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Cascina Speranza

Cascina Speranza
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Consegna prevista Giugno 2022
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Cosa sarebbe successo alla Fattoria degli animali di Orwell se a prendere il potere fosse stato un governo populista?

Ci troviamo in Italia, alla Cascina Speranza, dove la morte del padrone (nonché unico abitante umano della fattoria) scatena la lotta per il potere.
A contendersi il governo troviamo Rex, il cane, che propone di risollevare le sorti della cascina tramite il sacrificio e il duro lavoro, Connor, l’oca, che vuole riabilitare i volatili come lui, che per troppo tempo hanno occupato l’ultimo gradino della scala sociale, e Belloveso, il maiale, che promette invece una vita di agi e libertà per tutti: chi vincerà le elezioni?
Tra promesse elettorali e sostanza c’è una bella differenza, come non tarderanno a scoprire – sulla propria pelle – gli abitanti della fattoria.

Perché ho scritto questo libro?

Il 2020 è stato il 75° anniversario della pubblicazione della Fattoria degli Animali di George Orwell, libro storico che ha raccontato in modo ironico e con un’allegoria pungente ed efficace i pericoli delle dittature, in particolar modo quella sovietica: ho voluto cogliere l’occasione per reinterpretarlo, affrontando quello che – secondo me – è il maggior rischio politico dell’epoca contemporanea.

ANTEPRIMA NON EDITATA

“Non possiamo permetterci l’anarchia!” Disse Rex ad un certo punto. “Occorre stabilire un padrone, o la fattoria sarebbe paralizzata dalle incertezze e resterebbe in stallo!”

“Stiamo finalmente per liberarci dalle catene e tu vorresti subito rimetterci il collare Rex?” Rispose Connor ironico.

“Non è quello che intendevo…” replicò il cane, che fu subito interrotto da Belloveso: “Ciò che dice Rex è giusto, a mio avviso. Occorre che vi sia una guida che illumini la strada verso il futuro!”

“Ma perché un padrone? Perché non possiamo governare tutti insieme?” Chiese Bianca, la pecora, sempre piena di domande e di incertezze.

Un grande baccano si sparse nel fienile, giacché ogni animale volle dire la sua a riguardo. Poi, all’improvviso, un lieve sussurro fece zittire la folla: “A mio avviso…” cominciò Michelangelo “…non è un problema avere un padrone. Il problema è scegliere il padrone giusto. Alla fine, la fattoria non si è governata da sola per tutti questi anni! Certo, potremmo scegliere alcuni rappresentanti in modo che ognuno possa far sentire la propria voce…”

Come per magia, la discussione si placò e, in poco tempo, si convenne che subito dopo la dipartita del Giovanni, gli animali si sarebbero riuniti allo scopo di eleggere un consiglio in grado di guidare la fattoria verso la rinascita.

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Belloveso scese dal palco solo dopo che tutti se ne furono andati.

“E ora?” Chiese El Negher.

“Ora aspettiamo” replicò lui. “Oggi abbiamo posato la prima pietra, ma la strada da lastricare è ancora lunga.”

“Pensi che qualcuno possa batterti?” Domandò Ginetta di ritorno dall’allattamento.

“Non saprei” rispose Belloveso. “Michelangelo è troppo debole, non si candiderà. L’unico che potrebbe darci noia è Rex a mio avviso. Anche se oggi non ha fatto una bella figura.”

“Perché dici così?”

“Vedi, Rex non si è fatto scrupoli a confessare che già sapeva del fatto da tempo. Questo ha indispettito quelli che, come Connor, si sono sentiti esclusi, non degni di fiducia. La politica è un campo insidioso, a volte la forma è più importante del contenuto. Agli animali non interessa ciò che è vero o ciò che è falso, preferiscono quello che gli fa comodo a ciò che è giusto. Agli animali serve ispirazione ed entusiasmo.”

“E quindi aspettiamo.” Chiese nuovamente il maialino nero.

“Esatto.” Rispose Belloveso. “Aspettiamo.”

“Dovrei essere io.” Disse Rex a Michelangelo. “Sono il più indicato per quel genere di cose.”

“Probabilmente hai ragione” rispose stanca la testuggine. “Però non saprei…anche Belloveso ha una certa esperienza, in fondo è qui da più tempo di te…”

“Belloveso ha passato la vita in una porcilaia, uscendo solamente per partecipare alle fiere. Io sono sempre stato accanto al padrone, so come si governa una fattoria e so come funziona il Mondo.”

“Sarà abbastanza?”

“Confido che le bestie capiscano cosa è meglio per loro.”

“Era ora!” Berciò Connor. “Finalmente l’occasione per dimostrare quanto valgo!”

“Non ti voterà nessuno.” Rispose Bella, una grassa chioccia rossiccia che si faceva sempre i fatti suoi.

“Volatili al potere!” Strillarono in coro le oche, facendo sobbalzare le galline con cui condividevano il pollaio.

“Potere pennuto!” Sbraitò Connor in faccia a Bella.

“…potere pennuto…” rispose lei, scettica.

“Cosa ne pensi delle votazioni?” Chiese Bianca

“Penso che siamo sull’orlo del baratro” rispose Cracker.

“Belloveso ha parlato di una grande opportunità, perché devi essere sempre così cinico e catastrofista?”

“Hai ragione, nessuna catastrofe.” Disse nuovamente il pennuto: “Io posso sempre volare via.”

Fino ad ora in breve: i candidati sono Belloveso il maiale, Rex il cane e Connor l’oca. Gli animali della fattoria hanno organizzato le elezioni e siamo ora alla fase dello scrutinio.

7.

Connor improvvisamente sbottò: “Luride traditrici! Stupide grasse pennute senza cervello! Come osate?! Abbiamo beccato le stesse granaglie, condiviso lo stesso recinto, e ora voi mi ringraziate così per tutto ciò che sto facendo per voi?!”

Il panico si sparse tra le galline, che cominciarono a correre a destra e a sinistra chiocciando spaventate, con le oche che le inseguivano soffiando infuriate.

“Fermatevi!” Abbaiò Rex minaccioso dal palco. E d’improvviso calò il silenzio.

Le galline ricominciarono a gironzolare beccando qua e là come se non fosse accaduto nulla, mentre le tre oche si ritirarono in un angolo fissando Connor sul palco, che appariva distrutto.

L’ocone tutto d’un pezzo si era afflosciato e borbottava frasi sconnesse a bassa voce, visibilmente stressato.

“Il voto va a Con…ehm, scusate, a Belloveso.” Annunciò il parrocchetto sghignazzando. “La situazione è la seguente: Rex tre voti, Belloveso tre voti, Connor un voto. Comincia a farsi interessante. Conigli, chi votate?”

L’agitazione si sparse tra i lagomorfi, che cominciarono a correre in cerchio, indecisi su cosa fare.

Poi Svelto si fece coraggio e, sollevandosi, annunciò con voce tremante d’emozione: “N-noi votiamo B-Belloveso!”

“Un altro punto per Belloveso.” Disse Cracker. “Bianca, il tuo voto è decisivo.”

Tutto il fienile si voltò a guardare Bianca.

Connor era nero in volto, pronto ad esplodere da un momento all’altro.

La pecora si agitò, visibilmente a disagio nel momento in cui tutta l’attenzione della fattoria si riversò su di lei: “io…non lo so.”

Silenzio.

“Come fai a non saperlo?! Hai avuto un’ora per pensarci!” Esplose Connor all’improvviso.

“Io…io non ho avuto nessuno non cui consultarmi…sono l’unica della mia specie.” Si giustificò lei.

“Ci sarà pure qualcuno che ti convince di più, no?!” Si intromise Marco.

“Uno che ti ispira? Chi ti dà più fiducia?” Aggiunse Oscar facendosi sempre più vicino.

“Lasciatela in pace.” Disse Ayrton frapponendosi tra la pecora e le oche. “Essere costretti a scegliere può essere stressante, non tutti se la sentono.”

“Se Bianca non si sente a suo agio è giusto che non voti.” Disse Belloveso dal palco.

“Certo, tanto tu stai vincendo!” Disse Connor

“Piantala Connor!” Abbaiò Rex. “Sono d’accordo con lui.”

“Stupido cane! Così perderai!” Urlò Connor con un’espressione tra l’esasperato e il soddisfatto.

La situazione stava per sfuggire di mano, poi Bianca si fece coraggio e balbettò: “Smettetela! Ho deciso, io non voto.”

Connor tornò silente, nero: “Direi che a questo punto non occorre attendere oltre.”

“Ricapitolando.” Riprese la parola Cracker: “Belloveso conduce con quattro voti, segue Rex con tre, infine Connor con un voto.”

“Ha vinto Belloveso!” Disse El Negher trionfante.

“Calmi, calmi: io non ho ancora votato!” Replicò Cracker.

“Che sciocchezza! Tu non sei un animale della fattoria, tu non puoi votare!” Disse Connor dal palco.

“E perché mai non dovrei esserlo?” Rispose il parrocchetto. “Sono qui da sette anni, molti di più di alcuni animali che hanno votato oggi! Sono il rappresentante dei pappagalli e in quanto tale ho il diritto di votare!”

“Non ci sono mai stati pappagalli alla fattoria!” Disse Oscar.

“Già! Tu non sei come noi, non sei nato qui e non vivi in un recinto!” Berciò Marco.

“Beh…” riemerse Michelangelo all’improvviso “…hai appena descritto la mia vita.”

Calò nuovamente il silenzio.

“Per quale motivo dovremmo valutare un animale in base al luogo in cui è nato? Dal mio punto di vista Cracker è colui il quale più di ogni altro merita di poter eleggere il proprio padrone.” Aggiunse: “pensateci, lui potrebbe andarsene in qualsiasi momento, eppure ha scelto di rimanere qui e di impegnarsi nella ricostruzione.”

“Sono d’accordo con Michelangelo.” Si pronunciò Rex: “qualcuno desidera opporsi?”

Nessuno rispose.

“Bene.” Disse Belloveso, conciliante: “quale è dunque il voto dei pappagalli?”

“Cracker si alzò in volo, lasciando cadere la pietra nella scodella del prescelto: “io voto Rex.”

Il rimbombo della pietra echeggiò nella stanza silenziosa come un gong: le votazioni si erano ufficialmente concluse.

“Pare che ci sia una parità.” Annunciò Cracker al pubblico: “Rex e Belloveso hanno entrambi quattro voti, Connor invece ha un solo voto.”

[11:12] Virginia Giovani

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Mattia Grandi

    (proprietario verificato)

    Grazie mille! ricambio gli auguri!

  2. Giulia D'Appollonio

    Ciao, mi chiamo Giulia D’Appollonio, sono in campagna di crowdfunding come te – a me mancano 37 giorni – con il romanzo ‘Non fatemi suonare le note normali’. Apro la sezione del crowdfunding di bookabook come faccio altre 300-400 volte nel corso della giornata e vedo il tuo titolo. A istinto mi incuriosisce. Penso la tua sia una gran bella idea! In bocca al lupo!

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Mattia Grandi
Nasco a Milano l'8/8/1992. Figlio d'operai ma con scarsa propensione ai lavori manuali, mi laureo in ingegneria gestionale nel 2016, al Politecnico di Milano.
Canto, scrivo, ho un canale su YouTube su cui faccio divulgazione (Il Canale di Gross), amo gli sport e la natura.
La mia passione per la scrittura nacque in periodo scolare, alle medie, dopo che quasi per caso vinsi un concorso di poesia cittadino.
Iniziai a scrivere poesie, seguite da alcuni racconti brevi. Poi, plagiato dall’ambiente e dalle compagnie, mi dedicai principalmente alla stesura di testi musicali in italiano ed inglese.
Passarono gli anni e decisi che era giunto il momento di scrivere un libro, e così, eccomi qui.
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