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Cento grammi di sole

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Ronnie Wilson sa esattamente cosa vuole dalla vita: essere una brava figlia e sorella, una buona migliore amica per Danny, la prima e ultima scelta di Connor, ma soprattutto un’eccellente studentessa dell’accademia di moda più prestigiosa di New York. È ambiziosa e caparbia, ama pianificare tutto e lavorare sodo per raggiungere i propri obiettivi.

Dopo il diploma, però, proprio quando è convinta di avere davanti a sé uno splendido futuro, qualcosa stravolge per sempre la sua esistenza: Ronnie sarà in grado di mettere in discussione le sue aspettative, i suoi sogni, le sue priorità? Riuscirà a superare la paura e a fidarsi di nuovo?

Cento grammi di sole

Capitolo uno
Giugno

C’è un abito per ogni occasione, l’ho sempre pensato. In fondo al mio armadio c’è il vestito blu a fiori che indossai al compleanno del nonno e che a fine serata aveva una macchia di gelato sulla gonna. C’è l’abito dell’ultimo ballo scolastico, quello oro con le paillettes. C’è il completo del primo appuntamento con Connor e c’è il tailleur riservato alle occasioni speciali, quello che indosserò al colloquio all’accademia di moda più ambita di New York, dove spero di trascorrere i prossimi anni. Infine ci sono la toga e il tocco con i colori della scuola, che indosserò oggi alla cerimonia del diploma.
«Ronnie,» mi richiama mia madre sull’uscio della camera «sei pronta?» Mi guarda con gli occhi spalancati e le sopracciglia inarcate, i capelli pettinati in modo voluminoso e tenuti su da alcune forcine perché non ricadano sul vestito giallo che indossa.
«Solo un minuto.»
«Tuo padre è impaziente.»
«Digli di farsi una camomilla» ribatto senza guardarla.
Lo specchio di fronte a me non mente: questo tubino lilla è meraviglioso. Abbozzo un sorriso, il cuore accelera nel mio petto. Sono ufficialmente diplomata. Oggi finisce il mio percorso di studi, di libri ammucchiati, tavoli sporchi alla mensa, panini a pranzo, materie inutili, orari improponibili, quella dannata sveglia tutte le mattine e poi le corse per prendere l’autobus, l’armadietto puzzolente e i bagni sempre affollati.
I tacchi mi slanciano facendomi sentire bellissima, i capelli ondulati mi ricadono sulle spalle in una piega perfetta che mi fa dimenticare della mia solita coda disordinata. Sono una donna. Da domani sarò un’altra Ronnie. Un’adulta. A gennaio, se tutto andrà secondo i piani, mi trasferirò in un monolocale tutto per me, sarò lontana ore da casa, frequenterò l’università dei miei sogni, starò a contatto con le persone più influenti, più giuste, a insegnarmi ci saranno le stesse persone che hanno permesso a Marc Jacobs e Narciso Rodriguez di diventare chi sono oggi.
«Ma lo hai detto ai tuoi?»
Una voce mi riporta alla realtà. Aggrotto la fronte ed emetto un suono simile a uno sbuffo. «Di che parli?»
«Della Parsons.»
Guardo Danny e alzo un sopracciglio. Scuoto la testa e lo guardo fisso mentre lui resta seduto sugli spalti del campo da football dove siamo corsi per prepararci alla cerimonia in tutta calma.
«Ancora no. Ma ho tutto sotto controllo.»
«Speriamo.»
Danny ha sempre avuto questa assurda vena disfattista. Si guarda intorno, cerca con lo sguardo i genitori tra i parenti dei nostri compagni, tutti accalcati alla ricerca dei propri posti per assistere alla consegna dei diplomi. È teso perché è la prima volta che i suoi prendono parte alla sua vita scolastica.
«Di che ti preoccupi?»
«Di nulla» mugugna torturandosi le mani. Ha il viso rivolto verso il campo, si gratta una guancia attraverso la barba. Lo osservo: ha i capelli appena tagliati e ben tirati indietro, deglutisce e il suo pomo d’Adamo poco pronunciato sparisce nel colletto della camicia bianca. Mi rendo conto che è agitato ma ne intuisco la vera ragione solo quando mi giro verso la direzione in cui sta guardando. Nel bel mezzo del prato, zeppe vertiginosamente alte e una scollatura esagerata, Anne Malikovsky fa la sua entrata in pompa magna. Non posso fare a meno di spalancare la bocca mentre Danny, sull’orlo di una crisi nervosa, deglutisce ancora più forte. Lo ha preso in contropiede come al solito.
«Lei è qui?!» esclamo mentre Anne brancola tra le sedie alla ricerca della parte riservata ai Thompson.
«A quanto pare.»
«E non ne sapevi niente?»
«No, insomma, io… non pensavo che venisse.»
«Ma non era fuori città?»
«Che ne so!» sbotta scattando in piedi con quell’aria da inetto totale. Mi scappa da ridere ma devo sforzarmi e piantarmi una mano sulla bocca.
Anne Malikovsky è un anno avanti rispetto a noi e frequenta il college. Studia infermieristica, la sua innata passione, ed esce con Danny da marzo. Apparentemente sono la coppia del secolo. Danny si gira verso di me, mi guarda con i suoi occhi nocciola spalancati e mi chiedo se non sia vicino a un attacco isterico.
«Che ti prende?»
«Non può essere davvero qui!»
Danny è mio amico da sempre. Avevo sette anni e mamma era incinta di Jenny, quando per seguire il lavoro di papà lasciammo Malibù per il Northwest di Portland. Traslocammo d’estate, dovetti lasciare i miei cugini e amichetti sulle spiagge della California. Danny Thompson abitava nella villetta di fianco e all’epoca non era altro che un ragazzino un po’ cicciottello che girava per l’isolato in bicicletta. Stava sempre solo, cantava a squarciagola e se ne fregava se gli altri bambini del quartiere preferivano giocare tutti insieme. A lui importava solo della sua bicicletta e della merenda alle quattro. Fu proprio mentre era in bici che il signor McLean quasi lo ficcò sotto e lui, cadendo, si ruppe un braccio. Questo è il primo ricordo che ho di Danny: il suo volo chilometrico, le lacrime che gli rigavano le guance, io che ridevo, mia madre costretta a chiamare i genitori di Danny che erano fuori per lavoro, io che ridevo, sempre mia madre che si propose di accompagnarlo in ospedale mentre i suoi prendevano il primo volo per Portland, io che continuavo a ridere di ritorno dall’ospedale, e poi a scuola a settembre, dove io e Danny trovammo l’uno il sostegno dell’altra in un ambiente ostile in cui io ero quella nuova e lui quello strano.
«Rilassati, Dan» borbotto alzandomi. Mi prende sottobraccio mentre ci avviamo verso i nostri compagni e io mi lascio aiutare a macinare passi nonostante i tacchi alti; finalmente sono alta quasi quanto lui e non posso fare a meno di riportare la mente a quando eravamo solo due piccoli complici in mille marachelle. Eravamo gli alienati, gli strani, gli amici del cuore. Ci eravamo scelti a vicenda in un mondo già scelto, deciso, etichettato. Mio padre ci costruì una casetta sull’albero nel mio giardino per festeggiare la nostra terza estate insieme, a dieci anni.
«Lo dici solo perché puoi stare tranquilla. Tu non hai una fidanzata alle calcagna» mormora abbassando lo sguardo su di me.
«Non l’ho scelta certo io come fidanzata» ribatto sorridendo e lui fa roteare gli occhi.
«Parla per te.»
«Non puoi dire niente di me!» rido puntandogli il dito.
«Avanti, parliamo di Connor!»
Al suono del suo nome le mie guance vanno in fiamme. Connor Dayson, tutte le caratteristiche del mio uomo ideale: molto intelligente, molto ambizioso, molto più grande. L’ho conosciuto due anni fa a una festa. Gli è servito un anno intero per chiedermi di uscire. A Danny non è mai andato a genio.
«Che hai da dire su di lui?»
«Be’, perché non è qui oggi?»
Serro la mascella, evito di guardarlo direttamente negli occhi sperando non si accorga del mio repentino cambio d’umore, e di colpo mi ritrovo a cercare il modo più giusto per spiegare questa situazione. Con Connor è facile andare d’accordo, facilissimo litigare. Gli ho fatto presente più volte la mia voglia di averlo accanto per la cerimonia del diploma ma lui non è mai sembrato troppo entusiasta della cosa, per via del conoscere i miei e tutto il resto.
«Aveva da fare» mento. «Magari ci raggiunge più tardi a cena.»
Sono certa di non averlo convinto. Difatti Danny fa una smorfia e sta per ribattere quando il preside, attraverso il megafono, lo interrompe ordinando di riunirci sotto il palco. Ci sediamo tutti, Danny mi sorride e mi prende una mano da sotto la toga, la stringe più forte quando ci accorgiamo dell’occhiataccia che Anne ci rivolge dal pubblico, la lascia andare quando il preside annuncia prima il turno di Daniel Markus Thompson e poi quello di Veronica Justine Wilson, rendendoci ufficialmente diplomati alla Jefferson High School.
Dopo gli ultimi saluti e il classico lancio del tocco, mi avvicino ai miei stringendo la mia pergamena. Mamma, papà, persino Jenny, sono tutti entusiasti del mio traguardo, si congratulano con me e con Danny, e mi becco anche le congratulazioni dei genitori del mio migliore amico, i medici della porta accanto, solitamente di poche parole. Danny mi sorride e io sto per abbracciarlo, euforica, ma lui guarda alle mie spalle e perde il sorriso. Mi supera, raggiunge Anne che si lascia stringere e gli schiocca un bacio sulle labbra, dopo essersi sfilata gli occhiali da sole per mettere ancora più in risalto il trucco pesante. Sono concentrata sul discorso di incoraggiamento al futuro di mia madre quando vengo distratta da Danny e dal suo confabulare con Anne. Lei gli fa gli occhi dolci, smuove i capelli neri e folti, sfoggia un’imponenza e una femminilità rare in una ragazza della sua età. Danny cerca di spiegarle qualcosa, me ne accorgo perché gesticola concitato, scuote la testa, alla fine sbuffa e si gira di scatto. Trasalisco e mi metto dritta, fingo di essere assolutamente interessata alla conversazione: pare che l’argomento si sia spostato sul lavoro dei Thompson, sulle loro ricerche, paroloni di cui nessuno capisce nulla ma per cui tutti annuiamo, finché Danny non si avvicina a noi seguito da Anne.
«Ehm, mamma, papà…» annuncia. Mi schiocca un’occhiata carica di parole a cui io rispondo abbassando la testa e facendo un passo indietro verso mia sorella che, furba, ridacchia. «Volevo presentarvi una persona.»
In auto, durante il tragitto verso casa, papà mi guarda attraverso lo specchietto retrovisore.
«Chi era quella ragazza con Danny?»
«La sua fidanzata.»
«Non sapevo che Danny fosse fidanzato» dichiara mia madre, la borsa in grembo e gli occhi fissi sulla strada. Mi stringo nelle spalle, guardo fuori dal finestrino.
Mamma e papà hanno organizzato una festicciola in giardino, invitando gran parte degli amici di famiglia. Siamo forse una ventina di persone in piedi fra le tartine e il punch preparato da mia madre. Doveva esserci anche Danny, aveva promesso che sarebbe passato. Vado alla ricerca del cellulare per chiamarlo e inaspettatamente trovo un paio di chiamate perse da parte di Connor. Richiamo. Risponde dopo poco.
«Piccola.»
«Ciao» mormoro, un dito premuto in un orecchio perché è difficile riuscire a sentire con tutto questo chiacchiericcio.
«Mi chiedevo una cosa…»
«Cosa, Con?»
«Mi chiedevo quale fosse casa tua, il 137 o il 139?»
Il mio cuore perde un battito. Deglutisco, cerco di non mostrarmi troppo eccitata. «137… è la casa con gli infissi bianchi.»
«Quella con il giardino pieno di persone?»
«Già» biascico e mi volto di scatto. Non ci metto troppo a incrociare i suoi occhi, gli corro incontro senza neanche mettere fine alla telefonata. Mi abbraccia ridacchiando, mi accorgo subito che è imbarazzato ma ciò non mi impedisce di trascinarlo verso la mia famiglia. Mia madre lo conosceva già di vista e lo saluta con un debole sorriso, mio padre si presenta stringendogli la mano, non troppo ostile, forse perché lo presento come un amico. Connor avanza a piccoli passi verso il centro del giardino, tutti gli occhi sono puntati su di noi e per questo sciogliamo la presa delle nostre mani.
«Volete da bere?» esordisce mia sorella.
Le schiocco un’occhiataccia.
«Volentieri» risponde Connor.
Gli sorrido, lui mi scosta i capelli dal viso con l’accenno di un sorriso: riconosco quell’espressione, non è a suo agio, ma so che è qui per me e questo mi basta per essere felice.
Mamma ci raggiunge poco dopo, gli poggia una mano sulla spalla offrendogli qualcosa da mangiare nel modo più caloroso di cui sia capace. Lui annuisce restando in silenzio, ringrazia con un sorriso. Non avevo ancora immaginato la mia festa del diploma perché non sapevo cosa aspettarmi da questa giornata. La fine del liceo per me rappresenta la fine e l’inizio di tutto, un percorso giunto al capolinea e l’incipit di un sogno che voglio realizzare a tutti i costi.
«Cosa farai adesso?» è la domanda più gettonata, quella che mi strappa una risata per l’ennesima volta. Sorrido ai miei invitati, scrollo le spalle mentre il petto si gonfia di orgoglio.
«Ho intenzione di partire» racconto, notando che tutti gli occhi si fissano su di me.
«E dove andrai?»
«New York» ammetto fiera. «Ho fatto domanda a un’accademia di moda.»
Mi volto e noto lo sguardo di Connor, riconosco all’istante il suo modo di fissarmi, gli occhi stretti in due fessure, la mascella serrata. Guardo dall’altra parte, alla mia sinistra, dove mio padre e mia madre ascoltano le mie parole con attenzione. So che per loro non sarà facile accettare tutto questo, lasciare che la loro prima figlia parta per una città sconosciuta e così lontana, che si prenda carico di responsabilità mai avute prima. Ma quando ami una persona, la lasci libera di prendere le sue decisioni. So che loro mi amano e per questo hanno accettato la mia scelta, nonostante sia così difficile.
«E nel frattempo?»
Sorrido dietro il mio bicchiere di spumante, butto giù un piccolo sorso prima di sorridere. Jenny aggrotta la fronte e con lei tutti gli altri. Questa è una novità assoluta, qualcosa di cui non avevo ancora parlato con nessuno.
«In realtà…» prendo coraggio, ridendo «sono appena stata assunta in una boutique in centro.»
«Che cosa?» sbotta mia madre, entusiasta. Guarda papà, sorridono. Si alza un vociare di congratulazioni.
Solo Connor non sembra contento di questa novità. Poco dopo mi prende in disparte, ci sediamo in un angolo più appartato del giardino. «Non me lo avevi detto» borbotta.
«Non lo sapeva nessuno» esclamo senza riuscire a reprimere il sorriso. Questa è una novità per me: a due giorni dal diploma inizierò a lavorare in un negozio, starò a contatto con le ultime tendenze, inizierò il mio cammino per il futuro che ho sempre sognato.
«Ne sei convinta?» incalza senza apparente espressione. «Lavorare… alla tua età?»
«Sì! Perché no? Così posso cominciare a mettere qualcosa da parte per New York.»
Connor abbassa la testa, si guarda la punta delle scarpe, non spiccica parola. So benissimo che ha delle remore al riguardo, ma questo è davvero ciò che voglio fare. Voglio mettermi alla prova, riuscire ad arrivare lontano, ben oltre le mie aspirazioni. Mi alzo cercando di reprimere il malessere che questa conversazione ha suscitato. Non essere d’accordo con lui su qualcosa mi rattrista, mi scombussola.
«Comincio dopodomani» mormoro senza neanche voltarmi verso di lui.
Connor risponde con un debole grugnito. Avanzo a passo spedito verso il lato opposto del giardino per prendere un altro bicchiere di spumante. Mamma se ne accorge e si congeda da una conversazione, mi raggiunge e inizia a fingere di sistemare la pila di bicchieri.
«Che cos’è quella faccia?»
«Connor non è d’accordo su niente» bofonchio, stando ben attenta a non farmi sentire.
Mamma sospira, fa una smorfia ma non osa parlare.
«Lasciamo stare.»
Ci guardiamo per un istante prima che lei mi sorrida e tenda una mano verso il mio viso, accarezzandolo. «Sono molto fiera di te, Ronnie. Tantissimo» dice, gli occhi velati.
La abbraccio. Anche io sono fiera delle mie scelte, anche se so che ci vorrà un po’ perché tutti riescano ad abituarsi. Non sono più una ragazzina del liceo, non sono più la piccola Ronnie dedita solo allo studio, adesso sono una donna, andrò a lavorare, studierò in una nuova città, avrò a che fare con avventure ben più grandi della mia età e questo mi piace, mi fa sentire completa.
Quando, più tardi, ci ritroviamo tutti impegnati a ripulire il disastro che è il giardino, cerco di carpire quante più informazioni possibile riguardo alle loro impressioni su Connor. Papà si limita a innaffiare le piante, chiuso nel mutismo. Mamma scrolla le spalle, sorride debolmente. Mia sorella, invece, non fa nulla per tenere segreti i propri commenti.
«È vecchio, noioso e… è un inizio di stempiatura, quello?» esordisce più tardi, seduta sul tavolo come una statua e mordicchiando un biscotto.
Danny, che è appena arrivato, scoppia a ridere. Forte, fin troppo, accompagnandosi con dei colpi battuti sul tavolo in preda alle risate più sguaiate. Schiocco la lingua sotto al palato e continuo a raccogliere bicchieri di plastica sparsi dappertutto. Non appena finiamo e rientriamo in casa, mi fiondo su di lui.
«Hai smesso di ridere?»
Lui si stravacca sul divano, appoggia un braccio sullo schienale imbottito. «Sì. Perché?»
«Così posso ridere io» annuncio sedendomi accanto a lui. «Allora?»
«Allora cosa?»
«Com’è andata con Anne?»
Danny alza gli occhi al cielo a metà della frase.
«Avete già scelto i mobili per casa vostra? O prima dovete decidere chi canterà al vostro matrimonio?»
«Sta’ zitta, Ron.»
«Ah, ho capito! Dovete prima vedere un avvocato per stilare l’accordo prematrimoniale, giusto?»
«Smettila!»
Mi lancia un cuscino che mi colpisce in pieno viso.
«Danny, non hai idea di quanto abbia riso pensando alla tua faccia!»
Il mio amico si copre il viso con le mani, grugnisce nei palmi. «A me non fa ridere.»
«Racconta, su! Sono curiosa.»
Mi guarda per un istante e poi sbuffa, piagnucola gettandosi all’indietro. Appoggia le sue gambe pesanti sulle mie e mi sento tanto la sua terapista, in questo momento.
«È stato… assurdo. Sì, assurdo è la parola adatta.»
«Perché?»
«Lei è così… preparata!»
«Sarebbe a dire?»
Danny scatta seduto. Mi guarda dritto negli occhi con i capelli scompigliati.
«Sapeva cosa dire e quando dirlo, si è comportata come una donna adulta tutto il tempo, ha sorseggiato un cocktail con mio padre, ha parlato dei suoi studi con mia madre e io ero lì a fissarli pensando che… che non capivo una dannata parola del loro discorso.»
«Tutto qui?»
«Oh, certo che no! Poi hanno attaccato con il discorso “università”.»
«Il tuo tallone d’Achille.»
«Già. Lei ha parlato del campus, ha detto che ci sarebbe un’ottima possibilità per me di essere ammesso, potrei entrare in lista d’attesa e poi trasferirmi lì con lei.»
«Cosa?!» esclamo. Questo è totalmente fuori dai programmi di Danny.
«Già! E mia madre? Oh, lei aveva quell’espressione odiosa…»
«Quella espressione?»
«Sì! Quella maledetta espressione! Quella che faceva quando mi sgridava da bambino e partiva la polemica sullo scopo della vita, la cultura, il sapere e tutte quelle cazzate!»
Soffoco una risata e mi limito a sospirare. «Magari l’ha detto solo per fare due chiacchiere» abbozzo, ma so benissimo che Anne gioca sporco: ha intenzione di entrare nelle loro grazie per essere appoggiata nel momento in cui Danny la mollerà. Ormai lo hanno capito tutti. Lei brama di entrare a far parte della vita di Danny a trecentosessanta gradi, vuole occupare ogni posto vacante, essere il suo fulcro e il suo tutto.
«Io non sono pronto per tutto questo, Ron, mi capisci?»
Annuisco. E questo non fa che portarmi alla mente Connor, le sue occhiate di sbieco alla festa, i sorrisi tirati, la scusa per andarsene poco dopo, il tono freddo al telefono, quel suo sentirsi un pesce fuor d’acqua.
«Ho capito» mi limito a biascicare. Danny e Connor, forse, hanno in comune più di quanto pensassi.
Restiamo in silenzio per un po’, poi Danny accende la tivù. Sto ancora riflettendo su tutta questa faccenda delle famiglie quando mi accorgo che il mio amico è caduto in uno stato di semi-trance e russa. Questi uomini, penso, riescono proprio a liberarsi dei problemi in men che non si dica.

05 giugno 2019

Aggiornamento

“Cento grammi di Sole” da manoscritto a libro. Fabiana Zollo lancia la sfida La passione per la scrittura e l’entusiasmo. Il suo primo romanzo ed in lavorazione il secondo. Fabiana si racconta
By Annalisa Ucci - Giugno 5, 2019
Un romanzo che nasce sicuramente da un’esperienza personale e si rivolge soprattutto, ma non esclusivamente, ad un pubblico giovanissimo. Fabiana e la casa editrice bookabook hanno lanciato questa campagna di crowdfunding, dove l’ultima parola spetta al lettore che avrà tempo fino a luglio.
E Fabiana Zollo ha tutte le carte in regola per affermarsi nel mondo della scrittura. Dunque, perché questo libro diventi realtà, occorre pre-ordinare 200 copie accedendo al seguente link https://bookabook.it/libri/cento-grammi-sole/.
Successivamente si potrà scegliere il formato finale (cartaceo o eBook), inserire i dati personali ed effettuare il pagamento. Si potrà leggere, in questo modo, “Cento grammi di Sole” e Fabiana Zollo potrà vedere realizzata la sua pubblicazione anche grazie al nostro contributo.
Ospite nella nostra redazione, la giovanissima autrice sannita, si è raccontata in tutta la sua semplicità, simpatia e freschezza.
11 maggio 2019

Aggiornamento

'Cento grammi di sole' di Fabiana Zollo: “E’ un romanzo che segna un riscatto verso una serie di eventi”
Alla scoperta di “Cento grammi di sole”: il romanzo scritto dall’autrice sannita Fabiana Zollo
In realtà, Cento grammi di sole è il secondo lavoro della scrittrice sannita. Il primo, “Settemila Caffè”, è stato auto-pubblicato nel 2018: “E' una sorta di gavetta – spiega l’autrice–che mi è servita per affrontare quello che sto sperimentando in questo secondo romanzo”.
Cento grammi di sole, in crowdfunding con la casa editrice on line bookabook, ha fatto tappa alla libreria Santamaria di Benevento. All’incontro, moderato dal giornalista Emilio Spiniello, sono intervenuti la dirigente scolastica Maria Buonaguro e la sociologa Marianna Passariello. I saluti finali - invece - sono stati affidati al presidente dell’Associazione Io x Benevento, Giuseppe Schipani.
Entrando un po’ più nello specifico di questo romanzo, l’autrice ci tiene a sottolineare che: “Si tratta di una lavoro al quale tengo molto. E’ una sorta di riscatto. Un romanzo che ho scritto per ‘esorcizzare’ una serie di eventi che definisco come dei demoni interiori. Anche se ci troviamo in un limbo senza luce, questo romanzo - almeno per me – è quel tanto che serve per risplendere. Il mio augurio - prosegue Fabiana – è che alle persone che lo leggeranno, e a chi l’ha già fatto, possa arrivare un messaggio di speranza in un futuro radioso, come una luce in mezzo all’oscurità”.
Idee molto chiare, quelle delle giovane autrice sannita, unite a un grande senso di maturità in rapporto a quella che è la sua giovanissima età: “Ho 22 anni e sono mamma di un bimbo di due”. “Il mio augurio - afferma a ilQuaderno.it - è quello di riuscire a ritagliarmi un posticino nel cuore dei miei lettori. Per il mio futuro ho tanti progetti, ma quello che mi auguro è riuscire ad essere sempre fedele ai miei ideali di donna e madre. Tutto il resto verrà con il tempo”.
Claudio Donato
11 maggio 2019

Evento

Libreria Santamaria, Benevento
Un incontro culturale incentrato sull'analisi del romanzo "Cento grammi di Sole", ora in campagna di crowdfunding tramite la casa editrice bookabook.
L'evento mira alla presentazione della campagna ma anche alla discussione delle tematiche socio-culturali sulle quali il romanzo si fonda.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    “Scritto con la grinta e l’impeto di una giovane che usa la penna per esorcizzare le proprie paure, vere o verosimili, reali o immaginate, Cento grammi di sole è un romanzo, ma ancor di più una terapia, per sconfiggere i timori di ognuno di noi…”

    da Realtà Sannita – anno XLII – n.10 – Antonino Iorio

  2. (proprietario verificato)

    Quando scelgo un libro da leggere lo faccio con la speranza di trovare un pò di me in uno dei personaggi, in un capitolo, in un dialogo o anche solo in una frase. In cento grammi di sole ho trovato un pò di me in più riflessioni di Ronnie. Mi sono tornate in mente cose che avevo cercato di allontanare ma che purtroppo erano e sono ancora lì. “Perché l’amore non è come lo raccontano, bello e spensierato, l’amore lacera, distrugge, annienta.”
    Complimenti Faby 😘

  3. (proprietario verificato)

    100 grammi di sole è il riflesso di vita di molte persone, inclusa la mia. Ho divorato la lettura, molto piacevole e intrigante. Ancor prima di pormi delle domande, le risposte mi saltavano addosso. Nulla è stato lasciato al caso. È come se anche io mi fossi trovata in quella situazione ma a differenza di Ronnie non so se avrei avuto la sua stessa tenacia, determinazione e un forte senso all adattamento come lo ha avuto lei. La considero l enciclopedia più bella, quella che da voce ai sentimenti dei ragazzi che si trovano nel limbo.. quasi una guida. Il libro è assolutamente fantastico! Consiglio a tutti di leggerlo!!! Grazie Amica 💕

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Fabiana Zollo
è nata nel 1997 a Benevento, dove vive tuttora. Cento grammi di sole è la sua seconda opera, un romanzo che riprende le tematiche narrative a lei più care: l’amore e il riscatto sociale.
Fabiana Zollo on FacebookFabiana Zollo on Instagram
LEGGEREACASA fino al 3 aprile regaliamo un libro in formato digitale tra una selezione di titoliScopri quali
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