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Il bacio del fiume e altri racconti

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Consegna prevista Giugno 2020

Può un essere umano riuscire a vivere nel regno bronzeo del fiume? Forse, se si innamora di una sirena. O forse no, chi lo sa.
Può un vestito condannare una donna alla solitudine? Se a cucirlo è una sarta dalle mani d’oro e dal grande potere, chissà.
Può una caverna degli oracoli cambiare la vita di un bambino? Dipende da quanta fiducia lui sarà in grado di dare al responso.
Può un paese esistere senza ombre? Bisogna chiedersi qual è il prezzo da pagare, per tutta quella luce…

Queste fiabe parlano di pescatori innamorati, di anziani artigiani che cambiano il destino del mondo, di parole da proteggere e di fate da assecondare, di ombre che fuggono e di ombre che restano imprigionate.
Parlano di perdita e di amore, di amicizia e di malinconia. E soprattutto parlano di magia: quella impalpabile come ragnatela che avvolge tutte le nostre vite.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questi racconti perché c’è qualcosa, nella cadenza rituale delle fiabe, che mi ha sempre fatto sentire a casa: il linguaggio arcaico, il ritmo dolce, la magia che come un filo collega tutto, la capacità di raccontare la vita in tutte le sue sfaccettature senza edulcorarla né sminuirla…
Scrivere fiabe, per me, ha sempre significato provare a collegarmi a questo mondo antico, farne parte, dargli valore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

IL BACIO DEL FIUME E ALTRI RACCONTI
di Erica Balduzzi

IL BACIO DEL FIUME

C’era una volta un pescatore. Non era né giovane né vecchio, oppure era entrambi: nessuno riusciva a stabilirne l’età. Tutti sapevano soltanto una cosa: che dacché ne avevano memoria, egli aveva sempre vissuto nel medesimo posto, in una casetta costruita sulla riva del placido fiume che scorreva verde e lento nella pianura. Tutt’attorno, soltanto boschi e rami che scendevano a sfiorare la corrente, canneti fruscianti e pesciolini che nuotavano tra le alghe. Il pescatore amava moltissimo il suo lavoro, ma ancora di più amava il fiume, la sua potenza sopita, le sfumature bronzee della sua corrente, i mondi acquatici che parevano nascondersi tra le alghe e soprattutto la sua voce: oh sì, egli era l’unico che riuscisse a sentirla. Gli altri pescatori lo prendevano per pazzo, eppure ogni sera, quando rientrava con la sua barchetta, lui udiva melodie di inaudita bellezza fondersi con lo sciabordio dell’acqua sui fianchi dell’imbarcazione: allora tendeva l’orecchio, aguzzava lo sguardo, ma non riusciva a vedere nulla. «È un po’ strano – commentavano gli abitanti del villaggio – e si immagina le voci». Chissà, forse era strano davvero, eppure lui lo sentiva davvero quel canto: talvolta più vicino, talvolta più lieve, ma c’era sempre. Pareva che qualcuno lo chiamasse.
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Una sera, dopo essere rientrato dal lavoro, il pescatore decise di fare due passi lungo la riva: la voce del fiume gli parlava con particolare intensità ed egli desiderava ascoltarla in silenzio. Andò a finire che, tra un pensiero e l’altro, si sdraiò ad osservare l’acqua e vinto dal dolce canto del fiume si assopì. Da quanto stava dormendo non lo sapeva, ma all’improvviso qualcosa lo svegliò: un tocco delicato che gli accarezzava gli occhi, le guance, il mento e si fermava poi sulle labbra, vibrante come ali di libellula. Quando aprì gli occhi, quale non fu la sua sorpresa nel vedere dinnanzi a sé il viso di una ragazza che usciva dall’acqua! Ma si poteva davvero definirla ragazza? Gli occhi e la pelle avevano il colore del bronzo fuso e verdi erano i suoi capelli, che ondeggiavano in lunghe volute nella corrente, avvolgendole il corpo. Eppure era così bella, ma così bella, che il pescatore non riusciva a smettere di guardarla. «Di solito gli umani non ascoltano le parole del fiume, – gli disse la ragazza con voce che sembrava liquida –ma tu hai sentito che ti chiamavo». Gli tese una mano e lui la strinse, rapito dal suo respiro che sapeva di acqua. «Ti ho chiamato perché mi sono innamorata di te, perché sei il primo umano che rispetta il fiume. – gli spiegò la ragazza – Vieni a vivere con me nel mio mondo». «Ma non posso vivere nel mondo del fiume,- rispose il pescatore, rattristato – perché morirei». «Non morirai, perché ho chiesto al fiume di accettarti tra di noi. Ma non dovrai mai più per nessun motivo tornare sulla terraferma, altrimenti saremo separati per sempre. Lo puoi fare?». L’uomo non esitò nemmeno un attimo: finalmente aveva capito come mai egli era l’unico a udire quel canto e si era reso conto che il suo posto poteva essere soltanto con la ragazza dagli occhi verdi che per tutto quel tempo l’aveva chiamato a sé.
Si tuffò con lei e il fiume, anziché inghiottirlo e trascinarlo a fondo, si aprì al suo passaggio: egli poteva ora respirare sott’acqua e quei mondi ondeggianti di alghe e riflessi, che prima aveva soltanto osservato dallo specchio dell’acqua, divennero anche i suoi. Le giornate si allungarono in liete nuotate a fianco dell’amata e del suo popolo, le creature acquatiche che si nascondevano nelle profondità del fiume tra le rocce e strappavano le reti ai pescatori, che la notte si rincorrevano tra i canneti e si lasciavano trascinare dai cigni silenziosi, osservando le stelle quando gli umani non potevano vederle. Passavano i giorni e la felicità del pescatore non conosceva limiti. Si abituò alle diverse usanze e imparò il linguaggio del popolo del fiume, ma soprattutto divideva con la ragazza ogni attimo della nuova vita. Amava la ragazza e il suo mondo acquatico: la terraferma gli pareva lontana come un sogno, né gli mancava.
La serenità di quei giorni era turbata soltanto dalla sorella di lei: una creatura rancorosa che non aveva mai potuto sopportare la felicità della sorellina, da sempre più amata e benvoluta di lei. A dire il vero, ben pochi del popolo del fiume volevano avere a che fare con lei: da esseri placidi e pacifici quali erano, erano turbati dalla sua negatività e preferivano starne alla larga. Lei restava quindi sempre nascosta in un’ansa scura del fiume a meditare pensieri rabbiosi: non era infatti bella né aggraziata, e soprattutto non aveva mai trovato nessuno che la amasse come quel pescatore – quello straniero! – amava la sorellina. Questo in particolare la faceva soffrire e più soffriva, più diventava gelosa delle fortune dell’altra. «Dovrebbe provare un po’ anche lei cosa significa essere soli!», borbottava tra sé e sé quando vedeva i due amanti passare accanto al suo nascondiglio, felicemente ignari del suo rancore.
Capitò però un giorno che la sorella udì alcuni uomini parlare dalla riva: erano molto tristi perché il fiume si era inghiottito uno dei loro più cari amici. «Quanto vorrei ritrovarlo, o sapere almeno che gli è successo!», diceva uno di loro e un altro aggiungeva: «probabilmente a furia di sentire la voce del fiume vi è caduto dentro e tanti saluti, non lo troveremo più». Lei non ci mise molto a intuire di chi stessero parlando e capì che aveva finalmente l’occasione di mettere in atto la vendetta tanto meditata. Allora si avvicinò e con voce suadente iniziò a parlare agli uomini. «Se cercate il vostro amico, il pescatore, sappiate che se l’è preso il fiume». Gli uomini balzarono in piedi, spaventati: non capivano da dove venisse quella voce, perché la sorella se ne stava ben nascosta sotto del pelo dell’acqua. «Aspettate il tramonto nell’ansa più a valle. Allora, non appena il sole sarà calato, gettate una rete: riuscirete a trovare il vostro amico e a strapparlo all’incantesimo del fiume». Sapeva infatti che ogni sera i due innamorati nuotavano in quel tratto, appartato e romantico. I pescatori, sebbene inquietati da quella voce strana, non esitarono a fare come essa aveva loro suggerito e corsero nel punto indicato, attendendo l’ora propizia e pregando di riuscire a salvare il loro amico. Nel momento in cui gli ultimi raggi del sole morente accarezzarono l’acqua e la accesero di riflessi bronzei, gli uomini gettarono quindi la rete e subito sentirono che qualcosa di grosso e pesante la strattonava: iniziarono allora a tirare, tirare, tirare con tutte le loro forze. «Coraggio, ci siamo quasi, resisti!», gridavano.
Né il pescatore né la ragazza si aspettavano nulla del genere: la rete si era frapposta tra loro all’improvviso, prima che potessero rendersene conto. La ragazza si aggrappò alle maglie con tutta la forza di cui era capace e il pescatore tentò di strapparle con le dita, ma era tutto inutile: la rete stava trascinando l’uomo fuori dall’acqua, li stava dividendo per sempre! Molte strade furono tentate in quei secondi per liberare il pescatore, ma tutte risultarono vane: gli uomini a riva erano troppo forti, con troppa disperazione tiravano la rete pensando di salvare il loro amico e né le braccia sottili della ragazza né la tenacia del pescatore poterono nulla contro di essa. Infine, con uno strattone, l’uomo fu a riva. Il tempo di rendersene conto – e di capire cosa i suoi ignari amici gli avevano fatto! – e subito si rigettò nel fiume, invocandone la pietà e chiedendogli di essere restituito alla sua amata. Ma il fiume fu sordo alla sua angoscia e non rispose alla sua preghiera: anziché aprirsi a lui, l’acqua lo sommerse e rischiò di farlo annegare. Provò ancora, e ancora, e ancora. Anche nei giorni seguenti non smise di tentare, spinto dalla disperazione, ma tutto fu inutile. Non sarebbe mai più potuto tornare dal popolo acquatico e dalla sua amata.
E se la sorella, consumata dal suo stesso rancore, sparì poco dopo quegli avvenimenti senza che nessuno ebbe voglia di cercarla, longeva fu invece ancora la vita del pescatore. Ma, da quel giorno, egli visse solo. Non volle più vedere i suoi amici né riuscì a perdonare loro ciò che gli avevano fatto, e neanche cedette alle lusinghe di chi l’avrebbe voluto sposare ad una ragazza del villaggio. Si ritirò nella sua casetta e tornò alle vecchie occupazioni, ma non c’era più alcuna luce nei suoi occhi, né piacere nell’ascoltare il fiume. Tutto gli ricordava la vita e l’amore perduti. Soltanto quando si avvicinava il tramonto pareva che una fiammella di desiderio accendesse il suo viso: raggiungeva la riva del fiume, proprio nel punto in cui era stato strappato alla sua amata, e si inginocchiava sull’erba morbida. Se ne stava lì così, le dita che accarezzavano l’acqua, fino a quando il sole non si adagiava sulla linea dell’orizzonte ed allungava i suoi ultimi raggi sulla corrente: allora si chinava sull’acqua verde fino a sfiorarla con le labbra in un bacio leggero. Non servivano parole. Bastavano un luccichio, un tremolio delle onde bronzee a rivelargli che lei era stata lì, che da sotto il pelo dell’acqua aveva per un attimo risposto al suo bacio e che per quel momento fugace si erano ritrovati. Poi il pescatore si alzava: un sorriso triste balenava sul suo viso ed egli tornava alle sue occupazioni, aspettando il tramonto successivo.
Infine, quando la vecchiaia gli striò d’argento la barba e i capelli, egli sparì. Nessuno seppe cosa gli era successo né lo ritrovarono mai. Eppure qualcuno, anni dopo, disse una sera di aver visto un uomo anziano nuotare tra i riflessi del fiume, la mano intrecciata a quella di una sottile creatura verde. Non ci fu mai alcuna conferma di queste voci, ma chi le udì ebbe in cuor suo la certezza che il fiume, commosso dalla muta preghiera dell’uomo, avesse infine scelto di perdonarlo e di concedergli di trascorrere gli ultimi suoi giorni a fianco dell’amata.

05 novembre 2019

Aggiornamento

Domani, martedì 5 novembre, alle ore 8.15 sarò in diretta su Radio Alta - Bergamo per presentare Il bacio del fiume e altri racconti... Stay tuned!
05 ottobre 2019

Evento

Libreria Fantasia, via Borgo S. Caterina 55, Bergamo
Siete pronti a entrare nel magico mondo delle fiabe? Benissimo, allora segnatevi questo appuntamento: sabato 5 ottobre alle ore 17, presso la Libreria Fantasia di Bergamo (via Borgo S. Caterina 55) ci sarà la PRIMA PRESENTAZIONE de Il bacio del fiume e altri racconti :)
Insieme a Laura, la splendida libraia, proveremo a scoprire perché un pescatore si sia innamorato del fiume, perché un abito possa rendere orrendo chi lo indossa e se esistono Ladri di Parole senza scrupoli...
La presentazione sarà anche l'occasione per raccontare della campagna crowdfunding di Bookabook: come funziona, perché si è scelto questo metodo e a cosa dovrebbe portare ;) E, se vi piacerà quello che avremo letto insieme, potrete anche decidere di pre-acquistare la vostra copia del libro :)
VI ASPETTO!

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Erica Balduzzi
Classe '87 e bergamasca di origine, Erica Balduzzi è reporter freelance, autrice e copywriter.
Dopo una laurea in Lingue e Letterature Straniere e in Diritti Umani e Cooperazione Internazionale, ha lavorato alcuni anni nel no profit e coltivato la sua passione per la scrittura, il reportage e la narrazione. Ha collaborato con testate locali e nazionali sia cartacee che web e nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo, dal titolo "Qualcuno che accompagni". È stata finalista a concorsi di narrativa e giornalismo.
Oggi è caporedattrice per il magazine "infoSOStenibile" e propone come freelance reportage indipendenti, con un occhio di riguardo per le storie "all'ombra della Storia", per le tradizioni che rischiano di andare perse e per gli angoli sperduti d'Europa.
Nel tempo libero viaggia, pratica arti marziali e scrive fiabe e racconti.
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