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Il bambino che odiava i libri

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Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all’interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Lentamente, anno dopo anno, tutti si misero a scrivere. E poi a pubblicare i libri che scrivevano. Le case si riempirono di centinaia e centinaia di copie di libri i cui autori erano gli stessi che le abitavano. Le biblioteche furono sommerse di volumi che nessuno leggeva e che il più delle volte avevano avuto come unico lettore lo stesso autore. Non c’era più tempo per dialogare con gli altri, per frequentare gli amici, perché il tempo libero era occupato dallo scrivere. Scrivere di sé, scrivere storie, liberarsi di un assillo, trasferire sulla carta le proprie paure, insomma tutto ciò che prima era appannaggio di pochi divenne appannaggio di tutti.

Ma non scrivevano solo gli adolescenti, gli adulti e gli arzilli vecchietti, l’età degli autori si abbassava sempre più e si pubblicavano libri anche di bambini di tre anni contenenti un centinaio di pagine di scarabocchi. Anche quello, in fondo, era un libro.

Ma poi nacque un bimbo a cui fu dato il nome Peter.

Perché ho scritto questo libro?

Pregno d’amore per i libri, a un certo punto mi sono chiesto quale relazione potesse ancora esserci tra i libri e il cammino dell’umanità. Le civiltà odierne sono migliori di quelle del passato? Come mai, insieme alla proliferazione dei libri e degli scrittori, non sono anche proliferate le eminenti menti le cui opere abbiamo tanto apprezzato? I libri allora a cosa sono serviti? A queste domande ho cercato di dare una risposta scrivendo questo libro.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Pasquale Faseli
Devo tutto al vizio di fumare la pipa. Senza la sua compagnia non mi sarei laureato in ingegneria, non avrei svolto la libera professione, né dipinto 27 quadri ad olio e scritto chilometri di pagine. Difatti a chi tiene una pipa in mano rimane libera solo l’altra mano, e con una sola mano hai due possibilità: scrivere o dipingere. A causa di questo vizio non ho potuto seguire le orme paterne e fare il contadino, che era il mestiere di mio padre. Lui infatti fumava le Alfa, dividendo ogni sigaretta in due in modo da non fare pause troppo lunghe durante il lavoro.
Quando non fumo la pipa, leggo: in effetti tutti dicono che la lettura allontana i vizi.
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