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Accademia dei ragazzi speciali

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Consegna prevista Febbraio 2021

Jacob è solamente uno dei tanti ragazzini con delle difficoltà comportamentali … ma i “grandi” non lo capiscono.
Per questo motivo i suoi genitori lo iscrivono all’Accademia per ragazzi speciali, scuola famosa per i suoi metodi alternativi capaci di far tornare “normali” i bambini come lui.
Con il tempo, però, lui e i suoi nuovi amici scoprono macabre realtà della scuola, che in tutti i modi cercheranno di smascherare …

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro dopo aver fantasticato per molto tempo sulle rovine di una villa abbandonata nei pressi di casa mia. Sapendo storia e leggende che stanno dietro a quella struttura, ho pensato di unire un po’ di aneddoti della mia vita personale con qualche leggenda romanzando il tutto in un mix semplice e allo stesso tempo intrigante.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1: Perché sto leggendo questo libro?
Ciao a tutti!
Vi starete chiedendo come mai ora state leggendo questo libro … non so darvi una risposta, mi dispiace. Ma se continuerete a leggerlo, posso assicurarvi che in qualche modo riuscirò a intrattenervi con il racconto che vi narrerò. Non chiedetevi se è la mia storia, perché è ovvio che non lo sia, o almeno … in parte lo è, solo che scrivendo ho voluto romanzarla per renderla, forse, più avvincente di quanto lo sia stata in realtà. Penso capirete da soli dove vi starò riportando la realtà dei fatti e dove, invece, ho aggiunto volutamente effetti speciali … se così non fosse, non so che farci … il problema credo sia vostro, non trovate?
In ogni caso, mi presento …
Sono un ragazzo, ma non uno qualsiasi … sono speciale. Perché speciale? Vi starete chiedendo …
Beh, scopritelo da soli leggendo fino alla fine questo libro. Se non mi reputerete speciale dopo averlo letto, sono davvero contento perché è ciò che volevo ottenere. Se, invece, mi riterrete speciale come ho premesso, allora avrò avuto comunque ragione.
In ogni caso, buona lettura e benvenuti nel mio mondo.

Continua a leggere

Capitolo 2: Chi sono io?
Eccoci qua … Mi presento per bene …
Mi chiamo Jacob, ora ho ventidue anni, quasi ventitrè. La storia che vi voglio raccontare però è ambientata qualche mese prima del presente, ma comincia esattamente a undici anni.
Stavo frequentando le scuole medie, come tutti i ragazzi “normali”, quando tutto ebbe inizio …
Capitolo 3: L’inizio del disastro
Ero diventato famoso ormai, per via delle mie peripezie a scuola e in qualsiasi luogo sociale.
Più volte l’etichetta di “bambino dai bisogni speciali” mi aveva accompagnato in quella fase, quasi come se fossi un alieno o qualcosa che gli esseri umani dovevano ancora identificare. Quello che in realtà avevo non era altro che un forte senso di solitudine e una forte iperattività interna da dover esprimere in qualsiasi modo mi passasse per la testa: ma i grandi non lo capivano, o forse non lo volevano capire. In questo modo giustificavano le loro azioni, ma soprattutto le loro reazioni ai miei comportamenti.
Ogni volta che accadeva qualcosa di pericoloso o che andava a discapito della classe, la colpa ricadeva sempre su di me: ero il capro espiatorio.
“Suo figlio è pericoloso per i suoi compagni” dicevano a mia madre.
Lei, non potendo assistere di persona agli eventi che capitavano, non sapeva sempre come difendermi … anche perché, in realtà, non sempre ero innocente.
C’erano delle volte che per vendicarmi di qualcosa che ritenevo ingiusto, sfogavo la mia ira come se fossi il possente giudice imparziale che dettava legge su qualsiasi cosa … o meglio, su ciò che mi toccava le corde dell’anima. Ebbene si, anche io ho un’anima signori e signore.
Le mie clamorose sentenze che eseguii furono:
quella volta che piantai la matita nella mano dell’insegnante di sostegno perché mi voleva fare giocare a un gioco per bambini dementi in classe durante la lezione, contro la mia volontà.
Oppure quella volta che feci cadere l’insegnante di ginnastica all’indietro con la sola forza del pensiero, facendole sbattere il collo, che già di suo era dolorante, perché aveva fatto terminare un’importantissima partita ad hockey prima del dovuto. Questo fatto mi colpì quasi più di tutti perché l’insegnante mi difese contro tutti i compagni e i suoi colleghi che non vedevano l’ora di cogliere la palla al balzo ed espellermi. Quell’anno, le insegnanti mi assegnarono il ruolo di narratore alla recita di fine anno scolastico con la scusa che “questo era l’unico modo per tenerlo buono durante le prove e le lezioni”.
In prima media toccai l’apice delle mie avventure fuori legge. Durante una lezione di inglese, per pura noia e divertimento, mi recai dietro la lavagna alzandola e facendola dondolare avanti e indietro mentre la professoressa stava scrivendo. La sfortuna volle che la lavagna cadesse sui piedi dell’insegnante, facendola gridare dal dolore a tal punto da lanciarmi contro il cancelletto, che mi lasciò una bella striscia bianca sui miei capelli neri ( per alcuni sono castano scuro, boh … immaginatevi quello che preferite, per me è indifferente).
Poi presi il cancelletto e glielo rilanciai, non colpendola ovviamente, ma rischiando di colpire un mio compagno di classe che mi guardò molto spaventato.
Lei, mi si avvicinò con aria furiosa, quasi da sembrare che volesse colpirmi. Proprio in quel momento, per fortuna, entrò in classe Marco, il mio insegnante di sostegno preferito, che mi difese mettendosi tra me e lei. Colsi l’occasione per alzarmi di fretta, uscire dalla classe e andare in cortile a piangere, dove nessuno poteva vedermi.
Nella mia testa l’immagine dei volti dei miei compagni: chi aveva un’espressione di indignazione e chi di spavento nei miei confronti. Ogni volta che mi tornano in mente mi fanno sentire ancora come quello “diverso”.
Quei momenti mi segnarono più di tutti.
Pronti a difendermi in ogni occasione, anche se avevo completamente torto nel fatto, ma non nelle intenzioni, c’erano Marco, di cui vi ho parlato prima, e il bidello indiano. Era un tipo molto particolare, non mi ricordo come si chiamava, ma so che mi salutava sempre quando mi vedeva in giro per i corridoi e stava ad ascoltarmi ogni volta che mi vedeva in difficoltà, pure dopo esser scappato in cortile a piangere perché avevo fatto cadere la lavagna nei piedi alla professoressa.
“Spero muoia” dissi colto dalla rabbia e dal dolore.
Lo so … non bisognerebbe augurare la morte a nessuno, ma a quell’età e in quel particolare momento, mi uscirono queste parole.
È più macabro il fatto che io sentii un senso di sollievo un anno dopo, quando la professoressa si ammalò di cancro e morì nel giro di pochi mesi.
Il professor Marco assomigliava molto al mio migliore amico e a Bob Dylan quando era giovane, difatti scoprii che suonava la chitarra pure lui e questo mi fece avvicinare ancora di più a questo bellissimo strumento che tutt’ora suono.
Lui mi insegnò molto, soprattutto a non essere più il giullare della classe o quello “diverso”. Come? Non lo so esattamente, so cosa ha fatto, ma non come questo abbia fatto tale effetto su di me.
Nonostante tutti gli sforzi fatti, le mie avventure a scuola non erano finite quell’anno, no … L’anno dopo, quello in cui la professoressa morì, decisi che, per vendicarmi di un voto che non ritenevo giusto nei miei confronti visti i miei sforzi a studiare, dovevo minacciare l’insegnante di buttarmi giù dal cordolo del piano superiore ( ovviamente mi tenevo sul parapetto. Non volevo buttarmi giù sul serio, ci tenevo e tengo tutt’ora troppo alla mia vita). La cosa che però mi segnò fu vedere che tutto il corpo insegnanti e tutti gli alunni delle classi del mio indirizzo si erano riuniti sotto e attorno a me per guardare quello che stavo facendo.
In quel momento non sapevo se continuare o no con lo “spettacolo”, scelsi di terminarlo lì.
Questo fatto non rimase impunito.
Ad aggiungersi a ciò ci furono le accuse ufficiali nei miei confronti da parte di tre mie compagne alla preside (compagne che, ovviamente, reputavo importanti e perciò vederle là e per quel motivo fu come una pugnalata nella schiena).
Affermavano che toccavo il fondo schiena delle altre ragazze in classe e che guardavo siti non adatti ai minori.
Dopo questi fatti, fui definitivamente espulso dalla scuola.
Provai a iscrivermi anche in altre scuole della regione, ma o mi rifiutavano dopo aver letto il mio curriculum scolastico o non accettavano proprio di avere un colloquio con me. Sembrava che i vari presidi si fossero riuniti per parlare di Jacob, “il ragazzo dai bisogni educativi speciali”, “il pericolo pubblico”, “il ragazzo molto vivace”, “il bambino pericoloso”.
Così i miei genitori decisero di mandarmi da una psicologa, sotto consiglio anche dei miei medici che mi seguivano fin da piccolo per dei problemi di una malattia che ho dalla nascita che mi provocava questi scatti d’ira e di iperattività e bla bla bla, le solite storie che racconto sempre … ma che non incidono più di tanto sugli avvenimenti di questo racconto.
Dopo alcuni mesi passati a studiare privatamente e dopo gli incontri con la psicologa, sotto suo consiglio, i miei genitori decisero di trasferirmi in una scuola che si trovava ai confini della nazione, in mezzo alle colline e alle montagne. Non aveva un nome ufficiale, ma era chiamata da tutti “l’Accademia dei ragazzi speciali”.
Avevo capito che altro non era che l’ultimo posto al mondo dove si poteva tentare di far tornare “normali” i figli che erano reputati “diversi”, “speciali”, per via dei comportamenti non alienati alla società e quindi non conformi.
Mi lasciarono all’entrata e non tornarono, come era previsto da regolamento della scuola che diceva cosi:
– Ai genitori degli alunni iscritti alla scuola, non sono permesse visite fino alla dichiarazione scritta da parte del preside di buona condotta. Sono ammesse, tuttavia, lettere o chiamate che saranno recapitate solamente negli orari prestabiliti dal corpo docenti con la direzione scolastica. Si avvisa che ogni lettera e ogni chiamata sarà registrata e controllata, stando comunque all’interno delle leggi della privacy. –
Anche un asino capirebbe che qui c’è qualcosa che non cosa, non so se mi sono spiegato no? Ma, inconsciamente, tutti i genitori acconsentivano perché o non capivano o non gliene fregava più di tanto visto che non eravamo in carcere e non dovevano passarci informazioni su come evadere dato che loro stessi ci avevano iscritti e lasciati lì.
Ed è così che iniziò ciò che ora definisco come il mio periodo di crescita personale.
Aspettate, prima vi riporto il colloquio che affrontai con il dirigente della scuola, dove vi parteciparono anche i miei genitori … non durò molto:
“Buongiorno signori, accomodatevi pure” ci disse indicando le tre sedie davanti la sua scrivania.
Il suo ufficio era piuttosto piccolo. Gli unici due arredi presenti erano la scrivania in mogano e un piccolo armadio ripieno di fogli e altri documenti.
“Buongiorno signor Dargue” disse mia madre cercando di essere cortese.
“Arriviamo al dunque. Avete il curriculum scolastico di vostro figlio a portata di mano?” chiese scannerizzandoci dalla testa ai piedi con lo sguardo.
“Si … ecco tenga” gli rispose mia madre.
“Nostro figlio ha avuto dei problemi a scuola, anche perché ha dei problemi di salute che …” stava dicendo mio padre prima che il preside lo interrompesse.
“ … Tutti abbiamo dei problemi di salute, ognuno a modo suo signor Green. Non per questo dobbiamo giustificare ogni comportamento che mettiamo in atto che va a nuocere noi e gli altri che stanno attorno a noi. Mmm, ho capito …” disse mentre leggeva velocemente i fogli in cui era scritto tutto ciò che avevo fatto e non fatto durante la mia carriera scolastica.
“È la scuola giusta per lui questa, no? Ce l’ha consigliata pure la psicologa Stuhart, da cui è andato in questi ultimi mesi dopo l’espulsione …” chiese mia madre.
“La signora Stuhart è una mia carissima amica. A volte collabora con noi, come in questo caso. Sono sicuro che se lei vi ha consigliato di venire qui da noi, si trova nel posto giusto. Ottimo!” disse alzandosi dalla sedia per concludere il colloquio, “suo figlio è ufficialmente iscritto qui da ora. Per il pagamento vi arriveranno a casa per posta tutte le istruzioni su come fare e quanto pagare. Buona giornata signori. Signorino Jacob, lei può trovare i suoi alloggi al piano superiore di questa struttura, mentre le lezioni si terranno nei vari locali al piano terra. Sono sicuro che saprà trovare da solo la strada … Avrà modo di conoscere i suoi futuri compagni di corso, anche perché con alcuni sarà in stanza insieme. Le lezioni iniziano domani. Buona giornata”.
Dopo le classiche strette di mano, uscimmo dall’ufficio e ci avviammo verso l’esterno, dove salutai i miei genitori, con un po’ di malincuore devo ammetterlo … Non mi dava molta fiducia quella scuola, ma ero costretto ad andarci e, allo stesso tempo, ero curioso di scoprire cosa avrebbe potuto offrirmi.
Presi le mie cose e andai nella mia stanza.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. M.k Moma

    (proprietario verificato)

    Dalla lettura della sinossi e dalla possibilità di leggere i primi capitoli non editati, capiamo subito il potenziale di questa storia!
    La scrittura è scorrevole e coinvolgente e non puoi far a meno di proseguire e volerne sapere di più.
    Un misto fra un libro di Lemony Snicket e Stephen King, da divorare d’un fiato.
    Spero davvero che la campagna raggiunga l’obiettivo quanto prima!

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GioBusna
Nato a Bassano del Grappa nel 1995, ho iniziato ad approcciarmi prima alla musica, per eredità di famiglia, che al resto. Ho scritto il mio primo libro a nove anni, facendomi aiutare per la revisione grammaticale. A seguire gli altri libri, da quando avevo quindici anni; ora sto lavorando all'ottavo del mio repertorio. Inoltre scrivo canzoni, poesie, racconti, mi piace disegnare e amo l'arte in tutte le sue forme.
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