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A piccole dosi

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Da otto anni Amanda e Jordan, sottufficiale dell’esercito italiano, condividono un amore profondo, solido, ma frastagliato dalle intemperie della vita. Un giorno il gioco perverso di un destino beffardo fa vacillare le sue speranze, lasciando un vuoto incolmabile nella vita di Amanda, che deve scontrarsi con le sue paure più profonde e sfidare la vita a duello per non morire dentro. Grazie al sostegno della sua famiglia e delle sue amiche più fidate, Eloisa e Delia, ma anche grazie all’amore incondizionato di Jordan, Amanda riesce a ritrovare il sorriso e a portare a termine la specializzazione in Veterinaria. Ma la vita ha ancora in serbo delle sorprese inaspettate per lei: presto si ritrova a rivivere una situazione che la porta su una strada già dolorosamente percorsa. Che il destino abbia ancora voglia di infierire su di lei? O semplicemente le sta offrendo una seconda chance?

CAPITOLO 1

Amanda è una ragazza – donna, ormai – di ventisette anni. Non molto alta – di statura media, in realtà –, e nemmeno magra. Non grassa ma formosa. Se non fosse per qualche filo di cellulite di troppo, sarebbe perfetta per un concorso di bellezza per modelle curvy. Ah, e non dimentichiamo i capelli… che ingiustizia divina! Riccissimi, crespi, afro. Pronti a scoppiare, con un po’ di umidità, come un paracadute durante il lancio o come un airbag alla prima frenata. Gli occhi castano scuro, quasi neri, profondi e le labbra a forma di cuore erano le parti di sé che più apprezzava. Apprezzava, non “amava”. Perché Amanda era fatta così: ogni volta che si rifletteva allo specchio, continuava a fare queste considerazioni all’infinito, maledicendosi per essere sempre stata una buona forchetta e per disprezzare tutto ciò che aveva a che fare con la parola “sport”. Cos’è lo sport, qualcosa di commestibile? Già, magari accompagnato da una bella fetta di pane con la Nutella… peccato che i brufoli sul viso stessero lì nello specchio a fissarla e a ricordarle quanto fosse pericolosa la crema alle nocciole. Ma, tutto sommato, Amanda era oggettivamente carina.

«Amandaaa! Sbrigati o perderai il treno!» Sua madre era sempre pronta a farle da sveglia o, meglio, da uno di quegli orologi cucù noiosissimi, con quell’uccellino che tende agguati a ogni scoccare dell’ora. Che fastidio! Ma, in fondo, Amanda amava sua madre più di se stessa. Senza di lei, non sarebbe la persona che è oggi.

«Mamma, ho anch’io un orologio, so che ora è. Ho quasi finito!»

Quella mattina, come tutte le mattine da cinque anni, Amanda avrebbe preso il treno (treno… che parolone! Diciamo pure un paio di vagoni ottocenteschi, sporchi e arrugginiti) che l’avrebbe condotta all’università. Ormai era agli sgoccioli, mancava solo qualche settimana alla laurea. Presto sarebbe diventata un medico veterinario. D’altronde aveva sempre adorato gli animali più di qualsiasi altra cosa, i gatti in particolare. Troppe volte aveva sofferto per la perdita dei suoi amici pelosi, e questo l’aveva spinta fin da bambina a interessarsi alla medicina. E, adesso, ce l’aveva fatta, il suo sogno stava per realizzarsi. Avrebbe aperto una clinica privata, un suo ambulatorio personale dove poter accogliere tutti gli ospiti a zero, due o quattro zampe e curarli con amore.

Ma prima di tutto ciò c’era la tesi. Dopodiché, avrebbe ponderato la decisione di iscriversi a una scuola o a un corso di specializzazione, molto probabilmente Sanità e Benessere Animale. Proprio quel giorno avrebbe incontrato il suo relatore per discutere degli ultimi ritocchi da effettuare. Non ne poteva davvero più, quella tesi le era costata una fatica immensa, uno stress indescrivibile fatto di ore e ore passate chiusa nella sua stanza davanti a un computer. Certo, scrivere, in fondo, era la sua passione, così come lo era l’oggetto dei suoi studi, ma anche la voglia di finire il prima possibile si faceva sentire.

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Luglio era alle porte ed era tempo di riesumare il costume da bagno, l’ombrellone e una sdraio. Dopo aver conseguito la laurea, avrebbe potuto godersi il mare senza troppi pensieri.

Mentre si crogiolava nelle sue convinzioni, Amanda salì a bordo del treno con la stessa sveltezza di un bradipo in movimento e subito prese il solito posto vicino al finestrino, armata di musica nelle orecchie.

Il convoglio era quasi sempre vuoto e silenzioso a quell’ora, a parte il ronfo sommesso di qualche veterano pendolare che approfittava del tragitto più o meno lungo per chiudere gli occhi.

Stava intonando le prime note di Everything di Michael Bublé e, quando riaprì gli occhi dopo essersi assopita un po’, quasi non si accorse di essere giunta a destinazione. In fondo, si era svegliata all’alba per sbrigare la faccenda quanto prima.

L’ufficio del professor Catani era spazioso abbastanza da accogliere tre persone al massimo. Ammesso che fossero riuscite a trovare posto in mezzo al disordine in cui versava. Il docente era un uomo sulla cinquantina, piuttosto confusionario. La capigliatura grigia arruffata e i baffi lo facevano apparire più vecchio e smemorato di quanto non fosse in realtà. Perché, a dirla tutta, di lei si ricordava benissimo.

Amanda entrò dopo aver bussato un paio di volte e aver aspettato, invano, il permesso del professore. Sedeva dietro una scrivania rettangolare in legno, massiccia abbastanza da reggere pile di libri incastonate l’una sull’altra e un PC impolverato al quale era intento a fare una ricerca. La guardò da sopra i sottilissimi occhiali che teneva sempre in prossimità della punta del naso, quasi per assumere un’aria più autorevole. La invitò a sedersi e, dopo quello che parve essere un quarto d’ora, lei riuscì a convincere il professore della validità della sua tesi, ormai pronta per essere stampata e rilegata.

Finalmente avrebbe potuto mettere un punto a quella storia e la soddisfazione iniziò a delinearsi sul suo viso, quando un SMS la distolse dalla sua tanto attesa euforia prelaurea: Sono arrivata, ti aspetto al bar tra cinque minuti!

Eloisa, questa volta, l’aveva anticipata. Era la sua collega, nonché amica, da quasi sei anni, conosciuta il primo giorno di università e con la quale non aveva mai smesso di frequentarsi, nonostante la distanza che le separava e il tempo non trascorso in facoltà. «Finalmente! Non pensavo ci mettessi così tanto. Come stai, cara?» Era sempre in forma smagliante, non sbadigliante come Amanda. La più giovane di tre sorelle, Eloisa era una ragazza piena di vita e dall’atteggiamento sempre positivo e ottimista.

«Be’, in realtà, ci ho messo poco questa volta a convincere Mr Nonmivamaibenenientedeviapprofondireerivederetutto. La mia tesi è finalmente pronta per andare in stampa!» le rispose con un sorriso a trentadue denti.

La silhouette snella di Eloisa sembrò rispondere tutta al suo sorriso, i riccioli biondi stuzzicati dal vento sempre presente nella tiepida Perugia. «Sono contentissima per te. Lo stress verrà presto ripagato, vedrai! Anche io ho quasi terminato: di sicuro, la prossima settimana potrò procedere con la stampa.» Eloisa, a differenza sua, affrontava tutto senza ansie superflue, perseguendo i suoi obiettivi con risolutezza e lucidità, sebbene gli ultimi sforzi sembrassero insormontabili. Avevano affrontato quasi ogni singolo esame insieme, tra risate, ansia e stress che condividevano ormai da anni. I primi tempi avevano anche convissuto in un minuscolo appartamentino nel centro di Perugia per essere più vicine alla sede della facoltà, sessanta metri quadri di intonaco che cadeva a pezzi ma che per loro era “casa”. E, adesso, realizzare di essere ormai alla fine le rendeva malinconiche e incerte sul futuro. Tuttavia, la voglia di terminare e godersi l’estate era davvero tanta.

La mattinata trascorse velocemente, tra aggiornamenti e risate tipici per due amiche come loro, che da anni, ormai, eseguivano sempre lo stesso rito, nella solita via, al solito bar. Rito che le avrebbe viste protagoniste anche negli anni a venire, almeno finché il destino fosse rimasto nel suo angolino.

Al suo rientro, inaspettatamente, Amanda trovò un mazzo di rose rosse sul tavolo della cucina e, lì accanto, l’amore di una vita. Erano fidanzati da otto anni e, forse, dopo la laurea, ci sarebbe stato profumo di matrimonio nell’aria.

«Amore! Quasi dimenticavo, è il nostro ottavo anniversario!» disse con le lacrime agli occhi, sprofondando tra le braccia accoglienti di lui e nel suo inconfondibile profumo.

Profumo di casa.

Jordan la strinse forte a sé e le baciò le labbra. «Troppo stress nuoce alla salute, tesoro mio, non lo sapevi? Io però me ne sono ricordato» disse, ammiccando ai fiori. Effettivamente le rose erano bellissime.

«Grazie Jo! Ma credevi davvero che me ne fossi dimenticata? Anch’io ho un regalino per te.» Estrasse dalla borsa un portachiavi con sopra una fotografia di loro due, quella scattata il primo giorno che Jordan aveva indossato la divisa: lo sguardo di lui fiero e soddisfatto, quello di lei un po’ meno, pensando a tutto quello che da quel momento in poi avrebbero affrontato. Lo aveva acquistato e conservato almeno due settimane prima, proprio per non correre il rischio di dimenticarsene, presa com’era dalla faccenda della laurea.

Jordan sfiorò il portachiavi con aria malinconica, riponendolo con cura nel taschino della giacca. Poi la baciò di nuovo. «Su, fatti una doccia, vestiti e usciamo un po’. Hai bisogno di svagarti.»

Amanda non era più in sé dalla felicità. Dopotutto si vedevano molto poco, in media ogni due settimane, a volte anche meno, perché Jordan era un sottufficiale dell’esercito italiano e avere la licenza non era così semplice. Era cresciuto con i nonni dopo aver perso sua madre in un incidente e dopo essere stato abbandonato da un padre che, adesso, si trovava in chissà quale parte del mondo. Perciò era come un figlio per loro.

«Ti amo» gli disse e, dopo averlo baciato al volo, andò a prepararsi per una serata con lui, la parte migliore di sé.

30 Novembre 2017
Cari lettori! Giovedì 30 novembre Francesca Mileti ha presentato il suo libro "A piccoli dosi" presso la libreria Liberrima di Lecce. Ecco a voi la bellissima locandina dell'evento, che potete curiosare al link https://bit.ly/2z8xhC3 ...e una sua fotografia. Continuate a sostenerla!
09 Ottobre 2017
Lo scorso venerdì c'è stata la prima presentazione di "A piccole dosi". Ve la siete persa? Niente paura! Qui trovate un breve video in cui Francesca Mileti legge un estratto del suo libro https://bit.ly/2yyJkcC
07 Agosto 2017
Da qualche giorno è attivo il profilo Instagram di "A piccole dosi"! Passate parola! https://www.instagram.com/apiccoledosi/
05 Agosto 2017
Francesca Mileti e il suo libro "A piccole dosi" sono anche su Facebook! Seguiteli e condividete https://www.facebook.com/A.piccole.dosi/

Commenti

  1. Francesca Mileti

    L’amore parla con un linguaggio semplice perché non viene dalla mente, ma dal cuore.
    Grazie, Chiara, per la tua attenta valutazione!

  2. (proprietario verificato)

    Un libro che parla di amore, amicizia, famiglia. Una storia che cattura il lettore pagina dopo pagina, con uno stile semplice e scorrevole ma mai scontato. L’ideale per immergersi nella vita e nelle vicissitudini di una ragazza dolce e romantica ma anche tanto tanto forte, che non si arrende davanti alle “sfide” che la vita le presenta, giorno dopo giorno. Assolutamente da leggere!

  3. Francesca Mileti

    Hai descritto perfettamente le emozioni che intendevo far arrivare al cuore dei miei lettori. Grazie!

  4. (proprietario verificato)

    Una storia dolce e romantica, lettura molto piacevole, ideale per rilassarsi e sognare un po’. La storia di una ragazza con sogni, speranze e paure in cui è facile immedesimarsi emozionandosi ad ogni capitolo.
    Romanzo scritto con un’ attenzione particolare ai sentimenti e all’amore nelle sue varie forme.

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Francesca Mileti
Francesca Mileti nasce a Putignano (BA) nel 1991, ma vive da sempre a Cisternino (BR). Nel 2016 si laurea in Traduzione tecnico-scientifica e Interpretariato all’università del Salento. Traduttrice e insegnante, attualmente è docente presso la scuola sottufficiali della Marina Militare di Taranto.
Il suo romanzo d'esordio è "A piccole dosi", pubblicato con Bookabook nel 2018.
"Che lingua parla l'amore?" è il suo secondo romanzo.
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