Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Algoritmi d'Amore

3%
194 copie
all´obiettivo
51
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Marzo 2021
Bozze disponibili

Un viaggio alla ricerca dell’amore, raccontato con l’ottica distorta di chi non vorrebbe mai trovarsi a farci i conti, perché si considera superiore a questo sentimento così “banale”.
Il protagonista sta cercando di smaltire i postumi di una storia d’amore, quando una notizia inaspettata sulla donna con cui si è lasciato da poco lo spinge a mettersi in viaggio per incontrarla un’ultima volta e chiederle, nelle intenzioni dell’io narrante, soltanto “un rapido chiarimento”. Durante il viaggio, che inizia in treno e poi prosegue con altri mezzi di fortuna, il protagonista incontra diversi personaggi che, se gli impediscono di essere lasciato in pace come vorrebbe per crogiolarsi nei suoi mali d’amore, d’altro canto lo intrattengono dandogli dei consigli su come comportarsi con la sua ex, raccontandogli inoltre, spesso in modo invasivo, con le loro esperienze d’amore (e di sesso), a volte pratiche, a volte teoriche – come vanno impostati i rapporti d’amore – altre volte sia teoriche che pratiche. Emerge così, a poco a poco, quanto sia difficile per chiunque nella nostra società, uomini e donne, avere le gratificazioni che l’amore ci promette e che sembrano a portata di mano ma che, invece, quasi sempre si rivelano essere un miraggio. Parallelamente il protagonista ritorna con la memoria ai momenti più significativi della sua storia d’amore, oppure si proietta in avanti dando alcune anticipazioni su quelli che saranno gli sviluppi di questo ultimo incontro. Al lettore, fino all’ultimo, non viene svelata la notizia che ha spinto il protagonista a mettersi in viaggio; la si conoscerà solo nelle ultime pagine, poco prima della inaspettata conclusione.

Perché ho scritto questo libro?

Perché non avrei potuto fare a meno di scriverlo dopo una storia d’amore andata a male. Una specie di terapia insomma, con il vantaggio di ricreare la realtà come ti fa più comodo, visto che per fortuna l’oggettività non è un valore nella narrativa.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Subito dopo aver inviato il mio messaggio, lessi il suo: “Ti amo”. In effetti, a parte il fatto che io avevo utilizzato la t minuscola invece della maiuscola, i messaggi erano identici. Per diciotto mesi abbiamo continuato a dirci e a scriverci ti amo in media tre volte al giorno, direi. Diciotto mesi sono circa 540 giorni. Considerando che il nostro era stato un rapporto ad alta intensità di litigi, con rappacificazioni sessuali ancora più intense, potrei dire che un giorno a settimana non ci siamo detti nulla perché litigavamo, sono dunque 4 giorni al mese da togliere per un totale di 18 mesi x 4 gg di mancati “Ti amo”, i giorni effettivi da togliere sono 72. Quindi 540 – 72 = 468 giorni in cui ci eravamo detti o scritti “Ti amo” per una media di 3 volte a giorno = 1404 “Ti amo” in 18 mesi, non c’è male, distribuiti abbastanza equamente tra me e lei, ma penso che io ne abbia detto qualcuno in più, anche se questa affermazione non ha alcun supporto empirico. Continuando nell’analisi quantitativa del nostro amore, che comunque ha la sua importanza, anche se questa viene solitamente del tutto ignorata, noi ci vedevamo circa 5 giorni al mese, cioè due fine settimana più o meno lunghi dato che non vivevamo nella stessa città. Più i periodi di feste comandati (natalizie, pasquali, estive) in cui stavamo insieme da un minimo di una settimana fino a 3 settimane d’estate. Poniamo una media di 2 settimane per ognuno dei tre periodi menzionati, fanno 42 giorni il primo anno e 21 il secondo. I giorni totali che abbiamo passato insieme sono dunque stati all’incirca: (5 x 18) + 42 +21 = 153 in totale. Considerando che il nostro era un rapporto ad alta intensità sessuale e considerando che quando ci vedevamo il week-end dovevamo recuperare gli arretrati della settimana facevamo l’amore 3 volte al giorno in media, ma forse anche di più. Per completezza di informazione, conviene definire meglio cosa si intende per fare l’amore. Per fare l’amore intendo dall’inizio della penetrazione al momento in cui io avevo il mio orgasmo, dal momento che dopo questo era tecnicamente impossibile continuare se non dopo una pausa più o meno lunga, mentre dopo l’orgasmo femminile si può tranquillamente continuare a fare l’amore. Il numero approssimativo di volte in cui avevamo fatto l’amore è stato 153 gg x 3 = 459. Per semplicità arrotonderei tranquillamente a 460.

Continua a leggere

Ma veniamo agli orgasmi: per quelli maschili (cioè i miei) siamo fermi a 460, visto come abbiamo impostato l’analisi. Si sa che per gli uomini (almeno quelli più dotati per le arti amatorie) finché non superi i 27/28 anni ne puoi avere uno in fila all’altro, con pause brevissime, anche fino a 16 in un giorno, record personale tra le persone che conosco e che non raccontano stronzate, ma non dirò chi. Poi con l’avanzare dell’età il numero di orgasmi giornalieri a disposizione diminuisce ma in compenso la durata si può allungare se ci si tiene allenati e in buona salute: un esercizio aerobico moderato per tenere oliato il sistema cardiocircolatorio, in palestra vai con lo squat esercizio multiarticolare che ti boosta il testosterone a mille in modo naturale soprattutto se esegui poche ripetizioni a brevi intervalli con carichi pesanti al 90% del tuo massimale circa, niente grassi nel sangue, solo colesterolo buono che serve a produrre testosterone, lo trovi nel rosso dell’uovo per dire ma anche nelle mandorle. Un’ultima dritta: gli integratori aiutano il sesso, non bisogna tralasciare nulla. Uno su tutti: L-Arginina, che sarebbe un aminoacido, gli aminoacidi ramificati sono i precursori delle proteine; si usa per migliorare la resistenza dei muscoli durante gli allenamenti in palestra perché favorisce l’afflusso di sangue ai vasi sanguigni periferici e quindi migliora anche le prestazioni del cazzo perché anche lui è un muscolo – un muscolo cavo pieno di vasi sanguigni organizzati con uno schema a ragnatela – e dunque ha un disperato bisogno di sangue per impennarsi. Occhio però che la L-Arginina, come tutti i vasodilatatori d’altronde, abbassa la pressione, giramenti di testa, debolezza generalizzata (tranne il pisello, giuro, magari vi dovrete stendere a letto ma con l’alzabandiera sotto le lenzuola se la tua donna vorrà approfittarne per fare un giro di prova mentre sei steso supino senza energia). Il tutto per dire che anche la salute sessuale aiuta l’amore, garantito: con più sesso darete meno motivi al vostro partner di mettervi le corna e quindi meno corna meno potenziali crisi di coppia. Bisogna coltivare la propria sessualità come direbbe oggi Voltaire in un porno Candido, che poi già quello originale era bello spinto, c’era pure la zoofilia. Insomma intorno ai 50 anni di orgasmi ne puoi ancora avere fino a 2 o anche tre al giorno quando imbocchi la giornata buona, ma possono durare molto in caso di forma fisica perfetta e senza bisogno di applicare tecniche tantra, mentre quando hai vent’anni basta un tiepido ed avvolgente colpo di vento per farti venire e spargere il tuo spumoso seme alla rinfusa dove capita capita. In effetti tra i venti e i cinquant’anni anche la qualità del seme cambia radicalmente, da che è molto denso e bianco come l’albume montato quando si fanno le meringhe a un liquido trasparente, appiccicaticcio ma acquoso quando si avvicinano i cinquanta. Le performance scadono decisamente al calare della forma fisica, fino ad annullare del tutto o quasi le capacità amatorie nell’uomo già verso i 50 anni in presenza di quantità non insignificanti di uno o più dei tre fattori di rischio: grassi (corporei e nel sangue, colesterolo cattivo), nicotina, alcool. Per quelli femminili di orgasmi, dal momento che le donne hanno l’incomparabile vantaggio di poter ricominciare quasi subito senza interrompere l’atto sessuale, insomma ne possono inanellare uno dopo l’altro di orgasmi (la catena di montaggio degli orgasmi, è ingiusto) e visto che c’era una particolare intesa tra noi, direi che in media per ogni volta che abbiamo fatto l’amore lei ha avuto 2,5 orgasmi, per un totale di 460 x 2,5 = 1150 orgasmi. Un altro al mio posto andrebbe in giro a vantarsene, per certe donne sono gli orgasmi di una vita intera; per altre, le più sfortunate, sono di più, molti di più, di quelli che si possono permettere nel corso di una grama esistenza. Io invece, forse anche per questo motivo, soffrivo le terribili pene d’amore che hanno cantato squadre intere di poeti sin dai tempi antichi, mentre andavo in giro trascinando il mio trolley con la mano destra e tenendo il telefonino nella sinistra, seguendo le istruzioni della suadente voce femminile con un leggero accento metallico e, al tempo stesso, rifacendo mille volte dentro di me questi complicati calcoli dei numeri del nostro amore.

Insieme avevamo anche sperimentato lo squirting; prima fu una scoperta un po’ casuale, dico per me, quando dopo qualche tempo che facevamo l’amore, mano a mano che l’affiatamento cresceva, cominciai a notare sulle lenzuola un certo liquido che non era roba mia, belle macchie tonde come se qualcuno ci avesse rovesciato sopra un’intera tazza di tè. Quando facevamo l’amore nella posizione del missionario, lei puntava le punte dei piedi sul materasso, come una ballerina, e spingeva il bacino verso l’alto, io facevo resistenza rimanendo il più possibile attaccato al suo pube, e insomma dentro di lei la mia prolunga si strofinava con la parte superiore della vagina ed ecco che lo strano fenomeno di una produzione abbondante di liquidi femminili si produceva. Per me la faccenda richiedeva un po’ d’impegno, ma siccome sentivo che lei gradiva mi prestavo volentieri. Poi, una volta approfondita la questione con un po’ di letteratura più o meno scientifica e qualche film porno, imparai a gestire il suo squirting, cioè l’eiaculazione femminile, e questa fu per me fonte di grande soddisfazione e per noi due un motivo ulteriore per ritenere il nostro un rapporto veramente speciale, diverso dagli altri, unico, come lo pensano tutte le coppie al culmine dell’intesa, è proprio vero che siamo dei maestri a raccontare cazzate al nostro ego per compiacerlo. Dopo che avevamo fatto l’amore, io mi divertivo a stimolarla quando lei iniziava a rilassarsi, e mi diceva che era già soddisfatta. Ma io le rispondevo: sì non ti preoccupare ti do solo qualche carezza. Mentre era supina sul letto, io mi mettevo di lato, le baciavo il seno mentre con l’indice e il medio iniziavo a massaggiarle la passera nella parte esterna. Con un po’ di pazienza e delicatezza lei ricominciava a lasciarsi andare, magari le sfioravo per un po’ anche il clitoride, massaggiavo un pochino il seno sinistro, e poi inserivo le due dita nella vagina, le carezzavo ritmicamente la parte superiore con le due dita piegate leggermente all’insù, il suo sguardo si annebbiava, gli occhi semi chiusi, e più il suo corpo si contraeva con dei sussulti, più aumentavo il ritmo, avanti e dietro, non perdendo il contatto con le pareti della vagina, la pressione delle mie labbra sul capezzolo aumentava, la mia mano iniziava a bagnarsi fino al polso, la macchia sulle lenzuola cresceva come una marea montante, e poi era lì, nelle mie mani, in completa estasi e io con lei, sensazione di onnipotenza, lo sciacquettio esuberante di una fontana che zampilla. Il giochetto poteva ricominciare tante volte, lei mi lasciava fare, io me ne approfittavo finché la mano non mi faceva male, ci passavamo le giornate*. Ma quei momenti non erano amore, direbbero i manuali, ammesso che i manuali stiano lì ad investigare i rapporti tra squirting e amore. Chi non l’ha sperimentato non può capire.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Algoritmi d’Amore”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Stefano Sessa
Sono nato, ho vissuto, ancora non sono morto, sembrerebbe. Per ingannare l'attesa mi diletto a scrivere, tra l'altro. Seriamente, sono nato a Nizza, quando ormai era stata annessa alla Francia da un pezzo e a nulla erano valse le proteste del buon Garibaldi, mio concittadino. Con lui ho in comune la passione per l'avventura, che nel caso suo ha concretizzato nel mondo di qua, mentre le mie avventure si sono sempre svolte nel mondo di la: il terreno fertile e infinito e infido della fantasia. Tra una cavalcata fantastica e l'altra ho trovato il tempo di prendere la maturità al liceo francese di Roma e poi di laurearmi in Economia quando sembrava che quella laurea fosse il passaporto per la felicità e la ricchezza. In realtà mi sono ritrovato a lavorare in un mondo mercantile che non mi corrispondeva e che mi ha sempre fiutato come un oggetto estraneo. Cerco la redenzione nell'arte.
Stefano Sessa on FacebookStefano Sessa on Linkedin
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie