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Consegna prevista Aprile 2022

E’ la storia di una violenza vissuta in silenzio, subita giorno dopo giorno, con
passività e sfinimento ma con la speranza di una rivalsa che sembra non arrivare mai.
Emma è una donna all’apparenza fragile, ma che nasconde dietro quella sua debolezza un
temperamento forte e deciso, pronto a uscire allo scoperto, non appena sarà il momento, per
riprendere in mano la sua vita e ricominciare da zero, lasciandosi alle spalle tutto il dolore subito.
Emma è una donna intrappolata in una rete di terrore, da cui non riesce a districarsi. Ma la vita, come si sa, offre sempre una via di uscita, basta saperla cogliere e puntare dritto all’obiettivo. Emma deciderà consapevolmente di avere il coraggio di ribellarsi a una situazione di completo assoggettamento e senza indugio “correrà” verso la sua tanto bramata libertà.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro, perché dal momento in cui mi è stata raccontata, questa storia, ho sentito un totale trasporto verso il dolore che questa persona ha provato, sentivo nelle sue parole la tristezza, tuttavia,guardandola negli occhi, scorgevo lampi di determinazione e coraggio.
Ho sentito di dover fare qualcosa per lei, e quello che era nelle mie possibilità era : scrivere, raccontare,per far trasparire la forza e la voglia di credere sempre nell’amore, poichè nulla è perduto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

19 Settembre 2010 giorno della gara podistica

Il cielo grigiastro e uggioso pare sia malinconico oggi. Nonostante il tempo minaccioso che incombe sulle teste, la gente ha gremito la piazza più grande che si trova nel piccolo paese di provincia. Un paesino annoiato e monotono, composto per lo più da gente anziana, dove spettegolare è il passatempo preferito dei, chiamiamoli così, “grandi” e quei pochi giovani che ci sono, scappano via in cerca di movida; e si, perchè li di rado accade qualcosa di simpatico come una gara podistica, e per l’appunto, la premiazione delle categorie di podisti sarà premiata li nella piazza di paese.

Tutti si è accalcano ad aspettare ognuno qualcuno che conosce che sta’ gareggiando, il brusio è notevole, il palco è stato allestito, il gazebo con il ristoro anche, c’è l’assessore allo sport, il sindaco, alcuni preparatori di alcune associazioni podistiche, lo striscione “arrivo” e il tappeto rosso sotto, non manca nulla.

Il primo della categoria “uomo under quaranta” Federico Serio, calca il tappeto arrivando primo,e dietro a lui alla spicciolata arrivano uomini e donne.

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Poco dopo arriva anche Emma: ha i capelli scompigliati sporca di sangue e terra e ha la canotta strappata.

Lo stupore della gente crea un’onda sonora, tutti mormorano qualcosa.

Non corre, zoppica vistosamente, Federico, vedendola in quello stato, preoccupato, correre da lei a sorreggerla e a capire cosa le sia successo.

Emma esausta e dolorante si aggrappa al braccio di Federico, mentre scivola nel buio,come una tv in dissolvenza sul nero, un arpeggio al piano le suona in testa finché, scema , perdendo conoscenza.

“ Emma , Emma.” la chiama Federico, nulla, è tutto buio.

Gennaio 2010

Strati di ghiaccio

l’aria fresca del mattino riempie i polmoni, con quella sua sensazione di spilli pungenti conficcati nel petto. Il vento gelido arrossa le guance ed il naso; il paraorecchie, in pile fuxia, fa coppia con la maglietta; la coda di cavallo di riccioli nero-rossiccio e lunghi salta fuori dal paraorecchie; è difficile muoversi con scioltezza, i muscoli sono ancora duri e le gambe sembrano ciocchi di legno. Le dita sono ghiacciate , non riesce a muoverle; tenta di scaldarle con l’alito caldo.

Silenzio…tutto intorno tace; tutto intorno e’ campagna, con una lingua d’asfalto che si perde all’orizzonte. sola in quella stradina che quasi si sente risucchiata, si sente piccola e schiacciata ,dalla vastità della campagna circostante. Addosso, la

sensazione di bagnato nell’aria della notte appena trascorsa; saltella e si allunga scaldandosi,guarda l’ora :sono solo le sette del mattino.

Incomincia la corsa. A farle compagnia è il rumore dei suoi passi sull’asfalto, che vanno a ritmo cardiaco,in sincrono con il fiato di tanto in tanto, un “buongiorno” da chi, come lei, sta’

correndo. Da qualche mese è tutto quello che vede…o rivede finalmente!

Mentre corre, come dei flash, riaffiorano ricordi di lei e la sua amica che si allenano.

Ha custodito gelosamente nella testa, gli odori, i colori e i suoni; le è servito a non impazzire mentre era costretta a vivere una vita di clausura. Si rifugiava in quei ricordi ricordandosi chi è Emma e quanta forza ha, perchè a volte questo, lo dimentica. Percorre un tratto di strada di circa due chilometri alla fine dei quali ad attenderla, come tutte le mattine da tre mesi circa c’è’ Marta: “vecchia amica” e compagna di maratone.

Marta e’ un concentrato d’energia in solo centocinquanta centimetri: capelli corti biondini alla maschiaccio, che volano sotto le sferzate del vento gelido di gennaio. Marta abitando in zona ,raggiunge Emma da una stradina secondaria.

Proprio lei l’ha trascinata fuori casa sapendo della sua vita in ritiro.

La vede da lontano è già lì ad aspettarla, saltella sul posto per scaldarsi. Saltella al centro delle tre strade: quella centrale da dove arriva Emma,e le altre due una a sinistra che sale su e l’altra a destra che scende giù.

Arrivata dà lei, Marta la accoglie con un: “Buondì bella principessa!”

Si strofina le mani sui muscoli delle gambe, per riscaldarsi “Buongiorno a te ,mio principe.” le

risponde Emma “Ricordamelo Emma, perchè questo freddo mi congela anche i pensieri, perché corriamo? Perché lasciamo il letto caldo per uscire a prendere questo freddo orribile?” “Perchè siamo cazzutissime perché lo abbiamo sempre fatto e, perchè di certo questo freddo non ci spaventa! Ti basta?”

Ci pensa un secondo “va bè, un pochino mi hai convinta…scusa ma quando abbiamo deciso che il

maschio nella coppia l’avrei fatto io?” “ Dà quando dici…fa finta di pensarci, dà adesso!”

I sorrisi sostituiscono le parole, riprendono a correre. Chiacchierano, ricordando le gare fatte una decina d’anni addietro e l’agitazione che sconvolge le viscere, già la sera prima della gara.

“Emma, ma ti ricordi di quella gara, oddio che schifo solo al pensiero…vomitasti per tutti i dieci chilometri”.

“ Be sì, quando ci penso mi faccio ancora schifo da sola, non potrei mai dimenticarlo : lasciai traccia di me per tutto il percorso e anche su qualche podista” le loro risate riecheggiano nel silenzio della strada che le avvolge “ Ero talmente agitata che, anche l’aria che respiravo mi si metteva sullo stomaco”.

“ Sembrava il remake dell’esorcista in versione sportiva. Eri sfatta sudata e puzzolente,non ti si poteva avvicinare!”

“ Mio dio che vergogna! Ma perchè me lo hai fatto ricordare!?”

“ Ma scusa le amiche a cosa servono?”

La guarda storto Emma “ Me lo sto’ chiedendo anch’io,a cosa servono?”

La strada che percorrono è abbastanza isolata, ogni tanto passa qualche auto e, ogni tanto si vede qualche altro podista che con cronometro al polso esegue degli allenamenti specifici; e poi si può incontrare anche chi passeggiando raccoglie erbe aromatiche.

Certo correndo non è proprio facile chiacchierare, ma è tanta la voglia di accorciare quegli anni di lontananza che subito Marta le fa’ un’altra domanda:

“ Allora, racconta come te la passi? com’è la tua vita di coppia? la mia una noia gigantesca!”

Emma non risponde subito,fissa la strada, si prende qualche attimo,poi spezzando il ritmo cadenzato del fiatone,poi risponde:

“Va Alla grande!” “sinceramente pensavo, che è stato incredibile rivederci dopo tanti anni. NOn avevo più tue notizie ,ti credevo chissà dove a gareggiare e a crescere bambini…e guarda un po’ siamo nello stesso paesino”.

Marta la guarda un po’ stranita, sente dal suo tono di voce che non è proprio la verità quella che sta’ dicendo, infatti come se si fossero messe d’accordo si guardano sostengono lo sguardo ma

poi inevitabilmente sbottano a ridere, sono delle risate genuine,riempiono la strada con le loro voci.

Sorpresa Marta le dice interrompendo le risate: “ Ma sai che anche io ti credevo chissà dove a gareggiare…daltronde, tra noi due tu sei stata sempre stata la migliore!” “Dai Marta finiscila, anche tu sei brava, forse non ci hai creduto abbastanza, non credevi in te…” “Mah, non so, forse doveva andare così.” dice malinconicamente.

Corrono ormai da circa un’ora, lo si capisce dall’aria che si è fatta più calda, l’umidità è andata via si è asciugata.

Passa qualche auto che con lo strombazzare dei clacson, interrompe il silenzio che serve a loro per concentrarsi e che delle volte diventa imbarazzante.

Emma è abbastanza provata “ devo ammettere che è difficile riprendere dopo tanto tempo in pausa, sono stata ferma così tanto che ho messo le radici…e anche qualcos’altro, si accarezza un ventre un po’ più pronunciato e i fianchi. Anni lunghi e cupi amica mia. Ogni tanto guardo delle vecchie foto e, ahimè, il il mio corpo è cambiato moltissimo, ho delle magnifiche curve prooosperose!” “ Hai ragione, non è facile neanche per me,anzi, sembra che non abbiamo mai corso in vita nostra …senti ma, come cavolo

abbiamo fatto a perderci di vista, come caspita è stato possibile ?!”

Una smorfia appare sulla bocca di Emma “ Prima mi hai chiesto come andasse a casa e ti ho risposto che andava bene…beh, non è la verità.

Ti ricordi di Mauro? Certo che te lo ricordi” ecco proprio lui, è sempre incazzato, scontroso, tu non ci crederai ma rischio di morire ogni giorno per quanto è diventato violento! Mi attacca per qualsiasi cosa, diciamo pure che siamo diventati degli estranei : non ci diciamo nè buon giorno e nè buonasera ,per non parlare degli auguri…praticamente inesistenti a tavola poi il nulla. CI siamo allontanati dà ogni familiare,cioè lui ha deciso così. le nostre feste sono uguali a tutti i giorni,cambia che a natale c’è l’albero in casa a dare un po’ di vitalità.

Direi che va alla grande!” Guarda Marta con un mezzo sorriso dalla nota malinconica.

“Be amica mia,direi che ti va di lusso.” sdrammatizza Marta

“Ah, dici davvero? Guarda finalmente ne parlo con qualcuno, non sai che liberazione! Anzi sinceramente avevo dimenticato di avere l’uso della parola in casa parlare è diventato così superfluo e gli strati di ghiaccio che ci sono sui nostri cuori e tra noi, pare

sia inverno dodici mesi l’anno…ma poi sottolinea, tu, cosa hai fatto in tutti questi anni?”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Daniela Lenti
Mi chiamo Daniela, mi piace scrivere fin dà quando ero una bambina delle elementari.
Col tempo, questa passione si è appannata fino a dimenticarmene. Crescendo ho frequentato il teatro e ho fatto corsi di fotografia, ma, un giorno guardando il film “Alla ricerca della felicità”, sono rimasta folgorata dal lavoro di scrittura fatto su di esso, illumminando quel vecchio cammino : la scrittura.
Ho frequentato corsi di sceneggiatura e scrittura creativa, non ho un genere preferito spazio dalla comemdia, all’horro, al drammatico ecc, mi sono accorta di scrivere per le donne e tutti fra loro, hanno un filo conduttore: la violenza sulle donne.
Mi sono cimentata anche nella poesia, pubblicando con la casa editrice Dantebus 12 mie opere.
Emozionare la gente, è questo quello che voglio, ma sopratutto lanciare un messaggio positivo: credere sempre nell'amore poichè nulla è perduto.
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