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Badando al wasabi - Il tuo nuovo capo ha 85 anni

Badando al wasabi - Il tuo nuovo capo ha 85 anni
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Consegna prevista Agosto 2021
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Badando al wasabi si svolge ai giorni nostri e narra la storia di Salvatore, cinquantatré anni, rimasto senza lavoro, in serie difficoltà a sostentarsi e a trovare una nuova occupazione. Per sbarcare il lunario inizia una nuova attività che mai avrebbe pensato in vita sua, al servizio di un capo ottuagenario.
Tra pulizie, tanto olio di gomito, uscite in macchina per fare la spesa, letti da rifare e panni da lavare e stirare Salvatore vivrà un’avventura che lo porterà a una nuova dimensione di vita, passando per il classico periodo di prova.
Una prova che andrà ben al di là di quella prevista da contratto.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto Badando al wasabi perché ho raccolto in presa diretta la vicenda del protagonista, Salvatore, e mi è sembrata interessante da raccontare, sia per le implicazioni sociali sia per l’unicità dell’esperienza vissuta rispetto alla storia della sua vita, personale e professionale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Lei si ritiene un uomo probo?

Ogni volta che prendi i mezzi pubblici porti lo zaino con dentro diversi libri, penne e taccuini per appunti. Non sai cosa ti verrà voglia di leggere o scrivere durante il tragitto. Quando apri un libro per te diventa come due ali e si attiva una voce narrante dentro che ti affascina e accompagna nel volo, a volte radente, a volte altissimo, con picchiate, virate strette e improvvise impennate.

Sei capace di leggere quattro libri diversi tra l’andata e il ritorno. Delle volte sei così preso dalla lettura che ti dimentichi di salire sul bus, o di scendere. Stai lì alla fermata o sulla banchina della metropolitana con la testa china sulle pagine e gli occhiali alzati sulla fronte. Tutto intorno a te svanisce: rumori, persone, spintoni, schiamazzi. Tutto.

Continua a leggere

Continua a leggere

Di recente hai ripreso la lettura di un saggio sul viaggio dell’eroe e sugli archetipi, scritto da un esperto che nella sua carriera ha esaminato più di seimila storie per il cinema e che si rifà a un mitologo del calibro di Joseph Campbell.

Ognuno di noi è a suo modo un eroe che vive in un mondo ordinario e che ogni giorno riceve l’invito, non sempre gentile, di entrare in un mondo stra-ordinario e non necessariamente piacevole. Prima o poi siamo tutti chiamati a vivere un’avventura, spesso più di una, e riceviamo una chiamata che ci porta fuori dell’ambiente o del pensiero usuale cui siamo abituati.

Spesso succede che rifiutiamo l’invito (delle volte è meglio così) e l’avventura consiste semplicemente nel renderci conto che è un bene averlo fatto. Magari troviamo qualcuno che ci consiglia in proposito. Si tratta di una figura saggia che ci ascolta con pazienza e ci insegna a discernere, per scegliere il meglio. Questa figura viene chiamata mentore.

Tu l’invito non lo hai rifiutato. Avresti potuto sostenere, e a ragione, che non c’entri nulla con un lavoro simile o che la tua esperienza è agli antipodi rispetto all’opportunità che ti è stata proposta e che quindi non sei adatto. Invece no, ti sei lanciato e non solo perché hai urgente bisogno di guadagnare.

Lo hai fatto perché hai intuito che in questa possibilità c’è un dono per te, una ricompensa, qualcosa che ti permetterà di scorgere nuovi orizzonti.

Dio fa così: tu vuoi andare a sinistra e Lui ti manda a destra. Poi, quando vuoi andare a destra, ti manda a sinistra. Se rimani flessibile, se ti fidi e ti affidi, se ti abbandoni alla danza, è fatta: tutto cospira a tuo favore.

Ecco perché hai attraversato quella soglia su strada, hai percorso il vialetto emozionato come se fossi stato in procinto di fare il primo colloquio della tua vita, sei entrato nell’androne che profumava di fresco con la stessa curiosità con cui hai messo piede nella prima azienda a ventiquattro anni. Sei stato perfino attento a camminare rasente il muro per via del pavimento ancora umido. Questo particolare ti ha ricordato le pattine. In casa erano obbligatorie, specialmente dopo aver passato la cera fatta splendere con la lucidatrice. Ti è venuto da sorridere all’immagine del tuo gatto che si sedeva sul coperchio dell’apparecchio, facendosi trasportare impassibile e trastullandosi grazie al tremolio delle spazzole, e scaldandosi il posteriore con l’aria che usciva dalle feritoie di raffreddamento. La lucidatrice avanzava rumorosa, vibrando, mentre il gatto vibrava a sua volta, con gli occhi semichiusi in segno di goduria.

Era la sua SPA quell’attrezzo più rumoroso del motore di un aereo.

Sei davanti alla porta di casa. Avvicini il dito al campanello. Esiti, abbassi la mano e stai un attimo in silenzio. Sei di fronte alla seconda soglia. Oltre, c’è la prima prova da affrontare. Non sai chi avrai davanti a te, cosa accadrà, quali domande ti verranno fatte. Sei in una condizione di spaesamento, avverti una leggera euforia mista a preoccupazione. Fai per alzare di nuovo la mano quando la porta si apre. Di fronte a te una signora curata nell’aspetto, espressione seria ma non marmorea. La sua eleganza nel vestire è sobria. Nell’insieme ti comunica misura, controllo, attenzione, gusto, accoglienza quanto basta e confini ben marcati.

-Piacere, Elsa Nobili, si accomodi.

Sorridi e ti presenti, chiedi dove poter posare giaccone e zaino, oltre alla possibilità di mettere in carica il cellulare. La tua è una prova. Sotto sotto vuoi verificare la disponibilità a venirti incontro. Mai dare nulla per scontato, soprattutto con una persona che è il ritratto della formalità.

La sua reazione tradisce una giovialità innata.

L’ingresso dà su un salone ampio con grandi finestre. Uno spazio che sa di comodità e di angoli pregni di ricordi, di buone conversazioni al profumo di tè e pasticcini, di rifiniture pregiate ma non ostentate, di letture di classici seguite da sonnellini sul lungo divano a elle.

La signora si siede proprio lì. A te indica una poltrona.

-Sieda lì.

Il suo tono di voce direttivo. Il suo bisogno di controllare emerge subito, ma senza metterti a disagio.

Ti guarda qualche istante. Dietro le lenti spesse, i suoi occhi sembrano più grandi. Sorridi e attendi in silenzio.

-Ho da farle diverse domande. È pronto?

Il suo parlare è lento, quasi ipnotico.

Questa è già la prima domanda. Sicuro di essere davvero pronto? Decidi di non soffermarti sul quesito, troppo ampio da non riuscire ad abbracciarlo tutto in un colpo solo. Così sorridi anche questa volta. La batteria di domande ha inizio.

-Vive tanto lontano? Perché non ha la macchina? Ma ce l’ha la patente, vero? Vive solo? Ha figli? Come mai non è sposato? Sa fare le pulizie? Sa cucinare? Sa stirare un pantalone? È preciso e puntuale? Cosa si aspetta da me? Si considera un uomo probo?

Rispondi a tutto. Alla penultima domanda rilanci con la stessa domanda cui segue la descrizione puntuale della proposta contrattuale e salariale.

La signora assume, evviva. Una mosca bianca.

La retribuzione è quella sindacale, i contributi sono pagati per la parte che le compete e in caso di straordinari illustra subito il trattamento che intende riservarti. Circa l’ultima domanda, sarebbe bello se la ripetesse. Quanto ti è piaciuto come l’ha pronunciata.

Il suono è stato tondo, morbido, pieno. Sei rimasto un attimo in silenzio, hai sorriso e cercato una soluzione che non risultasse presuntuosa ma altrettanto tonda e morbida.

-Lo deciderà lei quando mi vedrà all’opera.

La signora accenna un sorriso accondiscendente. Vuole saperne di più dei mezzi pubblici che non ha mai preso in vita sua e che, a dire il vero, considera incubatori di malattie infettive. Lo afferma seria. Saresti tentato di descriverle un paio di scene rappresentative, cui hai assistito su alcuni bus che prendi nella zona in cui vivi: la trans ubriaca e seminuda, in evidente stato confusionale; oppure quella volta in cui è salita una famiglia di zingari che ha fatto fare pipì al bimbo più piccolo in un angolo; per non parlare dei senzatetto che per stare al caldo salgono e restano seduti senza più scendere per ore e che ti fanno tanta pena.

Stare sul bus diventa spesso impresa al limite, dal momento che i nuovi modelli sono privi di finestrini (l’imbecille che li ha progettati è sempre lo stesso). Se qualche volta hai stretto i denti e sei rimasto a bordo è perché era tardi ed eri stanco, al limite del collasso.

Non è il caso di raccontare tutto questo alla signora. Ne andrebbe del tuo contratto. Decidi invece di raccontarle delle fermate dai nomi spaziali e vedi il suo volto illuminarsi.

Parli lentamente, come ha fatto lei con te. Da quando sei seduto su quella poltrona tutto ha rallentato.

Ti chiede quali hobby hai. Non esiti: lettura, scrittura, cinema, teatro, camminare, cucinare polpette tonno e ricotta, risotti, infornare aerobiscotti.

– Aerobiscotti?

Il suo sorriso ora è generoso. Hai fatto breccia. Inoltre, adora le polpette. Chiede se ti piacciono quelle con le melanzane. Hai due possibilità: fingere e dire che le adori, il che significa – stanne certo – che ne preparerà prima o poi una piramide alta venti centimetri, oppure sei autentico come hai fatto finora. Opti per la seconda soluzione, spiegando che hai avuto una brutta esperienza con quelle polpette. Apprezza la franchezza. Naturalmente hai cura di sottolineare che dovrai comunque assaggiare le sue.

Dal cibo alla famiglia il passo è breve. Ti chiede come è composta la tua. Chiedi altrettanto, con delicatezza, lasciando intendere che si tratta di genuina curiosità.

Hai imparato che non sappiamo mai quale battaglia sta combattendo chi abbiamo di fronte, ecco perché è meglio essere cauti e lievi quando entriamo nelle esistenze altrui.

Suo marito non c’è più. Ha due figlie, un nipote da ciascuna. È molto affezionata a entrambi.

Scatta il tour fotografico per casa: dal mobile di fine ‘800 in soggiorno su cui espone la sua foto e quella del marito in momenti diversi della loro vita, al riquadro in cucina con le foto di figlie e nipoti. Questa è anche l’occasione per visitare casa nella sua interezza, terrazzi inclusi che mesi insieme sono grandi un appartamento di ottanta metri quadri.

Ne approfitta per farti dare un’occhiata alla lavatrice che non funziona, ferma in stand by. Agisci con buon senso, la ispezioni con movimenti lenti, fai qualche prova, ma niente da fare, bisogna chiamare il tecnico. Apprezza comunque i tuoi tentativi e la cura mostrata. Anche questa era una prova.

La visita prosegue. Scopri qual è il bagno che puoi usare e quale quello padronale, inaccessibile, se non per le necessarie pulizie. Date una rapida occhiata alla sua stanza e a uno stanzino attrezzato per stirare, grande poco più dell’ascensore che ti ha portato al quarto piano.

Di ritorno in soggiorno ti offre un cioccolatino preso dal centrotavola nella sala da pranzo attigua al soggiorno. Rifiutare sarebbe sconveniente.

Ma ecco che la signora gioca la carta della richiesta estemporanea: accompagnarla in cantina a prendere l’acqua e il vino. Come dire di no a una donna di ottantacinque anni e tuo futuro capo?

Scendete, parlando a questo punto con più scioltezza, ma sempre rispettando la no fly zone reciproca.

Ricorda ad alta voce che suo marito amava organizzare la cantina. Era il suo regno. La vedi sorridere, poi abbassa la testa e la scuote leggermente. In quei movimenti impercettibili ci sono tutto lo sgomento e l’ardore possibili.

Risalite in casa. Il tempo di salutarvi e accordarvi su giorno e ora di inizio rapporto di lavoro, che prevede ovviamente un periodo di prova.

Raggiungi la fermata del bus. Ha smesso di piovere. Ti accorgi di essere senza chiavi di casa. Chiami la signora per verificare se per caso le hai dimenticate da lei o se ti sono cascate nel guardaroba. Mostra preoccupazione, si chiede come farai, e dove dormirai se non le trovi più.

Tenera.

La rassicuri dicendo che hai un doppione ben nascosto: però pensi a dove dormirai tra due o tre mesi se non avrai i soldi per l’affitto.

Sali sul bus, vuoto. Altro giro di pianeti e costellazioni. Torni a casa piuttosto soddisfatto, passando per la stazione dove la donna si è buttata sotto la metro.

Certe pieghe della vita a volte soffocano le vite alle persone. Pensi anche a quelle della signora da cui sei stato. Ne ha mostrate diverse. Due sono impossibili da eliminare. Per quanto ne sai, e per esperienza diretta, solo con l’aiuto di Dio quelle intrattabili si possono ammorbidire con un appretto chiamato preghiera e, per chi non crede, tempo, trovando la forza di sopportarne la vista e di indossarle addirittura con eleganza, un giorno o l’altro.

Speri andrà meglio con le pieghe di lenzuola e pantaloni da stirare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Bruno Manca
Prima della scrittura amo la lettura. Sono cresciuto tra migliaia di libri disposti in fila su scaffali con i salami appesi ai montanti. Cibo per la mente e cibo per il corpo in attesa di essere gustato. Pane e storie: di questo mi sono nutrito. Dopo un po' di anni ho deciso di provare a scrivere storie mie. Ho iniziato con un racconto, un altro ancora, poi un romanzo e via così, fino ad arrivare a "Badando al wasabi". Della scrittura amo tutto, specialmente i tagli in fase di rilettura. La considero al pari di un lavoro di bottega in cui c'è sempre da imparare, da tagliare, da modellare, da incollare, da cucire e da scucire. Spesso vado a scrivere da un vecchio calzolaio non lontano da casa. Lì il tempo si ferma e inizia a scorrere quello su carta. Mi sento un po' come questo calzolaio, col grembiule incrostato di colla. Creo scarpe per lettori che le faranno camminare dove vorranno.
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