Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Biografia emozionale di un essere umano - Racconti

14%
173 copie
all´obiettivo
13
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Aprile 2021
Bozze disponibili

Densità piuttosto che lunghezza, per questo motivo sono nati racconti piuttosto che romanzi. Densi, privi di parti morte, vorrei affettarli e regalarvene un po’. Dove la parola stessa scritta su carta a volte sfugge alle regole per diventare protagonista, indipendentemente da ciò che racconta. Una serie di racconti, a volte surreali, intrisi d’emozioni in varie sfaccettature, dove si rincorrono amore, arte, emarginazione, morte, sfiorando generi diversi come noir, erotico, sentimentale, trattato d’arte. Entità separate con una propria vita, ma che congiunte si amalgamano in una biografia emozionale di un essere umano.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivo per trasmettere qualcosa di me, essere finito, per aggrapparmi all’infinito. Su questa base, partendo da un’idea, anche improvvisa, scrivo a getto, senza avere già costruito uno sviluppo e una conclusione. Mentre il racconto si srotola sotto le lettere nasce, non so come, il resto dell’opera, conseguenza di un processo istintivo. Sono il primo a essere stupito dal finale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Indice dei racconti

Il Baciatore
amore.punto.(interrogativo)
Goccia di latte
Lo starnuto
vergine/puttana
Col tempo…

Il Baciatore

I tacchi a spillo risuonavano ritmicamente sull’acciotolato bagnato da fresca pioggia. Gambe affusolate strette da una breve minigonna, decise, avanzavano in una via solitaria; solo radi lampioni le accarezzavano con flebile luce. Suono armonioso e sensuale in una notte d’atmosfera lasciva.

E’ accompagnata in quella solitudine solo dalla sua ombra, o meglio, a ben guardare da due ombre. Come due? Ma?! Sì, furtiva e quanto mai veloce una seconda ombra si avvicina. I tacchi per un istante non scalpitano, si arrestano, e poi un urlo a spezzare quell’umida notte. 

“Fate largo, lasciatemi passare sono un’agente. Per favore signori”. Un uomo nerboruto dalla nera divisa con veemenza si fa luce nel crocchio di persone che più per curiosità che per solidarietà si era stretta attorno alla donna. 

“Signori vi prego! Per favore lasciatela respirare”.

Continua a leggere

Continua a leggere

La povera donna ansimava alla ricerca d’aria per lei quanto mai rarefatta. Era per terra, appoggiata su un fianco. Una delle aderentissime calze si era lacerata in uno squarcio irriverente. Sotto i capelli scomposti il trucco si scioglieva tra le lacrime: righe scure, sole. Il rossetto aveva perso i suoi precisi contorni; impastato accompagnava quelle labbra mordenti e tremule.

“Signorina -attenta- l’aiuto a rialzarsi”.

Dicendo questo la prese sotto le ascelle e con rozze movenze la fece riemergere.

“Si calmi e cerchi di spiegarmi cos’è accaduto”.

“Ecco io… veramente… non so, è successo tutto così in fretta, … io… “:

Lacrime.

“Su su, coraggio, ora è in mani sicure”.

(Il presuntuoso).

“Ecco… non so neanch’io come dire… passeggiavo… pensavo di essere sola… ed invece…”.

Silenzio.

Spazientito: “Ed invece?!”.

“… ed invece…!”.

Silenzio più lungo.

Spazientiti: “Ed invece ?!”.

Lei arrendevole: “ … ed invece è apparsa… non so come dire… come un’ombra, si proprio un’ombra e…”.

Ruppe in un pianto confuso.

Mormorii di impazienza serpeggiarono tra la “solidale” folla.

“Signorina non ostacoli la legge”: sbottò l’agente.

Ormai sottomessa: “… un’ombra… all’improvviso mi sono girata e… -pianto- sì, mi ha baciata sulla bocca!”.

Un “oooh” generale echeggiò tra le rigide mura di quel vicolo.

Il ricordo di quella notte ben presto svanì sia dalla mente di quelle persone, sia da quella dell’impavido agente e sia dalla burocrazia legale che arenò la puntuale denuncia della donna in pratiche cavillose e già propense ad archivi scuri e polverosi. L’unica che non dimenticò l’accaduto fu ovviamente la vittima che da quel giorno si sentì come marcata da un untore.

La ritmicità frenetica delle giornate rende succube ogni cosa ed allora gli attimi procedono in annoiati fiumi dritti e piatti: il bagliore su quell’acqua non risplende. Acqua stantia. La città mattiniera brulicava di persone che per righe quasi regolari si dirigevano in grosse ditte sorrette da muri enormi e lisci; una linearità che veniva talvolta spezzata da alti caminoni a bande bianche-rosse che iniettavano nel cielo corrosive macchie nerastre. Solo a contatto col suolo si distinguevano i colori. Qualche insegna al neon sbatteva ancora gli occhi. Anche i rumori erano quanto mai grigi. Più che altro da ogni via nasceva un brusio costante ed uniforme che lasciava poco spazio alle singole parole: mezze frasi, una risata, uno sbadiglio fragoroso, un… un urlo! E non fu l’unico. Dopo qualche ora se ne sentì un altro in metropolitana, poi in un taxi, poi in un parco pubblico, poi persino in chiesa, …

Stava succedendo qualcosa di veramente strano, qualcosa che fino ad allora non era mai accaduto e, come novità assoluta, fu un evento che presto divenne dirompente. Infatti un’orda di donne di tutte le età assediava ormai costantemente tutti gli uffici della polizia della città.

E per un evento di tali proporzioni non potevano mancare certamente quei ficcanasi dei paparazzi e comunque di tutti i media in genere. A macchia d’olio la notizia si sparse in ogni casa e questa parlava solo di un oscuro protagonista: “Il Baciatore”.

Così fu infatti denominato dalla carta stampata e ben presto questo nome sarebbe stato sulle labbra di tutta la gente.

Il Baciatore compariva all’improvviso e senza una metodologia precisa colpiva le sue vittime: un solo bacio sulla bocca e poi spariva nel nulla. La cosa curiosa è che nessuno fino ad allora era riuscito a vederlo in volto. La sua rapidità era sconvolgente e non dava spazio a nessuna reazione delle povere donne!

La polizia che in un primo momento aveva trascurato l’evento ora dava segni di vita e seppur stentando alquanto incominciava a muoversi con pachidermiche movenze verso la risoluzione di quell’eccentrico caso. Il numero degli agenti nelle strade fu aumentato e praticamente ora svolgevano il ruolo di balia alle giovani donne che non più tranquillamente passeggiavano. Non che agli agenti questo dispiacesse, anzi al contrario; ed infatti presto si instaurarono strani rapporti confidenziali tra le due parti.

A noi sembra un gioco ed a ben guardare lo è se non fosse per un piccolo particolare: il Baciatore. Infatti mentre le inedite ed azzardate coppiette si trastullavano in approcci amorosi “lui” colpiva ancora e senza sbagliare un colpo.

Il fatto è, miei cari signori, che in una metropoli così progredita, esempio di rara efficienza e ricchezza, non può (ripeto non può) esistere un sabotatore della quiete pubblica che con tale sfacciata irriverenza faccia quello che vuole e per di più impunito. Furono indette riunioni prima tra capi polizia, poi tra i diretti superiori di questi, ed ancora più in alto tra i superiori dei superiori, fin su su alla punta della piramide che delimita la gerarchia di quella maestosa macchina… che è la città in questione.

Consigli, assemblee straordinarie, ecc… ecc… nessuno riusciva a fermarlo. Furono anche affisse cassette metalliche (“rosso paura”) dove il comune cittadino poteva esporre un metodo di cattura per il Baciatore. 

Le proposte rasentavano l’assurdo, ma quando regna l’incertezza e la paura il cervello lascia posto ad adrenalinici sentimenti che inesorabilmente offuscano le cellule grigie.

Ed allora si sentì dire che tutta la città doveva essere coperta da migliaia di telecamere, che bisognava travestire uomini da donna, che gli abiti delle donne dovevano essere ricoperti da una potentissima carta moschicida, che si sarebbero dovute costruire enormi trappole simili a quelle per i topi, solo che al posto del formaggio avrebbero dovuto mettere qualche ammiccante donzella, e così via fino al paradosso.

D’altronde di pensieri insensati il mondo è già stato partecipe e questo nuovo “pensiero” non avrebbe di certo intaccato maggiormente la precaria dignità.

Se non fosse stato per il fatto che il Baciatore imperturbabilmente mieteva vittime queste fandonie avrebbero di certo sollazzato un vasto pubblico, ma… ma la realtà appartiene al Baciatore.

Infatti vittima dopo vittima la sua fama aumentava esponenzialmente tanto che avidi di lucro inventarono gadgets del Baciatore: stampe raffiguranti “Il Bacio” (1907-1908) di Gustav Klimt, “Il Bacio” (1886) di Auguste Rodin, “Il Bacio” di Massimo Beccegato (da compiersi), “Il Bacio” di… ed ancora di… . Questi ad effigiare magliette, copertine, poster, ecc, ecc… . Ma non solo, furono aperti ristoranti, negozi, discoteche che richiamavano il “divo” del momento. Ed a coronamento dello sfacelo artistico la solita martoriata Gioconda, dell’infastidito autore in quel di Vinci, rappresentata con un bacio di labbra rosse (oltremodo femminee) stampato indecorosamente sulla fronte altera della stessa. Il bacio alla veneranda Gioconda sulla fronte non era però un errore di precisione balistica: infatti il Baciatore colpiva al colpo grosso (sulla bocca) solo belle ragazze mentre lasciava guance e fronte per anziane, bambine e… ma… imprevedibilmente ad un certo momento colpì anche gli uomini. Cambiava solo un particolare: la modalità. Le vittime inoltre provavano sensazioni diverse. Tutti provavano turbamento da quella sensazione non voluta, ma subito dopo le diverse “categorie” rispondevano in maniera diversa. Le belle ragazze provavano una sorta di lascivo sentimento, e quasi amore; i bambini un amore paterno; gli anziani solidarietà; gli uomini fraternità.

BACIO: s.m. Atto di passione, affetto o venerazione, dato dall’applicazione e dall’eventuale contemporaneo schiudersi delle labbra a contatto (dal “Vocabolario della Lingua Italiana”).

Ed il Baciatore non solo era diventato di “bocca buona” ed aveva quindi aumentato le vittime, ma ora il suo raggio d’azione si era vistosamente e progressivamente allargato anche geograficamente parlando. Infatti ora non era più attratto solo dalla nostra città, ma anche dalla campagna periferica e poi dalle città limitrofe, fino a raggiungere i limiti della regione e poi dello stato e poi? Era incredibile quanto stava accadendo: il mondo intero ormai almeno per fama conosceva il Baciatore.

Ore 20:30 Canale ***, in programma: “Il Baciatore”. No, questo è troppo, no una serie televisiva è veramente troppo! Bisogna farla finita altrimenti… altrimenti… siamo in balia di una specie di fantasma che con arroganza colpisce indisturbato. No, qualcuno deve risolvere questa incresciosa situazione. Sì già qualcuno: ma chi? Già appelli di più capi di stato erano stati mandati via etere a reti unificate. Il nulla come risposta. Infatti ora vedendo l’impossibilità di catturare quell’impalpabile presenza speravano che quest’ultimo per non si sa quale motivo si costituisse. E forse fu questa impotenza delle forze armate e non che incominciò a rafforzare un’aurea di mito al Baciatore. Infatti giovani rampolli senza meta o scopo presto si unirono in squadre di “Baciatorini” ed annidandosi come parassiti negli anfratti dei vicoli più tetri, emergevano, circondavano ed avvolgevano nella loro rete le povere ragazze. Questi però non si limitavano al semplice tocco delle labbra ma varcavano limiti ben più intimi e la violenza carnale divenne luogo comune.

Non si sa se per questo fattore parallelo ed imprevisto, che purtroppo a macchia d’olio si stava sviluppando, il Baciatore un giorno (che tutti avrebbero ricordato per la vita e tramandato alle generazioni future) decise tra lo sbalordimento generale di costituirsi.

Eventi straordinari a volte irrompono nel fluido scorrere della sabbia di una clessidra: ad un certo punto corrono con essa verso il basso ma nel sito vitreo più stretto ingorgano il rifluire monotono ed oscurano l’opalina consistenza. Finché arriva nel futuro ora presente un tocco quasi di un ipotetico Fato che lubrifica le pareti della clessidra e sgorga l’intoppo. E tutto come prima procede: i più non ricorderanno, forse qualcuno invece…

Le forze dell’ordine acclamarono in toni istrionici al trionfo sembrando scordare che in realtà l’avevano trovato su un piatto d’argento e che fino ad allora erano stati alla deriva e quanto mai naufraghi abbandonati. Il Baciatore infatti era entrato dalla porta principale del distretto 147/5, aveva salito due rampe di scale, aveva bussato alla porta del capo distretto e lì, in mezzo ad una riunione da poco in corso, lì lo aveva baciato. Brividi di sudore gelido erano corsi sulle schiene degli astanti, ma quando questi rinvennero all’unisono si scagliarono nella sua direzione, lo placcarono scompostamente (più facendosi male tra loro) e poi quasi in tono di vendetta e di ira finora latente avevano infierito su di lui. Calci, pugni, colpi vibrati nell’aria da neri sfollagente.

Due anelli quasi argento, lucidi, attirano l’attenzione in una macabra sfilata ed accompagnano stretti stretti. Metallo freddo, rovente si farà. Manette.

Per il Baciatore inizia da questo momento il viaggio verso il Golgota in una sorta di Via Crucis metropolitana che lo condurrà al Tribunale dei Tribunali.

Scortato a destra ed a  sinistra da due file simmetriche e parallele di agenti viene obbligato ad attraversare tutta la città verso il Tribunale. La gente si accalca attorno e lo accompagna con sputi, insulti e tentativi d’aggressione.

Lui non reagisce e si lascia trasportare.

Lui si lascia trasportare e non reagisce.

Lui non… lui…

Io… io… cosa penso del Baciatore? Non so ma in questo momento penso ad altro… (21/10/97)(ore 21:54)… domani forse continuerò questa storia. Il fatto è che anch’io sto abbandonando il Baciatore e più di tanto non mi interesso della sua vita. Forse non me ne frega proprio! Penso… la mia mente è contaminata da pensieri rancidi, ma anche da languidi ed allora la sorte del mio protagonista che dovrebbe richiamare giustamente a maggior attenzione sembra reclamare: e tutto questo non fa altro che confermare l’alone che lo opprime e lo accompagna tra le righe scomposte di questo quaderno.

A questo punto la storia potrebbe anche finire qui: d’altronde il nostro “eroe” è stato catturato ed è questo che conta e quindi potrei proporre una fine repentina, ma so già che, anche se a stento, scriverò ancora ed allora propongo un capitolo-epilogo che può essere considerato come una semplice postfazione per chi voglia invece continuare a saperne.

Capitolo 2

(epilogo)

Tre colpi netti e rotondi echeggiarono sullo scuro ebano ed a continuare questo ritmo tribale una voce ferma dall’alone autoritario proclamò: “La seduta è aperta: lo Stato contro “Il Baciatore””. L’aula è colma all’inverosimile. Poche finestre sbarrate mandano una luce quadrettata sui rivestimenti in legno e sul marmo rosato del pavimento. Le forze dell’ordine sono in inconsueto esubero e con le loro divise nere scuriscono ancor più lo stato d’animo. La giuria forse anche eccessivamente attenta occupa un’ala del tribunale mentre quella opposta è presidiata da scomposti e rumorosi disegnatori con l’ingrato compito di effigiare per l’eternità questo irripetibile momento.

L’ampollosa procedura forense faticosamente prese moto. Solite parole, soliti gesti, soprattutto soliti pensieri.

Bla, bla, bla…

“La parola all’accusa”.

L’accusa non era altro che un enorme ciccione impomatato e dalla sudorazione copiosa all’inverosimile: il tutto rivestito da una cappa nera che talmente era stretta sembrava fasciarlo come una panciera. E, come ben presto tutte le persone qui riunite noteranno, periodicamente, tra una parola e l’altra digeriva chi sa quali manicaretti casalinghi: ma sarà mai sposato? Sì, sì lo è: una fede dal colore opaco stringe come un laccio emostatico uno di quei cinque salsicciotti che nel loro insieme compongono una mano del suddetto essere.

“O voi Signor Presidente, o voi Giuria, o voi Signori qui presenti, mai, ripeto mai nella mia carriera forense mi è capitato un caso così lampante e di ovvia risoluzione. Nessuna mente umana pensante, anche con una pur limitata intelligenza, ripeto nessuna potrà mai difendere l’accusato. Parlerò quindi per una mera formalità e lascerò che la più ovvia conclusione…”

Un bacio. Baciare. Accostare le labbra. Saliva a contatto. Lingue. Denti (carie). Fisicità statuaria, rigida conformità che perde poesia, ma soprattutto amore. Io amo. Io ti amo. Perciò ti bacio. Anche col bacio più casto, più semplice, più tenero, più infantile, sì da bambino, piccolo. Le mie labbra appena ti sfiorano, come petalo ti accarezza, come ali di farfalla fragili al solo vento, come ideogrammi cinesi dipinti su carta di riso. Una minima presenza che però divampa all’infinito. Non sono più legato al mio corpo: prendo anche il tuo e scappiamo verso Dio.

“… e ripeto che…”

Cos’avrà tanto da ripetere, ma sinceramente lo lascio ripetere, io personalmente non ho voglia di ascoltarlo e quindi tronco qui il suo discorso. Se vi interessa chiedetemi pure di persona cosa ha ripetuto per più di un’ora. Un’ora! Un’ora della mia vita!

“La parola alla difesa”.

Si va bene, ma quale difesa? Il problema è trovare l’avvocato difensore. Chi mai potrà difenderlo, dire qualcosa di sensato e toglierlo da questo impiccio? Il fatto è che mi fu chiesto di difenderlo o meglio ordinato: “Visto che sei stato tu a creare e scrivere Il Baciatore: ebbene ora lo difendi tu!”. Un po’ come dire: hai voluto la bici, pedala. Si però io non ho tempo e soprattutto voglia! D’altronde cosa posso dire in suo favore, neanche scervellandomi mi viene in mente niente. E poi se l’opinione pubblica la pensa in una certa maniera – sbagliata o giusta che sia – non c’è più niente da fare. Tu puoi essere perfetto, lindo, puro e puoi fare del bene, ma se questi, questi, (voi!?) vi fissate, ma non è tanto una fissazione, ma più che altro un modo di pensare comune (un luogo comune) allora basta. E’ così e nulla può cambiare questo meccanismo statico mentale. Lui vuole baciarvi per trasmettervi qualcosa – è il suo modo d’esprimersi, forse un po’ troppo originale, ma è così – vuole a suo modo volervi bene. I suoi baci non sono segni egoistici, ma vuole donare piacere agli altri. E questi altri, fossili mentali, ristretti tra rigide regole, mummificati ed in cancrena, non capiscono nulla. Ed il nulla si crea attorno al Baciatore: prima era solo ed ora che cerca di dare tutto sé stesso, di donarsi, viene inesorabilmente rilegato ancor più nella sua solitudine. Viene giustiziato e la condanna è implacabile. Parole, parole, fantasmi di pensieri difensori, ma è l’accusa, è la maggioranza oscura che implacabilmente sentenzia la sua colpevolezza. Tu Baciatore sei colpevole di non essere colpevole, ma neanche questo: sei colpevole e basta. Non so neanch’io il perché e per questo chiudo la mia breve ma sentita arringa.

L’aria è gelida nell’aula silente: un raggio di luce come un faro da uno scoglio ripido irradia il suo fascio luminoso e la polvere diventa palpabile: è l’unica che in questa tensione riesce a muoversi di un moto caotico e quanto mai leggero. Fa freddo, ma forse fuori è persino estate. Le spesse pareti di questo edificio sigillano il suo interno come una cella frigorifera: prosciutti, salami, … appesi, penzolanti gravitano nel vuoto. 

Un silenzio incongruente ha invaso come un virus i corpi dei presenti. 

Silenzio

Sss…, silenzio.

Silenzio

Un’unica sentenza fu proclamata: “Dichiaro l’imputato – il Baciatore – colpevole di tutti i reati a lui ascritti e pertanto verrà condannato alla massima pena e cioè la pena capitale”. Tam, tam. Due colpi di ligneo martello e poi la fine.

Il “pubblico” ruppe l’inerzia innaturale che li legava inspiegabilmente ed irruppe in boati di gioia. Era quello che aspettavano sin dall’inizio e finalmente erano stati appagati.

Giustizia è fatta!

Il Baciatore fu preso di forza da entrambe le braccia e sollevato da due nerboruti. Fu obbligato ad alzarsi, fu obbligato a camminare, fu obbligato ad obbedire, ma non si fece obbligare a compiere il suo ultimo atto mortale.

Si gira verso si te. Guardalo ti sta fissando, Non scorgi anche tu che nonostante tutto è sereno. Ti è vicino, molto vicino, anche troppo. Le tue labbra sono appena sfiorate dal suo amore: ti amo. 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Biografia emozionale di un essere umano – Racconti”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Massimo Beccegato
Nato il 31/5/72 da mamma Pinuccia e papà Tiziano. Dopo studi indolenti in materie scientifiche mi obbligo nel lavoro. Le parole eclettico e irrequietamente curioso potrebbero riassumere il mio essere: grafico per sopravvivere, sommelier e istruttore di Tai Chi per insegnare, viaggiatore cronico per vivere, artista per tentare l’infinito. Penso che ogni singolo giorno debba essere vissuto al 101% per non avere rimorsi e cercare di trasmettere qualcosa del proprio essere. Arte come unico strumento di libertà. Le mie armi per tentare la via sono pittura, scultura, fotografia, digital art e soprattutto scrittura. Sono il primo lettore di me stesso.
Massimo Beccegato on FacebookMassimo Beccegato on InstagramMassimo Beccegato on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie