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Arcane collezioni

Arcane collezioni
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Sul lago Tanganyika c’è un’isola a cui nessuno osa avvicinarsi da quando i coloni l’abbandonarono in circostanze misteriose – lasciando, si dice, una straordinaria collezione di libri antichi nei sotterranei della chiesa.
Ora, in molti sono attirati da quella collezione: il Vaticano, che invia uno specialista di materie oscure; un’équipe privata di accademici e soldati; e poi quattro giovani volontari su una nave di soccorso, stuzzicati dai deliri di un pescatore.
Gli sfidanti si affrontano in una gara che diventa questione di principio, nel labirinto di gallerie sotto il villaggio e attraverso l’isola che, dopotutto, non sembra così disabitata. Poi, la ricerca che li ha portati là si trasforma in una fuga per la sopravvivenza.
I demoni che minacciano gli sventurati – sotto e dentro di loro – s’ingigantiscono con l’avanzare della lunga notte, finché l’oscurità stringerà tutti nella sua ombra e scendere più a fondo nei tunnel diventerà l’unico modo per riuscire a risalire.

Perché ho scritto questo libro?

Quando scrivo un romanzo alla fine scopro sempre che, in qualche modo, è stato lui a scrivere me. C’era una storia che gridava e dei personaggi che sognavano un viaggio: dove li ha portati, stai per scoprirlo.
Arcane collezioni omaggia l’orrore cosmico di Lovecraft mentre racconta storie di amicizia, avventura e perdita, la ricerca delle emozioni per cui vale la pena vivere e la lotta agli orrori e alle paure contro cui troviamo il coraggio di rischiare ogni cosa.

Progetto grafico: Matteo Rosin

ANTEPRIMA NON EDITATA

Paul Schofield adorava i cliché. In nome di questo sorseggiava un gazpacho nel piazzale di un bar nel campus dell’Universidad de Madrid, in attesa. Il cocktail a base di pomodoro e cetrioli era corretto con un goccio di vodka e aromatizzato con un filo d’olio evo, versato dal barista in una spirale pasticciata. Schofield lo beveva come pretesto per ammazzare il tempo, ma era anche un sollievo dal sole di mezzogiorno, che lo stava cuocendo nel suo completo grigio chiaro.
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Dal lato destro del grande cortile della facoltà di lingue teneva d’occhio l’ingresso all’edificio principale, dove il viavai era ancora più contenuto che non al bar. Era periodo di presentazione dei corsi: la maggior parte degli studenti già arrivati era in fase di ambientamento, in compenso si concentravano tutti lì all’ora di pranzo e il locale era affollato anche all’esterno. Tanto che una ragazza si avvicinò a Schofield e gli domandò se gli dispiacesse dividere il tavolino.

Attraverso gli Wayfarer vide una giovane affascinante dalla pelle caffelatte e troppo a suo agio per essere una matricola. Annuì. Si era già spostato di lato con le spalle al muro quando si era seduto, per avere una vista migliore sul cortile.

«La ringrazio» disse lei. «È sempre un casino finché non aprono anche l’altro bar. Sembra che l’intero campus non abbia di meglio dove andare, eh?»

Schofield si limitò ad annuire di nuovo senza guardarla, così la ragazza si sistemò con il suo piatto di pasta fredda e il libro che reggeva sottobraccio. Mentre lo apriva, lui notò che si trattava di Lingua Araba Avanzata, al che gli venne spontaneo chiederle: «Segui il corso di Peralta?»

Lei alzò lo sguardo, apprezzando di aver ricevuto finalmente parola, e per di più in inglese. Lo scrutò con attenzione. Lui si tolse gli occhiali da sole, sollevandoli sui capelli tagliati a 5 millimetri e mostrandole le iridi azzurrissime. Allora la ragazza distolse lo sguardo mentre rispondeva: «Quest’anno sono con lui, sì. È un professore anche lei? Mi sembra di non averla mai vista.»

«Non frequento campus universitari, di solito. Sono qui per incontrare Peralta. Sono passato prima in aula, ma non avevo grande interesse per la presentazione del corso.»

«È uno dei pochi a presentare con una settimana di anticipo. Non che mi cambiasse molto, sono qui già da qualche giorno. Dicono che sia molto bravo.»

«È quello che spero.»

La ragazza alzò un sopracciglio e commentò divertita: «Lei è una specie di agente governativo in cerca di una consulenza?»

«Una specie» replicò Schofield, sorridendole.

Non gli sfuggì il lampo negli occhi di lei e pensò se per caso si stava chiedendo dove poteva portarli quella chiacchierata, magari nel letto dell’albergo dove alloggiava quell’uomo misterioso, anche se diamine, doveva essere più vecchio di quindici anni. Comunque, lei non diede seguito a quel lampo. D’un tratto, notò qualcosa alle sue spalle e gli disse: «Ecco il professor Peralta.»

Stava scendendo i gradini dell’ingresso principale a passo sostenuto, con una cartelletta in pelle marrone nella destra e i lembi della giacca aperta che svolazzavano. Schofield bevve un lungo sorso del suo gazpacho e lasciò il resto.

«Ti ringrazio, signorina» disse, alzandosi e inforcando di nuovo gli Wayfarer, «buona giornata.»

«Ripassi dal campus, se le capita» scherzò lei.

«Come no» sorrise Schofield, e con la stessa espressione beffarda si diresse verso il centro del cortile per intercettare Peralta. Gli si avvicinò di lato e, come accaduto prima in aula, notò che infondeva una certa autorità nonostante l’altezza modesta. Aveva il volto disteso, capelli scoloriti pettinati all’indietro e occhiali di corno.

«Professore» lo chiamò Schofield. La sua giacca rimaneva ben chiusa, per nascondere la pistola. «Professore, ha un minuto?»

Lui si voltò verso la voce che non riconobbe, assunse un cipiglio perplesso e disse: «Lei è?»

«Paul Schofield.»

Si strinsero la mano al centro del cortile assolato, mentre Peralta diceva: «Americano, vero?»

«Colpevole?»

«Il suo accento, magari. Chi mi cerca?»

«Il mio datore di lavoro è interessato ai suoi servigi. Le spiace una chiacchierata?»

«No, se non le spiace accompagnarmi a pranzo. Ho una serie infinita di impegni, questa settimana.»

«Volentieri» replicò Schofield, camminando con lui. «Sappiamo che è abituato a fornire consulenze e che ha un’ottima conoscenza delle lingue antiche, anche del ceppo bantu.»

«Posso chiederle per conto di chi parla?»

«A suo tempo.»

«Beh, il signor a suo tempo è in errore: che io sappia, le mie nozioni bantu sono superiori a quelle di qualsiasi altro linguista occidentale.»

«È proprio per questo che ci serve lei.»

«È anche materia per cui non sono abituato a lavorare per privati.»

«Mi starà a sentire comunque?»

«S’intende.»

Si inoltrarono nell’immenso campus – dove il traffico era ancora contenuto – e Schofield iniziò subito a spiegargli la faccenda. Non voleva aspettare il pranzo: quello gli serviva tutto per convincerlo. Il capo era stato chiaro, voleva Peralta a ogni costo.

«L’uomo che mi manda è un filantropo e richiede il suo aiuto in una spedizione per ragioni di grande importanza storiografica.»

«Una spedizione dove?»

«Sul lago Tanganyika, in Tanzania. Sto radunando una squadra che avrà il compito di esplorare un isolotto su cui era stato edificato un villaggio coloniale inglese. Abbiamo motivo di credere che vi si trovi un’importante collezione libraria. Guiderò la spedizione io stesso. In particolare, la sua presenza sarà fondamentale per lo studio dei testi sul posto e del volume che da solo dovrebbe valere quanto l’intera collezione.»

«E quando intende partire?»

«Entro questa settimana, se possibile.»

A quel punto, Peralta si fermò un momento e lo squadrò da capo a piedi: «Mi pareva di essere stato chiaro, mi si accavallano diversi impegni in questi giorni. Soprattutto, dovrei rimandare l’inizio dei corsi di quanto? Almeno una settimana, immagino.»

«Intendiamo compiere una ricerca approfondita.»

«Bene, facciamo almeno due. E qual è il pezzo che considerate il più importante della collezione?»

«Sono spiacente: questo non glielo posso dire finché non accetterà.»

Peralta lo guardò ancor più storto e commentò: «Maledetti americani. Come pensa che possa interessarmi, o anche solo valutare se posso esservi d’aiuto, se mi parla per enigmi?»

Schofield decise di dargli un po’ di corda: «Non ho intenzione di sprecare il suo tempo, professore, glielo assicuro. Se siamo venuti da lei è perché la riteniamo la figura più preparata per questo lavoro. Riteniamo anche che la collezione presente su quell’isola sia unica: sappiamo per certo che, oltre agli annuari della colonia e agli studi antropologici, deve esserci una nutrita serie di testi religiosi delle dottrine più disparate, e ne siamo a conoscenza perché il mio capo ha avuto modo di consultare personalmente la lettera privata di un missionario al segretario di Stato Vaticano.»

«Questo com’è possibile?» sbottò Peralta.

«Non ha importanza. Le basti sapere che avrà il privilegio di studiare quei testi e un’esclusiva sulla pubblicazione del ritrovamento… oltre, s’intende, a una gratifica monstre. L’unica condizione è un accordo di riservatezza sul libro antico che crediamo si nasconda in quel villaggio.»

Finalmente l’aveva agganciato, glielo scorgeva nelle pupille dilatate dietro gli occhiali di corno. Peralta s’inumidì le labbra e gli domandò di nuovo: «Chi ha il potere di offrirmi tutto questo?»

Schofield ci pensò un momento e, seguendo l’istinto, decise di dirglielo.

Capì subito di aver fatto la scelta giusta. Il professore si sbloccò dalla posa difensiva e, prima di riprendere a camminare, mormorò: «Che ne dice di discuterne a tavola?»

Schofield accettò di buon grado.

Tempo di ordinare a un ristorantino all’angolo e di definire il cachet a sei cifre, e aveva conquistato definitivamente il professore. Mentre mangiavano, si limitò a fornirgli maggiori dettagli sulla

spedizione e accontentarlo su delle inezie organizzative. Schofield accettò di attendere un paio di giorni prima di partire e ingolosì Peralta con tutte le carte a sua disposizione, al punto da rendergli impossibile un rifiuto.

«È deciso allora» disse lui, finendo il caffè e alzandosi. Pareva aver fretta di rimanere solo a riflettere. «Partirò con lei in qualità di consulente. Nulla di ufficiale, dovrò prendermi delle ferie.»

«Nulla di ufficiale» confermò Schofield.

«Vedrò il suo capo?»

«Non ora. Al nostro ritorno, l’accoglierà con tutti gli onori del caso. La aspetto venerdì mattina come concordato» concluse, alzandosi a sua volta.

«Non sono mai stato in Tanzania, sa.»

«Prima di tutto faremo scalo a Istanbul» precisò Schofield, scrocchiando il collo. «Là ci uniremo al resto della squadra. Buona giornata, professore.»

Lasciarono il ristorante camminando in direzioni opposte, allo stesso passo spedito con cui erano arrivati.

2021-05-20

Aggiornamento

NUOVI CONTENUTI ESCLUSIVI PER I SOSTENITORI Arcane collezioni ha raggiunto il 30% dell'obiettivo nei primi 10 giorni. Per ringraziarvi e arricchire la campagna, ho deciso di realizzare dei contenuti esclusivi per voi, che riceverete al raggiungimento della percentuale obiettivo. Il primo è un racconto dedicato a Su Erkan, l'occultista turca di cui sentirete molto parlare a partire da pagina 44 della bozza. 😉 Ora la campagna è nelle vostre mani: coinvolgete amici e conoscenti e convinceteli a sostenere il progetto. Invitateli a ordinare la loro copia e a partecipare alle prossime presentazioni virtuali, che vi annuncerò a breve. Così sbloccheremo i contenuti esclusivi! Grazie di cuore, Michele

Commenti

  1. Stefano Lovisaro

    (proprietario verificato)

    Questo libro non è un genere che leggo di solito, ma l’anteprima mi ha convinto a dargli una possibilità… e meno male! La trama è avvincente e mi ha catturato fin dal primo momento. Arcane collezioni ci porta verso un’avventura nell’Africa più misteriosa, dove si nasconde molto più di quello che crediamo. Ho viaggiato con i personaggi fino all’isola misteriosa, ho cercato con loro il tesoro e con loro sono rimasto sconvolto da tutti i colpi di scena. Geniale!

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Michele Rampazzo
Sono nato nel ’92 e a cinque anni già macinavo libri, quelli con le figure: il mio preferito era Il compleanno di Lilli Lumaca. Cresciuto fra Lost e Harry Potter, Stephen King e concerti rock, scrivo dai tempi del liceo con mille emozioni nel cuore e in testa un solo comandamento: «Io non mento mai sulle emozioni, è per questo che funziona.»
Sono laureato in Strategie di Comunicazione all’Università di Padova. Non potendo stare senza scrivere, lavoro come copywriter in un’agenzia creativa.
Arcane collezioni è il mio terzo romanzo pubblicato, dopo La speranza dei vinti e Dreamtime (Intrecci Edizioni).
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