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Alibi di carta: morte fra le righe

Alibi di carta: morte fra le righe
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Consegna prevista Aprile 2022

Christine e Alessio si sono appena sposati. Il loro viaggio di nozze sembra essere perfetto, ma un incidente stradale cambia il corso degli eventi. Smarriti, alle porte dell’antico borgo di Voltaria, vengono soccorsi da Scarlett, donna affascinante che li convince a restare per prendere parte alla “Vergine Suicida”, storica tradizione che si rivelerà un autentico incubo ad occhi aperti per la giovane coppia.

Questa è una delle storie che Alessio Petrucci, famoso autore di romanzi horror, sta cercando di scrivere rinchiuso nel suo cottage sperduto fra i boschi. Il blocco dello scrittore è tornato e per ritrovare l’ispirazione e il successo del primo romanzo sa che dovrà spingersi oltre, che dovrà uccidere di nuovo e seppellire un cadavere fra le pagine del suo libro. Cosa si nasconde dietro Alessio Petrucci? Fantasia o crudele verità? Queste le domande che ruotano nella mente di un misterioso detective che sta scavando fra le righe delle sue opere.

Perché ho scritto questo libro?

La scrittura, come la creatività in tutte le sue sfaccettature, mi aiuta a evadere dalla realtà.
La letteratura gotica, il cinema e i romanzi horror mi affascinano da sempre. Scrivere di misteri e paure mi diverte, non riesco a farne a meno, e così eccomi qui a proporvi la mia ultima fatica, Alibi di Carta, che mi ha condotto, qui ed ora, da voi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Siamo rinchiusi fra queste mura da così tanto tempo che non sappiamo più distinguere la verità dalla menzogna.

Capitolo 1

Acciaio e tempesta

Il rasoio era davanti ai suoi occhi, sdraiato su un panno di velluto nero. La lama risplendeva, colpita dalla luce di una lampadina che oscillava in modo impercettibile sopra la sua testa.

Era rimasta per cinque minuti a fissarlo, cercando di ricomporre il proprio volto deformato nell’affilato acciaio giapponese. Rilesse più volte l’incisione “Buon sangue non mente” e pensò a suo padre e a ciò che le aveva detto donandole quell’oggetto.

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“Questa è per te, Scarlett. È la mia lama preferita, l’ho usata molte volte ma solo quando l’occasione era davvero importante. È ancora affilata come la prima volta. L’incisione l’ho fatta realizzare da un orafo, uno dei migliori, ma la finitura non ha poi così tanta importanza, è il messaggio quello a cui tenevo veramente. Ti voglio bene, piccola mia”. Ascoltò quelle parole nella sua mente attraverso la voce del padre, un ricordo indelebile. Gli occhi di Scarlett si fecero lucidi, e la cantina sembrò liquefarsi, allagandosi di tristezza. Tirò su la manica e diede un bacio al tatuaggio a forma di cuore che aveva sul braccio, un punta spilli rosso e ricco di dettagli che aveva il compito di ricordarle il passato e il dolore che l’amore può infliggere.

Il silenzio là sotto era quasi perfetto, ma il suo acufene era capace di farle dimenticare la vera essenza del vuoto assoluto, della solitudine. Pensò che anche se l’avessero abbandonata nel punto più recondito dell’universo, avrebbe comunque sentito quel dannato fischio attraversarle il cervello. Forse si trovava già nel posto più recondito dell’universo.

Si asciugò le lacrime, prese i lembi del panno e vi avvolse rapidamente il rasoio, richiuse il tutto in una scatola di mogano che infilò nel cassetto, all’interno di un mobile ben rifinito ma ormai devastato dall’insaziabile appetito delle tarme.

Si voltò, salì le scale in legno e dopo aver spento la luce, uscì dalla cantina. Il tanfo di muffa venne sostituito da un piacevole miscuglio di erba e di fiori. Nuvole grigie cominciavano ad addensarsi in un manto scuro e gonfio di rabbia. Si fermò a guardarle e vide un fulmine violaceo cadere al suolo in

lontananza, disegnando un taglio profondo nel paesaggio. Le cime dei cipressi oscillavano ascoltando il ritmo del vento, l’erba si ridisegnava spettinata dalle folate che scompigliarono anche i suoi lunghi capelli biondo cenere.

Si accese una sigaretta e il fumo si alzò in volo. Amava starsene lì, nel giardino di casa, una piccola villa ben curata, costruita dal padre prima che lei nascesse. Le pareti esterne erano di roccia grezza, e la scalinata che portava al primo piano era la cosa che preferiva. L’arco che sosteneva la gradinata era avvolto dall’edera che con il passare del tempo si era appropriata del durissimo sasso appigliandovisi con tenaci tentacoli. Esisteva un legame particolare, unico, fra Scarlett e quella casa, un legame viscerale che le faceva pensare di essere sempre stata lì a camminare fra le stanze, a passeggiare nei corridoi, a osservare il paesaggio scostando le tende.

Alzò lo sguardo e vide che le finestre erano chiuse, eccetto quella della mansarda, all’ultimo piano, che era soltanto accostata.

Mentre fumava, facendo tiri avidi, pensò a come l’ultimo anno fosse volato in fretta, da quando la sua lama “speciale”, quella utilizzata esclusivamente per uccidere, aveva assaggiato per l’ultima volta il sapore del sangue. Mentre i pensieri si facevano strada fra i ricordi, la prima goccia di pioggia cadde e la colpì in fronte, scivolando e sfiorandole l’occhio destro, come una lacrima d’acqua dolce.

Era arrivato il momento di rientrare. Schiacciò la sigaretta fra le dita costringendo la punta di tabacco incandescente a scivolare via dalla cartina e precipitare. Gettò il resto del mozzicone nel posacenere sul tavolino di ferro accanto a lei, e proprio mentre stava per chiudersi la porta alle spalle, un altro fulmine squarciò l’aria e un tuono esplose in un boato che mise in fuga uno stormo di cornacchie che staccandosi tutte insieme dal ramo di una quercia, presero a gracchiare furibonde.

Capitolo 2

Mezza luna di miele

“È davvero vicino”, disse Christine, scostando la tenda e chiudendo la finestra, quasi a voler tenere lontani quei nuvoloni spaventosi e il gruppo di uccellacci che si era levato in volo.

“Hai paura, piccola?” le chiese Alessio, avvicinandosi da dietro e abbracciandola. Le sue dita si mossero delicatamente per sollevarle il vestito, un abitino parecchio corto, decorato con un fantasia di fiori arancioni e viola. Il tessuto si arricciò sui fianchi, scoprendo poco alla volta l’assenza di biancheria intima.

“Questo non me l’aspettavo” disse, con un ghigno fatto per metà di felicità e per metà di lussuria. Prese a baciarle il collo e lei piegò il capo, lasciandogli strada libera e facendo precipitare sul lato i lunghi capelli, una cascata dorata al profumo di lavanda.

“Hai un buon odore, sai?”

“Sì?!” gli sussurrò lei. Si voltò e lo baciò sulla bocca, spingendolo verso il letto.

Le lenzuola presero ad agitarsi trasformandosi in una marea di cotone, le cui pieghe erano onde che si adagiavano sui loro corpi. Christine si sfilò il vestito mostrando il piccolo seno e la pelle chiara, impreziosita da minuscole lentiggini che sapevano d’Irlanda. Alessio la osservò, convincendosi una volta di più di quanto sposarla fosse stata una delle migliori decisioni mai prese. Era la sua metà perfetta, ciò che non era mai riuscito a trovare in nessun’altra. Portarla all’altare era stato naturale, una decisione presa non per completare la coppia o per aggiungere una medaglia al valore alla loro relazione, ma per celebrare il loro amore e poter proseguire insieme l’unica vita che avevano a disposizione. Alessio credeva in Dio, la sua dimensione spirituale era sempre presente, e non mancava qualche preghiera snocciolata prima di addormentarsi, ma il matrimonio per lui, come per Christine, era un evento terreno, legato ad un amore che più reale di così non poteva diventare.

Lei ansimava, lui le toccava i seni. Lei chiuse gli occhi e lui ascoltò il suo respiro.

Christine si rigirò lasciandosi cadere sul letto. Aprì le gambe, lasciandole precipitare in balia di una gravità che per un attimo sentì davvero troppo forte e strinse a sé suo marito. Chiamarlo “marito” le sembrava ancora così strano, e sorrise mentalmente a quel pensiero. Mentre il piacere cominciava a farsi più intenso, le travi di legno scuro che sorreggevano il soffitto parvero appannarsi sotto il suo sguardo, così Christine chiuse gli occhi, graffiò involontariamente la schiena di Alessio, e si abbandonò.

Alessio, sopra di lei, per un attimo la rivide nel momento in cui attraversava la navata avvolta nell’abito bianco, che aveva immaginato proprio così, pochi fronzoli, pochi elementi decorativi, apparentemente semplice, proprio come lei d’altronde. Nessun trucco, la bellezza stava nei dettagli, e coglierli era un’abilità che Alessio aveva da sempre.

Mentre l’orgasmo stava per rapirlo, la finestra si aprì, spalancata da una forte frustata di vento che costrinse le tende ad agitarsi come fantasmi.

Christine appoggiò la testa sul petto di suo marito.

Era stanca, avevano camminato tutto il giorno. Il borgo medievale non era molto grande, ma aveva offerto loro luoghi da incantevoli da vistare e scorci da ammirare. Il museo, il duomo, la minuscola chiesa arroccata sulla parte più alta della città, i vicoli. E a ben pensarci, la cerimonia, che sembrava essere distante un secolo, si era tenuta soltanto due giorni prima. Certo, avrebbe fatto a meno del l’incidente in auto, ma stavano bene, questo era l’importante. Qualche stupido chiodo gettato sull’asfalto non aveva però frenato il loro entusiasmo. Tutte quelle emozioni le avevano portato via una quantità di energie inimmaginabile. Aveva bisogno di dormire.

“Ti amo” gli disse, e lui rispose con le stesse parole, la stessa intonazione.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Luca Aloia
Sin da bambino non facevo altro che disegnare, ore e ore al giorno, riempiendo centinaia di fogli con la mia fantasia. I miei genitori devono averne spesi di soldi fra pennarelli e quaderni.
Poi si cresce, e si cambia, ma la passione per il disegno e la creatività non mi ha mai abbandonato. Oggi ho 35 anni, la mia passione è diventata il mio lavoro. La creatività però non è fatta solo di immagini, ma anche di parole. Carta e penna - ad essere sinceri adesso sono più mouse e PC - continuano ad accompagnarmi e un paio di anni fa ho pubblicato il mio primo romanzo, Bad Love, un thriller con venature horror.
La passione per la scrittura non si è fermata, la notte ha continuato ad ispirarmi, e così sono riuscito a completare il mio secondo romanzo.
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