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Around Asia con I Ragazzi di Casa Maylands

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Consegna prevista dicembre 2019
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Il primo Viaggialibro mai inventato.

Il racconto di un’esperienza di vita fuori dal comune.
Un gruppo di amici in viaggio nel Sud-Est Asiatico in cerca di avventura, per dar sfogo alla libertà che silente giaceva nei loro cuori e alla voglia di vivere che assetava i loro spiriti.
Un racconto introspettivo ed emozionante arricchito dai video reali che mostrano gli attimi appena raccontati.
Il libro di viaggio più interattivo mai creato, che vi permetterà di vivere in prima persona questa esperienza e viaggiare senza dover partire fisicamente.
Unitevi a noi in quello che di fatto è un percorso verso se stessi. Un viaggio di crescita personale.

Di sola esistenza la vita muore…

 

Perché ho scritto questo libro?

Con questo racconto volevo rendere genuinamente immortali l’avventura e la libertà che un’esperienza di questo tipo può donare a un animo in cerca di “esistenzialità”.
Il racconto vuole concentrarsi sugli aspetti introspettivi del viaggio: i pensieri e le emozioni che si sono generati in me durante questa esperienza culturale. Esso ha come scopo quello di portare il lettore all’interno del viaggio nel suo senso completo, ovvero condurlo in un percorso di crescita interiore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Tredicesimo giorno

Decidemmo di riposare in camera per l’intera mattinata.
Eravamo stanchi sia fisicamente che mentalmente e avevamo bisogno di uno spazio senza impegni per ricaricarci adeguatamente.
Viaggiare è bello, ma è anche molto estenuante per il fisico a causa delle lunghe camminate e vari spostamenti. Per quanto riguarda la fatica mentale, essa è generata dal fatto che ci si ritrova perpetuamente in una situazione incerta e di cambiamento, e che quindi richiede decisioni continue. Praticamente si è sempre con dei pensieri in mente e a volte ci si perde all’interno di essi. È come se un insieme di emozioni ti rubasse l’energia vitale, ma in cambio ti regalasse qualcosa di forte, qualcosa di potente e bello.

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Energie che visto il risultato, si è disposti felicemente a donare. Certo non è da tutti viaggiare, anche se però il viaggio è in realtà intrinseco in tutti noi. È necessario solamente scegliere se seguirlo oppure no. Il viaggio spesso non necessita nemmeno di un reale spostamento fisico, richiede solamente il coraggio di affrontare le proprie paure ed imbattersi nei propri pensieri e credenze. È il viaggio spirituale la vera magia di tutto questo girovagare.
Poniamo il caso di un ragazzo che da sempre ha vissuto nel suo luogo natale. Anche se egli nel corso della sua vita non decidesse mai di lasciare il porto e salpare per chissà quali terre lontane, il suo desiderio di viaggio resterebbe comunque presente dentro di lui. Magari esso non sarà mai affiancato da uno spostamento fisico in un altro luogo, ma che importanza ha? Il viaggio che questo ragazzo ardentemente, e a volte anche inconsciamente, sarà destinato a percorrere sarà quello che gli darà il senso del vivere, ciò che lo porterà a sviluppare credenze, informazioni, usanze, pensieri, modi di
affrontare le gioie e i dolori. In sostanza il viaggio che ognuno di noi comunque dovrà fare è mentale ed è volto ad una crescita personale, ad un accrescimento e mutamento della propria personalità che grazie ad esperienze esterne, proprie o di altri, porterà l’individuo a maturare. Ognuno di noi ha il desiderio di migliorarsi e di diventare più forte nel sopportare il dolore e di diventare più felice scoprendo nuove gioie. Questo dunque significa che tutti noi siamo volti alla scoperta di nuovi metodi e di nuove consapevolezze. Tutti noi siamo in viaggio, un viaggio continuo volto alla ricerca di noi stessi.
Credo che il viaggiare fisicamente in realtà non sia altro che un acceleratore del viaggio interpersonale, perché dà modo di andare incontro a più esperienze e quindi di mettere l’individuo in una posizione in cui dovrà vivere in vari scenari, affrontare varie sfide e superare alcune paure, e ciò farà scaturire in lui pensieri che a loro volta lo faranno riflettere e crescere. Probabilmente questi pensieri sarebbero potuti emergere anche seduti su una sedia a casa passando del tempo ad ascoltare la propria mente. Ma il rischio della stabilità della routine del proprio luogo d’appartenenza può far sì che le abitudini ci dissuadano dal trovare il tempo per porci alcuni problemi e alcune soluzioni. Sottraiamo così a noi stessi l’ispirazione che potrebbe far nascere l’idea dello sviluppo personale, al contrario invece del viaggio fisico che la stimola ad emergere.

Prima di pranzare, io e gli altri Ragazzi di Casa Maylands andammo a vedere dei simpatici e carismatici murales sparsi in dei vicoli nascosti della cittadina.
Non fu affatto facile scovarli tutti, nemmeno con la mappa in mano che ce li contrassegnava.
Natacha preferì restare in camera. Ci rincontrammo tutti al centro commerciale della città per organizzare il nostro pranzo.
Feci un giro tra i vari negozi e constatai che, se convertiti in euro, i prezzi dei vestiti e di tutti i vari prodotti in generale erano praticamente gli stessi di quelli italiani.
Samsung, H&M, Foot Locker e tutti questi famosi brand erano pieni zeppi di persone, sia locali che turisti, se pur i prezzi a mio parere erano stellari. Questo mi fece ripensare alla situazione economica qui in Malesia. Non so perché, ma prima di visitare l’Asia, pensavo che la gente vivesse in miseria
ed invece non era lo scenario che mi si offriva di fronte ogni giorno. Questo concetto continuava a tornarmi in mente.
Girovagammo per il centro commerciale e dopo aver mangiato un bel pezzo di torta fatta con strati di crepe con la crema all’Oreo nel mezzo, tornammo nella guest house visto che fuori iniziò a piovere e che comunque avevamo già visitato tutto ciò che c’era da visitare.

Uscimmo nuovamente per cena, andammo nello street food vicino all’ostello.
Oltre a stuzzicare qualche pietanza nelle varie bancarelle, cenai con gli altri in una specie di ristorante molto spartano ordinando nuovamente il piatto tipico della Malesia, ovvero il pregiatissimo Nasi Lemak. Questa volta servito un po’ più con cura e raffinatezza rispetto a quello preso precedentemente in uno street food. Questa volta esso mi venne servito in un piatto ed era composto da: riso al cocco con acciughe essiccate, pollo fritto, cetrioli, uova sode e della salsina piccante tipica malese.
Penang, inoltre, veniva considerata come la miglior cittadina culinaria di tutto il Sud-Est asiatico, non potevo permettermi di perdere la loro specialità.

Tornammo in camera a riposare solamente dopo aver degustato un rinfrescante cono gelato come dessert.

Quattordicesimo Giorno

Ci svegliammo presto e facemmo una veloce colazione in camera con dei biscotti secchi comprati in un supermercato il giorno precedente.
Con gli zaini in spalla lasciammo la guest house e facemmo una breve camminata di quindici minuti per arrivare al porto, dove ad attenderci c’era un piccolo traghetto trasandato, in cui avremmo passato le successive tre ore e che ci avrebbe condotto su un’altra isola malesiana molto famosa, stavolta non per il cibo ma per le sue spiagge, ovvero l’isola Langkawi.

Il viaggio a bordo fu abbastanza scomodo con quei piccoli sedili uno attaccato all’altro, ma nonostante questo riuscimmo ad addormentarci più volte nelle posizioni più impensabili. Difatti mi ritrovai ad un certo punto,
accovacciato sulla schiena di Ilenia e nel momento successivo appoggiato a quella di Tia.

Le ore passarono nel bene e nel male ed arrivammo sull’isola. Prendemmo un taxi per arrivare in ostello dato che Uber non era disponibile e nemmeno i mezzi pubblici. L’ostello era a dieci minuti di distanza dalla spiaggia più famosa e fu anche uno dei più economici tra quelli che trovammo online. Pagammo a notte 6$ australiani a testa per dormire in una camerata di dieci letti.
Purtroppo il clima non era affatto soleggiato e nel pomeriggio iniziò pure a piovigginare.
Nonostante ciò non avevamo intenzione di perdere la giornata chiusi in ostello, così ci mettemmo addosso ognuno il suo poncho, e iniziammo a visitare la cittadina fino ad arrivare alla spiaggia che naturalmente non potemmo apprezzare a pieno con quelle condizioni climatiche che ricoprivano il cielo di grosse nuvolone grigie.

Cenammo in un ristorantino molto caratteristico vicino all’ostello. Era un po’ più costoso dei vari street food presenti, ma l’impossibilità creata dalla pioggia, che si fece più insistente, ci fece optare per passare una serata tranquilla in un bel locale al coperto.

Tornammo all’ostello e spendemmo del tempo a chiacchierare nella sala comune con una ragazza proveniente dalla Svizzera, precisamente da Zurigo, che dormiva nel letto affianco al mio.
Era una simpatica fanciulla sulla trentina dai boccoli biondi e gli occhi azzurri in viaggio per la Malesia e la Thailandia.
Ci parlò della sua avventura e noi della nostra. Parlammo del suo precedente viaggio in Sud America e ne rimanemmo affascinati e infine, una volta che le accese conversazioni resero la nostra relazione più amichevole, ci introdusse il suo progetto futuro: in un anno avrebbe lasciato il suo lavoro in Svizzera e avrebbe dedicato gli anni successivi a girare il mondo senza nessun limite di tempo.
Ci mostrò una cartina del mondo attraverso il suo iPad dove erano annotati tutti i luoghi programmati in quello che sarebbe stato il viaggio della sua vita.
Mi vennero i brividi per l’entusiasmo nella sua voce e l’ammirazione che stava nascendo nei suoi confronti da parte mia.
Una così dolce e fragile ragazza che da sola aveva scelto di girare per il mondo, stanca della società capitalista e del suo sistema consumistico in cui tutti noi siamo, volenti o no, costretti a vivere.
Nell’aria era percepibile il suo fervore misto al timore nel mettere in pratica questo suo grande gesto. Di certo non era una scelta facile, ma era davvero palpabile che questa scelta fosse destinata ad avverarsi. Questo perché ebbi modo di sentire in maniera improrogabile il fatto che il suo non fosse solo un sogno, ma anche una necessità. Mollare tutto ed iniziare questo grosso viaggio, più che un appagamento nel soddisfare una sete d’avventura era un metodo per richiamare a sé la libertà che lei sentiva perduta. Proprio questo lato del carattere della ragazza riusciva chiaramente a trasparire nel suo modo di fare e di comunicare con noi. Posso dire che lei per me rappresentava un nuovo modello di hippie in una versione aggiornata e più moderna, che si serviva di utili strategie e di tecnologie di ultima generazione allo scopo di realizzare comunque il primordiale bisogno che riguarda la libertà. Era chiaro, questa nobile ragazza si sentiva intrappolata dentro ad una società che non le apparteneva e che stava mettendo troppo all’angolo tutte le passioni e i sentimenti vitali che giacevano in lei. Si sentiva oppressa dalla mancanza di tempo nel soddisfare qualunque cosa lei avesse il desiderio di esaudire. La pressione ormai stava raggiungendo il limite nella sua mente e fu proprio quest’ultima che le stava dando la forza di organizzare questa avventura che potremmo anche chiamare: richiamo alla libertà negata e riappropriazione del tempo rivoluto.

Parlammo per ore e fu sempre affascinante scambiare opinioni e pareri sia sui viaggi, sia su esperienze di vita generali.
L’inglese è davvero la chiave che rende ogni uomo un vero viaggiatore, così da dargli il vero ed unico motivo di viaggio. L’essenza che ogni spostamento fisico in un altro posto al di fuori di casa dovrebbe avere come scopo: lo scambio culturale. Indipendentemente dall’origine di ognuno di noi, abbiamo il potere di comunicare, e questo è prezioso.

Ci salutammo e andammo a dormire.
Quindicesimo Giorno

Una volta svegli decidemmo di andare a fare colazione in un chioschetto vicino all’ostello che era fatto completamente in legno, in modo da caratterizzarlo con uno stile tipico malesiano. Ad accoglierci ci fu il proprietario, un ragazzo locale con uno stile alla Jack Sparrow.
Ordinai un pancake alla banana con una tazza di latte, accompagnati da un paio di toast con burro e marmellata. Gli altri fecero una colazione salata. Nel frattempo arrivarono altri clienti: una giovane ragazza, un uomo asiatico dalla pelle scura ed un altro signore sulla cinquantina, di carnagione chiara.
L’uomo, che all’apparenza sembrava un locale, capì subito che eravamo italiani e aprì una discussione che durò per tutta la mattinata.
Scambiammo una di quelle belle chiacchierate tra viaggiatori, quelle che ti alleggeriscono il cuore e che ti fanno capire che non si è gli unici nel mondo ad avere un animo tormentato, ad avere dentro l’insistente voglia di trovare una felicità superiore.
Sia chiaro, non che i viaggiatori siano tutti tristi.
Io ero felice anche prima di partire, ma è la ricerca di una felicità maggiore che traina il carro del viaggio. Penso che viaggiare permetta di cercare quel qualcosa che ti dia una completezza. Spesso si viaggia per mettere a tacere quella sensazione che, nonostante le cose vadano bene e il livello della propria felicità non sembra essere al di sotto di quello della media, la felicità non riesce ancora a soddisfare completamente il proprio ego. Si viaggia per spegnere il dubbio che non si stia sfruttando il proprio tempo a disposizione al 100%, e che esista qualcosa di meglio in qualche altra parte del mondo che al momento non si sta afferrando.
È questo quello che spinge una persona a viaggiare: il non accontentarsi di quello che si ha.
D’altronde la più grande paura di ogni viaggiatore è una e una sola: la paura di sprecare il proprio tempo sulla terra. Il tempo che non avremo mai più indietro. Il tempo che è l’unico reale elemento in nostro possesso.

Scoprimmo, iniziando la conversazione, che l’uomo asiatico dalla carnagione scura non era malesiano, ma indonesiano e proveniva da Bali, un posto che per noi Ragazzi di Casa Maylands non era sconosciuto, dato
che avevamo già visitato in passato durante la nostra esperienza in terra australiana. Fu la nostra vacanza dentro la vacanza.
Ci raccontò della sua straordinaria storia di vita.
Da Bali riuscì a trasferirsi in Australia attraverso un visto ottenuto grazie alla sua qualifica di programmatore informatico. Esercitò controvoglia quella professione per dieci anni coltivando sempre l’hobby e la passione per la musica.
Ad un certo punto della sua vita decise di mollare tutto e di viaggiare facendo l’unica cosa che il suo cuore apprezzava veramente: suonare la chitarra e fare canzoni. Riuscì ad incidere cinque album ed esibì le sue performance in giro per il mondo.
Fu difficile trovare un posto in cui questo particolare personaggio non aveva suonato.
Era stato persino a Milano, anzi questa era una delle sue mete preferite.
Ci confessò che vendeva la sua musica su chiavette USB così, nel caso in cui la gente si fosse stufata di ascoltare le sue canzoni, comunque avrebbe potuto riutilizzare la memoria digitale di 8GB, mentre con il CD questo non poteva essere possibile.
Ci disse anche che non si pentì affatto di aver passato dieci anni della sua vita a fare un lavoro che non gli piaceva, e che a volte la vita è strana. Ciò che non si apprezza al momento può essere utile ed essenziale nel futuro. Per esempio, nel suo caso, egli malediva ogni giorno quel lavoro seduto alla scrivania, ma nei successivi anni a venire gli fu grato dato che poté utilizzare le abilità imparate facendo quel lavoro per rendere possibile il suo sogno di diventare musicista/cantante e creare un progetto di vendita delle sue opere. La ragazza invece era una tenera donzella francese che, dopo anni di lavoro in un hotel, stufa della solita vita, decise un paio di mesi prima di mollare tutto e partire in solitaria alla scoperta del mondo. Avrebbe passato sicuro otto mesi in Asia e poi avrebbe valutato cosa il futuro le avrebbe riservato. L’uomo dalla carnagione chiara ci fece rilassare per la gran parte della mattinata suonando delle serene melodie con la sua chitarra.
Era un gentile signore di origine francese e ci disse che gli ultimi quattro anni della sua vita li aveva passati tra la Francia e l’Asia, sei mesi in Francia, sei mesi in Asia.
Mi chiesi subito che razza di magnifico lavoro potesse permettere uno stile di vita così libero, e allora non esitai a chiederglielo senza dare troppa importanza al pudore.
La risposta non mi fu molto chiara, ad essere onesto. Ci disse che in Francia lavorava con la musicoterapia e altri lavoretti sempre nel campo musicale, mentre in Asia si esibiva di tanto in tanto in qualche locale.
La cosa ancora più strana era che, se pur lui non avesse più di una cinquantina d’anni, ci disse che dall’anno successivo sarebbe stato completamente libero dato che sarebbe andato in pensione. Adesso non so bene come vadano le cose in Francia, ma dannazione, mi sa che noi non abbiamo capito nulla!
I lunghi discorsi passarono dal racconto delle varie esperienze di viaggio alle descrizioni dei vari stili di vita presenti al mondo, dalle argomentazioni più profonde sull’esistenza al come un uomo non dovrebbe vivere solo per il lavoro, ma sciogliere quelle catene invisibili per poter vivere libero, come lo era al momento della nascita.
I soliti discorsi sulla libertà che però, detti dalla bocca di un uomo che davvero aveva girato tutto il mondo, assumevano una forza intrinseca più intensa e arrivavano a noi come consigli di vita.

Dopo la mattinata illuminante, salutammo la combriccola di viaggiatori e andammo verso la spiaggia.
Per fortuna era proprio una bella giornata e il sole ci fece compagnia fino al tardo pomeriggio.
Sicuramente apprezzammo molto la famosa spiaggia tropicale, in particolare mi colpirono le varie spiagge paludose che si intravedevano all’orizzonte di fronte all’oceano.
Era un luogo turistico ma allo stesso tempo incantato.
L’acqua non era paragonabile a quella cristallina vista nelle spiagge australiane, ma il contesto circostante era comunque suggestivo e completamente diverso dai precedenti. Si percepiva che eravamo in una spiaggia asiatica immersa nella natura verde.1
Ci rilassammo al sole, pranzammo in un ristorantino locale con pochi soldi per poi ritornare verso l’oceano, mentre Tia e Natacha si prepararono per

1 Per vedere il video di questa esperienza visitare la pagina Facebook “Around Australia and Asia con I Ragazzi di Casa Maylands” e cliccare su:
Video > Malesia > Langkawi, Malesia. Take care ✌
andare a cenare in un ristorantino di lusso sulla spiaggia, dato che oggi era il compleanno di Natacha e lei aveva piacere di festeggiarlo con lui in un posto più raffinato del solito.
Io, Ilenia e Nico ci fermammo fino al tramonto seduti sulla sabbia ad ammirare il panorama.
Purtroppo le nuvole non fecero emergere alcun tipo di colore affascinante, anzi lasciarono calare il sole in silenzio e allo stesso tempo iniziarono a scendere gocce d’acqua che velocemente si trasformarono in un acquazzone e ci fecero scappare verso l’ostello.
Prima di tornare in camera però, riuscimmo a prenotare in un chioschetto il biglietto che tra due giorni, tramite un traghetto e successivo bus, ci avrebbe portato da quest’isola a Phuket in Thailandia.
Lo pagammo abbastanza caro, 110 MYR, ovvero circa 35 euro a testa, ma era l’unica scelta a nostra disposizione. Anzi scegliemmo il prezzo più vantaggioso, visto che in questi giorni stavamo comparando i costi dei biglietti nelle varie agenzie locali.

Dopo una doccia in ostello io, Ilenia e Nicolò uscimmo a cenare in un ristorante malesiano esattamente di fronte all’ostello, dato che se pur aveva smesso di piovere, non volevamo rischiare un’altra doccia improvvisa fatta di quelle gocce d’acqua misto terriccio.
Il posto era carino, accogliente e veramente economico. Io e Nico prendemmo un Nasi Goreng, un piatto a base di riso molto speziato, ed un Mie Goreng, noodles con pollo, che pagammo circa 2 euro a piatto. Ilenia invece prese solo un Nasi Goreng che bastò per saziarla.

Chiacchierammo un po’ su tutto per il resto della cena e nel frattempo vedemmo Tia e Natacha che, soddisfatti dal cibo mangiato nel ristorante di lusso, stavano percorrendo la via per tornare all’ostello.
Ci videro ed entrarono anche loro nel localino. Continuammo con la chiacchierata generale su come questa esperienza ci stesse facendo provare nuove sensazioni, ci stesse facendo crescere interiormente. Ognuno di noi, se pur vivendo le stesse circostanze esterne, reagiva in modo personale e il cambiamento interiore, benché generato dallo stesso stimolo esterno, poteva sicuramente far maturare pensieri differenti tra noi. Da quella chiacchierata però capimmo che nonostante ognuno di noi avesse uno sviluppo proprio,
questo viaggio ci accumunava sul concetto che avremmo maturato una personalità più forte e più chiara. Crescevano in noi ideologie e prospettive di pensiero che prima non avevamo. Il fatto di uscire al di fuori della propria aria di comfort ci metteva di fronte a difficoltà anche mentali, ed era proprio quello sforzo necessario a superarle che permetteva la nostra maturazione. A questo punto del viaggio ci sentivamo soddisfatti di quello che stavamo realizzando, e anche di quello che, se pur non consciamente, stavamo imparando ad essere. Personalmente potrei dire di aver notato in noi più spensieratezza, gioia di vivere e la pazienza e la calma che la saggezza porta con sé. Sì, proprio così, in qualche modo sentivo che tutti noi stavamo diventando più saggi prima. Questa esperienza prese quindi le sembianze non solo di divertimento e avventura, ma anche quella di una lezione formativa. Una lezione di vita.

Dopodiché pagammo il conto ed insieme andammo a “casa” per riposare.

31 marzo 2019

Aggiornamento

Primo traguardo raggiunto!
Superate le 60 copie pre-ordinate!
Questo assicura, a chiunque abbia già pre-ordinato il libro e a chiunque lo pre-ordinerà in questi mesi, la stampa e la ricezione di esso a fine campagna.
Grazie mille per il supporto.
Take care!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Mi ci sto immedesimando totalmente in quell’esperienza, quei luoghi, odori, sapori..descritti così in dettaglio..mi sento totalmente trasportata! Complimenti Antonio e grazie per condividere questa tua esperienza!

  2. (proprietario verificato)

    Del libro ho apprezzato molti aspetti. Innanzitutto le descrizioni dei luoghi che prendono forma nella mente come fotografie. I sensi si attivano durante la lettura: vengono descritti i particolari e i colori dell’ambiente circostante, i sapori del cibo e gli odori. Mi sentivo completamente immersa in quei posti.

    Affianco alle descrizioni, mi sono piaciuti i pezzi in cui qualche particolare osservato evocava nel protagonista pensieri e riflessioni. Nel libro si affrontano varie tematiche profonde ed interessanti come lo scorrere del tempo, le differenze culturali e la globalizzazione e la vita nella società contemporanea. Sono tematiche importanti su cui ognuno dovrebbe riflettere, non per trovare una risposta, ma anche solo per prenderne consapevolezza e acquisire più sensibilità.

    In questo libro, ho notato che le parti che in assoluto preferivo e che attiravano la mia attenzione erano le conversazioni con persone conosciute durante il viaggio: i compagni di stanza così come gli altri incontrati per strada. Il protagonista, e io insieme a lui, abbiamo imparato qualcosa da ciascun incontro.

    Ho capito che ogni persona che si incontra lascia qualcosa, anche solo con uno sguardo o con un sorriso. Le storie delle persone incontrate mi hanno fatto capire volere è potere ma anche che ogni scelta presa ne esclude altre. Nella vita tutto è relativo e anche la guerra e la morte possono diventare normalità in alcune circostanze.

    Consiglio la lettura se si ama viaggiare, riflettere e mettere in discussione le proprie credenze. È un libro che apre la mente!

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Antonio Petti
Antonio Petti nasce a Torino il 27/01/1992. All'età di 4 anni si trasferisce con la famiglia a Bollate, provincia di Milano.

Dopo il liceo Psico-Pedagogico prosegue gli studi all'Università di Milano laureandosi a pieni voti nel 2014 in Igiene dentale.

Durante gli anni scolastici, ha modo di esprimere la sua creatività partecipando a due concorsi di poesia, in cui riesce ad aggiudicarsi il 1° premio.
Successivamente, quando il desiderio di vivere un'avventura all'estero emerge in lui, decide di volare in Australia.
L’esperienza dura circa due anni, in cui crea amicizie e trova lavoro in uno studio dentistico di Perth.
In seguito Antonio decide di partire con alcuni amici per un'avventura alla scoperta dell'Asia.
Dopo alcuni mesi di avventure torna a Milano, dove vive e lavora attualmente.
Antonio Petti on sabinstagramAntonio Petti on sabfacebook

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