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Bless My Suicide

Bless My Suicide campagna
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Consegna prevista Febbraio 2021
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Cosa sono i sentimenti? Una debolezza che ci rende vulnerabili alle ferite inferte da un’insensata vita? Oppure una forza da accogliere, la prova della nostra esistenza, il respiro dell’anima? Di certo conosce la risposta chi, pur di non soffrire più, ha lottato ostinatamente contro se stesso per liberarsene. Chi ha cercato di uccidere tutto ciò che lo rendeva umano.
“Bless My Suicide” è un breve viaggio nel territorio della disperazione e dell’apatia, lì dove il nostro vero sé attende di essere ascoltato.

Perché ho scritto questo libro?

Credo fermamente nel potere terapeutico della scrittura. Non ho altro modo di comprendere me stesso e ciò che mi accade se non mettendo mano alla penna: io scrivo di me stesso e poi mi leggo, mi sfoglio e mi riscopro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Una luna rossa colorava il paesaggio di sangue. I battiti ansiosi del mio cuore sembravano squarciare il silenzio con la forza di un grido. Le mie lacrime scivolavano come stelle cadenti nella più cupa delle notti. Le mie gambe procedevano tremanti su una strada ghiaiosa. Attorno a me il buio abbracciava lo scenario desolato. Con lo sguardo cercavo qualcuno a cui chiedere aiuto, ma soltanto la solitudine rispondeva al mio richiamo. I singhiozzi erano le note di una melodia disperata. L’occhio giudice della luna mi scrutava con severità, e di fronte alla sua accusa il mio petto si stringeva, come se una colpa irreparabile attanagliasse il mio cuore, come se il veleno del peccato fluisse dolorosamente nelle mie vene. Qual era la mia colpa? Cercavo nello scrigno della mia memoria, ma non riuscivo a ricordare. Eppure quel destino di tenebra era sicuramente la punizione per qualche delitto.
Come ero giunto in quel luogo? Quando avevo aperto gli oc-chi, i miei piedi si erano già incamminati su quel sentiero di morte. Una fredda pianura si estendeva fino all’orizzonte, e so-pra di me troneggiava solo un cielo distante. Il pianto spezzava ogni mia parola e il mio capo non aveva nemmeno il coraggio di alzare gli occhi supplicanti per pregare.
Desideravo gridare, ma ero certo che nessuno avrebbe accolto le mie urla. Non sapevo cosa mi avesse portato lì e non potevo assolutamente immaginare dove conducesse quella via sterrata, ma di una cosa sola ero certo: in quella notte si stava compiendo un’ingiustizia, ed io ero la vittima di un fato troppo crudele.

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“Perché?” continuavo a domandarmi, ma la ragione non rispondeva. “Qualcuno mi aiuti!” urlai, ma la pietà sembrava sorda alla mia paura. Chiusi gli occhi e continuai a piangere. Il silenzio delle mie labbra tremanti aveva il suono di un desiderio che dovevo aver già espresso in passato: “Qualcuno mi ami”.
Passo dopo passo, abbandonavo la speranza sotto forma di sangue, che scorreva dai miei polsi incisi. Il mio corpo barcollava verso un futuro ignoto, mentre tutto ciò che il mio cuore stanco ripeteva era che a questo mondo non esiste amore. Se un sentimento così dolce fosse esistito davvero, allora le stelle si sarebbero accese come lampioni nella notte, e una mano mi sarebbe stata tesa. Per tutto il tragitto ho atteso quella mano, ma nessuno ha strappato quel nero velo per aiutarmi.
Mentre continuavo a camminare, in un ultimo grido consumai tutta la mia voce, e il mio pianto si fece sempre più sgraziato, finché non fermai i miei piedi sull’orlo del precipizio. Forse quell’abisso era la meta finale di quella mia pietosa processione? Sì, forse avrei finalmente concluso quel cammino senza senso. Come una farfalla che apre le ali, spalancai le braccia per abbracciare la morte. Il mio piede nel vuoto fu il passo che diede inizio all’ultima danza. Per un attimo il mio corpo rimase sospeso a mezz’aria insieme a lacrime e gocce di sangue. Un sospiro spezzato fu tutto ciò che lasciai a quella terra crudele.
Poi mi svegliai.

07 maggio 2020

Aggiornamento

Mercoledì 6 maggio 2020 Radio Studio 97 mi ha intervistato per parlare di Bless My Suicide. La registrazione dell'intervista è disponibile sul mio profilo Facebook.
02 maggio 2020

Aggiornamento

Un inno alla vita, un viaggio intimo nei meandri dei sentimenti, del cuore, dell’anima. Il giovane scrittore crotonese Francesco Filastò, classe 1989, presenta il suo romanzo Bless my Suicide.
Un titolo controverso, come lo stesso autore lo ha definito, che cela in realtà, pagina dopo pagina, un senso di consapevolezza e amore per la vita, una lunga riflessione che parte da una visione di sfiducia, dal desiderio di liberarsi dai sentimenti, da ciò che fa soffrire, salvo poi, nel finale, svelare invece la bellezza e la necessità di convivere con tutto quello che il nostro cuore può contenere.
Una passione per la scrittura, quella di Francesco, che lo accompagna da anni. Lo stesso Bless my Suicide è stato scritto nel 2012 ed è stato poi rivisitato nel 2017 quando Francesco decide di cambiare il finale. e così dopo anni di poesie e racconti inediti, decide di rivolgersi a un pubblico più vasto con questo ultimo lavoro. «Credo fermamente nel potere terapeutico della scrittura – spiega lo scrittore -. Non ho altro modo di comprendere me stesso e ciò che mi accade se non mettendo mano alla penna: io scrivo di me stesso e poi mi leggo, mi sfoglio e mi riscopro». Il romanzo è in preordine sul sito bookabook.it, basta collegarsi per sostenere la sua pubblicazione.
https://www.crotoneok.it/il-giovane-crotonese-francesco%e2%80%88filasto-presenta-il-suo-romanzo/?fbclid=IwAR0iEwC3GrSJMdsBFJJwwG96DYp1IobMM1T00M5MSl4iZX2oAcUY3tzAUZA
30 aprile 2020

Aggiornamento

BLESS MY SUICIDE - IL TITOLO
Nel titolo del romanzo c'è quella parola, "Suicide", che pesa come un macigno. Una parola che incute timore, grave, difficile da rotolare via come una grossa pietra di fronte ad un sepolcro. E la paura è esattamente quella: che rotolando via quella pietra, cioè sollevando la copertina del libro, ci troviamo di fronte all'immagine della morte. Moriamo di questo tipo di morte ogni giorno. Davanti alla porta del nostro cuore abbiamo eretto noi stessi dei muri che ci sbarrano l'entrata. Paure che non vogliamo affrontare, ricordi che preferiamo non guardare, sogni che forse è meglio dimenticare, rimpianti che desideriamo nascondere - tutte queste cose abbiamo sepolto nel nostro cuore e sigillato con una grossa pietra. Preferiamo vivere con una roccia davanti al cuore piuttosto che guardarci dentro. Se per un attimo trovassimo la forza, o ci abbandonassimo alla debolezza, di aprire uno spiraglio sulla nostra anima e guardare in faccia ciò che lì si trova, forse potremmo lasciarci stupire dalla più bella delle sorprese: che in quel sepolcro non c'era la morte, bensì infinite opportunità di vivere la vita davanti a noi.
Ecco, di queste cose parla Bless My Suicide. Di tutte le volte che ci uccidiamo trascurando il cuore, di tutte le volte che preferiamo liberarci dei sentimenti piuttosto che viverli.

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Francesco Filastò
Francesco Filastò, nato a Crotone nel 1989, vive attualmente a Brunico (BZ), dove lavora come infermiere. Appassionato di cultura giapponese fin da bambino, da cui si sente profondamente influenzato, ama scrivere e disegnare. Dopo anni di poesie e racconti inediti, decide di puntare a raggiungere un pubblico più vasto con il romanzo "Bless My Suicide".
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