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Consegna prevista Giugno 2020

Alex è ricca e viziata. Fidanzata con la più bella cheerleader della scuola della piccola cittadina del New Hampshire, non perde occasione per bullizzare quelli che ritiene i più deboli. Ma il destino, nelle vesti di una professoressa, metterà sulla sua strada Eva, che incarna tutto quello che lei sembra disprezzare. Il fatto che la ragazza non abbia paura di lei non fa che renderla ancora più furiosa. Forse la rabbia che riversa sugli altri è un riflesso di quello che prova per se stessa, ed Eva potrebbe essere il suo specchio. Quando la verità è troppo difficile da accettare la scelta più semplice è fuggire, nascondersi, distruggere, e Alex in questo è una campionessa.
Una storia d’amore e di odio a cui è difficile mettere la parola fine.

Perché ho scritto questo libro?

Bellbrooke High è nato dalla necessità di raccontare e farsi raccontare una storia potenzialmente vera, soprattutto ai giorni nostri. I primi amori, le prime paure, i primi sbagli che dall’odio portano all’amore e viceversa in un’età in cui i sentimenti sono confusi ed esplosivi. Avremmo voluto leggere un romanzo così durante l’adolescenza, e quando Alex ed Eva si sono presentate da noi non abbiamo potuto fare altro che raccontare la loro storia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

[Prologo]

Alexandra Whithe entrò nell’aula di corsa, un secondo prima che potesse essere considerato ritardo, come sempre accadeva. Salutò tutti con un gran sorriso sul volto, e tutti le risposero, a parole o con uno sguardo. Andò a posizionarsi al suo posto, i piedi sul banco infestato da graffiti, la borsa a terra. La professoressa Matherson entrò un attimo dopo, salutando i suoi studenti con un sorriso già stanco.
Katherine Matherson era una donna dal viso sottile e lo sguardo affilato, magra ma non molto alta, dai capelli biondo cenere, spenti quanto il suo abbigliamento. Nel complesso, ad Alexandra ricordava una lametta, ed era proprio una lametta che fingeva sempre di avere in mano durante le sue lezioni, quando scimmiottava con Richard davanti allo sguardo ormai sull’orlo della rassegnazione dell’insegnante di tagliarsi le vene dalla noia. La Matherson iniziò la sua insopportabile lezione sui bilanciamenti del pH. Alex nascose uno sbadiglio dietro la mano. Non avrebbe mai e poi mai capito la chimica. Lasciò vagare gli occhi ambrati sul resto della classe, disinteressandosi completamente alle parole della donna. La secchiona al primo banco fissava la lavagna con un interesse totalmente inspiegabile per lei.

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Alexandra si decise finalmente a togliere i piedi dal banco e prese un quaderno. Ci scarabocchiò sopra un disegno astratto, totalmente insensato anche per lei, la testa pigramente appoggiata alla mano sinistra. L’unica cosa che aveva in mente era l’allenamento di basket che avrebbe rallegrato la sua giornata da lì a due ore. La partita contro quegli idioti della Auburn High si sarebbe tenuta il mese successivo, e lei non vedeva l’ora di rompergli il…
«Signorina Whithe.»
La voce della prof la raggelò. Alzò lo sguardo su di lei. Gli occhi azzurri della donna sembrarono volerla trapassare da parte a parte come una spada.
«…vuole spiegarci lei come si prepara una soluzione tampone?» le chiese, un sorrisetto malvagio sul viso magro e spigoloso. Alexandra deglutì, sbiancando.
«Ehm…» balbettò all’inizio, prendendo tempo per riflettere. Non aveva la minima idea di cosa fosse la soluzione tampone, figuriamoci prepararne una. «… vede, professoressa Matherson, io non l’ho capito affatto.» rispose poi raddrizzando la schiena, il sorriso che tornava sul suo volto, e su quello di alcuni dei suoi compagni di classe. «E questo è evidentemente colpa sua. Dovrebbe lavorare sul suo metodo di insegnamento, a mio parere.» concluse. Ci mancò poco che alla donna spuntasse del fumo dalle orecchie da quanto si infuriò. Ma Alexandra sapeva bene che con le sue abilità sportive avrebbe passato tranquillamente l’anno, così come i soldi che i suoi avevano donato alla scuola avrebbero aiutato a farle prendere il diploma. E lo sapeva anche la professoressa Matherson, la quale infatti si ricompose, e senza urlare neanche una volta (era un passo avanti) si limitò a lanciarle un’occhiataccia.
«Suppongo che nessuno di voi voglia spiegarmelo, dunque…» disse, rivolta al resto della classe.

Eva osservò la rossa, alzando gli occhi al cielo. Era stanca di quelle persone che credevano che tutto gli fosse dovuto solo per il fatto che facevano sport. Alzò la mano alla domanda della professoressa. Al suo cenno, enunciò la risposta che sapeva essere esatta.
«Il procedimento prevede tre passaggi fondamentali: primo, la scelta della coppia acido-base costituente del tampone; secondo, determinazione del rapporto fra moli di acido e moli della base coniugata nel tampone. Terzo passaggio, preparazione della soluzione tenendo conto dei reagenti disponibili. Inoltre, è necessario ricordare che esistono tre metodi per ottenere una soluzione tampone: introdurre in soluzione direttamente l’acido debole e la sua base coniugata, introdurre in soluzione l’acido debole e generare in situ la sua base coniugata aggiungendo un difetto di una base forte o introdurre in soluzione la base debole e generare in situ il suo acido coniugato aggiungendo un difetto di acido forte.» elencò, riscuotendo l’orgogliosa approvazione della professoressa. Sentì le risatine di sottofondo alle sue spalle, e immaginò gli sguardi di scherno che le stavano sicuramente indirizzando. “Eva Nerd Ramirez ”, o, come preferiva chiamarla quell’imbecille di Alexandra Whithe, Nerdina. Sentì sussurrare entrambi gli epiteti. Neanche un anno in quella scuola e già aveva un nome. Anzi, un paio.
Mentre rimuginava sulla sua immagine, successe qualcosa. Qualcosa di epico, sconvolgente, inatteso, impossibile: la professoressa Matherson sorrise ad Alexandra.
Ma c’era uno sguardo crudele ad accompagnare quel sorriso.
«Vede, signorina Whithe? Non sembra che io spieghi così male, dopotutto.» disse la donna con un’aria quasi maliziosa, che sconvolse tutti gli studenti presenti. Riprese poi a spiegare come se nulla fosse, senza più rivolgerle la parola, ma con quel sorrisetto maligno onnipresente sul viso da mantide religiosa.
Eva lanciò uno sguardo ad Alexandra per poi tornare a guardare la professoressa, sforzandosi di ascoltare le sue parole, ancora distratta da ciò che era appena accaduto, che stava ancora accadendo.
Alexandra non notò mai lo sguardo della ragazza. Seguì distrattamente il resto della lezione, annotando qualche parola di tanto in tanto. Quando ormai mancavano meno di cinque minuti alla fine della tortura, la professoressa Matherson si rivolse di nuovo a lei.
«Signorina Whithe, viste le sue evidenti carenze nella mia materia, la invito a frequentare delle ripetizioni.» le disse, sorridendo appena. Alexandra inarcò un sopracciglio.
«Uh? Ah, sì, lo farò.» rispose con indifferenza, trattenendo uno sbadiglio. Il sorriso della donna si fece malvagio, più del solito.
«Lo farà, sì. La signorina Ramirez sarà felice di aiutarla, non è vero?» chiese poi alla mora. Alexandra spalancò gli occhi d’ambra. Eva “Nerdina” Ramirez?! Inorridì all’idea di passare del tempo con quella sfigata.
Eva stava rileggendo i suoi appunti quando la professoressa Matherson pronunciò il suo nome. La sua bocca si spalancò così come i suoi occhi scuri.
«Professoressa non credo sia il caso…» cercò di dire velocemente, orripilata.
«No, infatti, per una volta siamo d’accordo!» esclamò subito Alex, terrorizzata. Il sorriso di Katherine si allargò quando puntò gli occhi glaciali nei suoi.
«Chissà, magari potreste imparare qualcosa l’una dall’altra. Voglio che studiate insieme almeno due volte alla settimana, e mi porterete gli esercizi che farete, così avrò la prova che lo stiate facendo davvero.»
La campanella suonò, segnando l’inizio della fine della vita di Alexandra Whithe.

[Estratto dal secondo capitolo]

Alexandra entrò in casa. I suoi non erano ancora tornati. Emise un sospiro di sollievo. Dopo una breve puntata al bagno si infilò il pigiama e mise a letto; prese un libro dal cassetto del comodino, l’abat-jour l’unica luce accesa nella stanza, e lo aprì facendosi cadere il segnalibro in grembo. Il suo cellulare iniziò a vibrare già alla seconda riga. Gli lanciò un’occhiata veloce, senza muovere un muscolo. Il nome di Lena illuminava lo schermo da sei pollici, il suo viso decorava lo sfondo, sfocato sotto l’anteprima del messaggio. Lesse fino alle tre di notte, finché non ebbe voltato l’ultima pagina, e non si alzò fino al mattino seguente, ignorando le chiamate e i messaggi di Lena.
Il giorno successivo arrivò in ritardo a scuola. Saltò la prima lezione, ma tra quella e la seconda incontrò Lena sotto alla quercia. La cheerleader le rivolse uno sguardo pieno di rabbia, ma anche di preoccupazione.
«Si può sapere che ti è preso?» sbottò non appena Alex fu a tiro. La rossa si mise le mani nelle tasche dei jeans e le si fece dappresso. Sostenne il suo sguardo mentre parlava.
«Scusa, mi dispiace. Non lo so, avevo solo bisogno di staccarmi un po’ dal cellulare.»
Lena arcuò le sopracciglia sottili.
«E non potevi avvisarmi prima di prenderti la tua cazzo di pausa zen dalla tecnologia?»
Solo ora Alex abbassò lo sguardo.
«Scusa. Lo so, hai perfettamente ragione. Sono un’idiota.»
Rimasero in silenzio per un paio di minuti, poi Lena emise un sospiro drammatico e le diede una spintarella giocosa sulla spalla.
«Non ti metterai a fare yoga? O a bere latte di soia adesso?»
Alex la guardò di sottecchi, il sorriso che già spuntava sulle labbra rosee. Strinse un poco le palpebre.
«Ah già, dovevo dirti anche questo: domani parto per un pellegrinaggio sull’Himalaya.»
Scoppiarono entrambe a ridere e, quando Lena cercò di farle il solletico, Alex la sollevò su una spalla e la portò nel campo da football deserto, dietro agli spalti.
Un’ora più tardi erano entrambe in classe, Lena a seguire la lezione di Fisica, Alex di letteratura, che non si sarebbe persa per niente al mondo, anche se nessuno lo sapeva. Neanche Mark Twain riuscì a calmarla, tuttavia. Rivolse i soliti sorrisi finti a tutti, salutando i suoi amici con falso entusiasmo. Evitò Eva come se avesse la peste. Finché ci riuscì, almeno. Poi non resistette più e andò in biblioteca. La vide china sui libri tra gli altri studenti, e rimase ferma a fissarla per almeno un minuto prima di avvicinarsi al tavolo al quale era seduta. Posò la borsa sul suo quaderno, impedendole di continuare a scrivere, e la fissò ostilmente.
Eva sollevò la testa.
«Sto studiando.» le disse guardandola negli occhi. Alexandra appoggiò le mani al tavolo, sporgendosi verso di lei.
«Non mi pare di aver ricevuto una certa email, ieri sera.» disse, seria.
«Non mi pare di averti detto che te l’avrei mandata.» replicò lei.
Alex strinse le palpebre, e si sedette di fronte a lei. Prese il cellulare dalla borsa e inviò in fretta un messaggio, rimanendo in silenzio.
«Cosa ci fai qui?» le chiese Eva. Alexandra non si degnò di alzare gli occhi su di lei.
«Sai, Nerdina, di solito quando faccio una promessa, la mantengo.» disse, continuando a digitare sul telefono.
«Quindi vuoi rovinarmi la vita? Cosa credi di poter fare?» le chiese guardandola, senza mostrare il briciolo di paura che stava iniziando a nascere dentro di lei. Alex alzò gli occhi freddi su di lei.
«Hai la memoria corta, Ramirez? Te l’ho detto proprio ieri cosa ti sarebbe successo se non mi avessi mandato quegli esercizi.» disse seccamente. Dalla porta della biblioteca entrarono Lena, Abigail e Grace, stupendo tutti, che non le avevano mai viste mettere piede là dentro. Eva guardò le amiche della rossa avvicinarsi a lei. Rimase tuttavia ferma e riportò gli occhi su Alexandra.
«Quindi non hai neanche le palle per farlo da sola ma devi chiamare i tuoi cagnolini. Bene.» disse, calma.
Alexandra continuò a guardarla freddamente negli occhi.
«Non sono così egoista da tenermi tutto il divertimento per me.» rispose. Qualcosa passò nei suoi occhi mentre parlava, incrinando per un secondo la freddezza nel suo sguardo.
«Mi ero sbagliata su di te.» replicò Eva, osservando con ostilità il gruppetto che si era avvicinato alla rossa. Di nuovo, qualcosa fece vacillare il suo sguardo. Lena, ormai arrivata, le posò una mano sulla spalla.
«Eccola qui, la nostra studentessa preferita!» esclamò ironicamente, senza curarsi di parlare a voce bassa. «Alex ci ha detto che hai problemi ad andare in bagno da sola… attacchi di panico, o qualcosa del genere. Ma non preoccuparti, ci sono le tue amiche qui, sempre pronte ad aiutarti!» continuò, facendo ridacchiare le altre due. Alex strinse i pugni, tesa, continuando a fissare la mora. Eva fissò la bionda negli occhi.
«Sono fortunata a non essere una tua amica. Un serial killer sarebbe preferibile a te.» le rispose con acidità.
Lena rise, facendole cenno poi con la mano.
«Su su, non vorrai mica fartela addosso?» la esortò.
Eva rimase ferma ad osservarla. Lena si mise le mani sui fianchi, sbuffando.
«Avanti, Eva, non abbiamo tutto il giorno!»
«Io non vengo da nessuna parte.» ribatté seria la ragazza.
Alex si alzò in piedi di scatto, facendo spaventare Abigail.
«Avanti, lascia stare.» disse a Lena, la quale le lanciò un’occhiata stupita.
«Da quando la dai vinta agli sfigati? Mi deludi, Whithe.» la prese in giro, sorridendole poi. Alexandra rimase seria.
«Siamo in biblioteca, Lena. Non puoi fare niente qui.» le ricordò. La bionda sbuffò alla fine, arrendendosi. Si voltò poi per lanciare uno sguardo minaccioso a Eva.
«Andrai in bagno, prima o poi.» le ricordò prima di andarsene. Si fermò tuttavia quando vide che Alexandra non la seguiva.
«Tu non vieni?» le chiese. La rossa rimase ferma, a fissare la portoricana.
Eva guardò con disgusto Lena, e poi riservò lo stesso sguardo ad Alexandra, la quale rimase immobile qualche altro secondo prima di voltarle le spalle, seguendo le cheerleader fuori dalla biblioteca.
Passò il resto della giornata con loro. Quando tornò a casa, quella sera, i suoi erano finalmente tornati dal loro viaggio di lavoro. Li salutò freddamente e cenò in silenzio con loro, quindi si chiuse in camera e si lanciò sul letto.

20 ottobre 2019

Aggiornamento

Ci capita spesso di ascoltare una canzone e pensare: “è perfetta per questa storia”. Per questo abbiamo deciso di creare una piccola “colonna sonora” per Bellbrooke High.
🎶 I hate you I love you - Gnash
🎶 Demons - Imagine Dragons
🎶 Monster - Imagine Dragons
🎶 Too good at goodbyes - Sam Smith
Che ne pensate?
13 ottobre 2019

Aggiornamento

Lena McMorris è la bella della scuola, anzi, di tutta Bellbrooke. Capo delle cheerleader, ricca e viziata anche più di Alex, se desidera qualcosa la ottiene, che sia un voto, una macchina o una ragazza. Ha due minions a seguirla e Alexandra come trofeo, ma questo non significa che non tenga veramente a lei. Per questo, quando Eva si metterà sulla sua strada, scatenerà l’inferno per distruggerla. Fino a dove si spingerà? Sta a voi scoprirlo.
07 ottobre 2019

Aggiornamento

Eva Ramirez si è guadagnata il nomignolo di “Nerdina” senza volerlo. È una brava ragazza, e vuole solo studiare abbastanza da prendere buoni voti per il college. È di origini portoricane, vive con sua madre e lavora per aiutarla. Per di più essere l’ultima arrivata a scuola non aiuta la sua già inesistente vita sociale. Questo però non la spaventa, come non la spaventa l’atteggiamento aggressivo di Alexandra e delle cheerleader che la accompagnano: non è una che abbassa la testa e passa oltre, anzi, ha il fuoco che le scorre nelle vene, il che le porterà non pochi problemi… Non possiamo proprio dirvi altro, anzi, abbiamo già svelato troppo!
02 ottobre 2019

Aggiornamento

Alexandra Whithe è un’adolescente ricca e viziata, ma questo non basta certo a definirla. Ha un’anima tormentata da una frustrazione che trova sfogo in rabbia e violenza. Non possiamo dirvi molto di più senza fare spoiler, ma possiamo svelarvi che la sua relazione con la cheerleader Lena non è sana, e che questo non fa altro che causare ulteriore violenza verso gli altri. Alex è una bulla, e non è certo un modello di comportamento, però è la protagonista della storia. Leggendo Bellbrooke High vedrete il mondo con i suoi occhi, e neanche così facendo riuscirete a giustificare le sue azioni, come è giusto che sia. Forse la odierete, forse la capirete, difficilmente la amerete. In ogni caso, non vediamo l’ora di sapere cosa pensate di lei.
27 settembre 2019

Aggiornamento

Come vi dicevo nel post precedente, con Bellbrooke High abbiamo voluto trattare molti temi per noi importanti.
Si parte da ciò che dovrebbe essere: una delle protagoniste, Alex, sta con una ragazza, ed è diventata popolare a scuola per questo. Non viene derisa, nessuno le dice che è contro natura, che è malata. Dall'altro canto, però, l'utopia svanisce quando scopriamo che c'è un altro personaggio, un ragazzo (di cui non vi sveleremo il nome per non rovinare la sorpresa) che invece nasconde la sua omosessualità perché sa che verrebbe isolato e bullizzato, se non lo facesse.
Oltre a questo ci saranno degli episodi di bullismo anche molto violento, cyberbullismo, razzismo. Sono cose che purtroppo accadono ogni giorno, e ci sembrava giusto portarle alla luce da un punto di vista diverso: quello della “cattiva”, Alex. La voce di Eva rimane più come un sottofondo, qualcosa a cui aggrapparsi per non perdersi del tutto.
22 settembre 2019

Aggiornamento

Bellbrooke High è nato dalla necessità di raccontare e farsi raccontare una storia potenzialmente vera, soprattutto ai giorni nostri. I primi amori, le prime paure, i primi sbagli che dall’odio portano all’amore e viceversa, in un’età in cui i sentimenti sono confusi ed esplosivi. Avremmo voluto leggere un romanzo così durante l’adolescenza, e quando Alex ed Eva si sono presentate da noi non abbiamo potuto fare altro che raccontare la loro storia.
Bellbrooke High è anche una “scusa” per parlare di molte cose. Abbiamo cercato di trattare molti temi e da un punto di vista diverso dal solito, per guardare le cose da una nuova prospettiva e indagare più a fondo. Se ci siamo riuscite o meno, dovrete dircelo voi.

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Arianna Dongu e Angela Castorina
Arianna Dongu è nata a Roma nel 1992. È un’illustratrice e una scrittrice di romanzi, racconti, fiabe e fanfiction. Ha pubblicato i romanzi "Quando i polli tentano di volare" e "Shalatar - Senz’anima", e per Europa Edizioni "Runaway". Si è trasferita nelle Marche dove vive con la moglie Angela e i loro quattro cuccioli: due cani e due gatte.
Angela Castorina, nata a Catania nel 1987, ha scelto la strada delle Scienze Politiche e della Criminologia, laureandosi presso l'Università di Milano. Ha sempre amato leggere, fin da quando era bambina. La passione per la scrittura è nata sui siti di fanfiction, grazie a libri e serie tv; da lì si è sviluppata anche la passione per il cosplay. Dalla Sicilia si è trasferita nelle Marche, per amore.
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