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Azos - Eclissi d'Alba

Azos - Eclissi d'Alba
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Consegna prevista Agosto 2022

Avete mai pensato che prima o poi, in un giorno come tutti gli altri, potreste morire? Questo è ciò che tragicamente accade a Dante, un ragazzo appena maggiorenne che troverà la sua prematura dipartita in circostanze misteriose. Il doversi rapportare faccia a faccia con la morte lo porterà a dover fare delle scelte e a esser pronto a combattere per esse. Nel corso delle sue avventure avrà modo di incontrare angeli, demoni e mietitori pronti a impadronirsi della sua anima e altri fantasmi come lui provenienti da ogni epoca e luogo. Con questi ultimi intraprenderà missioni sul filo del rasoio in giro per il mondo per risolvere le questioni che lo hanno portato a restare sulla terra dopo il suo trapasso in una costante ricerca della risposta, non tanto al senso della vita, quanto al senso della morte.

Perché ho scritto questo libro?

Frequentavo il primo anno al liceo artistico e un giorno mi venne l’ispirazione di un personaggio. Ci misi tutto il mio impegno e alla fine realizzai un lavoro di cui andavo davvero orgoglioso. Quindi andai dal mio professore per chiedergli un’opinione. Lui prese il disegno, lo osservò attentamente e restituendomelo mi disse “Il personaggio è interessante e si vede il tuo impegno… tuttavia gli manca una personalità, un’anima, una storia!”. Grazie alle sue parole cominciai a scrivere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La morte… finché non la conosci puoi averne paura, d’altronde è umano avere paura di ciò che non si conosce; puoi esserne affascinato, ipotizzare che cosa sia… C’è gente che crede che sia la fine, il riposo eterno… per Dante Carnay è stato un nuovo inizio.

Anche se forse la sua non è una delle morti migliori e neanche una delle più comuni, ma soprattutto… morire così giovani… aveva 19 anni quando accadde.

Dante era un ragazzo come tanti. Aveva i capelli e gli occhi castani e una leggera barba appena accennata sul volto. I suoi esami finali si erano appena conclusi e anche lui come molti altri studenti stava già pregustando le vacanze meritate. Al suo orale era venuto ad assistere il suo migliore amico James. Era un ragazzo socievole, un po’ pigro ma sempre disponibile per gli amici. Aveva gli occhi verdi tendenti al castano e capelli neri e spenti.

“Un’ottima interrogazione… quasi migliore della mia!” disse James per schernire l’amico.
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“Perché? Tu hai parlato al tuo orale?” chiese sarcastico Dante mentre scendeva le scale soddisfatto. Stava per varcare la soglia della scuola quando qualcuno lo chiamò alle sue spalle “Danteeee!”.

Lui riconobbe la voce all’istante e si arrestò voltandosi. Era Laika, una sua grande amica. Con lei aveva passato gli ultimi cinque anni di scuola e, come Dante, aveva sostenuto l’orale quel giorno. Lei era una ragazza molto carina con una fluente chioma bionda tendente al rosso e un paio di occhi nocciola. A Dante costava ammetterlo, ma aveva un debole per lei e il fatto che lo stesse cercando gli faceva piacere. James vedendolo un po’ imbambolato gli diede una gomitata sulle costole per farlo tornare in se. Dante tirò un colpo di tosse e dopo un paio di imprecazione contro James si ricompose.

“Hey Laika! Pensavo avessi già finito da un pezzo… com’è andata?”.

“Poteva andare meglio… i professori mi hanno tenuta dentro per un sacco di tempo. Ma ora che è tutto finito non è più un mio problema! A te invece com’è andata?”.

“Ce l’ho fatta! A essere sincero me lo aspettavo peggio…”. Rispose Dante tirando un sospiro che fece sentire la botta di James.

“C’era da aspettarselo da te! A tal proposito mi chiedevo… anzi ci chiedevamo, io e East, se vi andava di unirvi a noi in una specie di vacanza… pensavamo di prendere una tenda e farci qualche giorno di campeggio in montagna; che ne pensi?”. East era una ragazza timida dai capelli castano scuro e con un paio di occhiali che le coprivano gli occhi celesti. Dante la conosceva da molto tempo dato che alle medie erano stati compagni di classe.

“Certo! Io ci sarò di sicuro e credo che lo stesso valga anche per James… vero?” rispose Dante rigirando la domanda con annessa gomitata sulle costole.

James si trattenne e forzò un sorriso “Puoi scommetterci, conta pure su di me!”.

“Ottimo! Vi inserisco nel gruppo whatsapp per le info… adesso scappo che i miei sono venuti a prendermi… ci si vede!” disse euforica Laika mentre smanettava sul cellulare.

Appena l’auto partì James si voltò verso Dante e gli tirò un pugno sulla spalla “Ma tu guarda se questa non è la tua occasione…”.

“Vaffanculo James!” ribatte Dante restituendo il pugno però allo stomaco che lo fece accasciare a terra. Nonostante la botta James scoppiò a ridere.

“Dai cazzo! Da quant’è che gli corri dietro? Cinque anni? È il tuo momento!”.

“Ma sta zitto! Non ho certo bisogno dei tuoi consigli da sfigato!” rispose Dante dandogli una mano a rialzarsi.

“Solo perché non ho mai avuto una relazione seria non vuol dire che non sappia dare dei buoni consigli!”.

“In ogni caso noi pensiamo ad andare a campeggiare, poi quando arriverà il momento saprò cosa fare!” disse infine Dante incamminandosi verso casa. Avrebbero potuto passare una fantastica vacanza immersi nel verde del bosco, ma il destino aveva ben altri piani in serbo per loro. Quella sera avevano fatto una

grigliata e poi erano rimasti intorno al fuoco a chiacchierare fino a tardi. Le fiamme danzavano scoppiettando sopra le braci quando James si alzò sbadigliando “Ragazzi non so voi ma East è andata a dormire mezz’ora fa e forse è il caso che ci vada anch’io…”.

“Si, in effetti credo che pure io andrò a dormire…” disse Laika guardandosi intorno.

“Cerchi qualcosa?” domandò Dante.

“Non trovo la torcia… eppure pensavo fosse qua!”.

“Ti accompagno io con la mia fino alla tenda se vuoi…” propose Dante. Laika si fermò per un’istante, forse per dare un’ultima occhiata per essere sicura non fosse rimasta la, poi fece per alzarsi in piedi “Grazie Dante… Domani me la farò prestare da East!” disse incamminandosi verso la tenda. Arrivati trovarono East e James già addormentati ma con quest’ultimo spaparanzato che occupava quasi due posti.

“Ma guarda che storie… adesso lo sveglio con un calcio!” commentò Dante pronto a spingerlo in fondo alla tenda quando Laika lo interruppe.

“Non è un problema… possiamo stringerci…”. Dante deglutì cercando di mandare giù il cuore che gli era schizzato in gola.

“Ok… distendo il sacco a pelo…” rispose con un filo di voce. Dante si sistemò stringendosi verso James e poi si mise Laika nello spazio rimanente appoggiata a lui. Nonostante fosse teso, Dante cercava di rimanere il più rilassato possibile quando Laika appoggiò la sua testa sulla sua spalla. Lentamente Dante le passò il braccio intorno e, nel calore di quell’abbraccio, si addormentò. In quel momento sperava solo di trovarla tra le sue braccia anche la mattina seguente per essere sicuro che quello non fosse solo un sogno.

Erano le due di notte e Dante per qualche motivo aveva un sonno piuttosto inquieto. Forse la paura di svegliare Laika, il caldo estivo o forse il presentimento che stava per accadere una tragedia, ma non riusciva proprio a dormire tranquillamente. Entrato in uno stato di dormi-veglia, Dante si rese conto di essere fradicio e che Laika non era più appoggiata a lui. Quando si svegliò abbastanza per usare i cinque sensi, si accorse che nella tenda aleggiava un nauseabondo odore ferroso. Dante tastò in giro in cerca del suo zaino senza successo. Quando finalmente trovò quello di James era anch’esso intriso dello strano liquido. Lo aprì e prese la sua torcia e la accese. All’inizio rimase stranito nel vedere che la pila che aveva in mano era quella che Laika non trovava ma dopo si impietrì nel rendersi conto di un dettaglio ben più inquietante. James, East e Laika erano scomparsi e lui era immerso in una tenda allagata dal sangue. Preso dal panico, Dante, cominciò a cercare tra i brandelli di sacco a pelo e le pozze di sangue un cellulare quando senti un rumore fuori dalla tenda. Si fermò di colpo puntando la torcia verso l’entrata della tenda. Sembrava che tutto si fosse fermato in attesa di un altro suono o un movimento, tutto fermo eccetto il suo cuore che batteva a più non posso togliendoli il respiro. Nessun rumore… tutto era immobile… Dante era come paralizzato in quell’inferno di tensione e silenzio quando azzardò una domanda.

“Ragazzi… siete voi?”.

In quell’istante qualcosa squarciò il fianco della tenda prendendo di sorpresa Dante e aprendogli la spalla in due. Dante lanciò un urlo che lacerò il silenzio notturno e in preda al dolore più atroce rotolò fuori dalla tenda che crollo su se stessa con i pali spaccati dal fendente, svelando dietro di se la lugubre figura di East che teneva in una mano una spada a forma di corno e nell’altra la testa mutilata di James. Dante fissava la testa del suo amico senza riuscire a distogliere lo sguardo. James era morto, proprio quel James che Dante conosceva da una vita, quel James che era sempre pronto ad aiutarlo anche quando non gli veniva chiesto, quel James che era sempre stato il suo migliore amico.

Per qualche secondo rimase lì, immobile, sconvolto, incapace di digerire ciò che aveva visto. In quei pochi istanti che parvero durare un’eternità si chiese che senso aveva tutto ciò… Perché proprio il suo migliore amico doveva morire così? Perché East l’aveva fatto? Dov’era Laika? Perché questo stava succedendo proprio a lui? Ma tra tutte le domande senza risposta che passavano per la sua mente solo una cosa gli parve chiara e nitida; non si sarebbe fatto ammazzare facilmente. Ignorando il dolore dalla profonda ferita alla spalla, afferrò un palo della tenda che era rotolato vicino a lui e si resse in piedi.

“Cos’hai fatto? Cosa cazzo hai fatto? Cosa hai ottenuto? Cosa cazzo vuoi?” urlò Dante.

Lei emise un gemito, come se fosse strozzata e puntò la spada verso Dante. In preda al furore, si lanciò contro East, ma quando fu a pochi passi da lei si accorse di qualcosa di strano… era come se tutte le sue ossa fossero rotte o come se non ci fossero proprio… come se lei fosse solo un burattino. East emise un urlo acutissimo e alzando la spada al cielo si accanì su Dante. La spada urtò violentemente contro il palo di cui Dante si era munito lanciandolo via a parecchi metri di distanza. Dante, anche se disarmato, la caricò con tutta la forza che aveva in corpo. East cadde a terra guaendo e ululando come una bestia ferita, ma animata da una forza quasi sovrannaturale, agitò il braccio spingendo via Dante che cadde di schiena vicino al falò semi spento attorno al quale poche ore prima chiacchieravano seduti.

Il dolore si faceva sempre più forte per Dante e, ormai, anche lui si sentiva un po’ come un burattino; come se l’unica cosa che lo spingesse ad andare avanti fosse l’implacabile sete di vendetta che si sentiva bruciare dentro. Gli sembrava di trovarsi all’interno di un incubo. Non poteva proprio credere che James fosse morto e non osava immaginare cosa potesse essere successo a Laika. Ormai la paura se ne era andata e qualsiasi cosa gli fosse successo lui non avrebbe mollato. Rabbia, dolore, sete di vendetta alimentavano la fiamma che lo manteneva in vita; la sua anima non si sarebbe mai fermata finché non avesse saziato quel doloroso vuoto che sentiva.

La ragazza che una volta era sua amica sembrava di più una belva, che si avvicinava lentamente con la spada stretta in pugno, borbottando strani versi e con un ghigno malefico stampato sul volto.

Dante, stremato, raccolse le sue ultime forze per rialzarsi mentre lei si avvicinava sempre di più. Afferrò uno spiedo rovente che giaceva sul fuoco ormai spento, ma quando si girò si accorse che era già dietro di lui con la spada alzata pronta per colpire. Veloce più che poteva, Dante si voltò e piantò lo spiedo nella tenera gola di East fissandola negli occhi, e fu proprio in quell’istante, mentre la luce lasciava gli occhi della sua amica e il dolore si imprimeva nel suo volto senza vita che sentì una fitta allo stomaco. Senza più una speranza, abbassò lo sguardo. Era fradicio di sangue, ma non quello che allagava la tenda, bensì quello che, riscaldandolo leggermente, usciva a fiotti da un buco all’addome dal quale sporgeva l’elsa della spada corno. Un brivido gli corse lungo la spina dorsale e questo bastò a farlo stramazzare a terra.

La volontà di vivere non era più abbastanza, non si poteva più ordinare ai muscoli di muoversi, neanche un dito, neanche il respiro, solo pensieri in un mare di dolore. Sentirsi il corpo come se fosse solo un peso, per poi lentamente perdere la sensibilità e, all’improvviso, avere la sensazione di essere come rigenerati da un lieve torpore che si diffonde in tutto il corpo. Il dolore scompare, non ci si sente più pesanti come prima, come se il corpo fosse una palla al piede che ti tenevi incatenato all’anima. Infine, come un pallone che viene a galla, si sale e ci si separa dal proprio corpo ormai senza vita e senza anima; guardando tutto da fuori come un film, come se tutto questo non fosse accaduto a te.

Dante fluttuava, a pochi centimetri da terra sopra il suo cadavere e l’unica cosa che gli era chiara era di essere morto. Non succedeva niente… Dante si guardo intorno e si accorse di essere nudo.

Imbarazzato fece attenzione che non ci fosse nessuno che potesse vederlo, ma mentre ci pensava gli venne in mente che se lui era morto, e lo era anche James, lui doveva essere nei paraggi.

Si mise a cercarlo, ma mentre andava avanti e indietro per la piccola radura dove si erano accampati, il suo sguardo cadde su East. Avvicinandosi con cautela si accorse che non era ancora morta e la sua anima stava lasciando lentamente il corpo, anima piuttosto strana come se ci fosse qualcosa di inumano in lei. Mentre osservava la scena il corpo della ragazza incominciò a emettere un inquietante fumo nero, inquietante soprattutto perché il corpo non stava bruciando. Il fumo incominciò a muoversi vorticando fino a creare una strana figura. Da distante sembrava un vecchio gobbo, ma quando dante si avvicinò vide che non era un vecchio tanto meno un essere umano. Teneva le gambe piegate come se fosse rannicchiato e al posto dei piedi aveva degli zoccoli a tre punte; le braccia, sulla quale appoggiava tutto il proprio peso come un gorilla erano più lunghe delle gambe. Dai gomiti e dalle spalle fuori uscivano dei corni simili a lame. Dante si avvicinò ancora un po’ nascondendosi dietro un albero fino a quando non fu abbastanza vicino per distinguerne il volto. Aveva la mascella più grande del normale dalla quale sporgevano due zanne e gli occhi erano neri con le pupille gialle. La sua testa era simile a un teschio caprino la cui unica differenza erano le strane corna anche loro simili a lame e uno starno simbolo inciso sulla fronte. Ma era la gobba la cosa che più preoccupava Dante perché in verità erano due ali di pipistrello richiuse.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Andrea Forner
Io sono Andrea Forner, ho ventuno anni e vivo a Venezia dove studio all’Accademia di Belle Arti. Nella mia breve vita ho fatto svariate esperienze e ho avuto modo di coltivare diverse passioni. Le più rilevanti sono lo scoutismo, il disegno, la scrittura e la lettura come la visione di opere cinematografiche e di animazione, ma non disdegno neanche gli sport come la scherma storica, il parkour, la pallacanestro e diverse arti marziali. Inoltre apprezzo tantissimi giochi da tavolo che possono andare dagli scacchi a doungeons&dragons. Mi piace molto anche ascoltare musica e cucinare, ma soprattutto mangiare. Il mio colore preferito è il verde abete, la mia stagione preferita è l’autunno e il mio animale preferito è l’orsetto lavatore. In generale mi ritengo una persona creativa, curiosa e determinata.
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