuare in aria – come fossero di sapone –, e venivano rifornite costantemente di ossigeno e luce sotto forma di energia.  

Per il generale Cohen quella luce artificiale non bastava. Lui era nato su Gorgjian, un pianeta molto luminoso, ed era vissuto per più di una quindicina di anni tra Anturius e Alpha Primo, sui quali la luce delle due stelle appaiate che li illuminava avvolgeva tutto con un chiarore così caldo che quasi si aveva la sensazione di poterlo toccare. Su Bagoha, Ed sentiva la mancanza di luce naturale e di calore sulla pelle; preferiva di gran lunga restare su Omega 4, almeno lì non c’erano simulazioni né dell’una né dell’altro, e poteva vedere la luce diretta che arrivava da Xiingjia, il sole di quel sistema. 

In realtà, Ed doveva ammetterlo, non era solo per quel motivo che non amava scendere su Bagoha. Lui non si intendeva di politica, ma trovava difficile non notare le marcate differenze tra le classi che spiccavano su quel pianeta, a dispetto di tutti i tentativi dei governanti per celarle ai forestieri, compresi i membri dell’Alleanza. Per non parlare poi delle rare volte in cui era stato chiamato a intervenire all’interno delle Bolle Sotto. Perché le bolle abitative erano divise in due: sopra alle piattaforme viveva e lavorava la cosiddetta casta nobile e al di sotto c’erano le fabbriche e le abitazioni delle maestranze. Lì, nelle Bolle Sotto, non solo regnava la miseria, ma mancavano anche i beni fondamentali come luce, acqua e ossigeno. Edward aveva un grande senso di giustizia e questo, spesso, lo aveva fatto scontrare con un sistema non sempre funzionante. Una volta aveva provato a chiedere al suo capo in che modo il Consiglio potesse tollerare situazioni come quelle, ma il superiore gli aveva risposto che la politica e i giochi di potere sono difficili da capire. In altre parole, si era detto Ed, non c’erano spiegazioni plausibili. Anzi, si era fatto l’idea che a qualcuno andasse più che bene quella situazione perché, se era permesso a pochi di agire in modo discutibile, voleva dire che anche agli altri era concesso muoversi in tal senso.  

Il generale Adyfin apprezzava molto Ed, e per questo gli aveva più volte fatto capire che la loro lealtà andava al Consiglio dell’Alleanza, senza discussioni. 

Nonostante la sua reticenza, Ed scese sul pianeta quella sera. Dal momento in cui il facilitatore – un veicolo senza motore, autonomo e usato soprattutto per i collegamenti tra gli Omega orbitanti e i pianeti – aprì le sue porte, fu avvolto dalla luce verdognola e innaturale tipica delle Bolle Sopra. Si avviò rapidamente verso la scalinata che portava agli uffici della dirigenza, seguito, come sempre, dal fidato tenente Kurt Hasha, suo secondo in comando da quattro anni. Entrò nell’ufficio del generale capo dopo aver bussato. Adyfin era chino su delle immagini tridimensionali poco chiare, di costruzione difficile da identificare.  

«Cohen, è arrivato proprio al momento giusto!» disse, alzando gli occhi verso i nuovi arrivati solo per il tempo di riconoscerli, per poi immergersi ancora nelle immagini.  

Ed e il suo secondo accennarono a un saluto militare formale, subito tacitato dal generale con un gesto noncurante della mano.  

«Ho percepito una certa urgenza nella sua chiamata, signore» rispose Ed.  

Adyfin andò dritto al punto: «Sì, in effetti ci è stata segnalata una possibile violazione su Echuazi, nella Bolla Due. Le immagini sono appena arrivate. Non sono ancora riuscito a capire, però, di che tipo di violazione si tratti…». 

L’ufficio era una stanza di forma irregolare, con due pareti opposte di metallo chiarissimo, dalle quali si percepiva una lieve ma costante emissione di fotoni. Le altre erano trasparenti per catturare più luce possibile. Tutto denunciava quanto la necessità di luce fosse un’urgenza su quel pianeta. L’arredamento era essenziale: al centro troneggiava una scrivania a ferro di cavallo, ergonomica e tondeggiante, dalla quale venivano proiettate una serie di immagini mobili. 

Ed si avvicinò per capire meglio: «Sono le immagini del posto?».  

Adyfin annuì.  

Cohen iniziò a manipolarle cambiando l’angolazione, zoomando avanti e indietro. Sembrava cercasse qualcosa. Il suo capo gli lasciò campo libero, Ed aveva un grande fiuto e se c’era un indizio da trovare, l’avrebbe trovato.  

Il tenente era rimasto vicino all’ingresso, ma seguiva con attenzione ogni mossa del suo superiore.  

Ed sfiorò un pulsante sul lato della scrivania dove si originavano le immagini. «Attivare sistema complesso: rilevazione calore, movimento e dimensione» ordinò. Le immagini si modificarono. Apparvero alcuni punti di colori cangianti dal giallo al rosso, ma erano localizzati all’esterno dell’edificio. Fece una smorfia di disappunto. «È schermato. Al suo interno deve esserci qualcosa di prezioso per qualcuno; una schermatura di tale portata è molto costosa, un’attenzione non da poco…» Mentre parlava, i punti colorati si dissolsero. «Maledizione! Sanno che li stiamo osservando!» esclamò indispettito. Si era trattenuto a stento dall’usare un linguaggio più colorito per rispetto verso il suo superiore. 

Adyfin si sporse per osservare meglio. «Mi è stato chiesto di controllare direttamente e, eventualmente, di intervenire. È evidente che qualcuno ha intenzioni sospette. Vada sul posto con una squadra, generale. Temo che se non ci muoviamo subito, potremmo rischiare di perderne le tracce. Ha piena libertà.»  

«Chi ha chiesto l’intervento? Sembra un po’ troppo… come dire…? Visibilmente celato. Con tutto il rispetto, signore, la cosa mi puzza.»  

Il generale capo soppesò per un attimo le parole di Cohen. «Lo ha chiesto Lord Kajlin. Non ho ragione di credere che abbia secondi fini. La sua preoccupazione riguarda i ribelli e le attività del capitano Lee.» 

Ed si accigliò. «Non le chiederò perché il dirigente di Seranjaz voglia indagini su qualcosa che avviene su Echuazi. Farò finta che sia legittimo, essendo l’uno il satellite dell’altro.»  

«Cohen!» lo redarguì Adyfin con un’occhiataccia, poi spiegò: «Secondo alcuni informatori ci sono indizi che collegano gli eventi accaduti quattro settimane fa negli stabilimenti della Bolla Quattro di Seranjaz a questo edificio». 

Cohen diede un’altra occhiata alle immagini. «Non sembra il modo di agire del capitano Lee. Per il poco che sappiamo di lui, sempre che esista davvero, le sue azioni sembrano essere incredibilmente plateali o completamente celate. Non commetterebbe mai un’ingenuità del genere.»  

Il generale capo sorrise. «Cohen, sembra che ne sia ammirato…» 

Ed ricambiò il sorriso. «Be’, le sue operazioni sono magistrali: il massimo risultato con il minimo dispendio di forze. Difficile rimanere indifferenti. Credo che ci sia da imparare da tutti, anche dai pirati.» 

Adyfin scoppiò in una sonora risata. Era un uomo massiccio e imponente di sessantatré anni. Lui e Cohen erano pressoché alti uguali, ma la sua stazza era quasi il doppio in confronto a quella di Ed. Quando si arrabbiava poteva incutere soggezione a chiunque, anche se, normalmente, era piuttosto affabile. «Cohen, sa che mi piace il suo modo di ragionare, ma questa particolare opinione la terrei per me, se fossi in lei. Il capitano Lee, o chi per lui, ha parecchie taglie sulla sua testa. Dubito che il Consiglio apprezzerebbe una tale considerazione.»  

«Naturalmente, generale» assentì Ed bonariamente. «Per quanto riguarda le preoccupazioni di Lord Kajlin, direi che anche i ribelli sono da escludere, almeno se parliamo di quelli di Echuazi. Come dicevo, per schermare così accuratamente un intero edificio non avrebbero né le competenze né i mezzi. Se teme invece quelli di Seranjaz, be’, non sono ancora riuscito a inquadrarli. Potrebbero essere loro, ma adesso come adesso additerei chi ci sta facendo impazzire con i traffici di droga. Comunque sia, se così fosse, le cose sarebbero ben più complicate e pericolose…»  

Adyfin assentì. «In un modo o nell’altro, Cohen, abbiamo bisogno di andare sul posto a controllare. Veda lei quali precauzioni prendere, ma non vorrei che ci tacciassero di non accogliere le richieste di alcuni in favore di altri. Sa bene in che situazione politica delicata siamo.»  

Ed scosse la testa, mal celando la propria frustrazione. «Già, e noi ne paghiamo le conseguenze. Va bene, generale, ci attiveremo immediatamente. Mi invii le coordinate del luogo, entro tre ore saremo sul posto.» 

«Bene. Fatto!» annunciò Adyfin, maneggiando i dati alla sua destra.  

Ed fece cenno di salutare, avvicinandosi a Kurt e alla porta, ma fu richiamato dal generale capo.  

«Cohen, se c’è qualcuno che può portare a termine un’azione così dubbia e potenzialmente pericolosa è sicuramente lei, ma…» E lo guardò dritto negli occhi. «… Non commetta imprudenze, ho ancora bisogno delle sue competenze.» Era evidente che anche lui avesse dubbi su quell’operazione, d’altronde non poteva essere altrimenti. 

 Ed accennò a una risata e ironizzò. «Generale, sono affezionato alla mia pelle come se ci fossi vissuto dentro per tutta la vita!» Lanciò un’occhiata riconoscente a Adyfin per le sue parole accennando a un saluto con il capo, dopodiché uscì velocemente dall’ufficio, con Kurt alle calcagna.  

Avevano raggiunto il facilitatore che li avrebbe riportati su Omega 4.  

«Generale, giusto per esserne informato, ci stiamo nuovamente lanciando in una missione suicida?» gli chiese Kurt con sarcasmo, mentre si sedevamo fianco a fianco.  

«Kurt, non mi dire che la cosa ti turba: non è da te!» lo prese in giro Ed.  

«Si immagini, generale! Da quando lavoro con lei ho rischiato la vita così tante volte che ho perso il conto. L’unica cosa che mi conforta è che ci ha sempre riportati a casa.» 

«Già.» Ed sospirò e poi sorrise. Per un attimo pensò a quanto i suoi uomini si fidassero di lui. Dicevano che era fortunato, e per un soldato la fortuna è pari alla preparazione. I militari erano piuttosto superstiziosi, desideravano prima di tutto un capo fortunato; se poi, come nel caso del generale Cohen, era anche capace, tanto meglio. Ed in quel momento si chiese se la buona sorte l’avrebbe seguito anche quella volta.  

 

Arrivarono su Echuazi circa tre ore dopo. Erano in otto, compresi il generale e il suo secondo. Arrivarono alla Bolla Due e si distribuirono su due mezzi piccoli e agili che potessero passare inosservati. Quando furono nell’area dove si trovava il loro obiettivo, li abbandonarono e continuarono a piedi. Ed decise di lasciare lì due uomini, pronti per un recupero veloce o a chiamare rinforzi. Non era granché come piano, ma pensava di andare a dare solo un’occhiata per raccogliere altre informazioni e tornare in fretta. 

Era il crepuscolo e la luce che arrivava, filtrata dalla calotta della bolla, rendeva tutto innaturale. Appena giunti, l’edificio sembrò essere completamente disabitato. Non c’era alcun segno di attività, né all’esterno né, tantomeno, all’interno o almeno che potessero notare dalla loro posizione. Attivarono i visori di rilevazione notturna e di calore. Indossavano auricolari su entrambe le orecchie, questi si univano sulla nuca generando una visiera olografica che dava loro tutti i parametri richiesti. Non potevano tornare indietro, non senza altre informazioni. Ed fece un rapido controllo in cerca di eventuali dispositivi esterni che potessero rivelare, a chi fosse dentro, la loro presenza: non ce n’era traccia. Decisero di provare a entrare. Cercarono un’entrata secondaria e la forzarono. I suoi uomini sembravano tranquilli, convinti che fosse più facile di quanto pensassero. Per il generale, invece, il silenzio e l’apparente facilità con cui erano riusciti a fare irruzione puzzavano sempre più di trappola. Una volta dentro si ritrovarono in un enorme magazzino ingombro di contenitori di dimensioni diverse e accatastati con cura. Per quanto ci provassero, usando ogni tipo di rilevazione, non riuscirono a capire cosa custodissero. Anch’essi, come l’intero edificio, erano schermati, e se volevano capire cosa ci fosse dentro, dovevano per forza aprirne uno. Per prima cosa fecero una perlustrazione a ventaglio del locale. Più o meno a metà dello stanzone, addossata al muro, c’era una scala in metallo che portava al piano superiore, e sotto di essa una porta bloccata che sembrava dare accesso al fondo del magazzino. Anche lì non si percepiva alcuna presenza.  

Ed decise di andare al piano superiore e controllare con due uomini, lasciando il tenente e gli altri a proseguire la perlustrazione al piano terra. Prima di salire, provò a mettersi in contatto con i soldati rimasti ai mezzi. Non ci riuscì. Cazzo! pensò, rendendosi conto che la schermatura dell’edificio impediva le comunicazioni. Addirittura gli stessi scatoloni disturbavano i contatti tra loro. Fu tentato di tornare sui suoi passi e uscire, ma ormai erano in ballo e, se la sua sensazione era giusta, nessuno avrebbe permesso loro di andarsene. Tanto valeva continuare. 

Arrivati in cima alle scale, si trovarono di fronte a un corridoio con una fila di porte, sia a destra sia a sinistra. Erano chiuse con una combinazione elettronica molto avanzata e i loro decombinatori non riuscivano a forzarle. La loro attenzione fu attirata da una luce che aveva cambiato colore alla fine di quell’interminabile corridoio. Si avviarono verso di essa con poca convinzione. Improvvisamente sentirono dei rumori provenienti dal piano terra dove si trovavano i loro compagni. Si voltarono per tornare velocemente indietro e si trovarono di fronte una decina di energumeni armati fino ai denti, apparentemente sbucati dal nulla e che intimarono loro di gettare le armi. Ed si voltò nuovamente verso il fondo del corridoio, cercando una improbabile via di fuga, ma anche da quella direzione stavano accorrendo altri individui poco raccomandabili. La trappola era scattata e loro ci erano cascati come topi, pensò amaramente Ed.  

2021-01-25

Aggiornamento

Nuovo sito de I 17 Mondi www.i17mondi.it creato per chi volesse leggere curiosità e informazioni supplementari su questa parte di universo.
12 Luglio 2019

Rassegna

l'ancora alessandra rapetti articolo il capitano di alessandra rapetti
03 luglio 2019

Aggiornamento

Il libro "I 17 Mondi - Il Capitano" è stato segnalato sul blog Porto Libresco. Qui la segnalazione  
04 giugno 2019

Aggiornamento

Intervista sul blog ReadEat - Libri da mangiare. La potete trovare qui. blog ReadEat
04 giugno 2019

Aggiornalmento

Segnalazione della campagna crowdfunding sul blog di fantascienza di Marco Alfaroli e sulla pagina Facebook I mille volti della fantascienza. Lo trovate qui.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    I liked it so much! It kept me awaken until late at night and the end is more than a surprise!
    I like the main character that seems to have a low profile until….
    great story.
    Great imagination in settling such a parallel universe…
    I really look forward to reading the following chapter!

  2. (proprietario verificato)

    Ho apprezzato molto sia la storia che la scrittura dell’autrice, aspetto il seguito!

  3. La fantascienza di A.R. Alexander si avvicina moltissimo al filone classico della colonizzazione dello spazio e della fantascienza militare, creando una storia che abbraccia un universo di 17 pianeti divisi in 4 schieramenti i cui rapporti commerciali e politici si incrociano ad una storia di riscatto e di vendetta di un Capitano così carismatico e leggendario quanto sfuggente e arrogante. Non vi è alcun dubbio che l’autrice (Alessandra Rapetti) abbia lavorato parecchio alla caratterizzazione del Capitano Lee, una donna da un carattere decisamente forte, intelligente, ironica e spregiudicata che persegue il suo personale e misterioso obiettivo. Il resto dei (tanti) personaggi sono altresì interessanti, forse qualcuno l’ho trovato un po’ stereotipato ma mai superficiale. E’ evidente come l’autrice, psicologa di professione, gioca in casa con la loro psicologia. La trama, anzi le trame di questo primo romanzo della pentalogia “I 17 mondi” (non è autoconclusivo, è importante saperlo) sono ben bilanciate e, ricordando autori importanti di questi filoni narrativi letti in gioventù (Robert Heinlein, Paul Anderson, Asimov, ecc), sono abbastanza originali e ben studiate e, quindi, di buon auspicio per il resto della serie. Tecnologie straordinarie, trame politiche, azioni militari, sotterfugi, vendette e, nientepopodimeno che, erotismo! Direi che c’è parecchia e buona carne al fuoco.
    “Il Capitano” ha superato brillantemente le prime fasi della campagna di crowdfunding e, per la gioia di Alessandra Rapetti, avrà presto il supporto del team di bookabook per l’editing, l’impaginazione e, dulcis in fundo, la pubblicazione! La cosa interessante, per il lettore, è che preordinando il libro fisico o l’ebook si avrà la possibilità, come ho avuto io, di leggere le bozze e dare all’autrice il proprio parere oltre alla fiducia e il proprio supporto.
    Insomma, Alessandra: promossa! Ora però mettiti al lavoro perché abbiamo bisogno di andare avanti nella saga! In bocca al lupo!

  4. (proprietario verificato)

    Primo della pentalogia “I 17 Mondi”- il Capitano è un libro dalla complessità affascinante ed insieme profondo, coinvolgente e ricco di quel fascino speciale che solo le grandi storie possono trasmettere.
    L’autrice possiede una scrittura avvolgente, capace di far addentrare il lettore nella storia, catturandolo e interessandolo con una trama ricca di mistero, di non detti, di domande che si formano nelle menti dei personaggi e di coloro che il libro lo stanno leggendo e, allo stesso tempo, vivendo.
    Non consideriamolo, però, un genere netto e definito, ci troviamo bensì di fronte ad una varietà ben alternata di storia, politica, strategia, avventura, fantascienza e, perché no, amore ed ironia.
    Tanti personaggi popolano il mondo del libro, senz’altro carismatici, enigmatici, claustrofobici e complessi, che vengono presentati al lettore uno dopo l’altro. Elisabeth (il Capitano, appunto), donna bellissima ed apparentemente glaciale e spietata dall’oscuro passato, ci accompagna attraverso una dinamica successione di capitoli alla scoperta dei 17 pianeti proiettando il lettore verso un incerto futuro con precisi riferimenti ad un passato tormentato ed angosciante.
    Viene voglia, terminato il capitolo d’epilogo, di saperne di più? Assolutamente sì!

  5. (proprietario verificato)

    Si legge ad alta velocità, ma la cosa non impedisce di apprezzare la complessità dei personaggi. Le peculiarità della natura umana sono indagate con acutezza, a volerci dimostrare che certi meccanismi sociologici e psicologici che la contraddistinguono sono probabilmente stereotipati per motivi di sopravvivenza della specie e potrebbero rimanere invariati per secoli e secoli a venire. Attendo con trepidazione il prosieguo della saga.

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
A. R. Alexander
è originaria di Acqui Terme, una cittadina della provincia di Alessandria. Laureata in psicologia, ha esercitato la professione di psicologa a Genova fondando un’associazione in supporto a donne, neomamme e famiglie. Dal 2015 si è trasferita in Inghilterra dove vive tuttora con marito e figli. I 17 Mondi è il suo romanzo d’esordio.
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie