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Calaris - Oltre la Porta

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Consegna prevista Settembre 2020
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‹‹Alcune favole sono vere››.
Le parole che le ripeteva la sorella quando si trovavano all’orfanotrofio ora avevano finalmente un senso. Il viaggio di Cora aveva avuto inizio una sera di novembre, quando l’arrivo di uno sconosciuto le aveva stravolto la vita. Ora, Cora sapeva chi era e perché i suoi capelli erano blu. Sapeva che doveva fare una scelta e doveva farla in fretta. Chiunque aveva ucciso sua sorella Sarah, stava cercando lei e prima o poi l’avrebbe trovata. Attraversare la Porta era l’unica speranza di salvezza per Cora e per Rick, la sua nauk, un essere mezzo uomo e mezzo gork, creato all’unico scopo di proteggerla. Un essere senza sentimenti, che non provava dolore e incapace di mentire. Ma era davvero la verità ciò che le aveva raccontato? Custodiva un segreto, un segreto che doveva rivelarle dopo aver oltrepassato la Porta; a Calaris, dove tutto aveva avuto…

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è stato una sorpresa. Stavo scrivendo una sceneggiatura per un fumetto e pagina dopo pagina ho creato una storia fantasy. Io stessa l’ho scoperta man mano che la scrivevo; ho fatto la parte della scrittrice e anche del lettore. Come per ogni artista creare è un bisogno, per me disegnare e scrivere sono necessità che accompagnano la mia vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Rick aveva lasciato la nave da poco ma a Cora sembrò di essere sul ponte da tanto più tempo. Si era appoggiata alla ringhiera e scrutava nel buio in cerca di un qualsiasi movimento, ma inutilmente, l’oscurità si era fatta impenetrabile.
Avanti… Rick torna indietro, ripeteva tra sé e sé. Prese a camminare nervosamente sul ponte; alzava solo di tanto in tanto lo sguardo e rimaneva in ascolto per un poco. Niente, nessuno in vista. Ogni attimo trascorso lì da sola, sembrava un’eternità. A un tratto sentì un tonfo e un gorgoglio, seguiti da uno strano rumore, come se qualcuno trascinasse qualcosa di molto pesante, e gli scivolasse di mano ad intervalli regolari. A tutto questo si sovrapposero dei passi. Si voltò di scatto.
‹‹Rick? Sei tu?›› esclamò avviandosi in quella direzione.
Aveva uno strano presentimento e ad un certo punto si fermò. Spuntò il ciccione che li aveva fatti salire a bordo: ‹‹Ehi, che diavolo ci fai in giro? Credevo di essere stato chiaro, non vi voglio trovare fuori della cabina a farvi i fatti vostri, se qualcuno vi scopre io ci vado di mezzo!››Continua a leggere
Continua a leggere

Cora non lo ascoltava; guardava oltre l’uomo, due palle bianche e minacciose che la fissavano. Il sangue nelle sue vene si era gelato e il suo corpo divenne improvvisamente pesante e molle. Udiva lo strisciare delle zampe sul pavimento, cui si aggiungeva il diminuire della distanza da lei. Aveva una forma lontanamente umana, di due metri d’altezza e tutto il suo corpo era coperto da peli ritti e ispidi, taglienti come lame. Il muso contratto in una smorfia feroce mostrava denti gialli e affilati. La testa terminava in due larghe e corte orecchie piegate all’indietro. Le braccia, se così si potevano definire, erano molto lunghe e robuste, quasi certamente riusciva a muoversi anche a quattro zampe.
La creatura si avvicinava. Cora non rimase a guardarla fare a pezzi il ciccione. Corse più veloce che poté e si lanciò giù per le scale senza voltarsi. Imboccò il primo corridoio a destra e lo precorse fino in fondo. Travolse in pieno un inserviente che le intimò di fermarsi ma lei neppure se ne accorse. Un’altra porta. Scale. L’urlo agghiacciante del mozzo divorato. Scese ancora al livello inferiore; non incontrò anima viva.
Dove sono finiti tutti? Sanno che questa cosa è salita sulla loro nave? Aiuto, aiutatemi!
Correva, correva senza badare a dove stesse andando. I suoi passi risuonavano appena per il corridoio, tra le pareti metalliche della nave e il suo respiro accelerato non faceva che aumentare la sua paura. Aprì un pesante portellone e si ritrovò nella stiva. I suoi occhi si muovevano di qua e di là tentando di trovare un nascondiglio sicuro; una quantità di casse e imballaggi giacevano impilate una sull’altra in file non troppo precise. Cora corse in fondo e si acquattò dietro la seconda fila di merce. Il cuore le batteva così forte che credeva le sarebbe scoppiato nel petto da un momento all’altro. Si mise in ascolto. Respirava rumorosamente e tentò invano di calmarsi schiacciandosi il palmo della mano sulla bocca. Batteva talmente forte i denti che le pareva quasi di sentire dolore.
Dannata bocca, fermati, non tremare o ti sentirà…
Le venne in mente il pugnale che aveva lasciato in cabina, come avrebbe voluto averlo lì con sé, stretto in pugno.
Rick… Dove sei? Dovevi stare qui, con me… Attese. Non udì più nulla e il suo respiro a poco a poco tornò regolare.
Forse, quella cosa si è smarrita per i corridoi della nave. Certo, deve essere così. La testa le ricadde pesantemente su una spalla, il sudore gelido che le colava dalla fronte diminuì e Cora rise piano. L’ho scampata… Rick tornerà, ed io rimarrò quaggiù ad aspettarlo. Fu come una morsa gelata che le strinse il torace il lontano incedere, lento e terribile della creatura, di nuovo sulle sue tracce. Cora ripiombò nella paura più totale; l’aveva fiutata.
È qui, è qui… Un lamento soffocato le uscì dalla gola, si sporse dal suo nascondiglio per vedere la porta da cui era entrata. Con orrore vide la larga maniglia di metallo muoversi verso il basso. Doveva fare qualcosa.
Guardò di nuovo. La porta era chiusa. Forse se n’è andata… pensò. Era pietrificata dal terrore. Sentì di nuovo quel rumore, stavolta a pochi metri da lei.
Era entrata, era lì accanto a lei. Strisciava e grugniva, seguiva il suo odore, ancora poco e l’avrebbe scovata. Doveva andarsene via, subito. Si sporse di nuovo quanto bastava per vedere la porta. La via innanzi a lei era sgombra. Quella cosa doveva trovarsi oltre il grosso cumulo alle sue spalle. Vincendo il terrore che la invadeva, scivolò nel corridoio fra il carico e la parete della nave. Stava attenta a muoversi nello stesso momento in cui si muoveva la creatura. Gattonò per un paio di metri e per un istante furono molto vicini; l’odore nauseante che le giungeva alle narici ed il gorgoglio della schiuma che gli impastava la bocca fetida gliene diedero la certezza. Cora smise di respirare.
Si stava avvicinando all’uscita, alla speranza di fuggire; fissava la porta appena accostata. D’un tratto Cora udì un forte schianto, qualcosa era stato appena sbriciolato dietro di lei, esploso come dinamite. Per ripararsi dalle schegge si rannicchiò sul pavimento con le braccia incrociate sul capo. Non riuscendo più a contenere la paura voltò di poco la testa, ormai pervasa da un forte tremito, tanto da intravedere il profilo di quella cosa apparire proprio nel punto in cui poco prima era nascosta. Pregando dio di salvarle la vita afferrò una scheggia di legno caduta proprio al suo fianco e lo lanciò più forte che poté verso la fila d’imballaggi più interna. Il rumore attirò l’animale in quella direzione che retrocedette e s’allontanò. Nel medesimo istante, Cora scattò verso la porta accompagnata da un ruggito, contando i passi uno per uno. Riprese a correre. Rifece il percorso inverso attraversando la nave fino alla sua cabina, frugò ansimando nella borsa in cerca del pugnale, poi uscì, si guardò bene attorno ma non fece in tempo a raggiungere la scala; il mostro comparve davanti a lei. Cora arrestò bruscamente la sua corsa lanciando un grido e senza nemmeno pensare tornò nella sua cabina, richiuse la porta e la sbarrò col chiavistello. ‹‹È finita›› gemette col viso segnato dalla disperazione; quella cosa poteva buttar giù la porta con un solo dito. Il suo sguardo vagò per la stanza e d’istinto si chiuse nel bagno raggomitolandosi nella doccia. Strinse forte la lama lucente e pensò a Rick. Il suo volto le comparve davanti così naturalmente che per un istante la paura della morte svanì. ‹‹Morirò così? Senza neppure aver visto il mio regno, senza… senza rivederlo… Morirò qui, nella pancia di una nave?›› ripeté più volte ad alta voce. Un colpo violento alla porta, Cora urlò. Poi un secondo ed un terzo. Le vibrazioni si propagavano dall’ingresso fino alle membra della ragazza. Inspiegabilmente, la porta resisteva. Poi, tutto quel fragore d’improvviso cessò, e una voce si sostituì ad esso. Cora spalancò gli occhi, incredula. La stavano chiamando. Chiamavano il suo nome.
‹‹Cora!››
La ragazza si levò in piedi a fatica ancora sotto shock. Aprì la porticina del bagno e sbirciò fuori. L’ingresso era ancora chiuso, la serratura malconcia aveva retto, solo la lamiera nel mezzo si era deformata. Credette di aver sognato quando la voce irruppe di nuovo, stavolta più forte.
‹‹Cora! Rispondi!››
‹‹Rick!›› rispose, con tutto il fiato che le era rimasto in corpo. ‹‹Rick, sono qui!›› chiamò. Agguantò la maniglia ma la porta era incastrata. Rick aveva spinto a terra la belva e ora tentava di trattenerla con tutto il peso del corpo, ma il braccio sinistro ogni tanto cedeva e non avrebbe retto a lungo. Gli aculei di cui il mostro era ricoperto gli tagliavano la pelle, ed il loro veleno gli bruciava la carne: ‹‹Vai via! Scappa!››
‹‹La porta è incastrata, non posso uscire!›› rispose lei disperata.
‹‹Allontanati da lì›› gridò ancora Rick poco prima di essere lanciato contro la parete, la belva ruggì e fece un balzo verso la porta della cabina abbattendola, Rick gli saltò sulla schiena costringendola nuovamente a terra.
‹‹Ti ho detto di andartene, muoviti!››
Cora fece per voltarsi e fuggire, ma non poteva lasciarlo solo.
‹‹Cosa stai aspettando?!››
Cora tornò indietro con decisione, strinse con forza l’elsa del pugnale e lo piantò nel fianco della belva. Questa lanciò un grido lacerante, si piegò sulle ginocchia imbrattando il pavimento col suo sangue alieno. Cora osservò quella cosa contorcersi e lamentarsi finché Rick la finì spezzandogli il collo. Restò lì impalata, col pugnale grondante sangue e lo sguardo assente, tremante e pallida per l’enorme spavento. Rick le si avvicinò, barcollando un poco.
‹‹Stai bene? Non sei ferita vero?›› chiese temendo che svenisse, ma non accadde nulla. Lei sollevò lo sguardo lentamente, ancora inconsapevole di essere viva ed illesa.
‹‹Dov’eri?!›› gridò poi tutto a un tratto. ‹‹Dov’eri?!›› Lasciò cadere il pugnale e lo abbracciò. ‹‹Che cosa ti è successo? Perché ci hai messo tanto?››
‹‹Quella macchia scura che vedevamo era solo un imbroglio per farmi allontanare da te…›› spiegò.
‹‹Di cosa si trattava?››
‹‹Quando sono arrivato, non ho trovato nulla, doveva essere un trucco›› mentì. La ragazza sapeva che era una bugia, ma decise comunque di lasciar perdere, erano sani e salvi e tanto bastava. Rick raccolse il pugnale.
‹‹Devo far sparire questa cosa prima che la veda qualcuno›› disse lui.
‹‹Nessuno s’è accorto di nulla?›› chiese lei stupita.
‹‹Probabilmente erano tutti intenti a raccogliere i resti dei due marinai. Con la paura che hanno ora, per un po’ nessuno ci darà noie››
‹‹Li hai visti allora…››
‹‹Sì, o almeno ciò che ne rimaneva. E pensare che potevi esserci tu al loro posto…›› Rick si sentì povero sciocco, lo avevano giocato con grande facilità. Il burattinaio aveva ragione, proteggerla era troppo importante, tanto da impedirgli di valutare una possibile, abile mossa dei loro inseguitori.
‹‹Hai fatto solo ciò che ritenevi giusto›› lo rassicurò lei. Il capo le doleva, una gocciolina rossa le bagnò l’orecchio; la ripulì superficialmente con la mano.
‹‹Fammi vedere›› la esortò Rick.
‹‹Dev’esser stata una scheggia di legno, prima… nella stiva.››
Rick le scostò i capelli: ‹‹Perdonami, non potevo sbagliare, non in questo modo. Ah non è nulla di grave››
‹‹Basta così›› lo interruppe Cora divincolandosi. ‹‹Sbarazzati della carcassa, io pulirò il pavimento.›› Alle sei del mattino rimisero tutto in ordine. Il sangue sparì dal corridoio e la carogna incontrò il fondo del mare. Nonostante la stanchezza, dovettero cercare subito un’altra cabina. Cora disinfettò la ferita e finalmente si coricarono. Dormirono per molte ore di seguito, senza mai svegliarsi.

13 gennaio 2020

Aggiornamento

31 dicembre 2019

Aggiornamento

Un personaggio che la protagonista incontra appena varcata la Porta. Sarà lui a tenerla al sicuro per il resto del viaggio, che si rivelerà molto più lungo e difficile del previsto; questo disegno l'ho fatto circa sei anni fa.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Libro scritto bene dalla trama coinvolgente, avvincente mai scontata o banale. Storia originale che ti “avvolge”. Questo fantasy mi ha colpito per la capacità dell’autrice di mettere in risalto i sentimenti dei protagonisti, affascinante l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi, La lettura è molto piacevole e scorrevole. Consiglio questo libro a tutti per il suo linguaggio semplice e chiaro.

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Silvia Gallani
Nata a Piacenza nel 1987, da sempre lettrice appassionata di romanzi e fumetti, inizia a disegnare già dalla prima infanzia e scopre la passione per la scrittura alle scuole medie. Frequenta il liceo artistico e studia illustrazione per l’infanzia a Milano. "Calaris - Oltre la Porta" è il suo romanzo d’esordio.
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