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Bucolica

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Lyrae è l’istitutrice del tempo, racchiuso in un occhio di drago, e ha il compito di fare della Landa del divenire incerto una città felice. Perciò gli abitanti svolgono compiti differenti: gli equilibristi camminano su un filo per garantire la stabilità, gli agricoltori curano la terra, l’architetto crea feritoie per il passaggio dell’acqua, i mimi sono conoscitori di se stessi e dello spirito di ogni cosa. In questo modo la Landa diventa una città, che viene chiamata Bucolica, dove tutto scorre in piena armonia. Fino al giorno in cui da uno strano fungo spunta Arturo e tutto si ribalta.
Bucolica è un viaggio simbolico, un invito ad avere cura di sé, della natura e di tutto ciò che ci circonda.

Nella cruna dell’ago, impugnato da abile mano, passava sottile il destino e come filo, dall’ordito alla trama, era finemente tessuto dalla sarta invisibile, la quale cuciva i suoi personaggi e ne aspettava il respiro. Era nel primo fiato la grande emozione, indicibile e intensa, e così in un ultimo punto, rafforzato e fissato con enorme attenzione, chiuso doppio alla fine. Recideva lasciando pendente il cordoncino, cosicché si legasse agli altri, mantenendo astratto l’intreccio che il cuore d’ognuno convergeva a un unico capo.
Ogni persona con l’altra era tutt’uno, seppure illusoriamente scissa, ma invero unita attraverso l’indistinto filo che tutti collegava. Personaggi disgiunti al contempo congiunti, figure in principio sfumate si muovevano cercando contorni in un mandala di cerchi e colori. Incessanti nel loro girare, davano origine in quel girotondo ad altre tinte e sembianze, anche loro destinate a cambiare.
Una voce interiore parlava a ognuno.
«Ti metterai in cammino al primo sole, seguendo la luce fino al tramonto. Da quel momento il posto dal quale parti dal perenne inverno sarà cancellato, il nulla sopraggiungerà a divorarne ciò che ne resta» diceva.
Nella stagione del perenne inverno i figli della Terra del sole ormai grigio, creati dalla sarta, riuniti si mossero insieme verso la Landa del divenire incerto.
Il luogo di partenza, che preesisteva a loro stessi, era dominato dal cielo scuro, sempre più scuro. La luce del vecchio sole, che la scaldava un tempo, era un lontano ricordo per quella terra e non era mai stata conosciuta dai nuovi e ultimi figli. Giorno e notte si distinguevano a stento, se non all’alba quando il sole, allineato fra il cielo e la terra, all’orizzonte scagliava tra fitte nuvole basse qualche raggio più forte ma fievole, offrendo un riflesso assai smunto.
Mai davvero un raggio attraversava con tutta la sua luce la coltre spessa di nuvole.
I figli della Terra del sole ormai grigio, gli ultimi di una stirpe millenaria, persi nel vuoto i loro occhi, vagavano come automi. Privi di anima, mancava in loro la ragione: la consapevolezza, mai accesa dal fuoco, era rimasta congelata. Tuttavia come corpi esistevano, occupavano lo spazio. L’inizio della coscienza sarebbe stato innescato da un evento inatteso.
Una voce dettava loro quel che dovevano fare: abbandonare la terra dei loro vecchi, per la quale non c’era speranza di una primavera, e partire.

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Camminarono a lungo, giorni, mesi, forse anni o decenni, seguendo la luce del giorno che ancora non giungeva al tramonto, ma non videro nulla di quanto gli era intorno.
D’altronde i loro occhi non ne erano capaci: seguivano solo la luce senza fermarsi mai. Non furono colti da stanchezza durante il percorso, né assaliti da sete o da fame.
Nelle intemperie non frenarono il passo, dritti verso la luce. Sarebbe arrivata la fine del giorno e la meta sarebbe comparsa al tramonto.
Dopo lungo peregrinare d’un tratto il cielo si mise a scurire, il sole cercava un giaciglio e pian piano, calante, cambiava colore. E fu quello il tramonto nella Landa del divenire.
Si fermarono. Giunsero in un luogo di desolazione, una landa deserta e ricoperta da piccoli arbusti, dove la vita si mostrava tutt’altro che ospitale.
La notte non seguì il tramonto: il cielo si fece poco più scuro, mandando solo l’ombra che al sole impedì di dormire e presto risorse. Giunse dunque la prima alba e insieme con lei, da un recondito mondo, venne alla luce una piccola creatura che avrebbe dato vita alla città.
Spuntò fuori da due umani che in quel punto si legarono, stretti l’uno all’altro, e si trasformarono in un albero, un’ancora piccola quercia.
La minuta creatura, di fattezze umane e dal corpo esile, sembrava quasi eterea. Il viso assai pallido, segnato da puntini rossastri, con lentiggini sparse sulle guance un po’ rosse e tonde. Capelli rossicci ondulati le scendevano fino al collo, contornandole i lineamenti del volto. Anch’essa era legata a un filo che convergeva a un’unica trama.
Appena venuta alla luce, forse da un bozzolo schiuso nato sull’albero, parlava col sole, ignorando che altrove, in un pianeta dove la landa era un piccolo cerchio, non fosse normale.
A sua immagine e somiglianza la città, che ancora non era, sarebbe divenuta, crescendo con il suo ritmo e prendendone i tratti. Da lei sarebbero dipesi gli abitanti, ancora automi senza carattere; lei avrebbe determinato il loro destino.
Non appena aprì gli occhi già profondi, al suo sguardo rispose ogni cosa: i sassi divennero girandole alle quali l’assenza di vento non impedì di girare, liberando un arcobaleno intorno alla landa. I girasoli si aprirono a un sole mai mutevole, fiori crebbero sui prati e piccoli arbusti gradualmente mutarono in alti alberi che cominciarono a fruttare. Il luogo rifletteva la sua immagine in specchi che stavano sospesi tutt’intorno.
La città che sarebbe stata respirava, tra un’espirazione e un’inspirazione si allargava ed emanava ossigeno, poi si restringeva e gli alberi ingoiavano anidride carbonica.
Dall’acqua del grande lago si generavano sfere di vetro con dentro altre sfere di vetro, che riflettevano l’immagine degli abitanti ancora senza nome e si depositavano intorno alle rive.
Al Profeta, detentore dell’antica conoscenza risvegliata, il compito di raccogliere le sfere, scinderle le une dalle altre e donare a ognuno quella che gli apparteneva.
Da qualche parte un occhio di drago mai esistito aspettava che la piccola creatura, nuova nascitura, custode d’ogni cosa, lo cogliesse per conservarlo. Nel caso in cui fosse stato necessario ricordare la storia che dentro di sé avrebbe custodito e il futuro possibile che sarebbe potuto accadere.
Una scala a chiocciola si ergeva intorno a un albero, mentre folte fronde si formavano a cupola sulla scala da lei costruita e i rami, intrecciati al di sotto e al di sopra, formavano un labirinto di vetro e di specchi quasi a sorreggerne il tronco. Corridoi per i quali si sarebbe aggirata da sola senza avere paura e nei quali seminava parti di sé, da andare a raccogliere o custodire. Nel cuore della struttura quattro porte, poste ognuna su una parete, stavano.
Quelle piccole e grandi figure animate, gli abitanti, di colori diversi e diversa natura, guardavano il mutare del luogo senza alcun sentimento o pulsione.
Apparentemente nessuna coscienza era in loro, ma seguire la luce per timore del buio non rendeva forse quel vuoto parziale? Li accompagnava un flebile raggio di sole che li aveva portati sin là dal grigiore di un mondo dimenticato. La landa con il suo calore avrebbe forse dato vigore per costruire la nuova città.
Ciò che tutt’intorno era nato non aveva provocato clamori, né stridore di terra o di denti: il silenzio non ammetteva rumore.
Il respiro era un coro, intonato al ritmo della natura e di ognuno di loro. All’unisono espiravano e inspiravano e l’erba cresceva, gli alberi s’innalzavano, la luce si propagava, disperdendosi e rinascendo, senza che mai fosse oscurità.
Tutto seguiva quel ritmo: a ogni espirazione la natura cresceva un po’ di più, la luce si diffondeva.
A ogni inspirazione la natura fermava il suo movimento proteso alla prosperità e la luce si disperdeva impercettibilmente in esigue quantità, spostandosi oltre, allungando i confini di quella terra, affinché ci fosse lo spazio necessario per tutti e per tutto.
Era giunto il momento di parlare.
Salita su un albero, la piccina dall’alto si mise a osservare i colori e nella loro bellezza cercò le parole. Dalla bocca vennero fuori soltanto dei suoni, dei versi sgraziati in un sillabare confuso, a cui anche gli altri facevano coro. Il silenzio fu rotto. Infastidito e allontanato da tanto clangore, scappava.
La piccina scese dall’albero, occorreva fermare il frastuono. Battendo le mani, mise a tacere ogni bocca.
Vicini l’un l’altro composero un gruppo, ognuno pareva aspettare risposte.
D’improvviso successe qualcosa. Alcuni, uscendo dal gruppo, si mossero fino al confine, fissando lo sguardo sulle girandole e imitando quel loro girare. Lo stesso fecero con gli alberi e i fiori, col lago e col prato, prendendo le fisionomie di ciò che stava intorno.
Era quello un fenomeno nuovo che straniva la piccina creatura, mentre gli altri guardavano senza mostrare stupore.
Più alto e robusto degli altri, solo uno, apparentemente diverso, spiccava fra loro. Mani grandi, sul viso dei solchi e occhi immensi per vedere lontano. Lunghi capelli colorati di grigio, di bianco e di nero, così come la barba assai lunga che contornava le labbra, dalle quali emetteva soltanto respiri, e che nella gazzarra di prima non avevano accennato ad alcun tentativo di sillaba o suono.
La piccina creatura alzò lo sguardo verso gli occhi della grande figura, che si mosse dal gruppo e andandole incontro, le tese la mano.
Lei la prese e si avviarono insieme verso le strane figure che nel campo avevano iniziato ad atteggiarsi come i girasoli, restando figure con facce di fiori.
«Buongiorno» disse la grande figura.
«Buongiorno» risposero loro.
Rimase allibita e nello stupore cominciò a farfugliare l’infinità di domande che aveva da fare: lui chi era e chi erano loro? Era landa o pianura? Sarebbe mai stata città? E la città cos’era? Anche gli altri avrebbero avuto parola o già l’avevano e non sapevano usarla? Perché, pur mostrandosi, il sole taceva?
Infine, rivolta a ogni cosa e a ogni abitante, semplicemente disse loro: «Buongiorno».
Una luce le accese lo sguardo. All’unisono, espirando e inspirando, ognuno espandeva nell’aria la propria emozione.
Le domande di lei ebbero in parte riscontro, per alcune occorreva aspettare e le risposte forse sarebbero poi venute da sole.
La grande figura era un uomo, del gruppo il più anziano, dentro teneva sommersi i ricordi dimenticati che all’occorrenza sarebbero riemersi.
Di ogni parola conosceva le lingue del mondo ormai grigio e se quello era un dono, con gli altri si doveva spartire. Tutti avrebbero imparato a parlare. Le strane figure, che nell’atteggiarsi s’ispiravano a ciò che li circondava, erano uomini anch’essi e avevano già la parola, ma preferivano stare in silenzio e mimare, guardandosi attorno.
Da quel gruppo di automi venivano fuori altre figure che prendendo un nome, seguivano le proprie inclinazioni.
Su fili sospesi gli equilibristi garantivano l’ordine della non ancora città, sostenendone il senso; al contempo clessidre scendevano da alcuni fili fin quasi a terra e i pendoli degli orologi battevano un tempo che non esisteva.
Quando le clessidre si svuotavano, il luogo, insieme con quelle, si ribaltava, mantenendo il suo naturale stato delle cose.
Gli illusionisti creavano bolle dentro le quali i bambini si sospendevano nell’aria, volando e roteando, guardandosi dall’alto riflessi negli specchi.
Uno spettacolo di bolle che mulinavano nell’aria dava vita a milioni di piccoli arcobaleni che si univano, si attraversavano tra colori e luce.
Intorno si respirava la vita nella sua meraviglia e tutti se ne stupivano.
Prima d’andare a dormire, il sonno non attendeva il buio che mai sarebbe arrivato. I ragni tra i rami tessevano giacigli soffici sui quali stendersi e al risveglio grandi farfalle si aggrappavano con le loro zampette ai vestiti di ognuno, prendendoli per portarli giù dai rami o farli salire. Fin quando tutti seppero abbracciarsi a un albero, che aveva piedi forti nelle radici, e passando poi dal tronco dov’era il suo cuore, furono in grado di arrivare alle fronde e carezzarne i pensieri. Le grandi farfalle ebbero allora il compito di aiutare solo i bambini.
Gli artigiani costruivano arnesi utili, che ognuno usava per facilitarsi il lavoro.
Su ragnatele intrecciate i pittori dipingevano la natura che prendeva vita, i musicisti con strumenti inventati suonavano canti di uccelli che ancora non c’erano, i poeti componevano versi dedicati a ogni cosa, esaltandone la bellezza e la qualità.
Gli agricoltori mietevano il terreno da cui avrebbero tutti raccolto il proprio cibo, gli equilibristi si davano il cambio, gli illusionisti ricominciavano a creare bolle, l’Architetto invece costruiva feritoie tra le pietre per il passaggio dell’acqua, cosicché arrivasse ovunque e a tutti.
La clessidra svuotata ruotava al tocco del pendolo e tutto si ribaltava.
Alla fine del tocco niente cambiava. Tutti, con i piedi per terra, continuavano il loro lavoro fra risa di bimbi contenti di roteare nell’aria e nelle molteplici bolle che davano vita a tanti piccoli arcobaleni.
Il lavoro di ognuno contribuiva a quello splendore e al funzionamento d’ogni cosa: erano tutti impegnati senza fatica e affanno.
L’Architetto con i suoi attrezzi, pietre principalmente, sembrava uno scultore della roccia: la puntellava per creare i corsi che l’acqua avrebbe attraversato. Erano piccole strade pensate per il suo fluire limpido, chiaro, scorrevole.

La parola arrivò poco chiara in quel luogo. Gli unici a essere capiti nel loro mutismo erano i mimi; mentre a possedere il linguaggio era il Profeta, che da sempre aveva in se stesso iscritto il codice per esprimersi attraverso la voce.
Nessuno però lo capiva, perché solo lui conosceva quel codice, le sue regole e i suoi significati. Da solo non riusciva a parlare: perché farlo se non poteva essere compreso?
Dunque si convinse che avrebbe impartito a ognuno la sua conoscenza.

Dapprima era sillaba, che usciva dalle bocche un po’ titubante e sconnessa, ma col tempo divenne articolata, come uno scheletro che a poco a poco, osso dopo osso, si forma, completato dalle articolazioni che ne permettono il movimento. Così la parola si trasformò in frase e poi in discorso.
Tutto prese un nome, un’identificazione comune, per essere espressa e capita all’unisono.
Il Profeta ebbe dunque con chi parlare, ma apriva bocca solo se necessario, scegliendo quello che doveva dire senza sprecare il suo fiato.
Un giorno la piccola creatura, che nel frattempo aveva acquisito un nome, Lyrae, esordì dicendo a tutti gli abitanti: «Il sole mi ha detto che ha bisogno di dormire a volte, ma io non ho capito cosa intendesse. Quindi mi ha spiegato, invitandomi a non avere paura, che di tanto in tanto lui andrà a riposare per un po’ e per lasciare il posto alle stelle. Perciò noi conosceremo il cielo stellato, mi ha detto».
«E quando succederà questo?» chiese un abitante.
«Oggi. Oggi noi conosceremo le stelle. Dopo, mi ha detto il sole, andremo tutti a dormire, anche i fiori e gli equilibristi riposeranno per dare la possibilità ai sogni di venire a trovare ognuno di noi.»
«Cosa sono i sogni, Lyrae?»
«Non lo so. Anzi, veramente il sole me l’ha spiegato, ma io non ho capito. Ha detto che è un modo dell’immaginazione di farci sapere qualcosa. Sembra un evento reale mentre sogni, ma non accade veramente: è un’illusione o un avvertimento.»
«E che vuol dire?»
«L’avevo detto che non l’avevo capito» concluse Lyrae.

Quella sera erano tutti impauriti per la prima volta, non sapevano cosa fosse il sentimento che li rendeva inquieti, ma al tempo stesso curiosi. Allora decisero di riunirsi sotto il grande albero di Lyrae per aspettare insieme le stelle. In cerchio sedevano uno accanto all’altro.
La luce del cielo cominciò a cambiare poco a poco, videro il sole scendere e farsi sempre più grande e vicino.
Lo guardavano con stupore: era rosso, sempre più rosso, finché sulla linea dell’orizzonte, che non avevano mai visto, pian piano scomparve e diede spazio a un cielo scuro in cui brillavano sparse, alcune più piccole altre più grandi, delle lucine.
Erano quelle le stelle? Lyrae pianse. La commozione nelle lacrime ebbe il suo sfogo.
Non aveva mai pianto e quella sera conobbe lacrime e stelle nello stesso momento e per la stessa emozione.
Vide addormentarsi tutti, prima i più piccoli, poi i più grandi. Il suo cuore era tranquillo: sapeva, gliel’aveva detto il sole, di non dover temere nulla. Rimase l’unica sveglia, per niente impaziente di conoscere il sonno e completamente immersa in quello scrutare le stelle. A occhi aperti si mise a sognare, sentendo di appartenere al cielo stellato, e in una delle stelle in particolare trovò una somiglianza speciale o forse se ne innamorò.
Quante cose avrebbe potuto fare assieme a una stella? Avrebbe potuto roteare con lei in una bolla che sarebbe divenuta splendente; rincorrerla nei labirinti e dalla sua luce farsi guidare per corridoi non ancora esplorati o adagiarsi con lei su una rete di ragno.
La stella non avrebbe di certo dormito, allora avrebbero parlato e se la palpebra di Lyrae avesse ceduto, avrebbe rischiarato il suo sonno e sarebbe stato bello sognare.
Tante cose avrebbero fatto se solo fosse scesa per terra e, conoscendola, avrebbe accettato l’invito. Poi, una volta ricambiato, l’avrebbe portata anche in cielo.
Il cielo si fece sempre più scuro. A una a una le lucine si spensero, scomparvero, poi si vide all’orizzonte spuntare, grande e rosso, il sole così come se n’era andato a dormire.
Il cielo tornò più chiaro gradualmente, finché il sole riprese il posto a cui era avvezzo.
Per primi si destarono i girasoli, poi gli altri fiori e poco a poco tutto si risvegliò.
Felici di aver capito cosa significasse sognare, cominciarono a raccontarsi l’un l’altro cosa avevano visto in quelle ore di libertà dall’equilibrio, senza freni e senza barriere, scardinata la porta attraverso cui dalla realtà si giunge alla dimensione onirica.

08 dicembre 2019

Evento

Pasticceria Costarelli, Piazza Duomo 21, Acireale (CT) Si è tenuta sabato 7 dicembre l'ultima presentazione di Bucolica per la campagna di crowdfunding. La speaker radiofonica Ivana Leotta commenta l'evento presentazione di Bucolica per la campagna di crowdfunding
29 novembre 2019

Aggiornamento

La giornalista Graziella Tomarchio, a seguito di un'intervista, scrive un articolo sul giornale online "Fancity Acireale" Segui il link per leggere l'articolo. Fancity Acireale
21 novembre 2019

Aggiornamento

Marianna Visconti, mi intervista sul suo blog "Lego et Cogito" Seguite il link per leggere l'intervista. Lego et Cogito
17 novembre 2019

Evento

Auditorium Vecchio, Aci Catena (CT) La Consulta giovanile di Aci Catena, per il secondo anno consecutivo, organizza il "Tè, Leggi? Incontri sopra le righe", che si svolge tre domeniche di Novembre. Quest'anno ha pensato di inserire una domenica dedicata a scrittori emergenti: "Scrittori in Erba",che il 17 novembre vedrà me e un altro autore presentare le proprie opere da esordienti. Per l'occasione parlerò di Crowdfunding e di bookabook, ovviamente anche di Bucolica. La consulta giovanile è composta da una trentina di ragazzi che, con impegno e passione, mettono le proprie capacità, conoscenze e idee a confronto per organizzare eventi culturali e di promozione del territorio. Potevo non cogliere al volo l'invito?Tè Leggi
26 ottobre 2019

Aggiornamento

Una presentazione magica di Bucolica​ in un posto magico, la bellissima Libreria Pescebanana​, commistione di emozioni e sentimenti, in una dimensione di scambio. Un luogo perfetto e un'occasione grandiosa per concludere il mio 30° anno, che è stato il più bello della mia vita. Anno di conquiste, di serenità, di traguardi. Grazie! Grazie alla terra dove poggio i miei passi meno incerti, grazie al cielo che illumina ogni giorno, grazie all'amicizia che colma la mia vita facendosi scudo, grazie all'amore che mi giunge con calore da ogni direzione, all'affetto che non mi manca, e alla mia tenacia, così testarda che anche quando sbatto su un muro di indifferenza, mi fa andare sempre avanti. Grazie ad ognuno: a chi crede in me, a chi mi sostiene, perché sostiene un'anima fragile, che cerca la sua pace nel mondo che pace non ha. presentazione magica di Bucolica
26 ottobre 2019

Evento

Libreria Pescebanana, Via Umberto 199, Catania Evento di presentazione di Bucolica in campagna crowdfunding presso Libreria Pescebanana sita in Via Umberto, 199 Catania. Umberto Bruno, proprietario della libreria, che considera luogo di incontro e di scambio prima che attività commerciale, ha subito sposato l'iniziativa di presentare Bucolica in quello che è il suo grande progetto, il suo sogno divenuto realtà: Una libreria! Nella stessa organizza, oltre che presentazioni, attività, laboratori (rivolti sia ad adulti che a bambini) e tutto ciò che può rendere il suo spazio fruibile agli altri nell'arte e alla scrittura. L'evento sarà presentato da Stefania Nibbi, relatrice e scrittrice molto attiva e attenta nel catanese. Libreria Pescebanana bucolica
13 ottobre 2019

Aggiornamento

La farmacia dei libri, su istagram, ha recensito Bucolica cosí: La farmacia dei libri su instagram ha recensito Bucolica La farmacia dei libri ha recensito Bucolica
15 settembre 2019

Aggiornamento

La Sicilia, quotidiano regionale, dedica un piccolo articolo all'evento di sabato 7 settembre per la promozione della campagna crowdfunding di Bucolica. La Sicilia quotidiano regionale
12 settembre 2019

Aggiornamento

La Giornalista Marcella Bottino Sbaratta, scrive dell'evento di presentazione della campagna crowdfundind di Bucolica, su Etna Mare Reporter. "(...) Dopo l’intervento introduttivo del dott. Paradiso, che ha spiegato il crowdfunding del libro e accennato ai tratti originali dell’opera rispetto al romanzo fantastico e alla fiabistica, e al termine del video intervento di Tomaso Greco, co-founder della casa editrice che promuove in campagna di crowdfunding di Bucolica, la scrittrice Germana Ferlito ha spiegato e commentato la trama del manoscritto. Il dott. Salvo Fichera, poi, ha illustrato gli aspetti legati alla psicanalisi presenti nel testo, coinvolgendo gli spettatori nel suo intervento. (...)" Cliccate qui per leggere l'articolo e vedere le interviste all'autrice. Marcella Bottino Sbaratta Bucolica
11 settembre 2019

Aggiornamento

Etna Espresso Channel nel suo TG parla dell'evento di presentazione della campagna crowdfunding di Bucolica, svoltosi sabato 7 settembre. Di seguito il commento, rilasciato durante l'intervista, del dott. Guglielmo Paradiso, presidente della Pro Loco Acireale e Book Reviewer: "È un testo che presenta numerosi riferimenti alla psicoanalisi, alla psicologia, d'altronde è un romanzo fantastico. Abbiamo il tema del doppio, il perturbante, alcune archetipi junghiani fortemente presenti e addirittura alcuni simboli della scienza sacra. Gli aspetti psicologici e psicoanalitici che esplicano la storia e anche la ricerca che i protagonisti del romanzo stesso fanno per rinunciare ai loro vecchi valori per trovarne di nuovi e risolvere il conflitto". Potete vedere il servizio a questo link. Etna Espresso Channel bucolica
12 settembre 2019

Aggiornamento

Si è tenuta Sabato 07 settembre la presentazione della campagna crowdfunding per il mio libro Bucolica, organizzata dalla Pro Loco Acireale presso il Raciti Palace di Acireale. Diversi i curiosi che hanno presenziato e, accattivati dall'argomentare del Dott. Salvo Fichera, psicologo e conduttore, hanno voluto sostenere il progetto. Il Dott. Fichera ha infatti coinvolto il pubblico sviscerando gli aspetti psicoanalitici del testo. È stata una meravigliosa occasione per parlare e sentire parlare del mio progetto a cui ho dedicato anni e in cui ho, sotto forma di favola e racconto fantastico usando diversi simbolismi, riversato numerose mie letture e influenze. presentazione della campagna crowdfunding per il mio libro Bucolica
01 settembre 2019

Aggiornamento

Fabio D'Agata, giornalista freelance di Acireale. Fabio D'Agata recensione
06 settembre 2019

Aggiornamento

Il quotidiano "La Sicilia" consiglia l'evento di presentazione che si svolgerà domani 07 settembre 2019. La Sicilia consiglia l'evento di presentazione bucolica
06 settembre 2019

Aggiornamento

Pro Loco Acireale Presidente Dott. Guglielmo Paradiso Pro Loco Acireale bucolica

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Bucolica non è solo un luogo di fantasia di una mente geniale, ma rappresenta proprio il luogo dell’infanzia: pulita, genuina, integra. E’ un inno alla vita, all’amore universale, al rispetto verso la natura.
    L’uso della favola per veicolare messaggi e lo smarrimento del protagonista rendono un’analisi puntuale del contesto storico attuale. Estremamente valido!

  2. (proprietario verificato)

    Un linguaggio simbolico per esprimere concetti mai banali che riguardano ognuno di noi. Mi ha toccato profondamente la lettura di questo libro, che credo sia valido e di spessore. Le tematiche che tratta e il modo in cui vengono esposte, ne fanno un libro dal grande potenziale di un’autrice che ha tutte le carte in regola per arrivare al cuore del lettore e raggiungere vette altissime.
    In poche parole: un ottima scrittura, una storia sorprendente.
    Da leggere e consigliare!

  3. (proprietario verificato)

    Un’autrice con un timbro unico, una storia che pone riflessioni e denuncia le ingiustizie del mondo, del sistema economico. Pur parlando per metafore, è possibile cogliere i messaggi profondi e i veri propositi di un libro che, solo in apparenza, sembra sempliciotto. L’editing renderà perfetto un testo che già di presenta ottimo. In attesa dell’arrivo del cartaceo, per confrontarlo, sono già entusiasta di aver voluto sostenere questo talento!

  4. (proprietario verificato)

    Ottimo!
    Una storia originale!
    Leggendo Bucolica si apre un mondo pieno di fantasia, di personaggi fantastici, ognuno con un messaggio da dare al lettore. Una scrittura molto personale che delinea il carattere di un’autrice con un timbro suo proprio. Ne consiglio davvero la lettura!

  5. (proprietario verificato)

    Una storia emozionante! Ben scritta e poetica! Non trovo parole per descrivere tutti i sentimenti che mi ha suscitato! Consiglio vivamente la lettura di questa Fiaba. Il vostro cuore si sentirá toccato profondamente! Penso debbano leggerla tutte le persone che coltivano i sentimenti più semplici e quelli che cercano risposte dimenticate o mai conosciute. Ottimo libro!

  6. (proprietario verificato)

    Una storia bellissima, emozionante, coinvolgente, semplice.
    Davvero ben scritta, con un finale sorprendente!
    Merita di essere letto fino alla fine, scoprendo pagina dopo pagina la storia, piena di fantasia e di grandi verità che vanno riscoperte e tenute ben a mente.
    Che tu abbia il successo che meriti!

  7. (proprietario verificato)

    Dopo averlo preordinato, ho deciso di scaricare e leggere le bozze. All’inizio sembra un fantasy, nulla di più sbagliato! Leggendolo ho scoperto che è una favola meravigliosa! Riesci a trasmettere lo stupore, la sorpresa, a cogliere aspetti della vita tanto profondi quanto stupendi. È scorrevole e mi ha emozionata, fatta sorridere e commuovere. Non ho potuto non amare Ermione e affezionarmi ad Orlo. Ha una potenza visionaria e un’immaginazione fuori dal comune. È scritto con il cuore e parla da vicino al cuore del lettore, il libro di una sognatrice che si rivolge a tutti i sognatori per non perdere il coraggio e trovare sempre la forza e la tenacia per realizzare i propri sogni. Trasmetti l’amore per la natura e il ritorno alla vita semplice, un invito all’altruismo e alla comprensione, l’importanza di voler bene a se stessi per riuscire a volerne al prossimo. A tratti geniale e mai scontato: c’è un filo conduttore che collega tutta la storia. L’impatto della realtà sul mondo della fantasia pone spunti di riflessione. Grazia di questo dono!

  8. (proprietario verificato)

    La scrittura scorrevole e profonda, con la quale “i protagonisti” riscoprono se stessi. Un viaggio per dischiudere la capacità di amare, attraversando simbolicamente quanto vissuto. Da leggere!

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Germana Ferlito
classe 1988, è nata a Catania. Ottiene il premio della critica al concorso “La vergine in Versi” all’età di 18 anni e nel 2012 si classifica nei primi 200 su 2400 partecipanti al concorso “Ilmioesordio” indetto dal sito ilmiolibro.it in collaborazione con la Feltrinelli, La Repubblica e la scuola Holden di Torino. Nello stesso anno ottiene una menzione speciale al “Concorso Nazionale di Poesia di Chiaramonte Gulfi”. Studia e lavora nel cinema come Segretaria di Edizione per breve tempo, prima che la sua vita avesse una svolta. Bucolica è il suo romanzo d’esordio.
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