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Back to the Magic

Back to the Magic campagna
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Consegna prevista Febbraio 2021
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Alex Zaghi è un ragazzo come tanti, o così credeva, perché un giorno il destino stravolge completamente la sua vita e quella dei suoi cari. Grazie a un inaspettato mentore, scopre che la magia esiste e che gli uomini comuni non ne hanno più ricordo.

Dall’antica Persia, un nome temuto e rispettato torna a far parlare di sé nella società magica: Ehbi Farid il Sommo, Padre dei Maghi. La Setta della Liberazione si prepara da secoli ad affrontare il suo ritorno, che minaccia la loro supremazia sulla terra. Per annientarlo, risveglia un antico stregone conosciuto con l’appellativo di Empio.

Tra intrighi e segreti, fughe rocambolesche e viaggi tra l’Europa e il Medio Oriente, la magia fa capolino prepotentemente nella società contemporanea. L’arcaico e il moderno si fondono e incantesimi e tecnologia danno vita a un connubio che lascerà un segno indelebile. La guerra per il dominio della società magica sta per volgere al termine. Chi guiderà le sorti delle future generazioni di maghi?

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere di getto il primo capitolo una sera di inizio maggio del 2016, ispirato da un sogno che è continuato per diverse notti. Erano sogni intensi, vividi, che, giorno dopo giorno, giravano nella mia mente come una pellicola in un vecchio cinema.
Era da un po’ che non sentivo parlare di magia e il mio subconscio me l’ha riportata alla mente. Sentivo che era il momento di narrare le gesta di nuovi maghi e riscoprire quali incantesimi il mondo ha ancora da offrire.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1

Una inconsueta routine

Alex Zaghi stava vivendo una crisi di mezza età a soli 25 anni. Non faceva che chiedersi come avesse fatto a trovarsi imbottigliato in quella situazione, nonostante gli sforzi per affermare le sue ambizioni. Le giornate gli sembravano tutte uguali, grigie e noiose e vedeva allontanarsi sempre più il suo sogno di bambino. Lui le chiamava “giornate fotocopia”, che potevano avere delle piccole variazioni l’una dall’altra, ma che non deviavano mai dallo stampo originale.
La sveglia suonava alle 7.30 ogni mattina e ogni mattina la spegneva riaddormentandosi. La sua ragazza lo svegliava con un bacio verso le 7.50, prima di uscire per andare all’Università, rammentandogli che avrebbe fatto tardi. In venti minuti esatti il ragazzo passava dal pigiama alla divisa concedendosi anche un caffè al volo e sette minuti dopo si trovava al volante, sfrecciando verso il luogo di lavoro. Sembrava quasi che ci provasse gusto ad essere sempre in ritardo, solo per la gioia di cimentarsi in una gara contro il tempo. Quando trovava degli imprevisti lungo il tragitto, come operai a lavoro o ingorghi provocati dal traffico cittadino, questi divenivano delle vere e proprie sfide per Alex. Quando infine sostava nel parcheggio, correva verso l’ingresso e marcava il cartellino in orario, gli sembrava di aver superato un’impresa epica. In realtà la sua giornata era appena iniziata ed era ben lontana dall’essere entusiasmante…
Carico, scarico merce. Carico, scarico merce. In questo consisteva la sua mansione di magazziniere, o come preferiva chiamarla lui, di “addetto alla logistica”. Chiuso per otto ore al giorno in quel magazzino, desiderava solo respirare aria fresca e sentire il calore dei raggi del sole sul suo viso, invece di respirare polvere e gelarsi con l’aria condizionata. Una prospettiva lontana anni luce dal suo progetto di diventare un Paleontologo e girare il mondo in cerca di fossili. Un obiettivo che gli era costato anni di impegno e costanza. Aveva otto anni quando suo padre gli regalò il primo di una lunga serie di libri sui dinosauri e da quel giorno non ci fu passione più grande per lui.

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Non ne aveva mai abbastanza di quei rettili vissuti milioni di anni fa e la sua stanza ne era letteralmente sommersa. Poster, modellini, enciclopedie, videocassette e non si perdeva una sola visita alle mostre di paleontologia, alle quali costringeva puntualmente i suoi genitori ad accompagnarlo. Quando al terzo anno di università, svolse un tirocinio di tre settimane al Museo di Storia Naturale di New York, gli sembrò di essere finito in paradiso. Presto però, i suoi sogni dovettero affrontare la dura realtà dei fatti. Gli anni d’oro dei paleontologi erano passati, gli Enti di Ricerca non ricevevano più sovvenzionamenti per aprire nuovi scavi e l’interesse di fondi privati era scemato. I dinosauri, insomma, non facevano più notizia. I vecchi paleontologi si erano riciclati in professori universitari o geologi e la maggior parte dei neolaureati nella materia erano destinati ad essere disoccupati. Alex Zaghi non fece eccezione e per avere qualche soldo in tasca continuò a svolgere il lavoro part-time che aveva trovato all’ultimo anno di studi, anche dopo che si fu laureato (col pieno dei voti). La necessità di andare a convivere con la sua ragazza Stefany e lo sconforto di veder respinte, una dopo l’altra, le sue domande di assunzione come paleontologo, lo indussero ad accettare la proposta del suo responsabile, il signor Kumar, di passare a magazziniere full-time. Era trascorso un anno da quel giorno e la rassegnazione aveva ormai pervaso Alex. Gli unici sbocchi che aveva trovato per applicare ciò per cui aveva studiato erano incarichi provenienti dal campo estrattivo, ovvero di società petrolifere estere che necessitavano di trovare nuovi giacimenti petroliferi. Un idealista come lui non avrebbe mai potuto accettare un impiego del genere, anche se era ben retribuito. Aveva finito col passare il tempo a rimuginarci su, aspettando un qualche segno del destino che gli mostrasse la via. Per sua fortuna quel segno non tardò ad arrivare, anche se totalmente diverso da come se l’era immaginato.

Si prospettava una tipica giornata di routine al centro commerciale “BIG Mall”, dove le persone benestanti andavano a sperperare i loro quattrini in capi firmati alla moda. La sua costruzione rientrava nel progetto di cementificazione a tappeto voluta dalle multinazionali del lusso e si allineava perfettamente con la loro filosofia, secondo la quale “meno aree verdi più clienti, più negozi più soldi”. La gente era così ossessionata dallo shopping compulsivo che si metteva in fila all’ingresso ore prima della sua apertura. Per non parlare del periodo dei saldi. Uomini e donne che si azzuffavano per accaparrarsi l’ultimo maglioncino a sconto. Persone sbattute per aria da altre per raggiungere i prodotti desiderati. Code e lamentele interminabili alle casse per pagare. Scene come quelle non si vedevano dai tempi del medioevo. Per sua fortuna Alex lavorava nel retrobottega e non era costretto ad assistere a quello scempio.

«Mi tiri giù quella scatola in alto Zaghi? Così evito di prendere la scala» gli chiese il signor Kumar. Uno dei vantaggi d’essere alti di statura era quello di non dover usare altri mezzi per raggiungere ciò di cui si aveva bisogno. D’altro canto, si era soggetti a frequenti richieste d’aiuto da parte di quelli che non avevano avuto la tua stessa sorte. Ad Alex questo non pesava, anzi, lo considerava una lusinga.
Andava molto fiero del suo fisico atletico, scolpito in palestra tra un esame universitario e l’altro, e l’essere slanciato era la ciliegina sulla torta per lui. Capelli castano chiaro, leggermente lunghi, e occhi azzurri completavano il profilo di un rubacuori accasatosi troppo presto, come diceva spesso a Stefany per farla ingelosire.
«Grazie. Tra mezz’ora arriva quel carico di pantaloni. Pensaci tu» gli diede disposizione il suo responsabile, tornando dietro la scrivania.
Il ragazzo annuì e si rimise al lavoro. Il signor Kumar aveva stima di lui, lo reputava un giovane in gamba e molte volte gli aveva detto che lo avrebbe già fatto suo assistente se non avesse avuto sempre la testa tra le nuvole. A lui però non interessava, perché erano i suoi sogni a occhi aperti che gli davano la forza di andare avanti.

La mattinata era trascorsa come al solito, senza particolari emozioni e dopo pranzo, quando mancavano ancora alcune ore alla fine del suo turno, Alex ricevette una chiamata dal negozio per risolvere una questione spinosa. Un cliente aveva acquistato un giubbotto di pelle, ma la taglia era sbagliata e voleva cambiarlo. Il problema era che quella particolare serie di giubbotti era stata ritirata perché difettata e giaceva impacchettata in magazzino, nell’attesa di essere mandata via. Alex non si perse d’animo e ritrovò velocemente l’imballo di quel prodotto, recuperando la taglia richiesta. Andò in sala vendita dove gli indicarono il cliente, un uomo aitante sulla quarantina dall’aspetto di uno zar russo. Aveva lunghi capelli corvini ondulati fin sopra le spalle, un pizzetto curato e uno sguardo profondo. Alex gli pose, in maniera educata, il capo in pelle che aveva richiesto. Il cliente, che indossava un braccialetto particolare con un cristallo pendente di forma ottagonale, nell’afferrarlo, fece ondulare involontariamente il ciondolo che venne a contatto con la mano di Alex e s’illuminò. In quel momento, le menti del ragazzo e dell’uomo si fusero, percependo una serie di flashback che mostravano una sorta di sacerdote che combatteva con dei tizi vestiti in maniera bizzarra mentre, dietro ad una porta semiaperta, un ragazzino osservava la scena. Appena il ciondolo si scostò dalla mano di Alex, le immagini svanirono e ritornarono con le menti al presente. La prima cosa che il giovane focalizzò fu il cliente che lo guardava a sua volta attonito.
«Potrebbe aiutarmi a provare questo giubbotto?» disse l’uomo afferrando il braccio del giovane per forzarlo a seguirlo nei camerini.
In un primo momento, Alex aveva cercato di opporre resistenza allo sconosciuto, ma quando vide che la scena era sotto gli occhi di un responsabile del negozio, decise di seguirlo senza dare spettacolo. Entrati nel camerino, il finto zar si chiuse alle spalle la tendina e subito ghermì Alex per la divisa stringendolo in petto e bloccandolo allo specchio.
«Chi diavolo sei tu?» disse con voce nervosa il cliente.
«Chi diavolo sei tu?» rispose a tono Alex, mentre afferrava con forza le mani dell’assalitore e le staccava dalla sua divisa.
Nel fare questo, venne di nuovo in contatto con lo strano cristallo legato al bracciale che s’illuminò ancora. Questa volta però non gli apparvero delle immagini, bensì sentì una forza crescente scorrere dentro di lui. Fu in quell’attimo che lo sconosciuto scorse nei suoi occhi una scintilla di fiamma e ne vide mutare il colore da azzurro ad indaco scuro, un indaco intenso e spettrale che lo terrorizzò. Fece due passi indietro rabbrividendo e attraversò la tendina ancora chiusa che gli coprì in parte la testa.
«Ehbi Farid…» balbettò, dando un ultimo sguardo incredulo al ragazzo, prima di sgusciare via dai camerini e darsi alla fuga.
Ancora stupefatto, Alex uscì dal camerino e i suoi occhi ritornarono normali. Non era per nulla intenzionato a seguire quel tizio e ritornò al suo lavoro sperando di dare ordine alle sue idee confuse sull’accaduto.
«Cosa è successo Zaghi? Perché il cliente è andato via senza fare il cambio?» gli chiese il responsabile, intercettandolo al centro del negozio.
«Ha ricevuto una telefonata personale. Credo che un suo amico abbia avuto un incidente… Brutta storia…» rispose Alex, fingendo di essere rammaricato per l’accaduto.
«Ah poveretto… Va bene. Ora puoi tornare in magazzino» concluse il responsabile andandosene.
Erano le 17.30 in punto, quando Alex avvisò il signor Kumar che aveva finito il turno e andava via. Un veloce cambio negli spogliatoi e dopo qualche minuto era fuori dalla struttura a costeggiare il bar situato a fianco all’entrata del negozio. Tra lui e la sua auto c’era solo il muro esterno che circondava il centro commerciale, varcabile attraverso l’ampio arco d’ingresso che riportava la scritta “Benvenuti al BIG Mall”. Quello era senza dubbio il momento migliore della sua routine, uscire dal lavoro e tornare a casa dalla sua Stefany. Considerava il loro rapporto un’ancora di salvezza, alla quale potersi aggrappare nei momenti di sconforto. «Come farei senza di te» gli sussurrava spesso all’orecchio e sperava che una ragazza così speciale non si stancasse mai di lui, soprattutto negli ultimi tempi, quando era diventato un musone che detestava il mondo intero.

A distrarlo dai suoi pensieri lieti di un veloce ritorno a casa, fu un signore di circa cinquanta anni che gli si avvicinò dicendogli:
«Mi scusi, posso chiederle un’informazione?»
«Certo» rispose Alex, prestando orecchio al presunto cliente del BIG Mall.
«Quello che ora le dirò potrà sembrarle folle, ma le giuro che è la pura e semplice verità. In questo momento delle persone sono nascoste nel parcheggio e aspettano di rapirla.»
«COSA?» esclamò allibito Alex, scrutando meglio il signore di fronte a sé.
Era un bell’uomo dalla carnagione scura, poco più basso di lui, con capelli neri brizzolati sulle tempie. Era vestito distintamente con giacca e cravatta e un soprabito leggero. Aveva l’aria di un uomo vissuto che apparteneva a un’altra epoca, come quegli attori del cinema bianco e nero degli anni trenta. Dalla manica del soprabito pendeva un ciondolo di forma ottagonale simile a quello del tizio che lo aveva aggredito nel negozio poche ore prima.
«È in combutta con l’altro tizio?!» constatò agitato Alex, indietreggiando. «Avete lo stesso bracciale!» esclamò poi, puntando il dito verso il suo polso.
«Questo bracciale è unico al mondo ragazzo, ma di cristalli ottagonali ne esistono diversi… È così che ha risvegliato i suoi poteri, vero? È venuto a contatto con un Cristallo di Ucram» rispose il signore.
«Poteri? Quali poteri??» disse Alex, ancor più confuso.
«Le spiegherò tutto appena saremo al sicuro, ma ora deve fidarsi di me. Il suo istinto cosa le dice?»
«Non l’ho mai vista in vita mia, eppure avverto qualcosa di familiare in lei… Farò come dice, per il momento…»
«Bene, mi segua e resti vigile, prenderemo la mia auto.»
I due ritornarono all’entrata secondaria, dalla quale Alex era uscito, e andarono oltre, fino ad un cancello che portava nell’area di carico/scarico merci. L’uomo estrasse dalla tasca un tesserino magnetico e lo usò per aprire il cancello.
«È anche lei un dipendente del BIG Mall?» gli chiese il ragazzo curioso.
«Non proprio» rispose spalancando l’inferriata.
Attraversarono una zona con una serie di tir in sosta e utilizzarono un container come rampa per raggiungere il muro che divideva la struttura dalla strada. Alex pensò che se qualcuno l’avesse visto, avrebbe potuto perdere il posto di lavoro. Una volta sopra il muro, il ragazzo si preparò a scendere di fretta dall’altra parte, ma fu fermato dal signore.
«Aspetti. Per dimostrarle che non mento, voglio che veda le persone che la stanno cercando» e nel dire questo sfilò dall’interno del soprabito un grosso binocolo professionale e lo passo ad Alex, dicendo «Da qui si vede tutto il parcheggio. Osservi l’interno delle auto in sosta in prima fila e ingrandisca l’obiettivo sui volti delle persone che le occupano.»
«Da dove lo ha tirato fuori quest’arnese?» pensò il giovane, direzionando il binocolo verso la strada che divideva il bar dal parcheggio, fino a individuare le auto e i rispettivi ospiti. Gli individui che vide nelle prime vetture non gli dissero niente, ma nell’ultimo veicolo vide un volto conosciuto. Era il tale che gli aveva messo le mani addosso nei camerini.
«Lo conosco quello. Mi ci sono imbattuto oggi nel negozio e sono successe cose strane, quando ci ho avuto a che fare. Ma cosa vuole da me?»
«Glielo dirò presto. Per il momento conoscono solo il suo aspetto, ma appena capiranno di aver perso le sue tracce, entreranno nel negozio e si faranno dare nome e indirizzo.»
«Ma non possono ottenere informazioni personali su un dipendente, la legge sulla privacy impone al negozio di non divulgare tali dati.»
«Lei non sa di che mezzi dispongono. L’unica cosa certa è che scopriranno la sua identità prima che questo giorno giunga al termine. Adesso quello che importa è che credano che lei si trovi ancora all’interno del negozio. Questo ci farà guadagnare tempo. Useremo la mia auto presa a noleggio con dati falsi, così nell’eventualità che leggano la targa, non avranno indizi da seguire» disse scendendo in strada con un salto.
«E la mia auto?» domandò il giovane sempre più confuso, seguendo l’uomo giù dal muro.
«Tornerà a prenderla in un secondo momento. Non so se intendessero rapirla nel parcheggio o seguirla fino a casa, in ogni caso, è troppo rischioso recuperarla ora.»

29 aprile 2020

Aggiornamento

Questo è il primo Comunicato Stampa del lancio della campagna del mio libro.
Ringrazio la Società cooperativa Studio Erresse per il bell'articolo. Lo potete leggere su https://www.informazione.it/c/A5D6A346-B1DA-489A-AE44-AA560D777A1F/Un-romanzo-fantasy-tutto-Made-in-Italy-Back-to-the-Magic-e-il-libro-d-esordio-dello-scrittore-Dario-Contiello

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Dario Contiello
Sono nato nel 1984 e cresciuto nel centro storico di Napoli. Mi sono appassionato al genere Fantasy grazie a mio padre, assiduo lettore di albi a fumetti e possessore di una moltitudine di libri, tra cui la collana editoriale "Il Fantastico Economico Classico". Hanno contribuito alla mia formazione anche i film d'avventura degli anni '80 e il gioco da tavolo "Warhammer" di ispirazione Tolkieniana. Appena diplomato sono corso ad arruolarmi volontario nell'Esercito Italiano, di stanza nella multiculturale Bologna. In quell'anno mi sono avvicinato al genere thriller/horror attraverso l'abile scrittura del maestro del genere, Stephen King. Tornato a casa, ho conseguito la Laurea in Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", per poi ripartire, qualche anno dopo, per le ridenti colline toscane, dove tutt'ora vivo con mia moglie e lavoro.
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