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Arnor dei Briganti

Arnor dei Briganti
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Consegna prevista Luglio 2022
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Arnor, figlio di un brigante, nato e cresciuto in un castello medievale circondato da una foresta carica di magia, è un ragazzino curioso e cauto, che si muove senza timore tra creature fantastiche e i pericoli di una natura incontaminata e selvaggia. Sarà la forte amicizia con Grethe, figlia del capobrigante rivale a portare la pace, tranquillità e serenità nella foresta facendo appianare i contrasti che da lungo tempo dividevano le due bandi rivali.
Un racconto fantastico pieno di dolcezza e tenerezza dove si evidenziano valori come solidarietà, amicizia, amore per la natura e il rispetto per i genitori.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché penso che il Fantasy oltre che essere di intrattenimento possa aiutare le nuove generazioni nel formarsi. L’idea di questo libro è partita dopo aver letto diversi libri per ragazzi ma sentendo io stesso la necessità di aggiungere argomenti e tematiche a me cari come il rispetto per i genitori, il rispetto per l’ambiente, gli animali ed il cibo.

I diritti dell’autore verranno devoluti all’Associazione Un Ponte Nella Vita APS.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo Primo

Alle prime ombre del mattino, sui lunghi  pascoli che si estendevano su tutto il fianco della montagna, si  raccoglieva del foraggio. Nel villaggio di Karsten non c’erano stregoni ma  solo una strega che si occupava di  trovare oggetti  particolari e guarire ferite che avrebbero potuto essere mortali.  Si chiamava Petronilla. Donna severa e puzzolente, con i capelli grigi e gli occhi rossi, a causa del fumo dei fasci d’ erba che era solita raccogliere nelle notti di luna piena e che bruciava su ciocchi ardenti per preparare pozioni magiche. Le sue orribili caratteristiche non si fermavano solo al fatto che emanasse un orribile odore e fosse paurosa da vedersi, possedeva pure un naso lungo,  delle labbra sottili ed  era priva di denti. Su una guancia aveva una verruca grossa come il nocciolo di un’albicocca, completamente ricoperto da irti peli. Petronilla sapeva di non essere ben accetta nel castello di Karsten, ma comunque decise di farvi  una capatina. Il castello, ben tenuto ma cupo nella sua imponenza, svettava dalla cima del monte più alto. Vi abitavano tutti i briganti meno importanti del regno di Karsten.

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I briganti all’arrivo della orribile strega Petronilla, si misero  a tremare terrorizzati perché temevano che potesse maledirli con qualche sortilegio.

“ Bene vedo che non sono stata invitata!” ringhiò cupamente la strega.

“ Gettate fuori dalle mie mura questa ignobile donna.”  Ordinò Karsten il capo supremo dei briganti.

“ Non disturbarti  nel farmi accompagnare fuori da questo luogo, sappi  però che questa notte   nascerà tuo figlio  che  in giovane età si  innamorerà di Grethe, figlia di Olar, vostro temuto rivale!” disse Petronilla.

A quel punto, la strega fece un giro su se stessa e puntando il lungo dito adunco verso il pavimento, scrisse con la magia le lettere: A e G.

La scritta rimase incisa sulla pietra emanando una forte luce verdognola.

La notte in cui nacque Arnor una furiosa tempesta di neve si abbatté sulla montagna, rendendola ancora più incantata, quasi magica. 

Strani esseri cercavano rifugio nelle loro tane. Avevano  accumulato tanta stanchezza e adesso era finalmente giunto il momento di andare in qualsiasi anfratto potesse dare loro riparo. Avevano raccolto tante provviste e quindi avrebbero potuto dormire il lungo sonno invernale. Solo le strigi, le cui fattezze erano simili a grandi rapaci, volavano nel cielo carico di neve, emettendo un assordante stridulo simile a quello delle aquile. Erano insopportabili e risultavano sciocche.

Il villaggio dove era nato Arnor chiamato Noth Hiert, si trovava sulla sommità del Monte Kjell. Nella foresta che lo circondava,  le strigi cattive trovavano il loro rifugio.

Berta, moglie di Karsten giaceva sul letto spossata dai dolori provati per la nascita di Arnor. Accanto, senza perderla di vista si trovava Karsten, alto e magro con un mento sfuggente e una chioma di lunghi capelli corvini. Le sue sottili labbra non lasciavano trasparire nessun tipo di sentimento. Severo e taciturno era rispettato perché lavorava il ferro con  grande abilità.

Berta, non sopportando i versi striduli emessi dalle strigi che volavano continuamente intorno al castello, chiese al marito di fare qualcosa perché la smettessero di strillare.

“Manda via quelle strigi cattive,  voglio cantare ora che è nato nostro figlio!”

A quel punto Karsten prese la fionda e con una mira eccellente, colpì le  perfide creature, ma le strigi erano abili nel nascondersi quindi schivando le pietre si misero ad urlare:

“Cacciaci,  ma il tuo piccolo erede  è brutto perché figlio della neve e del ghiaccio; nemici della foresta!”

Nel castello, intanto, fervevano i preparativi per festeggiare il nuovo nato che avrebbe portato gioia e prolungato la discendenza dei Karsten.

****

In un altro castello  poco distante, la moglie di Olar capobrigante e rivale di Karsten, dette alla luce una bambina alla quale venne dato il nome di Lovisa.

Il padre restò  deluso, perché sperava in un figlio maschio. Dopo aver riflettuto a lungo decise  che l’avrebbe istruita per diventare una perfetta brigantessa.

Nel castello di Karsten in festa, i briganti guardavano il minuscolo Arnor. Erano alquanto preoccupati perché il piccolo  appariva molto debole e decisamente malaticcio. Chiacchieravano tra loro e il padre sentendoli  li redarguì, dicendo loro:

“Siete degli idioti, è solo un neonato! Farò di lui un brigante forte e coraggioso.”

Gli uomini allora decisero di tacere e intonarono le loro goliardiche ballate bevendo e saltellando per tutta la notte.

Se il regno di  Karsten era in festa, quello di  Olar batteva la fiacca.

“Una femmina è nata e una femmina dobbiamo tenerci!” Continuava a ripetere Olar.

La moglie cercava di consolarlo dicendogli:

“Aspetta, vedrai che saprò darti un altro erede maschio!”.

Purtroppo la promessa non venne mantenuta. Nei successivi anni la consorte diede alla luce due altre femmine. Olar non si aspettava un simile sgarro dalla sorte. Forse qualcuno aveva maledetto lui e la sua dinastia. Infatti, una colomba bianca era apparsa davanti alla finestra della loro camera da letto, mentre Iselin la moglie partoriva. Poteva essere un segno malefico?

Preso dalla rabbia, Olar decise di recarsi nella foresta per uccidere l’ultima nata alla quale avevano dato il nome di Grethe. Ma nello stesso istante in cui sguainava la  spada, la bianca colomba che li aveva seguiti in volo , si trasformò come d’incanto in una bellissima fata e con un solo gesto spezzò la spada di Olar.

Il brigante credendo che fosse un chiaro segno del destino, fece ritorno al suo castello tenendo in braccio la minuscola Grethe.  Un unico timore lo assillava: sarebbe stato difficile crescere tre mocciose! 

Dal momento in cui  nacque Arnor,  dopo aver lanciato il proprio anatema incidendo sulla pietra le due iniziali, la strega Petronilla non smise di seguire  la crescita di Arnor, di  Grethe e delle sorelle Kassandra e Lovisa.

Continuò a raccogliere oggetti che i briganti abbandonavano lungo le strade dopo avere saccheggiato interi villaggi e si perdeva nella foresta alla continua ricerca di erbe medicamentose. In una notte di plenilunio, la strega venne assalita da uno stormo di strigi che, bloccandola a terra con i  loro lunghi artigli le strapparono il cuore.

Petronilla non restò a lungo sul terreno coperto di foglie e muschio, perché un lampo di luce incandescente scaturito dal nulla, la incenerì in pochi istanti. 

Capitolo Secondo

Olar guardava crescere le sue tre bambine.

Lovisa e Kassandra  assumevano atteggiamenti raffinati e principeschi,  mentre Grethe si dedicava a  giochi di guerra. Impazziva di gioia quando riusciva a  distruggere le bambole delle sorelle e a  tirare loro le lunghe trecce bionde. Costruiva con le proprie mani splendide fionde e perfette spade che intagliava con un coltello sottratto di nascosto al padre.

Nel villaggio di Noth Hiert, invece il giovane Arnor cresceva educato e gentile. Un bel bambino  dai capelli corvini, molto nobile negli atteggiamenti. Vestiva in modo elegante e nessuno  avrebbe pensato fosse figlio di un brigante. Solo quando danzava  durante le feste, desiderava apparire goliardico e forte, proprio come un vero brigante.

La giovane Grethe, spesso osava avventurarsi  da sola nei boschi del Monte Kjell. Da lontano aveva scorto l’altro castello, ma non sapeva come raggiungerlo. Ne aveva parlato con il padre, il quale si infuriò della sua curiosità, affermando che lassù vivevano creature maligne e pericolose. Il brigante Olar non voleva che la figlia si interessasse a quel castello. Anche ad Arnor veniva proibito di avvicinarsi alle terre di Olar, poiché tra i due clan briganteschi non correva buon sangue. L’odio che provavano reciprocamente  faceva sì che ad ogni primavera, riprendessero a combattere la loro stupida guerra, dove nessuno ne usciva vincitore!

Arnor non desiderava combattere perché trovava inutili le guerre. Sperava semplicemente di scoprire le vere sembianze degli altri briganti.  Li pensava brutti, sporchi e pelosi; la stessa identica idea frullava nella testa della piccola Grethe. Entrambi i genitori raccontavano loro castronerie, fantasie dettate dall’astio che provavano l’uno nei confronti dell’altro:

“È basso.”

“È tozzo.”

“Non si lava.”

“Odora di fango.”

“Ha i denti gialli.”

“Ha le mani da scimmia.”

“Ha le braccia molto pelose.”

I due giovani ascoltavano quelle descrizioni restando con la bocca spalancata per lo stupore. Ma Grethe non si spaventava di quei racconti, anzi si intestardiva pensando:

“Prima o poi li vedrò! Non mi fanno paura.”

Al padre chiedeva continuamente:

“Papà, desidero avere un cavallo, ho sette anni e posso andare da sola nel bosco. Voglio cacciare perché sono forte e astuta.”

“No Grethe! Non è il momento”  rispondeva preoccupato il padre.

“Lasciala provare, l’oracolo ha predetto che compiuti i sette anni la bambina dovrà scoprire il mondo,” affermava la madre risoluta.

A quel punto Olar, cedeva.

“Ti lascio provare, ma  se  mai dovessi perderti nel bosco, mi raccomando, cerca una grotta dove ripararti e restaci fino al sorgere del nuovo giorno! Porta con te del pane, del formaggio e delle erbe medicinali!”

Con un cenno del capo, Grathe salutò entrambi i genitori, uscendo dal castello.

Salì sul cavallo, spronandolo alla corsa con un lieve battito di briglia, allontanandosi dal villaggio.

Arnor si trovava in riva al fiume e stava leggendo, quando Grethe dopo avere cavalcato per molte ore, decise di riposarsi e di abbeverare il suo cavallo.

E lo vide.

I loro sguardi si incontrarono, indugiando entrambi sugli abiti che indossavano. Grethe  che esibiva dei pantaloni di cuoio tipicamente maschili, restò comunque impassibile di fronte al ragazzino così ben vestito con una bianca camicia, un elegante gilet e  morbidi  pantaloni di fustagno.

“Chi sei?”

“Chi sei tu? Lo sai che hai valicato il mio territorio?”

“Territorio? Io sono Grethe figlia di Olar.”

“Io sono Arnor figlio di Karsten.”

“Quello che fa il brigante?”

“Ma anche tuo padre non fa il brigante?”

“Come lo sai?”

“Me l’hanno detto i miei genitori!”

“Anche i miei. Inoltre mi hanno detto che devo stare lontana da voi, siete cattivi!”

“Ah ah ah. La stessa cosa l’hanno detta anche a me. Ma ora che ti guardo meglio, lo sai che sembri un maschio?”

“Già, e ne vado fiera, sappi che ho con me la mia spada di legno.”

“E io ho il mio arco con le frecce!”

“Mi sembri simpatico…”

“Anche tu. Ora però devo andare. Finirò di leggere il mio libro a casa.”

“Cos’è un libro?”

“Questo!” Arnor glielo diede in mano.

“Ma non sono capace di leggere”, dichiarò la ragazzina.

Arnor stava divertendosi alla grande, quindi si mise a ridere come un matto.

“Non è divertente, smettila!”  urlò la bambina

“Non posso crederci che tu non sappia leggere, ragazzina!” Continuando a ridere…

“Smettila! Finiscila di ridere, stupido bambino!” Infuriata e offesa ci mise un nano secondo a stampargli sul viso un ceffone degno del nome che portava. 

Arnor smise subitissimamente di ridere, prendendo per i capelli Grethe  e trascinandola a terra. Parevano due indemoniati! Calci, sputi e graffi, ma la bimba che si muoveva con agilità, preso un coltellino che teneva nei larghi pantaloni, si mise a tagliuzzare un lembo della bella camicia di Arnor, il quale si fermò di botto! Sapeva che tornato al castello avrebbe dovuto subire le lunghe ramanzine della madre. Questa volta era evidente che non avrebbe potuto dare la colpa ai rovi. Prendendo il libro, l’arco e le frecce,  si mise a correre verso il bosco.

“Ti serviva una bella lezione, ragazzetto  impertinente e maleducato.” Gli urlò a squarciagola la piccola  Grethe.

Aggrappandosi al suo cavallo per fare ritorno a casa, pensò che Arnor fosse davvero un bambino odioso e che in un altro incontro avrebbe usato la sua spada!

2021-11-06

Youtube

Buon giorno spero tutto bene. Innanzittutto grazie a coloro che hanno comprato il mio libro aiutando l'associazione Un Ponte nella Vita. Questo pomeriggio parlerò del mio libro e con un breve estratto. Vi aspetto numerosi e se potete condividere il video sarà ben gradito. Comunque ci tengo a precisare che voi siete stati i primi e ovviamente vi ringrazio davvero di cuore per la causa che mi sta a cuore. Dome

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Domenico Del Coco
Domenico Del Coco, laureato presso l'università degli studi di Milano in Storia e Cultura dei Sistemi Editoriali si è sempre occupato di libri. Ha un canale YouTube con il suo nome dove recensisce libri e un blog dove affronta tematiche sociali e culturali. Questo è il suo decimo libro.
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