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Amaranta - La svolta dell'estate

Amaranta - La svolta dell'estate
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Consegna prevista Agosto 2022

Alla vigilia degli esami di maturità, Amaranta si trova di fronte a un futuro incerto: la scuola è finita per sempre ed è sicura che non riprenderà mai più a giocare a pallavolo. Tutto ciò che vorrebbe fare è godersi una meritata vacanza con le sue amiche prima che le loro strade si separino definitivamente.
Tuttavia, proprio quando meno la desiderava, Amaranta riceve una proposta di lavoro come cameriera a Rimini per l’intera stagione estiva.
Tra mille dubbi e perplessità, riuscirà a farsi trascinare sulla riviera romagnola, in parte convinta da Mattia, un suo amico di chat che abita in Romagna, in parte convinta da Samuele, figlio dei suoi capi. Sarà proprio quest’ultimo, ragazzino scapestrato con una predilezione per sigarette, alcool e il trasgredire alle regole, con cui Amaranta vivrà le sue più emozionanti avventure: il suo primo vero lavoro, le uscite in discoteca, le sue prime esperienze e un’inaspettata amicizia che maturerà giorno dopo giorno.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre desiderato raccontare una storia che avesse come tema principale l’amicizia tra ragazzo e ragazza. Nella realtà è cosa rara creare un legame così forte con una persona dell’altro sesso che non sfoci in un’attrazione reciproca, ma scrivendo tutto può prendere forma. L’idea del lavoro estivo al ristorante è nata grazie a mio cugino, che ha lavorato in Sicilia come cuoco per alcune stagioni, e ho fantasticato a lungo su quanto potesse essere bello passare un’intera estate al mare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Sebbene conoscessi quella famiglia da anni e da sempre frequentassimo il loro ristorante per via dell’amicizia che legava i nostri genitori, non mi capitava mai di incontrare Samuele. Avevamo frequentato scuole diverse e compagnie diverse e probabilmente non avevamo nulla in comune. Poteva essere cambiato completamente dall’ultima volta che lo avevo visto, anche perché entrambi avevamo diciotto anni e mezzo e io stessa ero cambiata molto negli ultimi tempi.

Dopo appena altri cinque minuti sentimmo suonare il campanello.

«Eccolo, è arrivato! Amaranta, vai tu ad aprirgli?» mi chiese mia madre.

Fui ben felice di alzarmi da tavola perché mia sorella Veronica non la smetteva di farmi i dispetti e sapevo che prima della fine della serata ci saremmo messe a litigare come cane e gatto, come sempre.

Rientrai in casa dalla porta sul retro e percorsi il salotto dirigendomi verso la porta di ingresso, poi la aprii.
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«Ciao Amaranta!» esclamò un ragazzino secco e non tanto alto che mi guardava con due occhi brillanti.

«Ciao…» risposi, abbagliata dal suo sorriso.

«Come sei cambiata! Stai benissimo!» esclamò di nuovo, studiandomi con lo sguardo.

Stavo pensando esattamente la stessa cosa. Non ricordavo affatto quel ragazzino con i capelli biondo miele e dagli occhi grandi e profondi, di un intenso color giallo grano. Non appena mise piede in casa mia, mi accorsi che emanava una strana energia, quasi come se fosse circondato da un’aura positiva. Non la smetteva di sorridere e io ero ammaliata e senza parole.

«Come stai? Che mi racconti di bello?» mi domandò mentre gli indicavo di entrare e chiudevo la porta alle sue spalle.

«Ehm, bene…» gli risposi. «Sto abbastanza bene. E tu? E’ tanto che non ci vediamo. Vieni in giardino intanto. Ti stavamo aspettando per iniziare a mangiare.»

Mi seguì fuori per unirsi alla tavolata e salutò tutti con calore.

«Come state? Tutto bene? E tu, Veronica? Come sei cresciuta! Quanti anni hai adesso?» domandò, tra le altre cose.

Mi sedetti al tavolo con un piatto di costine tra le mani e cominciai a divorarle, mentre Samuele non la smetteva di chiacchierare. I miei genitori gli avevano fatto alcune domande riguardanti la scuola e il suo lavoro e a quanto pareva al ragazzo piaceva dilungarsi nei discorsi.

«Che bell’aspetto che hanno queste costine! Hai cucinato tutto tu?» chiese poi a mio padre mentre allungava le mani verso il suo piatto. «E tu, Amaranta? Gli ha dato una mano? Sei brava a cucinare?»

«Lei non è buona di fare niente!» mi precedette Veronica, con quell’aria da peste litigiosa che mai la abbandonava.

La ignorai, solo perché c’erano ospiti a tavola e non mi andava di fare figuracce. Ignorai anche la risata di Samuele, sperando che stesse ridendo solo per circostanza e che in realtà la compatisse, poi risposi: «No, in realtà no. Ho solo aiutato ad apparecchiare.»

«Beh, allora direi che ti meriti comunque un goccio di vino!» esclamò Samuele prima di afferrare la bottiglia di vino rosso dal centro della tavola.

«No, io non bevo il vino.» gli risposi, ma era già troppo tardi. Osservai impotente mentre mi versava quel liquido rossastro nel bicchiere. «Mai sei matto?! No, Samuele, davvero! Non lo bevo.»

«Samuele, ti pare il caso?» intervenne sua madre, con aria contrariata e sotto lo sguardo acido dei miei genitori.

«Su, su, dai! E’ solo un goccio… per assaggiare! Cin cin!» disse ancora il biondino.

Osservai quel bicchiere colmo con terrore. In realtà mi capitava di bere dei cocktail il sabato sera quando uscivo con le mie amiche, ma la maggior parte di loro era astemia, perciò mi fermavo a un bicchiere per non essere l’unica a ubriacarmi. Ma l’idea di bere davanti ai miei genitori mi metteva in imbarazzo, senza contare che non avevo tanta familiarità con il vino. A ogni modo, sotto quello sguardo intimidatorio color giallo grano, decisi di assaggiarlo e provai ad appoggiare timidamente la mia bocca carnosa al bicchiere dal contenuto color rosso ciliegia. Inalai un profumo dolce e fruttato, caldo e intenso. Poi mi bagnai le labbra e feci scivolare un paio di gocce di vino giù per la gola, molto cautamente. Infine allontanai schizzinosamente il bicchiere gettando uno sguardo agli altri commensali con la coda dell’occhio.

«Allora? Cos’è quella smorfia? Non l’hai neanche assaggiato!» constatò Samuele, ma decisi che avrei bevuto il mio vino molto lentamente.

Passò circa un’ora, tra cibo e piacevoli chiacchiere. Nadia non la smetteva di parlare del loro progetto e della trasferta estiva a Rimini, rivelando quasi un’euforia infantile, tanto che cominciavo a invidiarla. Ma il vero protagonista della serata era Samuele: interessante, socievole, carismatico, aveva sempre una parola per tutto. Poteva anche essere più brillante della mia migliore amica Lisa, che io avevo sempre messo inspiegabilmente sul piedistallo. Aveva un modo di fare così spontaneo e rilassato che era in grado di mettere a proprio agio le persone. Per questo fu una piacevole serata, almeno fino a che Nadia non mi domandò se avessi intenzione di iscrivermi all’università a settembre.

«No, no… Preferisco cercare lavoro.»

«Ma dai, perché?» mi domandò con aria sorpresa. «Tua mamma mi ha sempre detto che sei così brava a scuola…»

Mi scocciava dover sempre dare a tutti la stessa risposta in continuazione, ma mi sforzai: «Lo so, ma non mi piace studiare, sono stanca. Oltre al fatto che non saprei minimamente quale facoltà scegliere, preferisco lavorare e cominciare a guadagnare i miei soldi.»

«Ah, ho capito. Che peccato che non vuoi continuare gli studi… Sai, la laurea è importante al giorno d’oggi, specialmente per chi ha fatto il liceo come te.»

«E’ quello che le ho sempre detto anch’io!» si intromise mia madre. «Con un diploma di liceo artistico non c’è molto che può fare. Serve una specializzazione! Io, che avrei tanto voluto andare all’università, sono stata obbligata ad andare a lavorare a sedici anni dai miei genitori e lei che può permettersi di continuare gli studi… Niente!»

Sembrava che ognuno avesse da dire la sua sul mio futuro, ma per fortuna Samuele venne in mio aiuto, dicendo: «Beh, ma alla fine ognuno deve fare quello che si sente. Se vuoi andare a lavorare, è giusto che tu lo faccia, piuttosto che andare all’università controvoglia e magari ritirarti dopo un anno come fanno tanti ragazzi.»

«Esatto! Invece che perdere altro tempo con la scuola, a settembre mi cercherò un lavoro.» conclusi, diplomatica.

«A settembre?!» inveì mio padre, inorridito. «E questa estate cosa fai? Te ne stai sul divano a guardare la televisione?»

«Oddio! Dopo tutti questi anni di scuola non posso neanche godermi la mia ultima estate di libertà? Che cosa pretendete? Che mi metta a cercare un lavoro già a partire dal giorno in cui prenderò il diploma?»

«Beh, di certo non sarebbe una brutta idea! Invece che passare le giornate a sfogliare i cataloghi delle vacanze, io se fossi in te comincerei a sfogliare i giornali per guardare gli annunci di lavoro! Guarda Samuele che lavora tutte le estati dando una mano ai suoi genitori! Dovresti prendere esempio.»

Dopo quel discorso di mio padre, gettai una rapida occhiata a Samuele pensando che avrebbe detto la sua; invece non proferì parola. Si limitò ad arricciare la bocca fissando il suo piatto di costine, come se volesse evitare di esporsi. L’aria si stava surriscaldando.

«Dovrei mettermi a cercare un lavoro in piena estate? Posso anche inviare qualche curriculum, ma le aziende chiudono per ferie ed è più probabile che assumano a settembre.»

«Non è mica così per tutti. Le aziende non stanno ad aspettare i tuoi comodi.» mi rispose mia madre. «E poi ci sono tanti altri posti che lavorano tutta estate. Per esempio le piscine, i centri commerciali, i ristoranti…» aggiunse, gettando un’occhiata complice a Nadia.

«Sì, cara, potresti lavorare in un ristorante come il nostro.» disse Nadia e Giorgio le venne al seguito: «Perché non proprio nel nostro? Una mano in più ci farebbe comodo ad agosto. Sono certo che per almeno tre o quattro settimane buone avremo una bella impennata di lavoro. Avete presente Rimini in alta stagione?»

«Ma sì, perché no?» continuò Nadia. «E’ un’ottima idea.»

«Potrebbe fare uno stage come Samuele. Lavorerebbe in sala. Ti darebbe una mano, Nadia.»

I due coniugi parlavano come se io non fossi lì ad ascoltare le loro parole con gli occhi sgranati. Naturalmente mia madre e mio padre presero parte al discorso, dicendo la loro: «E’ un ottimo compromesso. Potrai andare in vacanza con le tue amiche subito dopo il diploma e poi partire per Rimini. Meglio di così…»

«Io… Non lo so. Non ho mai fatto la cameriera. Non… non sono capace. Non è il mio lavoro.» Non sapevo che altro dire, dal momento che quella proposta mi aveva colta del tutto alla sprovvista. Inutile dire che i miei genitori cominciarono a spingere affinché io accettassi. Guardavo Nadia e Giorgio con aria impaurita, come se mi stessero costringendo a fare una cosa contro la mia volontà.

«Ovviamente è solo una proposta buttata lì in un attimo.» precisò Nadia, forse per tranquillizzarmi. «Bisogna ancora fare delle valutazioni. In effetti non sappiamo come andranno gli affari una volta arrivati lì. E’ probabile che ci serva una mano, ma non è detto. Non dovrebbe essere un problema avere una stagista in più e comunque l’appartamento che abbiamo preso in affitto dovrebbe essere spazioso e non dovremmo avere problemi a ospitarti per un mesetto. Ci possiamo tranquillamente aggiornare quando avrai preso il diploma, che dici?»

Avevo l’espressione del panico più totale stampata in faccia. Non sapevo come rispondere per togliermi da quell’impiccio. Veronica capì il mio stato d’animo e decise di mettere il dito nella piaga deridendomi: «Ah, ah, ah! Dovrai lavorare! Dovrai lavorare!»

«Stai zitta, tu! Devi sempre mettere becco negli affari degli altri!»

Quando cominciammo a insultarci a vicenda, mia madre intervenne in sua difesa:

«Amaranta, smettila! Devi sempre metterti al suo pari!»

«Stiamo scherzando?! Ma non vedi che continua a prendermi in giro? Nessuno le ha chiesto niente!»

Vedendoci litigare, Samuele afferrò di nuovo la bottiglia di vino e fece per versarmene altro nel bicchiere. «Su, su, Amaranta, stai calma! Rilassati, dai. Nessuno voleva farti agitare. Bevi un goccio di vino che ti farà sciogliere i nervi.» Così dicendo mi riempì di nuovo il bicchiere ma, quando rialzò la bottiglia, una goccia di vino scese come una lacrima dal collo e cadde proprio sui miei pantaloni. Mi alzai da tavola con un gesto di stizza.

«Oh cavolo, scusa! Scusa! Non ho fatto apposta!»

Quella fu letteralmente la goccia che fece traboccare il vaso. Strinsi i denti e cercai in tutti i modi di mantenere la calma, ma sentivo che stavo per esplodere.

«Non fa niente. Vado a darmi una pulita.» riuscii a dire, a denti stretti.

Entrai in cucina sbuffando e presi una spugnetta da sopra il lavello, con la quale poi mi tamponai i pantaloni. Fino all’ultimo momento, non mi ero accorta che Samuele mi avesse seguita.

«Scusa, Amaranta, scusa ancora. Ti sei arrabbiata molto?» Sembrava sinceramente dispiaciuto quando lo vidi comparire sulla soglia della porta della cucina con un’aria da cane bastonato.

«No, non m’importa dei pantaloni, tanto posso andare a cambiarmeli. Almeno ho avuto una scusa per alzarmi da quella tavola.»

«Già…» mi rispose, come se mi avesse capita. «In effetti i tuoi genitori sono stati un po’ pesanti. E anche tua sorella…»

Sentivo già che i miei nervi si stavano sciogliendo, ma avevo bisogno di una pausa da quella cena e feci per andare verso le scale per salire al piano di sopra. «Vado a cambiarmi.»

«Aspetta!» Samuele mi fermò e si avvicinò a me, sussurrandomi: «Prima ti va di andare a fumarci una sigaretta?»

Lo guardai per un istante con aria sorpresa. «Ma… D-dove, scusa? Qui? E i nostri genitori?» Fissai quegli occhi furbi aspettando che mi spiegasse i termini della sua proposta, mentre mi sentivo sopraffare da un’insolita adrenalina.

«No, usciamo dalla porta principale. Andiamo nel vialetto qui fuori, no? Cinque minuti… Non ci facciamo sgamare, ok? Anche se i miei lo sanno che fumo, preferisco evitare di farmi vedere da loro.»

Sembrava intrigante e non me lo feci ripetere un’altra volta. In un attimo mi ero già dimenticata di essermi innervosita per colpa della mia famiglia.

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Sonia Besana
Sono nata a Lecco nel 1991 e ho sempre vissuto in Brianza.
Mi sono diplomata in perito aziendale e corrispondente lingue estere nel 2010. Il mio percorso scolastico mi ha dato modo di acquisire la conoscenza dell’inglese, del francese e dello spagnolo.
Da allora ho sempre lavorato come impiegata in diverse aziende metalmeccaniche.
Tuttavia la mia vera passione, oltre che andare a cavallo, è scrivere, cosa che ho cominciato a fare a diciassette anni durante il periodo scolastico. Purtroppo, a causa di una vita frenetica e ricca di impegni lavorativi e sportivi, la mia dedizione alla scrittura è stata un po’ discontinua negli anni.
Nel 2019 sono però riuscita ad armarmi della mia più grande determinazione per iniziare il progetto di questo romanzo, che ho portato alla conclusione nel maggio del 2020.
Spero che questo sia per me soltanto l’inizio di una carriera come scrittrice.
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