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Caro bambino, bambino caro

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Consegna prevista dicembre 2019

Quando un bambino non arriva naturalmente e non lo porta la cicogna, ci sono diverse strade che si possono percorrere. Una di queste è ricorrere alla fecondazione assistita. Questo è il diario, a volte ironico a volte drammatico, di una corsa dietro a un bambino che forse un giorno leggerà queste pagine per conoscere come i suoi genitori sono arrivati a lui. La legge 40 in Italia ha complicato questo già complesso percorso e attraverso questo diario entriamo in contatto con i pensieri, le preoccupazioni e la sofferenza che attraversano tutte le fasi di questo impegnativo percorso.
Per capire un po’ di più le donne che non sono madri, per non dare per scontata la maternità e per dare valore agli esseri umani senza etichettarli in un ruolo che la società sembra volerci ancora imporre o proporre nella nostra epoca.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per dare voce alle donne che non sono mamme, o che lo diventano attraverso percorsi più tortuosi e pensati.
Vorrei che si smettessero di fare domande stupide e si smettesse di pensare alla maternità come una scelta obbligata o scontata per potersi sentire realizzate come donne.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

In questi ultimi anni ho incontrato tante coppie, tante donne, che avevano problemi a concepire un figlio.
Ognuna di loro aveva problemi diversi, ma ognuna ha provato quello che la scienza permetteva di provare.
La Legge 40 del 2004, rimasta invariata dopo il referendum del 12-13 giugno 2005, non permette alle coppie, in Italia,
– la clonazione a fini terapeutici, la ricerca clinica sugli embrioni e il loro congelamento;
– la diagnosi preimpianto
– di creare in vitro più di tre embrioni
– la fecondazione eterologa.
Comincia allora, per chi se lo può permettere, il viaggio della speranza in un paese straniero, paese più evoluto di noi, più aperto di mente di noi.
Questo è il diario di uno di quei viaggi.

Continua a leggere

Perché si vuole un figlio?
Quante persone se lo sono chiesto prima di concepirlo?
Quante volte le coppie che avevano un qualche tipo di problema si sono fatte questa domanda?
Si desidera un bambino per egoismo, per continuare a vivere anche dopo la morte, per dare un senso alla propria vita, perché si ha amore in eccesso e non si sa cosa farne…
Sicuramente i figli nati in provetta sono tanto pensati, tanto desiderati.
E per quelle coppie che neanche la scienza riesce ad aiutare c’è sicuramente un bambino che aspetta in qualche parte del mondo.
Allora, vale la pena tutto questo sacrificio?
Vale la pena perdere anni di salute, vale la pena lo stress, i problemi di coppia, i soldi spesi per avere un figlio “naturale”, quando al mondo ce ne sono migliaia senza famiglia?
Questo diario vorrebbe far riflettere su tutto questo.
Le risposte non sono così scontate.
Ascoltando queste storie ho rivisto tante delle mie convinzioni.

Dedico questo libro a tutti quelli che nel giugno del 2005 non sono andati a votare al referendum, alle famiglie delle coppie che desiderano un bambino, alle donne che mi hanno fatto l’onore di raccogliere le loro emozioni e soprattutto alla donna che mi ha affidato i suoi pensieri e i suoi sentimenti perché tutti potessero capire cosa significa non poter avere figli, passare anni a desiderarli e combattere con le leggi che ti impediscono di averli.
Con la speranza, o la presunzione, che qualcuno possa riflettere e cambiare idea su molte cose.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesca Emili
Sono nata a Roma ma vivo a Venezia da vent'anni. Ho frequentato il liceo classico e la facoltà di psicologia, per poi formarmi nelle mediazioni familiari e nelle consulenze tecniche, e mi occupo principalmente di genitorialità, famiglie separate e adottive.
Ho lavorato per anni al Telefono Azzurro, in una comunità per minori abusati e nel Team di Emergenza a Treviso con attività di prevenzione del Disturbo post Traumatico da Stress. Ho lavorato in una comunità per mamma e bambino e per una Fondazione che si occupava di tutela di minori.
La mia attività professionale si svolge nel mio studio, nel carcere femminile di Venezia, nella sezione che ospita mamme e bambini, e nel carcere maschile con progetti legati alla genitorialità.
Ho un marito, una figlia, una gatta nera e una Panda decappottabile.
Trascorro il tempo libero facendo lunghe camminate al mare, scrivendo e facendo ceramica.
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