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Ars Fallendi - L'arte dell'inganno

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Aprile 2022
Bozze disponibili

Noel Sullivan si è trasferito a Enfield, poco distante da Londra, dopo un’ultima indagine finita male.

Il detective si imbatte in una copia di Ars Scribendi, un manuale di scrittura passatogli dall’amico Mel. Il piacere della lettura si trasforma ben presto nel richiamo del mistero: incastrate nel dorso del volume, trova le pagine del diario di Arianne Dubois, una giovane scomparsa in circostanze sospette circa trent’anni prima. L’istinto di Noel è irrefrenabile e lo spingerà fino a Nizza insieme a Juliet, traduttrice di talento che lo affiancherà in un’indagine destinata a percorrere più binari di quanti riesca ad escluderne. Sembra infatti che chiunque legga l’Ars finisca nella tela del suo autore: Leon Gautier, mitomane e ossessivo, sceglie con cura i suoi lettori e non perdona coloro che osano mettere l’esercizio della scrittura al secondo posto.

Ma Sullivan e Gautier hanno in comune più di quanto credono: entrambi devono portare a termine la propria opera, ad ogni costo.

Perché ho scritto questo libro?

Ars Fallendi nasce per dare un finale a tanti racconti scritti, iniziati, ma mai terminati. Ogni mio protagonista passato vede in Noel Sullivan la concretizzazione del proprio percorso, tutti lo guidano verso il finale e così faccio io, scrivendo dell’indagine.

Ars Fallendi non è soltanto la conclusione comune a tutti gli incompiuti della mia vita, desidero che sia anche il punto di partenza di nuove avventure da condividere con chi vorrà leggerle.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Enfield, 23 marzo 2018

Noel Sullivan osservava la pioggia oltre la finestra del soggiorno.

Era seduto su una panca di legno lunga appena un metro e larga una trentina di centimetri che copriva il radiatore sotto la vetrata.

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Il suo piccolo appartamento a Enfield era pieno di dettagli di questo tipo, pensati per ottimizzare gli spazi e ridurre gli ingombri. Quello che normalmente era un appoggio per piante diventava quindi un ottimo punto di vista sul giardino dei vicini nei giorni piovosi.

L’attenzione di Noel passò dai giocattoli dei bambini abbandonati nel cortile sottostante alla pioggia che correva libera lungo il vetro della finestra. In un primo momento, questo gli ricordò la sua infanzia: da bambino si divertiva a selezionare accuratamente due o più gocce d’acqua e a metterle in competizione. La prima che raggiungeva la fine della superficie, aveva vinto.

Fece un lieve sorriso, storto e contrariato, pensando che in realtà quella gara fosse una corsa verso la loro inesorabile sorte. Una volta raggiunta la fine del vetro, ogni goccia spariva, dimenticata,

e si rimescolava ai flutti che cadevano dal cielo senza lasciare traccia del suo passaggio.

La pioggia non faceva riaffiorare in lui solo questo ricordo. Ce n’erano anche altri, più recenti e più faticosi da digerire.

Il più recente era indubbiamente la morte del padre, avvenuta pochi mesi prima: Theodore Sullivan era scomparso all’età di sessantotto anni.

Ted, come lo chiamavano i figli e la moglie, era innamorato del proprio lavoro. Dedicava giornate intere al perfezionamento delle sue lezioni come professore di fisica all’università e questo gli dava la possibilità di essere spesso presente per i propri figli ma al tempo stesso di proseguire con la carriera.

Quando Noel aveva deciso di dedicarsi alla sua, di passione, il padre era stato poco entusiasta ma non gli aveva impedito di compiere le proprie scelte. Credeva nelle capacità del figlio ed era curioso di scoprire come le avrebbe sfruttate nella vita.

Noel aveva ottenuto l’abilitazione alla professione nel 2010, all’età di trentadue anni. La sua fama come collaboratore della Polizia di Londra era già alle stelle, e non aveva fatto molta fatica a mettersi in proprio, aprendo lo studio Sullivan Investigative Service.

Da quel momento, la sua vita era stata una giostra fatta di casi irrisolvibili, misteri e interviste con giornali e tabloid. Il suo nome veniva rimbalzato su tutte le emittenti e presto il suo conto in banca era passato da poche migliaia di sterline a cifre a cinque zeri. Era anche riuscito a comprare un ampio loft nel cuore della capitale inglese, trasformato poi in ufficio.

Noel non sopportava l’idea di non essere riuscito a salvare il padre, nonostante non si potesse essere certi che la scomparsa

fosse legata al caso che il detective stava seguendo. Questo, tuttavia, era stato un motivo più che sufficiente per fare ritorno a Enfield con l’intento di abbandonare la carriera lavorativa.

Aveva raccolto la maggior parte dei suoi indumenti, rigorosamente di tonalità variabili dal blu scuro al nero escluse le camicie bianche, qualche ricordo e le decine di libri che nel corso degli anni aveva accumulato e una volta caricato tutto sull’auto era partito, deciso a non tornare.

Quell’esilio spontaneo aveva un precedente.

Il primo tentativo di allontanarsi dal micromondo londinese era avvenuto nel 2013 ed era stato un successo parziale.

Questa volta Enfield lo aveva riaccolto nella sua quiete, dove il lavoro era puramente ordinaria amministrazione e piccoli casi, semplici e senza ripercussioni.

Noel desiderava solamente chiudere il capitolo precedente della sua vita. Relazioni personali, rapporti lavorativi, qualunque filo che lo tenesse ancorato al passato doveva essere reciso con questo tentativo di isolamento. Fortunatamente non aveva problemi economici, quindi questo periodo poteva definirsi per lui una lunga, lunghissima vacanza.

Le sue giornate erano tranquille, prive di scossoni emotivi, e i soli casi che lo coinvolgevano si risolvevano in poche ore. Si trattava spesso di persone apparentemente scomparse, piccoli furti nei pochi negozi della città e indagini brevi di varia natura. Nulla che impiegasse troppo del suo quoziente intellettivo.

Quella mattina, il detective aveva deciso di dedicarsi alla lettura.

Da quando si era trasferito a Enfield aveva scoperto questa sua passione per i libri più rari e con il minor numero possibile di copie vendute. Neppure in quel contesto, la sua curiosità era facilmente appagata da grandi classici e romanzi best-seller.

La sua collezione non era molto popolata, ma negli ultimi anni aveva speso qualche migliaio di sterline in volumi preziosi.

In quella piovosa mattina di fine inverno, Noel stava concludendo un testo unico nel suo genere. Si trattava di un manuale di scrittura, in lingua inglese ma di un autore francese, che elencava in maniera meticolosa tutti i requisiti necessari per diventare maestro di quell’arte.

Nella prima metà del testo venivano riportati infiniti riferimenti alla letteratura antecedente al 1989, anno di stampa del volume. Erano così mirati, spesso sconosciuti, e ben caratterizzati che Noel si era sentito quasi costretto ad andare a cercarli.

Google gli era stato d’aiuto, ma in certi casi si era dovuto recare in libreria per chiedere il parere di qualcuno ancora più esperto.

Nella seconda metà del volume, l’intento dell’autore era quello di descrivere al meglio i requisiti che secondo lui un aspirante scrittore doveva rispettare per ottenere un’identità letteraria e essere in grado di scrivere veri e propri capolavori, meritevoli di essere pubblicati.

Formidabile! aveva pensato il detective, stupendosi di quanto l’autore riuscisse a penetrare all’interno della psiche del lettore. Era come se con un bisturi fatto di parole ed inchiostro operasse in un’area inesplorata del cervello umano e tentasse di farsi spazio per inserirvi una nuova passione: la scrittura.

Secondo l’autore francese non tutti erano degni di avvicinarsi a quest’arte che lui definiva come Prima e Unica: si doveva essere disposti a dei sacrifici. La vita sociale era contemplata nella minima parte necessaria ad avere le giuste ispirazioni. L’amore era un sentimento concesso solo qualora fosse di aiuto alla produzione letteraria. E questi erano soltanto alcuni dei requisiti che l’autore pretendeva dal modello ideale di Scrittore, con l’iniziale maiuscola.

Noel era curioso di raggiungere la fine del testo, gli rimanevano giusto una decina di pagine, quando qualcuno suonò alla porta del suo ufficio-appartamento.

L’uomo fu talmente stupito che sobbalzò dalla seduta di fronte alla finestra e fece cadere il libro a terra.

2

Il detective odiava lasciare le cose a metà. Era così vicino alla fine della sua lettura che era stato tentato di non aprire la porta. Aveva guardato attraverso lo spioncino e non aveva visto nessuno.

È uno scherzo? fu il suo primo pensiero.

Mentre il suo occhio sinistro balenava ancora alla ricerca del disturbatore, qualcuno bussò energicamente alla porta, circa all’altezza del suo stomaco.

L’uomo fece un passo indietro e aprì l’uscio d’impulso.

– Signora Hart-Dyke! Che sorpresa. A cosa devo la visita? – aveva chiesto Noel, lasciando passare l’arzilla vecchietta che non aveva atteso alcun invito ad entrare.

La signora traballò rapidamente verso la poltrona in pelle marrone del soggiorno e ci si accomodò, sprofondando quasi completamente e ritrovandosi con i piedi per aria.

Pareva preoccupata, come tutte le volte in cui si era presentata alla porta del detective.

Aveva preso sottobraccio la sua borsetta verde mare e ripreso fiato prima di iniziare a parlare.

– Signor Sullivan. Questo suo appartamento è così da quattro anni. Non ha mai pensato di cambiare arredamento? – aveva subito sentenziato, guardandosi attorno.

Lory, così la chiamava Noel quando parlava delle sue disavventure, non aveva tutti i torti: aveva acquistato l’abitazione poche settimane dopo il suo primo trasferimento a Enfield. In quel periodo, ne aveva migliorato l’abitabilità e l’aveva arredato per dargli un aspetto più professionale. Aveva comprato una poltrona per i suoi ospiti, un tavolo per cene con più invitati, dopo quattro anni aveva avuto a cena soltanto una persona alla volta e raramente, e integrato l’arredamento presente con qualche altro articolo di poco conto.

Da quel momento, nulla era più cambiato.

– Sa che preferisco spendere i miei soldi in altro. Stavo giusto concludendo una lettura quando ha suonato – aveva provato il detective, sperando che l’ospite capisse di essere capitata nel momento sbagliato.

– Me ne parlerà dopo. Ora ho un caso per lei!

Noel aveva sospirato guardando il libro ancora a terra in fondo alla stanza e si era accomodato sul divano, pronto ad ascoltare la donna.

Qualche colpo di tosse dopo, la signora Hart-Dyke aveva raccontato l’accaduto al detective: quella mattina suo marito Benjamin si era alzato presto come tutti i giorni. Aveva fatto colazione con un caffè lungo e tre biscotti, dettaglio fondamentale secondo la moglie, e dopo la toeletta mattutina si era avviato verso il supermercato per comprare il latte, appena terminato. L’intento era quello di rientrare prima che la moglie si alzasse. L’aveva salutata, ancora avvolta tra le coperte, spiegandole il motivo della sua uscita. Ovviamente l’ultrasettantenne Benjamin Hart-Dyke non aveva un telefono cellulare.

Quando, alle nove passate, Loraine si era svegliata non aveva trovato il marito ad accoglierla in cucina.

Preoccupata, aveva indossato la vestaglia ed era corsa a cercarlo in strada.

– Non può capire quanto siano maleducati i giovani d’oggi! – aveva commentato, dopo aver spiegato che nessuno era riuscito a darle informazioni riguardo l’uomo.

Il racconto era poi proseguito fino all’ora di pranzo, per la quale l’anziana signora era rientrata, disperata, e aveva contattato la polizia di Enfield.

Dal momento che, secondo il suo parere, quindici minuti erano già fin troppi per l’attesa del pronto intervento, si era recata dal detective.

– Ha fatto benissimo, signora. Lei è nel posto giusto. Vedrà che suo marito sarà presto di nuovo a casa – l’aveva confortata Noel, mettendole una mano sull’esile spalla.

Gli occhi azzurri della donna si erano incrociati con i verdi dell’uomo che le stava sorridendo.

– Lei è così gentile. Si vede che ha avuto dei bravi genitori. Cosa intende fare? – aveva chiesto, speranzosa.

Noel aveva assunto improvvisamente un’aria seria e professionale. Si affacciò alla finestra a fianco della poltrona e guardò il via vai di gente su una delle strade principali di Enfield.

Viveva sopra un negozio di articoli per il fitness, quindi spesso la sfilata era composta da uomini dal fisico scolpito e giovani donne altrettanto allenate, ma se non altro meno esibizioniste.

– Procederò subito con le indagini, signora Hart-Dyke. Contatterò i miei colleghi alla polizia e vedremo di setacciare il quartiere.

Loraine si sentiva già più serena, all’idea che il famoso detective Sullivan avrebbe lavorato al suo caso.

– Non voglio che le succeda nulla, nel frattempo. Mi permetta di riaccompagnarla a casa – aveva poi aggiunto, porgendole la mano.

Erano rimaste poche tracce della nevicata di quindici giorni prima. Solo sui lati delle strade c’era ancora qualche cumulo di ghiaccio, paralizzato in quei punti dopo che gli spazzaneve avevano ripulito la carreggiata. L’arrivo della primavera era imminente e, nonostante il brutto tempo, le temperature iniziavano a salire.

Il detective fu felice di constatare che la pioggia stava concedendo una tregua.

Noel offrì il braccio alla signora e questa non perse occasione per avvinghiarsi al giovane aiutante.

– Posso essere tranquilla ora, so di essere in buone mani – lo aveva adulato percorrendo la strada verso casa.

– Non si preoccupi signora Hart-Dyke, ho già fatto qualche telefonata mentre lei era alla toilette.

La donna sorrise e si strinse ancora di più al suo appoggio fisico. Non parlò più per il resto della passeggiata.

La villetta dell’anziana coppia era poco distante da lì, la raggiunsero in una ventina di minuti. Sarebbero stati meno, se Loraine non si fosse fermata ad ogni vetrina per ammirare i capi d’abbigliamento che, però, non avrebbe mai comprato.

Pareva quasi si fosse dimenticata della sparizione del marito.

Una volta raggiunto l’uscio della porta, Noel volle assicurarsi che la donna fosse al caldo e la accompagnò fino in soggiorno con lo sguardo. La donna gli aveva impedito di entrare con le scarpe bagnate, mentre lei aveva prontamente sostituito le sue con un paio di pantofole calde.

Con un sorriso rassegnato Noel aveva guardato la fotografia sul mobile dell’ingresso, tra mazzi di chiavi e biglietti da visita:

<>

Da quando il marito se n’era andato, l’Alzheimer di Loraine era peggiorato terribilmente. Ricordava tutta la sua vita perfettamente, fino al giorno della scomparsa. Per questo era così sicura nelle mani del detective. Lo aveva conosciuto prima dell’incidente e in quel periodo lo aveva subito etichettato come “un giovanotto davvero educato e disponibile”. Da quel momento aveva fatto affidamento su di lui per svariate faccende.

Non aveva mai superato la morte del marito e per proteggerla dal troppo dolore, la sua mente aveva elaborato un’intricata bugia convincendosi che fosse sparito mentre andava a fare la spesa.

In realtà, Benjamin Hart-Dyke era sì uscito per comprare il latte, ma non aveva più fatto ritorno a causa di un infarto fatale che lo aveva colpito a pochi metri da casa. Si era accasciato poco distante dal supermercato e non c’era stato modo di salvarlo.

Dopo il 15 settembre di due anni prima, la vedova Hart-Dyke capitava a casa di Noel con frequenza casuale, raccontando gli stessi eventi con parole sempre diverse, ma con lo stesso intento: chiedere l’aiuto del detective.

Noel era stato informato della fragile condizione di salute della donna e ogni volta recitava la sua parte. Si dimostrava pronto all’azione, la rassicurava accompagnandola a casa e si prendeva cura di lei fino a quando la sua mente riusciva a divagare dal doloroso ricordo.

– Va tutto bene, Loraine? – le aveva chiesto, facendo capolino dalla porta del soggiorno.

– Detective Sullivan! Non mi sporchi il pavimento con il fango dei suoi stivali!

Negli occhi della donna era rimasta la vitalità di un tempo, ma in ogni sua frase era mal celata un’amarezza più profonda. Noel poteva riconoscerla perché anche a lui, una volta, era stata fatta la medesima osservazione.

Convinto che la donna fosse serena e al sicuro, chiuse la porta e si incamminò verso casa.

Erano appena le dodici, il sole era alto nel cielo nonostante fosse coperto dalle nuvole. Noel decise di non fermarsi a pranzo fuori, voleva concludere la sua lettura.

2021-07-22

Aggiornamento

In sole due settimane siamo arrivati al primo goal! Siete stati fantastici, tutti quanti! Grazie di cuore! Non vedo l’ora di lavorare alla bozza del romanzo per presentarvi la versione finale di Ars Fallendi!!!
2021-07-19

Aggiornamento

La giornata di sabato scorso è stata stupenda! Grazie a tutti coloro che sono passati e hanno effettuato l'ordine, ci siamo avvicinati tantissimo al traguardo!!!
2021-11-07

Aggiornamento

Abbiamo già raggiunto il 75%, in meno di 72 ore!!! Grazie di cuore a coloro che stanno contribuendo, è un risultato inaspettato e che mi rende veramente felice! Manca poco alla realizzazione di questo mio sogno, se volete contribuire sapete come fare, qui su bookabook ;) E non dimenticate di seguire la mia pagina Instagram, @arsfallendi !
2021-07-10

Aggiornamento

Che fantastico risultato!!! Sono grato a tutti coloro che hanno contribuito: siamo al 67% dell’obiettivo in meno di 48 ore! Ricordate che solo fino alle 17.30 del 10 luglio avrete a disposizione il codice sconto ARS, non perdete l’occasione! Grazie ancora a tutti! Francesco

Commenti

  1. Elisa Zec

    (proprietario verificato)

    Ciao, ho iniziato a leggere la bozza e devo dire… Non vedo l’ora di leggere la versione definitiva!
    Ho una domanda però, perché hai ambientato il libro in Inghilterra? Bologna sarebbe stata perfetta per ambientare un giallo!

  2. Laura Ciccolo

    (proprietario verificato)

    Sono molto contento che hai già raggiunto l’obiettivo! Visto che è stato così veloce sarà pubblicato prima? Non vedo l’ora di leggere il cartaceo definitivo!

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Francesco Zecchini
Forlì, classe 1991.
La fantasia è un carattere ereditario: cresce disegnando, colorando e inventando con i nonni. Per i compleanni, chiede sempre i nuovi Lego, da montare rigorosamente senza istruzioni.
Laureato in Ingegneria Energetica a Bologna, è un consulente tecnico e formatore nel campo della termoidraulica.
Tra un fumetto e l’altro, prima che il Marvel Cinematic Universe prendesse piede, ha sempre scritto racconti senza mai portarli a termine. Dalla passione per i romanzi gialli e le serie televisive thriller e investigative giungono le sue principali ispirazioni. Con Hans Zimmer nelle orecchie e un’abbondante dose di fantasia, qualunque scena quotidiana può diventare per lui l’incipit di un nuovo romanzo.
Ha un gatto, Pie, ma ne vorrebbe molti di più.
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