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Apologie della violenza

Apologie della violenza
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Consegna prevista Novembre 2021
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La violenza maschile contro le donne è fermamente condannata dall’opinione pubblica. Eppure, la nostra esperienza ci insegna che le disparità di genere sono tutt’altro che scomparse: tra battute sessiste dette con leggerezza, ingiustizie sul lavoro e vere e proprie molestie, la violenza di genere continua a costellare le nostre giornate.

Per comprendere questo paradosso non possiamo trascurare il peso culturale dei media, e in particolare quello della comunicazione sociale, caso emblematico di come messaggi di dichiarata opposizione alla violenza di genere possano in realtà diffondere idee e pratiche socialmente dannose. Esiste però un antidoto a questo fenomeno: la fruizione attenta e consapevole dei messaggi che ci vengono quotidianamente proposti.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce da una sconcertante presa di coscienza: gli stereotipi di genere nei media sono tanto pervasivi da passare inosservati. E se la degradazione della donna è la regola, non stupisce la facilità con cui tendiamo a giustificare il perpetuarsi di varie forme di violenza di genere. È quindi necessario mettere in discussione queste rappresentazioni: esse non sono una fotografia della realtà ma, al contrario, una sua rielaborazione permeata di preconcetti e semplificazioni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

In un’epoca in cui le immagini pervadono lo spazio fisico e virtuale, la comunicazione visiva non si limita più a fornire un semplice riflesso della realtà, ma diventa capace di condizionarla. Social media, televisione e cartelloni pubblicitari sono solo alcuni dei canali attraverso cui il discorso mediatico si fa strada, e la loro somma costituisce un rumore di fondo tanto pervasivo da passare difficilmente inosservato anche all’individuo più distratto. Così le immagini, i testi e le narrazioni che fanno da sottofondo alla nostra vita ci restituiscono continuamente valori e modelli a cui aspirare, divenendo parte integrante della nostra cultura; in quest’ottica, appare sempre più evidente l’impatto sociale che ogni messaggio mediatico può produrre.

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I codici visivi, testuali e narrativi che fanno da contorno alla narrazione mediale racchiudono necessariamente in sé una determinata visione del mondo, che può essere in continuità o in contrasto con il sistema di valori dominante. Se dunque esperienze collettivamente condivise come la costruzione sociale dei generi e la normalità percepita della violenza maschile non sono certo prodotte dalla comunicazione pubblicitaria, essa ha però una funzione decisiva nel confermarle o smentirle. La ricorsività di contenuti che propongono modelli femminili dimessi e passivi contrapposti a virilità forti e aggressive, indipendentemente dal fine comunicativo che assolvono, corrobora un ordine di genere socialmente accettato che è causa di innumerevoli ingiustizie sociali, che non di rado sfociano in violenze ai danni delle donne. Il panorama pubblicitario, così, non solo manca di screditare un sistema di pregiudizi che alimenta il divario tra i generi, ma concorre a descrivere questo stesso divario come naturale e giustificato.
Paradossalmente, la tolleranza collettiva alle disparità di genere può essere assecondata anche da quella branca della comunicazione che si focalizza espressamente sulla lotta al sessismo e alla violenza maschile contro le donne. Messaggi che si presentano come una denuncia alla violenza di genere e allo stesso tempo replicano narrative semplicistiche o degradanti per la figura femminile rischiano infatti di ottenere risultati opposti a quelli per cui sono progettati: la stessa cultura che rende il problema pervasivo e difficile da scardinare è qui riproposta e confermata da chi questo problema dice di combatterlo. Diventa in questo senso centrale la responsabilità dei media e della comunicazione di genere, il cui impegno sociale non può concretizzarsi unicamente nella diffusione di messaggi di dissenso alla violenza maschile, ma richiede anche una particolare attenzione alle retoriche visuali e narrative che li accompagnano. I linguaggi visivi e testuali posti a corredo dei contenuti non rivestono dunque una mera funzione formale ed estetica, ma possono determinare o meno la coerenza – e quindi l’efficacia – dell’atto comunicativo rispetto agli obiettivi prefissati.

Alla luce di ciò, è utile domandarsi quale sia la visione complessiva del fenomeno che la pubblicità sociale offre ai suoi destinatari. Tra topoi e ricorrenze che svelano l’esistenza un punto di vista privilegiato sul problema, spiccano per contrasto messaggi che propongono invece strategie comunicative, retoriche visivi e scelte narrative capaci di metterne in luce aspetti altrimenti ignorati. Ci chiediamo, dunque, come i linguaggi della comunicazione sociale influenzino la nostra percezione del fenomeno, e se questi linguaggi abbiano l’effetto di trasmetterne un quadro veritiero e sufficientemente sfaccettato o, al contrario, di presentarne una versione travisata e ingannevole. È per rispondere a questi interrogativi che nasce questo libro: dopo una panoramica delle radici storiche e culturali della violenza di genere, affronteremo dunque le modalità con cui istituzioni, media e individui banalizzano il problema, per poi giungere infine a osservare come questi processi si riflettono nelle retoriche e nelle narrazioni proposte dalle campagne sociali. Condurremo a questo proposito un’analisi delle strategie e dei linguaggi adottati dalla comunicazione di contrasto alla violenza maschile contro le donne, basata su un campione di 280 pubblicità realizzate tra il 2008 e il 2020 in paesi occidentali.

Apriamo a questo punto una breve parentesi sull’uso del concetto di Occidente all’interno di questo volume. Nella piena consapevolezza delle accezioni dispregiative sottese nei confronti delle cosiddette culture non occidentali, l’assenza di una terminologia più adeguata e neutrale ci costringe a ripiegare ugualmente su di esso. Termini come Occidente e occidentale saranno dunque utilizzati unicamente come termini ombrello, con l’intento indicare con essi gli assetti sociali accomunati da elementi culturali, politici ed economici riconducibili alla cultura greco-romana e ai principi del cristianesimo e dell’illuminismo.
Sulla base del panorama offerto dal campione selezionato, approfondiremo le modalità con cui linguaggi visivi, sintassi testuali e strutture narrative danno significato al fenomeno e alle sue manifestazioni. Si sottolineerà la presenza di elementi visivi e narrativi che banalizzano e occultano il fenomeno presentandolo come un problema frammentato e distante dalla realtà quotidiana dello spettatore; al contempo, si darà risalto a quelli che, prendendo le distanze dai discorsi egemoni sul genere e sulla violenza, hanno invece la capacità di diffondere conoscenze costruttive sulla violenza di genere, svelandone le radici e suggerendo ai destinatari azioni di contrasto efficaci.

2021-02-26

Evento

L'8 marzo sarò ospite del Centro Donna Giustizia di Ferrara, con cui parleremo dell'immagine femminile nei media in diretta Facebook! Ecco il link all'evento: https://fb.me/e/1ZtvnvD5k
2021-02-12

Evento

Diretta Facebook https://fb.me/e/deBx178WN Sono felice di annunciarvi la prima presentazione del libro! Vi aspetto lunedì 15 febbraio alle 21 a questo link: https://fb.me/e/deBx178WN Alla presentazione seguirà uno spazio per le domande, perciò se c'è qualche tema che vi piacerebbe approfondire potete scrivermelo in anticipo nell'evento di Facebook, oppure direttamente sotto la diretta in tempo reale! A presto!
2021-02-02

Aggiornamento

Perché ho scritto Apologie della violenza? Studiando Design della comunicazione all'università, ho preso sempre maggiore consapevolezza di quanto il ruolo sociale della pubblicità sia sottovalutato: in realtà, le immagini a cui siamo continuamente esposti influiscono sulla nostra visione del mondo senza che ce ne rendiamo conto. È proprio la costanza con cui vediamo queste immagini a farci percepire come ovvie e naturali le storie che ci propongono; con esse, però, tendiamo ad accogliere come naturale anche un sistema di semplificazioni e stereotipi che distorce la nostra percezione della realtà. Per questo motivo, credo che sia importante che ognuno di noi, professionista o fruitore della comunicazione, sia in grado di analizzare le immagini che ci vengono quotidianamente sottoposte, con la consapevolezza che nulla, nella comunicazione pubblicitaria, è naturale.
2021-02-01

Aggiornamento

Buonasera! Oggi abbiamo raggiunto la quota minima dei 60 preordini per la tiratura limitata: grazie mille a chi ha contribuito fin ora! Prossimo obiettivo: raggiungere le 200 copie per ottenere la pubblicazione!
2021-01-31

Aggiornamento

Ciao a tutt*! Prima di tutto, voglio ringraziare di cuore tutte le persone che hanno già preordinato il libro e che mi stanno dando il loro supporto! 😊 Inoltre, ora che la campagna è iniziata, mi sembra giusto spiegare un po' più nel dettaglio di cosa parla il libro. L'obiettivo di Apologie della violenza è quello di analizzare gli effetti che le pubblicità contro la violenza di genere hanno sulla nostra percezione del fenomeno; per farlo, il libro propone un percorso a tre tappe. - La prima racconta il fenomeno della violenza di genere, illustrando gli assetti sociali e culturali che lo tengono in vita. - La seconda approfondisce le distorsioni narrative che media, pubblicità e individui mettono in atto per ridurre la rilevanza percepita del problema. - L'ultima tappa, che costituisce il cuore del volume, prende in esame i linguaggi delle pubblicità contro la violenza di genere: in questa fase, il libro decostruisce le retoriche e i linguaggi proposti dal panorama pubblicitario occidentale, in un percorso che evidenzia sia la presenza di narrative dannose, sia l’emergere di rappresentazioni efficaci e verosimili del fenomeno. Ricordatevi che, se avete già preordinato il libro, potete leggere le bozze complete e lasciare un commento sulla pagina della campagna! Potete lasciare una recensione per i futuri avventori, oppure suggerirmi eventuali aggiunte o modifiche; il libro è ancora in stato di bozza, perciò questo è il momento giusto!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Semplicemente, da leggere. Un fantastico libro in crowdounding, che non merita di non vedere la luce solo perché poco conosciuto. Dovreste leggerlo. E vi spiego il perché.

    Voto: 🦉🦉🦉🦉🦉
    _____
    🏠 “Violenza sulle donne”. Bene. Adesso dimmi qual è la prima immagine che ti si imprime davanti agli occhi.
    Posso provare? È un uomo di spalle che alza la mano, per picchiare la compagna accovacciata a terra.

    🏠Ci sono andata vicina, vero? Beh, la colpa non è mia, né della modella, bellissima, coi capelli ben in piega e il trucco leggermente sbavato che sta per ricevere il colpo immaginario. La colpa è degli stereotipi che abbiamo creato intorno a questo tipo di violenza

    🏠 Col suo libro @lory_faraci dà prima un’infarinata generale sulla sistematicità della violenza degli uomini contro le donne, per poi descrivere con precisione e più di 150 esempi in cartuccia, come la pubblicità sociale abbia stereotipato e in alcuni casi depotenziato il messaggio contro la violenza di genere

    🏠 Il saggio è scritto veramente bene, dando al lettore un’argomentazione dettagliata e, più in generale, un contenuto informativo sul linguaggio comunicativo pubblicitario, con riferimento alla sua applicazione alla comunicazione sociale.

    🏠 Perché leggerlo? Perché vi darà (o toglierà?) un filtro, che vi permetterà di guardare con un occhio nuovo la comunicazione della violenza di genere, diventando in grado di coglierne molto spesso il sessismo stereotipato e le contraddizioni. A che pro? Per fare di meglio. E per non cadere nella trappola della comunicazione retorica.
    ____

    🏠 Un libro che tutti dovremmo leggere almeno una volta nella vita.

  2. (proprietario verificato)

    Si tratta di una lettura capace di aprire gli occhi anche a chi, come me, ha già avuto un primo approccio all’argomento della violenza di genere. Riesce nell’intento di insegnare al lettore una maniera nuova e critica di percepire quello che vediamo nei media: e in un mondo come il nostro in cui siamo costantemente bombardati d’immagini, è uno strumento utile per essere più consapevoli nell’analizzare quello che ci viene proposto.
    Spesso si fa l’errore di considerare la violenza di genere o la misoginia stessa come il pensiero sbagliato di una persona singola, o lo svilupparsi di un evento specifico: questo libro spiega molto bene invece quanti fattori ci siano a monte, e quanto le discriminazioni di genere siano ingranate in noi anche a livello inconscio. È ancora più essenziale per superarle, allora, prenderne consapevolezza, proprio come insegna questo testo.

  3. (proprietario verificato)

    Pur non avendo una conoscenza approfondita dell’argomento, ho trovato la lettura chiara e completa. Il libro tratta approfonditamente un tema complesso come quello della violenza di genere nei media, risultando comunque di facile comprensione anche per chi non fosse del campo.
    L’autrice riesce a comunicare in maniera sintetica ed efficace i punti fondamentali per una corretta comunicazione mediatica, offrendo un’ampia panoramica iniziale (particolarmente utile per chi non fosse già ben informato sull’argomento) e interessanti spunti di riflessione.
    Ho particolarmente apprezzato la ricerca bibliografica e le numerose fonti citate a supporto delle affermazioni. Una lettura piacevole e che consiglierei a tutti visto il tema estremamente attuale!

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Laura Faraci
Nata a Bologna e cresciuta a Ferrara, studia Design della comunicazione presso il Politecnico di Milano dal 2013 al 2018. Durante gli studi universitari si concentra sull'animazione e il design editoriale, approfondendo contemporaneamente il tema della comunicazione di genere. Dopo aver conseguito la laurea magistrale, inizia a lavorare a Milano nell’ambito della progettazione museale, occupandosi della produzione di contenuti multimediali. Parallelamente, svolge un’attività di illustratrice e animatrice come libera professionista.
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