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Alle origini del Dracula di Bram Stoker: dal folklore alla letteratura

Alle origini del Dracula di Bram Stoker: dal folklore alla letteratura.

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Marzo 2022
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Tutto il mondo ricorda il Dracula del grande schermo. Pochi, però, ne conoscono la versione letteraria e hanno letto il capolavoro dello scrittore irlandese Bram Stoker. Malgrado l’immeritato trattamento riservato all’autore, il Conte Dracula è senza dubbio entrato nell’immaginario collettivo, al punto da venire totalmente identificato col vampiro in genere. Quanto, però, questa figura dell’immaginario comune ha del personaggio di Stoker? Quanto, invece, è dovuto a contaminazioni successive, anche e soprattutto in ambito cinematografico? E infine, in che misura il Conte era stato inventato da Stoker e quanto quest’ultimo aveva invece attinto alla letteratura gotica e, soprattutto, al folklore e alle tradizioni dell’Europa centro-orientale? Questo appassionato saggio critico si propone di contrastare la tendenza che ha reso immortale un personaggio, dimenticando un artista, che fu non solo grande scrittore, ma anche giornalista, critico, impresario teatrale ed emblematica figura del suo tempo.

Perché ho scritto questo libro?

L’amore, nelle sue innumerevoli forme, mi ha spinto a scrivere questo libro e mi ha ispirato sempre.
Amore per il mito, la letteratura, la scrittura immortale e il romanzo gotico. Amore per l’Irlanda, i suoi paesaggi, i suoi colori, le sue luci e ombre e per i tanti volti che hanno animato il mio anno a Dublino. Amore per un autore ingiustamente negletto, per il suo talento e per il suo essere isolano (come me), con tutti i conflitti interiori che questo comporta.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Chiunque si proponga di incanalare Dracula tra i rappresentanti di questo o quel genere letterario, dando dell’opera di conseguenza una sorta di ‘etichettatura sintetica’, ha di fronte a sé un compito arduo. Imbrigliare il romanzo di Stoker in un filone unico equivale a svilirlo. Dracula è allo stesso tempo datato ed incredibilmente moderno, surreale ma scientifico, istintivo ma analitico.1 È per questo che, dovendo definirlo, vengono in mente non solo il gotico, ma anche il romanzo storico, quello epistolare, la detective story. D’altro canto, non è forse prerogativa di ogni grande opera, letteraria e non, quella di trascendere i limiti spazio temporali propri di un unico genere, per acquistare un valore fuori dal tempo? Non diciamo forse, anche in ambito musicale o architettonico, che ciò che è davvero bello risulta immortale e sempre incredibilmente moderno?

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Ebbene, questo è anche il caso dell’opera di Stoker. Ci si trova d’accordo con Alessandro Baricco, quando afferma “Vorrei pensare al Conte Dracula dimenticando tutto ciò che è successo dopo Bram Stoker. […] Smetterla di immaginarsi Mina Harker con la faccia di Winona Ryder. Difficile, ma non impossibile.2” Questo perché, leggendo il romanzo per la prima volta, carichi di un retaggio di ‘immagini vampiriche’ post-Stoker più o meno ‘liberamente tratte’, ci si rende conto di quanto il romanzo, anche a confronto con le ultime pellicole cinematografiche del XXI secolo, surclassi spesso in termini di modernità i più tardi emuli.

Si è appena affermato che ci sono però anche degli aspetti indubbiamente ‘datati’ dell’opera di Stoker, e ci si accinge a spiegare il perché. Il romanzo è, nella descrizione e nella esaltazione (talvolta pedante) di valori come la famiglia, la religione, l’amore puro ed etereo, l’inibizione delle passioni più sensuali, inequivocabilmente un prodotto dell’Inghilterra Ottocentesca Vittoriana. Al tempo stesso, questo non è che un aspetto dell’opera. Le mille sfaccettature che rendono il romanzo così dissimile dagli esempi precedenti (e futuri), ne fanno una sorta di unicum letterario. È inevitabile, al fine di motivare certe affermazioni, evidenziare quali elementi accomunino l’opera ai diversi filoni letterari o da essi la allontanino. Riccardo Reim afferma:

Dracula è l’ultimo grande romanzo gotico, un genere le cui fondamenta erano state gettate nella letteratura inglese da autori come Horace Walpole (The Castle of Otranto), Ann Radcliffe (The Mysteries of Udolpho, The Italian), Matthew G. Lewis (The Monk), Charles Robert Maturin (Melmoth The Wanderer); anche il filone vampiresco vantava precedenti abbastanza cospicui: The Vampire di John William Polidori, Varney The Vampire di Thomas

Peckett Prest e soprattutto Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu, una delle più belle storie di vampiri che siano mai state immaginate […]

Punter classifica Stoker tra i cinque più importanti esponenti del gotico decadente3, una corrente altrettanto significativa del gotico iniziale. Secondo lo scrittore, Dracula, come gli altri romanzi del genere, sarebbe caratterizzato dall’esprimere il senso della decadenza “nell’interessamento al problema della degenerazione e quindi dell’assenza dell’umano”.4 La domanda che tutti i grandi romanzi decadenti si pongono è sempre la stessa, presentata da angolazioni diverse, e cioè: “Quanto si può perdere – individualmente, socialmente, razionalmente – e rimanere sempre uomini? Si potrebbe porre la domanda molto più brutalmente: fino a che punto si può venire <> e rimanere sempre inglesi?”5.

In altri testi ancora, Dracula viene annoverato tra gli appartenenti al filone ‘nero’, a sua volta parte del gotico. Anche secondo Lörinczi, Stoker avrebbe dato vita all’ “ultimo della serie dei romanzi gotici classici”6. La studiosa lo definisce significativamente “romanzo tardo gotico ma anche, ovviamente, realistico/naturalistico.”7

Il fatto che Dracula presenti degli elementi propri del romanzo gotico, in particolare che abbia attinto al ‘filone vampirico’ a piene mani, è indubbio. Se è vero che con genere gotico si definisce “un genere di romanzo che si diffonde in Inghilterra a cominciare dalla seconda metà del ‘700 […] un gusto antitetico a quello luminoso e armonico del classicismo, un gusto per l’orrido e il tenebroso, quale quello riscontrabile, appunto, nel medioevo gotico”8 , se è vero che il termine gotico evoca “una certa enfasi nel descrivere il terrificante, una frequente insistenza sulle ambientazioni arcaiche, un uso cospicuo del soprannaturale, la presenza di personaggi estremamente stereotipati e il tentativo di dispiegare e perfezionare le tecniche di suspense letteraria”, se è vero inoltre che “[…] la narrativa gotica è la narrativa del castello infestato da spettri, delle eroine in preda a indescrivibili terrori, del cattivo cupamente minaccioso, dei fantasmi, dei vampiri,

dei mostri e dei licantropi”9, allora Dracula può essere considerato, tra le altre cose, un romanzo gotico.

Ma l’affermazione già citata di Lörinczi ci riporta ad un altro aspetto dell’opera di Stoker che non può non essere preso in considerazione: quello di romanzo realistico-naturalistico. Intendiamo genericamente come “romanzo realistico ottocentesco” un genere che si prefiggeva l’obiettivo di proporsi come specchio della realtà contemporanea, descrivendo le dinamiche e i conflitti distintivi del mondo della borghesia e delle classi meno agiate. Tale tipo di romanzo è inoltre contraddistinto dal monologo interiore e da una visione del tempo discontinua. È interessante, a questo proposito, quanto afferma F. Saba Sardi:

Quella del Modern Style è stata un’epoca di esattezze e di certezze, ideale estetico che in letteratura imponeva, da un lato, la documentazione esatta, e dunque il testo come riproduzione della realtà sociale, e dall’altro, la minuzia della descrizione, oggettiva e soggettiva. […] Insomma, anche nella forma-romanzo dominava la logica, così sicura di sé da permettersi di affrontare, descrivendolo, il drago-passione.10

E dice Petronio: “La tecnica narrativa del Dracula si conforma anche a questa esigenza di realismo, e nella sua messa a punto Stoker, come afferma A. Abruzzese, <>”11.

Di ispirazione naturalistica, Dracula ha invece la vocazione a sostenere il realismo con la fiducia nella capacità dell’autore di rappresentare “scientificamente” la società con le sue leggi, nello stesso modo in cui lo scienziato studia e analizza le leggi naturali. Quest’ultimo elemento è talmente accentuato nel romanzo di Stoker, da portare il suo autore a voler giustificare in maniera scientifica e razionale elementi assolutamente irrazionali. Come conseguenza diretta di questo approccio, se pure ci sono degli sprazzi di “puro terrore” in cui un testo come Dracula, con la giusta atmosfera, può anche causare qualche problema di insonnia, è anche vero che lunghe sezioni dell’opera di “orrorifico” sembrano non conservare niente. Il vampiro è inseguito, studiato, combattuto, sconfitto, così come si farebbe con un comune criminale “mortale” in una detective story. Come afferma Cammarota “ogni singolo fattore referente è inserito efficacemente nel grande

sistema di comunicazione e le singole tessere […] vengono usate per completare la distruzione dell’ inesplicabile mediante l’uso dell’ esplicabile tout court”.12

Impossibile anche definire Dracula solo come romanzo epistolare, in quanto non si tratta di un testo scritto esclusivamente sotto forma di lettere, bensì è il risultato della compresenza di vari tipi di informazioni raccolti insieme: pagine a mano, stampate o dattiloscritte, registrazioni fonografiche, telegrammi, diari privati, di viaggio e stenografici, lettere private, lettere professionali e commerciali, registrazioni scientifiche, resoconti medici, articoli di giornale. “Dallo scambio di informazioni, punti di vista e annotazioni il lettore ricava e ricostruisce le fila della vicenda, come fosse un testimone accidentale cui sono capitati in mano tutti questi documenti da decifrare e mettere insieme.”13

Qualche accenno merita anche il “personaggio Dracula”, in quanto prosecutore di determinate convenzioni già tracciate dal romanzo vampirico pre-Stoker, ma allo stesso tempo segno di una notevole vena innovativa dell’autore. Senza dubbio il vampiro stokeriano mantiene alcune delle caratteristiche proprie di quello folklorico già delineato precedentemente. Egli infatti succhia il sangue delle sue vittime, può assumere forme diverse, quali pipistrello, nebbia, lupo, può parlare con gli animali, può essere annientato conficcandogli un paletto nel cuore e con la decapitazione, teme l’aglio, non può entrare in un luogo se non vi è invitato. Alcune delle sue prerogative sono invece quelle tipiche del vampiro letterario precedente (egli è un nobile, dal carattere fortemente antiborghese da sovvertitore dell’ordine costituito, ha un aspetto cadaverico e una forte carica erotico-sensuale). Al tempo stesso, Stoker introduce degli elementi nuovi che segnano una linea netta di demarcazione con la tradizione precedente, letteraria e non. Primo elemento da notare è il luogo di ambientazione dell’opera. O forse sarebbe meglio dire i luoghi. Alla più tradizionale Stiria di Carmilla o alla Grecia de Il Vampiro di Polidori, Stoker preferisce la Transilvania. Questa, tuttavia, è solo il Paese di provenienza del Conte, il cui obiettivo è, in realtà, la conquista della Londra Vittoriana. Di fatto, quindi, gran parte della trama del romanzo si dipana non in luoghi remoti ed esotici, come era avvenuto precedentemente, oppure nei luoghi “classici” del vampirismo, bensì nella più vicina Londra. In secondo luogo, se sia in Polidori che in Le Fanu il vampiro/a era caratterizzato/a dall’apparire debole, snervato/a, Dracula, nonostante il pallore iniziale

(dovuto al protratto “digiuno”), appare in seguito vigoroso ed energico (il che è molto più coerente sia con il suo passato di condottiero valoroso, sia con le caratteristiche del vampiro folklorico). Terzo aspetto di differenziazione, non meno importante dei precedenti, è il fatto che, se Il Vampiro, Carmilla, o ancora Varney si presentavano come potenziale pericolo per l’identità delle proprie vittime, il personaggio di Stoker, ben più minacciosamente, costituisce un “potenziale di annientamento” anche da un punto di vista culturale, politico, razziale.14 In Stoker, infine, si manifesta la necessità, pur aderente a determinate convenzioni, di “conferire alla rappresentazione del vampiro una nuova e reale base storica”15.

Se è vero che il vampiro letterario di Polidori si rifaceva chiaramente all’eroe byroniano, e, come spesso la donna-vampira, presentava spiccate analogie con l’amante fatale, il Conte Dracula di Stoker, a tratti, sembra rivendicare parentele più insospettabili, come il Satana di Tasso o di Marini. Come quest’ultimo, infatti, il Conte è stato contraddistinto, in un’esistenza precedente, da grande valore in battaglia. La differenza tra i due è che, mentre Dracula ha combattuto per la causa divina (in quanto crociato)16, Satana si è schierato contro l’esercito celeste. Si veda questo brano di Tasso, riportato in Praz:

…non sono ancor estinti

Gli spirti in voi di quel valor primiero,

Quando di ferro e d’alte fiamme cinti

Pugnammo già contra il celeste impero.17

D’altro canto, anche il personaggio di Stoker, già in vita, era stato contraddistinto da “commerci con Maligno”, se è vero che aveva “imparato segreti di diavolo in Scolomanzia”18.

Merita un breve accenno anche la descrizione fisica del Conte. Qui, nota Miller19, si sprecano le ipotesi (non sempre attendibili) sui modelli reali che potrebbero aver ispirato lo scrittore irlandese nel delineare il suo personaggio più famoso. Si parte da personaggi realmente esistiti e che Stoker conobbe più o meno intimamente, come ad esempio Henry Irving, da cui il Conte avrebbe preso in prestito la forma del viso, l’altezza, la costituzione filiforme, i capelli, il naso aquilino. Di Tennyson o Burton potrebbero essere stati i canini aguzzi, mentre di Jaques Damala, un attore greco sposato con Sarah Bernhardt, gli occhi e il viso dal colorito cereo. Dal “tipo criminale” di Lombroso sarebbero invece mutuati particolari come le sopracciglia folte, mentre dello stereotipo dell’ebreo Dracula avrebbe ancora una volta il naso. A proposito di quest’ultima ipotesi, è senz’altro probabile che il protagonista del Mercante di Venezia, Shylock, interpretato più volte da Irving, avesse in qualche modo colpito lo scrittore irlandese.

Infine, alcuni elementi del lupo mannaro (unghie appuntite, canini evidenti, mani larghe con dita tozze e palmi pelosi, sopracciglia che quasi si incontrano sul naso) e del “cattivo” gotico (vedi ad esempio lo Schedoni di The Italian di Ann Radcliffe: alto, magro, vestito completamente di nero, anch’egli vanta natali illustri ma decaduta fortuna) confluiscono inevitabilmente nel personaggio. Non dimentichiamo, infine, come Leatherdale fa notare, la somiglianza con il Vlad storico e, come nota Saba Sardi, i tratti tipici delle persone dal <> così come presentati nei trattati di fisiognomica dell’Ottocento (viso affilato, denti aguzzi)20.

1 Cfr. Miller, 2000, che a pag. 158 definisce Dracula “a curious blend of tedious details and flashes of dramatic intensity”/“una strana sintesi di dettagli noiosi e sprazzi di intensità drammatica”) – (Traduzione mia). 2 Vedi la postfazione di Baricco contenuta in Stoker B. Dracula, 2003. 3 Gli altri quattro esponenti sarebbero, secondo Punter, Robert Louis Stevenson, Oscar Wilde, Herbert G. Wells e Arthur Machen. 4 Cfr. Punter, 1985, pag. 203. 5 Ibidem. 6 Lörinczi, 1998, pag. 16. 7 Ibid. 8 Baldi /Giusso/Razetti /Zaccaria, 1993. 9 Punter, 1985, pag. 11. 10 Cit. in Petronio, 1999, pag. 77. 11 Ibidem. 12 Idem, pagg. 77-8. 13 Idem, pag. 77. 14 Per questi tre aspetti vedi Arata S. D. The Occidental Tourist: Dracula and The Anxiety of Reverse Colonization – in Auerbach /Skal, 1997, pagg. 462/65. 15 Petronio, 1999, pag. 77. 16 È questo uno degli elementi, oltre al nome, che accomuna il personaggio di Stoker al Dracula storico, un crociato conosciuto proprio per praticare la pratica dell’impalamento contro i Turchi infedeli. 17 Praz, 1966, pag. 50. 18 Per entrambi i virgolettati vedi Stoker B. Dracula, 2003, pag. 284. 19 Per il discorso sull’aspetto fisico del Conte cfr. Miller, 2000, pagg. 42/48. 20 Sia per il riferimento a Leatherdale che a Saba Sardi cfr. quanto riportato in Petronio, 1999, pag. 81.

2021-10-23

Evento

Biblioteca popolare "Giardino" - Ferrara Sabato 23 ottobre avrò l'onore e il piacere di presentare il mio saggio "Alle origini del Dracula di Bram Stoker: dal folklore alla letteratura" presso la Biblioteca Popolare "Giardino" di Ferrara. Siete tutti benvenuti! Per chi fosse interessato a partecipare, vi chiedo solo la cortesia di farmelo sapere in privato (sulla mia pagina FB o IG) con qualche giorno di anticipo. L'evento si terrà al chiuso, perciò verrà richiesto il green pass. GRAZIE!!
2021-10-12

Aggiornamento

In data 8/10/2021, grazie al prezioso supporto e alla fiducia di voi sostenitori e sostenitrici, abbiamo raggiunto l'obiettivo extra di ulteriori 50 preordini! "Alle origini del Dracula di Bram Stoker: dal folklore alla letteratura" ha raggiunto l'extra goal, con 250 copie totali preordinate finora. Questo si tradurrà in ulteriore, prezioso sostegno da parte della casa editrice bookabook. La campagna durerà ancora per qualche giorno, fino al 24 ottobre. Potete ancora preordinare! :-) Un immenso GRAZIE a tutti coloro che hanno creduto o crederanno in me e nel mio progetto!
2021-09-03

Evento

Account IG di Bookabook Oggi sarò presente, insieme a Elisabetta Barberio de "Il sogno di Ragnar" alla diretta di "Finalmente è venerdì (Letterario)". Non mancate!!
2021-08-24

Aggiornamento

"Alle origini del Dracula di Bram Stoker: dal folklore alla letteratura" ha raggiunto le 200 copie pre-ordinate!!! Il testo verrà pubblicato e sarà presente in libreria e online. Questa vittoria non è solo mia, ma di tutti coloro che hanno creduto in questo progetto e in me. GRAZIE!!!!
2021-06-08

“Il Dispari”

"Alle origini del Dracula di Bram Stoker: dal folklore alla letteratura" è sul quotidiano "Il Dispari" di Ischia!

Commenti

  1. Filippo Maestri

    (proprietario verificato)

    Non sapevo che si potesse scaricare la bozza ! I video approfondimenti di Sara mi hanno suscitato un incredibile interesse nel suo saggio, ( https://www.facebook.com/sara.a.manis ). Dopo aver assaporato la bozza non vedo l’ora di avere per le mani il testo integrale !

  2. (proprietario verificato)

    Mi è difficile trovare le parole giuste per descrivere quest’opera. La cosa che più mi ha sorpreso è stata l’abilità dell’autrice nel riuscire a intrecciare la solidità di una minuziosa trattazione accademica a continui riferimenti e aneddoti che coinvolgono i campi più disparati.
    Questa sinergia rende il lavoro convincente e coinvolgente, particolarmente apprezzabile sia a livello di saggio, che di romanzo.

  3. Consiglio vivamente di guardare prima i video di approfondimento dell’autrice sulla sua pagina Facebook, per poi gettarsi a capofitto nella lettura. Gli approfondimenti dell’autrice rendono ancora più accattivante la lettura. La lettura di questo geniale lavoro è un vero piacere: da leggere e rileggere!

  4. (proprietario verificato)

    La forza che l’autrice ci dona per ricollocare “al posto giusto” un artista e un’opera entrambi paradossalmente vittime del grande carisma di Dracula è palpabile fin dai primi paragrafi della bozza che ho la fortuna di poter leggere, avendo preordinato la mia copia.
    Sara scrive con passione, competenza e grande capacità divulgativa, sarà bello avere il suo libro tra le mani!

  5. Matteo Asunis

    Che dire…sin dalle prime righe l’opera dell’autrice Manis gronda autentica passione ed amore per il sovrannaturale che naturalmente sgorga nelle vene di noi temporaneamente vivi.
    L’enigma dell’esistenza che pulsa e trasuda dall’autore Stoker all’autrice sarda in un viaggio tra mito e realtà che parte da radici ancestrali comuni.
    E’ se fosse l’autrice stessa la strega vampiro della leggenda Sarda che sublima il suo istinto con l’opera letteraria stessa?
    Lo scopriremo solo leggendo…

  6. Simone zanasi

    (proprietario verificato)

    Ho scoperto adesso che la bozza è disponibile per chi ha fatto il pre-ordine 🙂 Oggi scarico tutto ed inizio a leggerla. Sto seguendo i video di approfondimento sulla pagina Facebook dell’autrice ( https://www.facebook.com/sara.a.manis ). Il suo impegno e passione sono contagiosi!!

  7. (proprietario verificato)

    grazie Sara, questo libro è davvero interessante, si vede che è un argomento approfondito con passione! Vorrei chiederti quanto dei vampiri pagani o dell’antichità ritrovi nel personaggio del conte di Stoker e cosa invece lo rende innovativo. grazie

  8. (proprietario verificato)

    Finora, la bozza appare come un testo ricco, interessante, e piacevolmente sorprendente. Nonostante si tratti di un saggio, la lettura risulta sufficientemente scorrevole, anche per i non esperti del gotico o di Stoker. Anche chi non si era mai approcciato a questo genere, si incuriosirà!

  9. (proprietario verificato)

    Un grande classico sviscerato nella miriade di accadimenti e vicissitudini che lo hanno portato alla luce.
    Gli approfondimenti dell’autrice sono delle vere perle, un gustoso concentrato di curiosità, informazioni e piacevole intrattenimento.
    (Combinarli con tanta efficacia è dote rara).
    Si preannuncia una grande lettura.

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Sara Alice Manis
Ho sempre amato i libri. Ricordo la soddisfazione quando imparai a leggere le prime parole, la sensazione di libertà, man mano che andavo più spedita nel riconoscerle. Dopo la buonanotte dei miei genitori mi nascondevo sotto le coperte con una piccola torcia per poter leggere, indisturbata, i miei romanzi preferiti. La passione per la lettura ha poi portato a quella per la letteratura e per le lingue. L’incontro coi grandi classici ha fatto sì che in me il sogno di diventare scrittrice facesse capolino e diventasse, con gli anni, sempre più insistente. A lungo io e mio padre abbiamo fantasticato di scrivere un romanzo a quattro mani. Gli anni e la vita mi hanno portato a specializzarmi nelle lingue straniere, a lavorare nei settori più disparati, ad acquisire sempre più esperienza in ambito commerciale. Il sogno di scrivere, però, non mi ha mai abbandonato.
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