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Amore Kremisi - Ribelle

Amore Kremisi - Ribelle
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Consegna prevista Aprile 2022
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La storia si svolge in un contesto simile all’impero romano nel periodo espansionistico, dove si ritrovano innumerevoli collegamenti storici, pur trattandosi di un fantasy. Il protagonista è un giovane rampollo di una famiglia benestante, che ha il grosso problema di essere un libero pensatore, e si rifiuta di partecipare a una sorta di servizio militare. Per questo motivo viene spogliato di tutti i suoi titoli e imprigionato, con l’intento di farne uno schiavo per i combattimenti nelle arene. Durante il trasferimento dal carcere, riesce a convincere altri prigionieri a aiutarlo a fuggire, promettendoli di condurli fuori dai confini dell’impero. Da quel momento avranno inizio una serie di avventure, non sempre piacevoli, che lo porteranno a conoscere meglio sé stesso e il mondo che lo circonda, ma soprattutto, la donna di cui si innamorerà.

Perché ho scritto questo libro?

Volevo scrivere una storia d’amore in un ambiente fantasy, niente di complicato o contorto, poi mi sono chiesto: ma se la scrivessi con la mano sinistra, cosa nascerebbe?

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Il sole splendeva ormai alto sulla città di Straytears, la rigogliosa capitale dell’impero Issdar, conosciuta anche come la città dalle mille fontane. Colui che governava da più di cinquantanni su ogni cosa all’interno dell’impero, era Shissat Orrod I°, venerato come il Dio Imperatore. Le legioni dell’immenso esercito imperiale, erano tutte impe-gnate ai quattro angoli del mondo conosciuto, nel vano tentativo di conquistare nuove terre, nuovi mari e nuovi tesori. Tutte le famiglie dell’impero, che fossero nobili, mercanti, banchieri, artigiani, artisti o semplici popolani, mandavano i loro rampolli a combattere per l’imperatore; una vittoria in battaglia poteva portare molto prestigio alla casata intera, e con un po’ di fortuna, un avanzamento nel-la gerarchia sociale.

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Anche Ituraton della famiglia Arodar, aveva mandato i suoi quattro figli maggiori in guerra, sperava che almeno uno di loro riuscisse a ottenere un matrimonio con una giovane di qualche famiglia nobile; la loro influenza nelle corti sarebbe aumentata di molto, e da semplici rifornitori di armi, avrebbero potuto creare un piccolo esercito mer-cenario. Ma egli si riteneva un uomo sfortunato, il suo figlio più promettente, il diciannovenne Osskeloz, si era rifiutato di servire l’imperatore. Era un giovane molto do-tato, aveva studiato al tempio di Phootias, il Dio del pro-gresso e dell’istruzione, e aveva frequentato le migliori accademie di combattimento; ma tanto studio, lo aveva fatto diventare un libero pensatore, un filosofo che non ammetteva la violenza sui più deboli, e non tollerava i metodi dell’impero, definendoli barbari e incivili. A breve ci sarebbe stato il processo per alto tradimento, e per non screditare tutta la famiglia, Ituraton era stato costretto a consegnare suo figlio alle autorità, era stato difficile e do-loroso, non riusciva a sopportare l’idea che un giovane così talentuoso, rischiasse la vita per un’idea malsana.

Aspettò che gli schiavi preparassero la portantina grande, poi vi prese posto all’interno, ordinò alle sue due mogli più giovani e a due tra le sue figlie più grandi, quelle non an-cora promesse in sposa, di accompagnarlo. Quando furono tutti all’interno, gli otto schiavi sollevarono la portantina poggiandosela sulle spalle, percorsero le vie all’interno del giardino che serpeggiavano lungo i piccoli canali d’irriga-zione, e uscirono in strada, dirigendosi verso il tribunale.

Le strade erano affollate, ingombre di carri, portantine, cavalieri e schiavi, che si occupavano di svolgere mansio-ni per i propri padroni. Quando furono di fronte al tribuna-le, le guardie imperiali si occuparono di aprire la strada ai nobili che giungevano per assistere al processo di Osskeloz; alcuni erano lì per dare conforto o per semplice curiosità, altri erano venuti per dovere nei confronti dell’e-tichetta, ma molti partecipavano solo per vedere la sua casata sprofondare nell’ignominia.

Il processo si sarebbe svolto nell’aula magna, dove veni-vano affrontati solo i casi più gravi come l’alto tradimento, la diserzione e l’omicidio, o quelli d’interesse comune, come la costruzione di un edificio accessibile al popolo, i prezzi delle merci, e il costo delle tasse. Il giudice che si sarebbe occupato del processo, era Doëmk della casata Shujare, una lunga stirpe di agenti pubblici, quali giudici, senatori e pretori. Tra le casate Arodar e Shujare non cor-reva buon sangue, Ituraton era riuscito ad ottenere come terza moglie, una donna di cui si era innamorato Doëmk, proprio quella donna che aveva partorito il giovane che stava per giudicare. Come se non bastasse, Osskeloz aveva sedotto e abbandonato almeno cinque delle sette figlie del giudice, era ovvio che il verdetto non sarebbe stato impar-ziale, e probabilmente sarebbe finito con la pena di morte in pubblica piazza.

Un banditore dichiarò l’inizio del processo e annunciò Doëmk, il quale, si portò dietro al tavolo della giuria, si sedette, fece cenno ai presenti di sedersi, e poi ordinò di far entrare l’imputato. Osskeloz entrò nell’aula scortato da quattro guardie imperiali, indossava un sontuoso vestito di seta azzurro e giallo, che faceva risaltare i suoi capelli co-lor cremisi, e i suoi inquietanti occhi: il destro color nero, e il sinistro color smeraldo. Ituraton non sapeva il perché, ma sembrava che il ragazzo avesse risvegliato in sé alcuni tratti dei suoi avi più famosi: un certo Vaburn fu un crude-le guerriero, leggenda volle che i suoi capelli diventarono cremisi a causa degli schizzi di sangue provenienti dai nemici uccisi; Oimidra aveva gli occhi neri come la notte, fu quello che trasformò la casata Arodar da semplici guer-rieri, a condottieri e successivamente in mercanti, in prati-ca fu il primo che si dedicò alla scalata sociale; infine Ja-sios, l’uomo con smeraldi al posto degli occhi, ai quali nessuna donna poteva resistere, il quale, con le sue aggra-ziate maniere, riuscì a manipolare persino l’imperatore di allora.

Spavaldo come al solito, Osskeloz attraversò l’aula a testa alta, guardando negli occhi tutte le persone nemiche della famiglia, mentre esibiva un ghigno provocante; in quel momento Ituraton era immensamente orgoglioso di lui, riusciva ad essere arrogante e umile allo stesso tempo, gentile e crudele, uomo di spada ma anche di penna, era senza dubbio il figlio che più adorava. Il giovane si fermò di fronte a Doëmk, che non riusciva a sostenere il suo sguardo, la guerra psicologica tra i due era già iniziata, e la tensione nell’aria era diventata palpabile. Una delle guar-die picchiò il calcio della lancia a terra, tutto il brusio che riempiva l’aula, si fermò immediatamente, lasciando spa-zio a un silenzio quasi innaturale.

«Osskeloz Arodar, figlio di Ituraton della casata Arodar» iniziò il giudice «sei al cospetto di questa corte, per essere giudicato. Le accuse che ti sono mosse, sono quelle di alto tradimento verso l’impero e l’imperatore, proselitismo, eresia e blasfemia».

«Suppongo abbiate delle prove attendibili» interruppe il discorso Osskeloz «sarebbe un peccato farvi perdere del tempo inutilmente, signor giudice».

«Cosa puoi dire a tua discolpa?»

«Che ancora non ho visto delle prove, ma comunque fac-cio presente che sono un devoto fedele di Phootias, e che seguo rigorosamente i suoi dettami da quando ho sei anni. I sacerdoti del tempio possono confermare le mie parole tranquillamente, quindi respingo in pieno le accuse di ere-sia e blasfemia.»

«Non obbedire agli ordini dell’imperatore equivale a bla-sfemia.»

«E per quale motivo?»

«Perché lui è il Dio Imperatore!» batte il pugno sul tavolo Doëmk.

«Non prendiamoci in giro» sbuffo Osskeloz «lo sappiamo tutti quanti, che l’imperatore non è assolutamente un Dio, non ha poteri divini, e non è riconosciuto come tale da

nessuno dei settanta culti conosciuti. Inoltre, se fosse un Dio, non avrebbe bisogno di un esercito per conquistare nuove terre, non avrebbe bisogno di nessuno per fare qua-lunque cosa, in teoria».

«Questo è proselitismo.»

«Non sto raccogliendo adepti, sto solo cercando di farvi ragionare con le vostre menti. Di fatto, seguo i dettami di Phootias, sto cercando di far progredire l’istruzione e affi-nare le menti di chi mi ascolta, perché ognuno di noi, è chiamato prendersi la responsabilità delle proprie azioni.»

«Per quanto sei bravo con le parole» riprese con voce tre-mante il giudice «la disobbedienza all’imperatore rimane».

«Tenete a mente che, disobbedire non è uguale a tradire o allearsi con i nemici» ghignò ancora una volta Osskeloz «confido nel vostro discernimento».

Furono chiamati i vari testimoni, ma nessuno fu in grado di smontare la difesa del ragazzo, persino Ituraton dovette accusarlo solo di disobbedienza. Era un vero peccato che Osskeloz fosse il primogenito della sua terza moglie, sen-za dubbio era il più adatto a prendere in mano le redini della famiglia, ma avere sei fratelli maggiori in linea di successione, rendeva quel sogno impossibile; senza dover aggiungere il processo in corso.

«Osskeloz degli Arodar» riprese Doëmk dopo aver consul-tato i testimoni la e giuria «abbiamo valutato la tua situa-zione molto attentamente, siamo giunti alla conclusione indiscutibile, che l’accusa di disobbedienza deve essere tratta come il tradimento, perché disobbedire all’imperato-re, è come tradirlo».

«Tutto questo non ha senso» obbiettò subito il ragazzo.

«Hai la possibilità di fare l’ultimo appello alla giuria.»

«Potrei farvi notare tranquillamente che, disobbedire a qualche ordine, in alcuni casi potrebbe essere un segno di fedeltà più grande che obbedire, ma suppongo che sia inu-

tile, avete già deciso tutto, e da prima che iniziasse il pro-cesso.»

«Non ti permetto di oltraggiare la giuria così! Se non hai altro da aggiungere, emetteremo la sentenza.»

«Fate pure.»

«Vista la gravità della tua colpa, derivante da scarsa disci-plina e obbedienza, verrai spogliato di tutti i tuoi titoli, del tuo cognome e della tua libertà. Saranno privilegi che do-vrai conquistarti da solo, con le tue sole forze; domani verrai condotto al mercato di Alborea, all’estremo est dell’impero per essere venduto.»

«Questo è molto divertente» Osskeloz scoppiò a ridere «mi state dicendo che posso riconquistarmi tutto, magari combattendo dentro a qualche arena dell’impero, ma farete in modo di vendermi a qualche barbaro dell’est, nella spe-ranza che mi usino come sacrificio in uno dei loro rituali» fece un passo avanti e si abbassò per guardare il giudice negli occhi «tutto questo non renderà, né le vostre figlie meno lascive, né la mia vendetta meno aspra».

«Portatelo via!» urlò Doëmk alle guardie «domani all’alba deve essere già in viaggio per Alborea».

Una delle guardie colpì in testa Osskeloz stordendolo, quando il corpo fu a terra, lo raccolsero e lo portarono verso il passaggio che conduceva alle segrete sotto il tri-bunale.

Ituration sapeva che non avrebbe mai più rivisto il figlio, o almeno così pensava viste le promesse appena fatte da Doëmk, tuttavia era felice che fosse vivo, si consolò al pensiero che, prima o poi, sarebbe riuscito a riottenere ciò che aveva perso.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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F.M.M. Guerrini
Da bimbo, o poco più, rimane stregato dai lavori di Jack London, dal Moby Dick di Melville, ma crescendo si appassiona a opere come La fattoria degli animali di Orwell, La tregua di Primo Levi, per scoprire i racconti gotici e il genere fantasy. Adolescente pratica e studia la pittura, poi la musica, con la quale si esibisce e "vive per strada". Grazie a un buon libraio incontra Shakespeare, Thomas Mann, Honoré de Balzac, Friedrich Nietzsche. Insomma si "nutre" delle migliori prelibatezze delle sue passioni, sviluppando per il fantasy anche l'inclinazione al gioco di ruolo. Per diversi lustri articola e inventa storie, sempre riconducibili al fantasy, ma con l'uso di nuovi ingredienti e un diverso stile narrativo. In una realtà dove sembrano essere più scrittori che lettori, si trattiene dal cimentarsi, sin quando un amico gli suggerì di "affilare" la penna e scrivere
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