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Scelto da Giulia Corazza
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Consegna prevista Giugno 2020

All’inizio del XVIII secolo, un giovane schiavo di nome Al fugge dalla piantagione di tabacco dove era stato imprigionato fin dalla nascita e si unisce a un equipaggio di cacciatori di pirati dove vive finalmente una vita felice se pur piena di rischiose disavventure. Decenni dopo la sua fuga, nel pieno della Guerra franco-indiana, Al è ormai diventato un anziano capitano e offre il suo aiuto a un gruppo di soldati francesi infiltrati nella colonia inglese di New York per sabotare i loro nemici. Il piano di Al è quello di scovare il corsaro inglese Charles Queen, divenuto in gran segreto l’anonimo scacchista che muove le fila di criminali dell’intera colonia newyorkese. La ricerca di Al è destinata a durare mesi nei quali i cacciatori di pirati dovranno affrontare criminali al servizio di un uomo che è deciso a non far saltare la sua copertura per nessuna ragione, anche al costo di sfruttare il suo più fidato sottoposto per uccidere chi tra i suoi venga intercettato dai nemici.

Perché ho scritto questo libro?

Penso che le storie non appartengano totalmente ai loro autori. Una storia trascende le persone e cerca chi la possa dare al mondo aspettando pazientemente dove meno la cercheremmo, esponendosi nel momento d’ispirazione. Da quel momento un autore ha il dovere morale di diffondere la storia che l’ha scelto, sapendo che, con esito negativo, il racconto lo lascerebbe in favore di una persona più talentuosa. Non so se sono la persona giusta per dare corpo a questo libro ma mi impegno per diventarlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 2

La vita di Al sul Grey Swan cambiò drasticamente in meglio, il giovane apprese in fretta la provenienza di quei mercenari che venivano dall’Irlanda ma erano soliti spingersi molto lontano e ormai si erano ambientati nel Nuovo Mondo e giravano spesso nei luoghi della costa orientale. Capì anche come funzionasse la vita da marinaio e quali fossero le regole della signora Morrison, nessuno aveva il diritto di uccidere, sia che si trattasse di disertori sia di pericolosi criminali armati. Nessuno aveva un giaciglio personale in cui dormire e per questo tutti erano tenuti a spostarsi sempre e a tenere i loro oggetti personali nella stiva che si trovava, come tutte le amache sottocoperta, il timoniere veniva cambiato periodicamente mentre il quartiermastro era un titolo riservato alla signora Morrison. Sulla nave non c’era un primo ufficiale, ma in caso di assenza della signora Morrison il reggente veniva scelto dai marinai tra un piccolo gruppo di fidati. Cacciavano i pirati che avevano una taglia sulla testa, oppure per commissione di altre persone per guadagnarsi da vivere e i compiti da svolgere erano ben diversificati. Potevano essere assunti per lavori come quello di catturare Pedro Mendoza oppure potevano trovarsi alle prese con pirati armati di tutto punto, un esempio di quest’ultimo caso può essere un inseguimento ad un piccolo gruppo di pirati avvenuto circa due anni dopo la fuga di Al. Fu un evento particolarmente significativo per lui per un particolare avvenimento, un avvenimento da nulla, oggettivamente, che però avrebbe cambiato il modo che aveva di vedere sé stesso. Al era solo nella stiva e stava sistemando le sue cose all’interno di un baule.

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“Ciao, ragazzo!” disse Albert entrando nella stiva.

“Ciao, Albert.” disse Al senza distogliere lo sguardo dal baule.

“La signora Morrison mi ha mandato a dirti una cosa importante…”

“Cioè?” chiese girando leggermente il capo verso Albert.

“Tra qualche ora una parte dell’equipaggio andrà in città per catturare un gruppo di pochi pirati, circa otto…”

“… E?”

“Lei vorrebbe che tu venissi con noi.”

“Certo che verrò con voi!” disse girandosi di scatto a guardarlo.

“Perfetto, non puoi certo seguirci con le mani in mano, però!”

“Che intendi, Albert?”

“Ti servirà un’arma!” disse tirando fuori una pistola.

“Albert, ma noi non uccidiamo!”

“Prova a sparare alla gamba di un tipo con una di queste. Nel peggiore dei casi diventerà zoppo, ma è quasi impossibile che muoia!”

“Spero che tu abbia ragione…” disse prendendo la pistola e fissandola alla sua cintura.

Dopo qualche ora, si apprestarono quindi a scendere dal Grey Swan poco più di venti marinai. La nave era ormeggiata al porto di una piccola città che aveva come fulcro una grande piazza, la signora Morrison aveva pianificato di cercare prima lì e poi chiedere informazioni. In due anni il Grey Swan non si era allontanato dai Caraibi e la città era quindi abbastanza simile a quella nei dintorni della piantagione. Erano quasi arrivati alla piazza quando Al sentì una voce proveniente dal fondo della strada: “Venduto al signor Peter Bailey!”

Gli saltò subito in mente un pessimo pensiero, sperò che si sbagliasse, ma arrivato alla piazza non ebbe più dubbi, era in corso un’asta di schiavi. Una decina di schiavi era legata su un palco ed un uomo gli stava a fianco ed ascoltava ogni offerta fatta da una trentina di persone che lo circondavano. All’improvviso Al sentì un dolore lancinante nello stomaco, il fatto che lui non avesse nulla a che fare con quell’asta non gli interessava, la sua sola vista gli aveva fatto tornare alla mente ricordi che in due anni aveva completamente ignorato, quelli della piantagione, i ricordi dei suoi tempi da schiavo.

“No, no, no…” sussurrò nervosamente. “Non sono più uno schiavo, non centro nulla con questo, devo tenere l’attenzione sulla missione.”

Ma più si avvicinava più gli si chiudeva lo stomaco.

“No! Non sono più lui! Non sono un ragazzino costretto a lavorare tutto il giorno! Io sono solo Al…” disse mentre rifletteva su come fosse, al contrario, proprio lo stesso Al, niente di più né di meno.

Si allontanò dal gruppo e si sedette a terra in un vicolo. La signora Morrison, incapace di lasciare il suo posto avanti al resto dei marinai, chiese ad uno di loro di andare a vedere cosa avesse Al.

“Ragazzo?” disse il marinaio, “Ragazzo! Non puoi fermarti così, se resti indietro non possiamo fermarci ad aspettare!”

Ma il marinaio non otteneva risposta, Al era in preda ai suoi pensieri e nulla poteva distoglierlo dal flusso.

“Riesci a sentirmi? Ragazzo!”

Al non riusciva più a riconoscere realtà e inganno. Vedendo alto davanti a lui il marinaio, lo scambiò per il suo padrone, Pedro Mendoza, e gli puntò la pistola contro con mano tremante. Allora il marinaio perse la pazienza, strappò la pistola dalle mani di Al e gli diede uno schiaffo.

“Maledizione! Non solo rimango indietro con te ma mi punti anche una pistola?”

“Mi scusi, signore…” disse tornando alla realtà. “Non riuscivo a controllarmi…”

“Su, muoviti, non abbiamo il tempo per chiacchierare a vuoto!” disse passandogli di nuovo la pistola. “E vedi che se me la puntassi di nuovo contro ti beccheresti più di uno schiaffo!”

Al prese la pistola e si rialzò lentamente da terra, seguendo il marinaio uscì dal vicolo e tornò nella piazza, il loro gruppo era andato via, come se all’improvviso qualcosa li avesse costretti ad andarsene, si misero quindi a cercarli.

“Il tuo nome, ragazzo?”

“Come?”

“Non mi hai ancora detto il tuo nome.”

“Al il negretto, ehm cioè…” disse con la testa sospesa ancora vagamente fra i ricordi.

“Cosa? Sono sordo da un orecchio, non ti ho sentito bene, hai detto Al il nero? Appellativo strano ma non sono nessuno per giudicare…”

“Ehm? Ah, sì! Proprio Al il Nero.” Disse cogliendo la palla al balzo per trovare finalmente una differenza tra lui e il povero schiavo dei suoi ricordi.

Da quel momento, chiedendosi le differenze tra lui e sé stesso da schiavo si sarebbe detto che lui era Al il Nero, non certo un Al qualunque.

“Eccovi!” disse una voce in mezzo alla folla.

“Albert!”

“Mi sono fermato ad aspettarvi, il resto dei nostri è dovuto correre via, abbiamo trovato i pirati. Comunque, cosa ti è successo, Al?”

“Ah, solo… un po’ di nausea.”

“Passi gran parte del tuo tempo su una nave e ti viene la nausea sulla terra ferma?” intervenne il marinaio.

“Vi sembro forse un dottore? Che ne so io perché mi viene la nausea!” disse sarcasticamente.

“In ogni caso!” disse il marinaio. “Dov’è che sono andati gli altri, esattamente?”

Allora una gran folla corse in tutte le direzioni per allontanarsi il più possibile da una locanda. Una donna urlava: “Presto! Qualcuno prenda dell’acqua! Lì, nel locale, un tavolo ha preso fuoco e si sta espandendo!”

“Nella locanda, ovviamente! Dove, se non nei luoghi dove ci sono guai?” rispose Albert.

Tutti e tre corsero verso la locanda ed in breve si ritrovarono ad osservare sull’uscio della porta d’ingresso la pessima situazione dei loro compagni. Parte del soppalco all’interno della locanda aveva preso fuoco ed era collassato su sé stesso incendiando gran parte della struttura. I pirati e i marinai del Grey Swan si sparavano a vicenda riparati dietro ai tavoli ribaltati.

“Fortuna che si era incendiato solo un tavolo!” disse Albert. “Forza! Entriamo!”

Quando però il marinaio sordo da un orecchio entrò subito dopo Albert, la porta cadde a pezzi e Al si lanciò subito in avanti per salvare il compagno. Strisciarono dietro a un tavolo in fretta e furia.

“Fantastico! Siamo bloccati in una locanda in fiamme senza via d’uscita e con un gruppo di pirati addosso!” disse disperato il marinaio. “E ora da dove usciamo?”

“Un ottimo inizio per la tua carriera, vero, Al?” disse sarcastico Albert.

“Molto dinamico! Ma adesso avremo altro a cui pensare…”

“Albert!” disse la signora Morrison da dietro a un altro tavolo.

“Signora! Qual è il piano?”

“Quando diamine vuoi che abbia trovato il tempo di pensare a un piano?”

“Non avete tutti i torti ma non possiamo certo restare qui per essere inghiottiti dalle fiamme!”

“Ma come ha fatto questo dannato posto a prendere fuoco?” chiese il marinaio.

“Un pirata voleva lanciarci una bottiglia di rum incendiata da sopra a quel soppalco, io gli ho sparato alla mano e gli è caduta…”

“E come ha fatto una bottiglia a creare un incendio così?” chiese Al.

“Chi vuoi che si occupi di spegnere il fuoco durante una sparatoria?” disse la signora mentre si sporgeva per sparare un colpo.

“Lì sopra c’è una finestra!” disse Albert guardando all’altezza del soppalco. “Potremmo usarla per uscire!”

“Ottimo!” intervenne il marinaio sordo da un orecchio. “Fortunatamente una delle due rampe di scale del soppalco è rimasta in piedi!”

“Senza dubbio, ma il fatto che resti in piedi non significa che regga il nostro peso!” disse Al.

“Non abbiamo scelta, ragazzo!” disse la signora Morrison. “

“Ma come pensate di arrivarci sotto i colpi dei pirati?” chiese il marinaio

“Possiamo far cadere il lampadario!” disse Albert. “La caduta farà saltare i tavoli e avremo un diversivo!”

“Non mi sembra che ci siano altre vie possibili, quindi facciamolo!” disse infine la signora Morrison.

“Capito, signori?” disse Albert per farsi sentire dal resto dell’equipaggio. “Non appena cadrà il lampadario uscite tutti da quella finestra lì sopra!”

“E loro? Come faremo uscire i pirati?” chiese Al.

“Pensiamo prima a salvare noi stessi.” disse la signora Morrison. “Così come siamo messi non possiamo combinare nulla, comunque questo posto avrà una dannata porta sul retro, no?”

“Sarà la prima cosa che controlleremo una volta fuori!” disse Albert.

“Perfetto! Allora vado!” disse la signora Morrison sparando al lampadario e facendolo precipitare con forza sul pavimento.

I cacciatori di pirati si mossero subito verso le scale che, nonostante qualche scricchiolio, reggevano ancora. Quando arrivò il momento di far uscire Albert, che era tra gli ultimi del gruppo, il soppalco collassò completamente lasciandogli appena il tempo di andare via e facendo cadere Al e la signora Morrison, che lo aveva guidato nell’incendio in fondo al gruppo tenendogli una mano sulla spalla. La signora Morrison si aggrappò ad una fessura nel muro ed afferrò Al per un braccio per non farlo cadere.

“Ora cosa facciamo?” chiese Al in preda alla disperazione.

“Non lo so!”

Allora un pirata, ripresosi appena dalla caduta delle scale, puntò una pistola ai due.

“Spara a quel tipo, Al!”

“Come?”

“Ce l’hai o no una mano libera?”

“Non penso di riuscire a prenderlo!”

“O spari o moriamo entrambi!”

Al mise mano alla pistola e dopo un eterno attimo di massima tensione sparò, il pirata si accasciò a terra, sparato alla gamba, ma ebbe appena un attimo per rispondere e prese il ragazzo alla spalla. Al lasciò la presa e rotolò sulle macerie cadendo sul pavimento, per fortuna i resti del soppalco creavano un muro tra lui ed i pirati. La signora Morrison fu costretta a seguirlo per non essere colpita come lui e lanciandosi fece una capriola e passò indenne sopra le macerie.

“Al! Al, sei vivo?”

“Per adesso si…” disse aprendo lentamente gli occhi.

Allora un pirata spuntò oltre il muro di macerie e la signora Morrison prese subito la sua pistola e gli sparò.

“Non posso rimanere qui.” disse la signora Morrison. “Devo tenere occupati quei tipacci.”

“E come faremo a salvarci?”

“Sbaglio o è la terza volta che rispondo ‘non lo so’ in meno di un’ora?”

“Bene!”

Allora la signora Morrison si allontanò, lasciando Al disteso sul pavimento. In quel momento il giovane sentì una voce proveniente dall’altro lato della parete, dei vaghi mormorii indistinguibili, e osservando si accorse della presenza della porta sul retro, non riusciva a chiamare la signora Morrison perché la caduta gli aveva tolto il fiato e non riusciva nemmeno a mettersi seduto, figurarsi raggiungere la porta. In quel momento gli venne una folle idea, due tavolini erano impilati poco più avanti della porta e impedivano la caduta delle macerie, pensò che rompendo la gamba di un tavolo avrebbe potuto sfondarla ma c’era anche la possibilità che così facendo l’avrebbe otturata irrimediabilmente. L’unica cosa che poteva fare era tentare, quindi con la sua pistola sparò alla gamba di un tavolo e, come sperato, i resti del soppalco sfondarono la porta e lui strisciò fuori con successo.

“Mi stavo giusto chiedendo dov’eri!” disse Albert, a cui apparteneva la voce che aveva sentito dall’altra parte del muro.

“Grazie!” disse stendendosi per terra.

Subito dopo uscì la signora Morrison e infine uscirono fuori i pirati, che si erano subito accorti della nuova via d’uscita e subito bloccati dai marinai del Grey Swan.

“Ottimo lavoro a tutti! Ora torniamo subito sul Grey Swan!”

Appena tornato sulla nave, Al si fece subito medicare la spalla da Albert, che faceva da medico di bordo.

“Al posto tuo non avrei mai rischiato di otturare l’uscita…” disse Albert mentre fasciava la spalla.

“Però è andato tutto per il meglio, no?”

“Certo, escludendo la tua spalla…”

“Quella può guarire…”

“Comunque hai fatto un gran lavoro, Al…”

“…il Nero.” disse ricordandosi di cosa aveva detto il marinaio sordo da un orecchio.

“Cosa?”

“Da oggi sarò Al il Nero.”

“Come ti è venuto in mente un nomignolo del genere?”

“Quel tipo sordo che si era fermato per recuperarmi aveva inteso che mi chiamassi così e mi piace.”

“Se lo dici tu, Al il Nero…”

12 settembre 2019

Aggiornamento

Buongiorno a tutti, voglio informarvi del fatto che se volete un'infarinatura generale del mio stile narrativo e/o volete saperne di più sul mio libro potete sempre leggere sul social Wattpad la mia raccolta di racconti Di Intrighi e Pirati che fa da spin-off al romanzo. Il secondo racconto (Da oggi sarai Al il negretto) è disponibile da oggi ed altri usciranno a cadenza di due settimane.

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Simone De Martino
Attualmente sono uno studente del liceo scientifico. Amo l’arte, soprattutto la narrativa, e mi piace inventare le mie trame mentre passeggio ascoltando musica, infatti ho decine di incipit per storie che ho intenzione di scrivere in futuro. Non ho ancora pubblicato alcun libro.
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