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Aerosol & Canzoni. Finché c’è musica mi tengo su

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Consegna prevista Febbraio 2020

Le canzoni accompagnano da sempre l’esistenza di Franco Carrieri, anche adesso che vive in America. Ma non immagina certo che musica e parole, possano tornare prepotentemente a fargli rivivere il suo passato, quello nella Milano degli anni ‘60. È bastato un momentaneo ritorno in Italia nella sua città, qualche seduta di aerosol e una lettera ricevuta dall’aldilà. Tanta roba. La fantasia che si interfaccia con la realtà, l’amore per le cose perdute e quelle ritrovate. La musica che torna a bisbigliare parole può aiutare a capire chi siamo, chi siamo stati e cosa resterà della nostra vita.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto e cantato canzoni nei dischi. Ho scritto di viaggi. Ho raccontato storie dalle pagine di una rivista, ma non mi ero mai avventurato in un romanzo o narrativa vera e propria. Dove occorre scavare maggiormente con la fantasia e fare i conti con la realtà. Dove hai più tempo per cimentarti.
Mi è piaciuto scriverlo, questo libro. Far vivere il protagonista di vita propria e confonderlo con la mia. Era inevitabile. Scriverlo è stato come trovare delle risposte che aspettavo da tempo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il romanzo di una vita e la sua colonna sonora.

La musica nelle orecchie, la musica nel cuore. Cosa sarebbe la vita senza la musica,

senza canzoni? Un film senza colonna sonora. Un susseguirsi di immagini, momenti, sentimenti consumati nel silenzio delle emozioni. Provo a pensare alle canzoni che hanno accompagnato tutta una vita. L’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta. Una canzone, un brano , musica e parole che in un preciso momento hanno profumato l’essere vivi. Come il battito del cuore, sempre presente.

Da una finestra una radio amplifica un motivetto giù sulla strada. Da un vecchio giradischi, da un lettore, da un’autoradio risuona una canzone mentre l’autostrada ti avvolge nella notte. Migliaia di momenti che messi in fila costruiscono la playlist di una vita intera.

Così mentre le immagini col tempo si sfocano inevitabilmente negli anfratti della memoria, la musica riemerge prepotentemente insieme ai profumi, al gusto, ai sensi più nascosti del nostro essere umani. Magica, incontrollabile diventa luce, immagine, tatto, gusto. E la vita riaffiora tramite il suono, le parole, il battito.

Viviamo inconsapevoli e frivoli il periodo migliore della nostra esistenza, quando il fisico è aitante, giovane, ma è pure un contenitore tutto da riempire. Per poi ritrovarsi in un lampo nella mezza età a rovistare nei ricordi. Perché ? Perché lì in quegli anni c’è forse il meglio?

Non sarebbe opportuno, da giovani, dare un’occhiatina al tuo futuro e poi buttarsi a capofitto nella vita? Gli studi, l’amore, il lavoro, i figli, il dolore, le vacanze, i viaggi, i rimpianti….tutto arriva puntuale e inevitabilmente, non risparmia nessuno. Nemmeno Franco, il protagonista della nostra storia.

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 Frank Carrieri cammina a passo svelto in questa strada d’America che fa da scenario alla seconda parte della sua vita.

-”Frank! Fraaank! Ehi mi senti?”

Lo faccio apposta, ci metto sempre qualche secondo prima di voltarmi.

Mi piace sentirmi chiamare “freeenk” da quando vivo qui negli States.

Frank suona proprio…. “Freeenc” e mi ricorda la calata pugliese dei miei nonni quando mi chiamavano perché era pronto in tavola.

“Ti lascio le chiavi del negozio. Apri tu nel pomeriggio, ti ricordi?”

“Sì lasciale sul bancone poi le prendo”

Il nostro negozio di strumenti musicali si trova a Bethel Park vicino a Pittsburgh, Pennsylvania. L’ho aperto con il mio socio Paul Henderson.

Paul è di Clairton non distante da Bethel e ogni mattina è lui che inizia la giornata lavorativa mentre io in giacca e cravatta mi reco negli uffici del Tourism Boureau di Pittsburgh…

…Con Astrid, la mia compagna viviamo in una appartamento in affitto nella periferia di Pittsburgh.

Una casa che mi piace. Una palazzina, di due piani, non alta, con i mattoncini rossi esterni, tre grosse finestre che guardano sulla strada. Uno stile un po’ inglese in verità. Era naturalmente già arredata, molto semplicemente, con una bella cucina con tutti gli elettrodomestici, come tutte le case in affitto qui in America. Ottantacinque metri quadri in Carson Street periferia sud di Pittsburgh. L’abbiamo personalizzata un poco. E’ bastato portarci i libri, i dischi, le mie chitarre, e i vestiti di Astrid. Poi tutte le sue scatole di cartone pressato con i fiori a colori vivaci dipinti sopra e ancora l’armamentario per fare le sue collane. Decine di vasetti pieni fino all’orlo di perline dai mille colori e sfumature. Fili, ferretti e mille diavolerie a mezza strada tra gli attrezzi di un’orefice e di un calzolaio. Così la nostra casa era già bella e piena di autentico disordine. Abitata da un hippy stagionato e la sua bella. Mio Dio, sembra un salto nel tempo!

Quanto tempo è passato dal periodo dei figli dei fiori? Io c’ero anche allora quando il “Flower Power” è cominciato tra i ’60 e i ’70. Mah in fondo quei momenti rimangono sempre vivi e attuali se hai una colonna sonora che te li ricorda e ti segue passo dopo passo, per tutta la vita.

*(San Francisco – Scott McKenzie)

 …Per tutta la nazione

Una strana vibrazione

Gente in movimento

C’è un’intera generazione

Con una nuova spiegazione

Gente in movimento, gente in movimento…

 

…Il pomeriggio apro il negozio di strumenti. La mattina l’ho passata con due giornalisti tedeschi per Pittsburgh. Il solito tour: Andy Warhol Museum, lo skyline della città dalla parte alta, eccetera eccetera. Adesso è venuto il momento di aprire il regno musicale. Abbiamo una serie nuova di chitarre acustiche canadesi di buona fattura e delle nuove solid body elettriche, dalle forme insolite e dai colori sgargianti. Abbiamo fatto un po’ di promozione su internet e ora aspettiamo che arrivino clienti, speriamo…

….Le chiavi sono sul bancone lasciate da Paul. Apro la porta del retro e accendo tutte le luci. Tra poco inizia il turno di scuola di batteria. Un corso tenuto da Jason con tre allievi. C’è una saletta insonorizzata per questo e tra poco gli allievi arrivano a martellare sui tamburi per almeno due ore.

Apro la cassetta della posta e tra le solite scartoffie pubblicitarie e bollette da pagare vedo una busta azzurrognola in carta pregiata. L’indirizzo è scritto a mano in bella calligrafia. Arriva dall’Italia. Dietro c’è scritto solo Italy. Sono curioso. Chi scrive qui al negozio una lettera simile? La giro e la rigiro.

La passo di mano in mano. Indugio nell’aprirla…

…Non riesco a smettere di concentrare la mia attenzione su quella busta e sul suo misterioso contenuto.

Oggi chi ti scrive una lettera e non una mail?….

….Vado nel retro del negozio per stare un po’ appartato e apro la busta. All’interno un biglietto:

Ciao Franco, sono felice di averti finalmente ritrovato.

Ti aspetto il diciotto maggio a Milano, il posto lo conosci e anche l’ora.

Il tuo amico Roby.

Rimango interdetto e non capisco.

“Chi cazzo è?”

Guardo la busta: è indirizzata a me, Pittsburgh in Pennsylvania, qui al negozio di musica non c’è dubbio.

Ma non riesco a capire chi può avermela spedita.

Con le dita allargo la busta quasi a trovare altri indizi e vedo un po’ appiccicata all’interno una carta fotografica. La sfilo con attenzione. E’ una vecchia foto, in bianco nero, con i margini seghettati come quelle di una volta. La giro e vedo impressa l’immagine di un ragazzo, seduto su una cassetta della frutta. Imbraccia una chitarra acustica. Il viso è appoggiato sulla chitarra, lo sguardo fiero e di sfida che fissa dritto in macchina. I capelli sono lunghi e una frangia enorme quasi a coprire gli occhi.

Guardo bene e riconosco un mio vecchio amico dell’adolescenza

Certo è lui! Roby, riconosco adesso quella foto. E’ una foto che ricordo di aver già visto. Ne conservavo una simile in casa mia in Italia La tenevo in una scatola, finita chissà dove. Una scatola rettangolare e profonda di cartone grigio, la scatola dei ricordi, con le foto dei compagni di scuola. Quelle classiche e tremende foto scolastiche scattate a fine anno. Istantanee tenute in mezzo alle vecchie foto di cresime e comunioni e tra quelle dei morti…già… Oh cazzo, Roby infatti è morto! E’ morto giovanissimo a sedici, diciassette anni. Molto probabilmente poco tempo dopo aver fatto quella foto. Ma chi mi scrive allora? Chi mi ha spedito qui in America quel biglietto, quella foto. Chi mi ha proposto quell’assurdo appuntamento? E’ uno scherzo di cattivo gusto di qualcuno? Poi perché quella frase: “ti ho ritrovato” … “Ti aspetto”…”conosci posto e ora”…

Sono stordito e anche spaventato…

…..Sto forse vivendo un incubo? Sono vittima di uno scherzo? Chi può essere stato: Livia? Irene? Sono le uniche persone che avrebbero potuto trovare, se ancora esiste, quella scatola di fotografie magari dimenticata in Italia. Ma non c’è nessuna ragione. Nessuna al mondo!

Cristo, Roby è morto, questa è una cosa certa e non può essere lui ad avermi

scritto…giusto?

Calma. Franco stai calmo e rilassati. Forse stai solo sognando. Senti? C’è musica nell’aria. La riconosci? E’ la tua colonna sonora che ti riporta a quei giorni. Poi passa vedrai: le canzoni durano solo qualche minuto.

*( Song For Adam -Jackson Browne)

…Quando ci siamo lasciati ridevamo ancora, mentre ci dicevamo addio E non ho più avuto sue notizie mentre vivevamo la nostra vita

Tranne una volta nella lettera di qualcun altro che ho letto

Finché ho sentito improvvisamente che un mio amico era morto…

…Sono giorni un po’ del cazzo. Non riesco a togliermi dalla testa quella lettera. In ufficio lavoro male Ho perso anche interesse anche per il negozio e poi, cosa che mi rende doppiamente infelice, tratto molto male Astrid.

Non se lo merita. Lei non c’entra niente, non è al corrente di nulla!

In macchina ascolto solo musica da sballo. Acida come me in questo periodo.

Le brutte notizie e le sfighe non arrivano mai sole. A dimostrazione di ciò, Astrid mi raggiunge al negozio trafelata e piangente.

“Frank ha chiamato mia madre: hanno ricoverato mio padre!”

“Che e successo?” Le chiedo.

“Ha avuto un attacco di cuore devo prendere un aereo per Boise”

“Un bel casino, mi spiace Astrid…”

“Vuoi che venga con te?”

“No Frank, parto sola, non puoi lasciare anche tu il lavoro, il negozio e tutto quanto …”

Mi dice questo e nonostante il brutto momento riesce a mostrarmi un mezzo sorriso di una dolcezza infinita.

Immediatamente mi si accende un pezzo di Jackson Browne. Non riesco a fermarlo. Mi sento un imbecille. Mi aggrappo alla mia colonna sonora anche in momenti come questo. Sono certamente malato.

(Late For The Sky – Jackson Browne)

…Adesso certe parole mi escono facili ma so che non significano poi tanto In confronto alle cose che si dicono quando gli amanti si toccano

Non hai mai saputo cosa amavo in te non so cosa amavi in me

forse l’immagine di qualcuno

che tu speravi potessi essere…

…Quanto siamo vulnerabili. Cosa vuoi che sia? Una lettera dall’aldilà, una malattia, la tua donna che parte e ti ritrovi nella merda!

Hai un lavoro, anzi ne hai due. Sei in salute. Qualche dollaro in tasca non ti manca, dai Frank datti una mossa e reagisci…coglione!

Mi ripeto queste cose mentre infilo la chiave per chiudere casa e uscire per la città. Un po’ d’aria mi farà bene. Dopo qualche passo sul marciapiede torna una song di Jackson Browne a farmi compagnia:

(“Love Needs a Heart” Jackson Browne)

Forse la cosa più difficile che abbia mai fatto

È stato allontanarmi da te

Lasciandomi alle spalle la vita che avevamo iniziato mi sono spezzato in due …

Si penso proprio che…. forse la cosa più difficile che abbia mai fatto è stato a camminare lontano da te, lasciandosi alle spalle la vita che noi avevamo cominciato…

La cosa si fa seria. Queste canzoni non arrivano così per caso. Non le ritrovi tanto per farti compagnia. Arrivano se c’è un motivo Cristo!

Devo rivedere la mia vita, forse dovrei prendere in considerazione il fatto di andare a vivere a Boise. Con Astrid naturalmente, perché è lei che amo. Ma gliel’ho mai detto? Sei davvero un coglione, di nuovo! Che ore sono? Adesso la chiamo!…

…Il ventiquattro aprile parto per l’Italia. Io da solo. Astrid non se la sente di venire e lasciare per un paio di settimane i suoi.

La comprendo e non ho fatto storie.

In questi ultimi tempi abbiamo parlato molto di noi, della nostra situazione e anche della possibilità di andare a vivere a Boise nel’Idaho.

Mi farà bene stare un po’ da solo e riflettere su tutto ciò.

In Italia non sarò condizionato da niente e da nessuno e un ritorno alle origini è quello che ci vuole per ipotizzare il mio futuro.

…Ritorno in Italia: mia figlia si sposa.

L’appartamento di Milano dove abita ora mia figlia Irene è la stesso che mi ha visto adolescente. I miei genitori quando sono morti l’hanno lasciato a me, in eredità, in quanto figlio unico, ed io l’ho affittato preferendo emigrare sulle colline del comasco.

Poi quando Irene ha trovato lavoro a Milano è subentrata lei subito. Si trova alla estrema periferia della città. Un tempo queste strade erano il confine tra case popolari e le arterie che semi deserte portavano verso la campagna.

Dove adesso ci sono palazzi e condomini di otto piani, mi ricordo di aver visto gli orti e crescere le piante da frutto. Da ragazzi qui si giocava per le strade.

Battaglie con quelli delle vie limitrofe alla conquista del potere di quartiere. Una specie di ragazzi della via Pal. Cose che sembrano lontanissime nel tempo. Cose antiche. Eppure questi luoghi hanno visto ragazzi crescere tra una partita di pallone e le cantine dove si suonava. Ragazzi di allora che adesso avranno la mia età: la mezza età. Professionisti affermati, quasi pensionati, che son certo si ricordano poco o nulla di queste cose. Sono menate nostalgiche che solo depravati come me sentono così presenti. E non solo: riesco pure a metterci per ogni ricordo l’opportuna colonna sonora.

*(Ragazzo di strada- I Corvi)

…Io sono quel che sono

Non faccio la vita che fai tu Io vivo ai margini della città

Non vivo come te

Io sono un poco di buono Lasciami in pace perché

Sono un ragazzo di strada E tu ti prendi gioco di me…

Le sedute d’Aerosol e le visioni

Non mi sento ancora bene e devo curarmi.Tutti i giorni mi presto alle sedute di aerosol.

Mi trovo in posizione rannicchiata, quasi fetale, nel luogo più riverberante della casa, il luogo più al sicuro da tutte le incursioni del mondo esterno. Sto seduto sul mio cesso, nel bagno di casa piastrellato con ceramica dai colori tenui e rassicuranti. In tante occasioni, il mio cesso, era divenuto il confessionale estremo.

I fumi salubri dell’erogatore aerosol rendono l’atmosfera irreale e mistica al tempo stesso. Il rumore monocorde della macchinetta riporta, in quella atmosfera magica e terrena, l’ancestrale Ohmmm di un viaggio senza tempo e fuori dal mondo che mi appresto a percorrere.

Ho sentito dire che negli ultimi istanti, prima della morte, l’intera vita scorre con “frame” rallentati davanti agli occhi. Riappaiono gli attimi vissuti, i volti degli amici, le scene della propria esistenza riaffioranti dalla memoria , momenti catalizzati dal nostro inconscio, scorrono e riemergono come indelebili fotoflash della mente. E così anche per me, forse era arrivato quell’attimo. Ma invece che l’immagine del tunnel infinito antistante il cerchio di luce, mi aspetta in fondo lo specchio appannato del bagno piastrellato beige.

Non immaginavo certo che avrei intrapreso un’esperienza unica nella vita. Il percorso più faticoso che un uomo possa sopportare prima di morire o di rinascere, ma così accadde.

*( “Tomorrow Never Knows- Beatles)

…Spegni la testa, rilassati e fluttua lungo la corrente 

Non è morire, non è morire

Stendi tutti i pensieri, arrenditi al vuoto

brillare, è brillare…

Può darsi che la vita tutta riaffiori in un attimo e scorra, una sera qualsiasi, inaspettatamente davanti agli occhi. Un puzzle di immagini disordinate e fuori sequenza a ricordarmi di aver vissuto una miriade di episodi, marginali, che hanno caratterizzato e segnato la mia esistenza. Ricorrono però i momenti non determinanti, ma gli attimi comuni, le esuberanze, le passioni, i miti giovanili che col passare degli anni non hanno lasciato il passo alla “maturità”, anzi hanno forgiato le scelte adulte della vita. Il tutto accompagnato inevitabilmente da una colonna sonora. La musica onnipresente a suggellare i giorni, gli incontri, le emozioni, i dolori…

…prima voglio provare fino in fondo l’assurdo di questo momento: le visioni, il passato che ritorna, la musica che mi guida.

Il filtro emozionale che ci permette di vedere il mondo con occhi diversi, noi lo interpretiamo a seconda delle nostre esigenze. Crediamo in un Dio, invochiamo il destino, leggiamo le stelle, parliamo con i morti, ignoriamo i vivi, seguiamo l’istinto.

Alcuni dicono che il concetto di adesso dipende dal punto di riferimento, dal punto di osservazione.

Allontanando la fonte della luce dall’osservatore, ad una distanza percorsa alla velocità della luce, non vediamo quello che accade adesso ma quello che è accaduto nel passato…

Troppe cose ci sfuggono, troppe cose non conosciamo realmente per poter giudicare per poter essere scettici. “the life is now”…potrebbe non essere così. E già parte una canzone.

(These are the days; Van Morrison)

…Questi sono i giorni dell’estate infinita

Questi sono i giorni, il tempo è ora

Non c’è passato, c’è solo futuro

C’è solo qui, c’è solo ora…

…Questi sono i giorni che dobbiamo assaporare ora

E di cui dobbiamo godere come possiamo

Questi sono i giorni che dureranno per sempre

Devi tenerli nel tuo cuore… 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Tiziano Cantatore
Tiziano è un cantautore e giornalista. Nasce a Milano nel 1952.
Incide i primi dischi nel 1976. Scrive nei suoi album alcune canzoni con Tiziano Sclavi (futuro autore di Dylan Dog). L’ultimo lavoro “Di Parole e di Musica” viene pubblicato nel 2011. Appassionato di musica folk e alternativa americana, oltre a suoi pezzi originali, canta Phil Ochs e traduce John Prine. Alterna la sua attività di artista con la professione di giornalista, prima nei periodici del Corriere della Sera e successivamente dal 1987 come fondatore e direttore della rivista Mototurismo. Questo lavoro gli offre l’opportunità di viaggiare molto, in Europa, ma soprattutto in moto negli U.S.A. Nel 2005 ha scritto per Clavilux “Pensieri In Moto”. Coautore nel 2011 con “Europa in Moto” e nel 2012 “Italia in Moto”per Touring Editore. Questa è la sua prima opera di narrativa.
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