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Che Storia è questa?

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Filippo, come molti bambini, non ama la storia: la trova proprio noiosa! Passa ore sui libri senza riuscire a combinare niente… finché non arriva Histos! Il magister del regno di Tellandia lo porterà a fare un giro nella Storia: tra cene preistoriche, visite alle piramidi d’Egitto e una corsa alle Olimpiadi dell’antica Grecia, Filippo non avrà il tempo di annoiarsi e scoprirà che conoscere il passato non solo è divertente, ma è anche utile per interpretare il futuro.

Pioveva. La pioggia scendeva trasparente e silenziosa.

Le gocce atterravano sui vetri, talvolta singole, talvolta finivano per ingrossare quelle posatesi prima e, più gonfie e pesanti, poi precipitavano lungo le lastre. Giochi di diagonali, coreografiche discese per poi terminare l’arrivo sulla guarnizione della finestra.

Pioveva e non c’era vento. Si era accumulata tanta acqua lungo i bordi della strada e l’erba e i cespugli che vi facevano da confine, inermi e rassegnati, si ripiegavano all’indietro a ogni schiaffone d’acqua inferto dalle macchine che transitavano. Le nuvole erano scese lungo il crinale del monte e sembravano tanti segnali di fumo.

Filippo era dietro il vetro della finestra della sua camera. Viso paffuto, capello ribelle e pallone sotto il braccio.

Ma quanta ne hanno ancora da buttare giù? si chiese guardando con occhi speranzosi le nuvole gonfie d’acqua in un cielo basso e cupo.

Che schifo di giornata! realizzò rassegnato.

Gli occhi di Filippo, scuri come la notte più buia, continuavano a fissare nel vuoto, oltre i vetri, e si facevano accigliati.

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Tutti i programmi vanno in fumo; domani Tommaso farà sicuramente il gradasso a scuola e racconterà del rigore che ha segnato ieri, facendolo passare come un’impresa impossibile. Ma che colpa ne ho io se non l’ho parato? Il pallone m’è scivolato dalle mani! I guantoni mi vanno larghi e l’ho pure detto al mister! Ma lui mica ci sente! Macché! Domani glielo dico che in porta non ci voglio stare! Cavolo!

Disegna il protagonista

 

Sospirò forte e il vigore dei suoi propositi si concretizzò in una nuvoletta di vapore sul vetro. Ci giocherellò con l’indice destro tracciando dei ghirigori, poi, lentamente, si voltò verso il pallone, saldamente stretto nell’incavo del braccio sinistro. Ruotò lo sguardo nuovamente verso il paesaggio di un grigio senza speranza fuori dalla finestra e, rassegnato, lasciò andare l’amico fedele dei giochi.

Filippo guarda il paesaggio dalla finestra della sua cameretta. Com’è, invece, lo scenario che osservi tu dalla finestra della tua stanza? Quali colori prevalgono?

Afferrò lo zaino e lo trascinò verso la scrivania della sua camera con la stessa leggiadria con cui un condannato ai lavori forzati sposterebbe la sua palla al piede. Lo aprì e ne estrasse il diario, il sussidiario e il quaderno con la copertina di Spongebob, quello di Storia. Aprì il diario e lesse pigro la consegna: “Studiare pagina 87 e completare sul quaderno”. Il sussidiario aveva, in copertina, un gruppo di bambini sorridenti, che si tenevano per mano e chiudevano, in un grande cerchio, il Colosseo, la Piramide di Giza, una carro sumerico e un soldato di terracotta dell’esercito cinese.

Filippo si sedette. Una gamba piegata verso l’interno che gli faceva da cuscino. Aprì il libro.

«Settantotto… ottanta…»

«Etciù

Filippo aggrottò le sopracciglia. Si guardò intorno. Aveva veramente sentito starnutire?

«Ottantaquattro… ottantacinque…» continuò a contare.

«Etciù!» Di nuovo lo starnuto! Filippo non aveva dubbi. Stavolta l’aveva sentito ben distinto! Continuò a voltare le pagine, lentamente.

«Ottantasei… ecco… pagina… ottantaset…» Non fece in tempo a scandire l’ultima sillaba che dal libro saltò fuori un omino grande quanto il baccello di un fagiolo. Aveva in testa uno strano copricapo. Sembrava un carro armato con le piume. Indossava un buffo gilet pieno di bottoni colorati, un gonnellino bianco profilato di rosso e ai piedi calzava un paio di sandali di cuoio allacciati fino al ginocchio.

Stiracchiò le braccia verso l’alto, sbadigliò un po’, fece dei saltelli come un pugile sul ring per sciogliere i piedi intorpiditi.

«Finalmente!» esordì con voce chioccia «Non ne potevo più di starmene schiacciato tra la Porta di Ishtar e la Stele di Rosetta! E poi… Etciù! Quanta polvere! Da quant’è che non aprivi questo libro, giovanotto?»

«Be’… io veramente non mi ricordo, ecco» farfugliò Filippo mentre sentiva le guance avvampare.

L’omino si mosse con passi piccoli, ma frettolosi, sulla pagina del libro. Con il piede spinse indietro e poi lisciò la piccola lingua nell’angolo del foglio. Poi decise di scendere dal testo. Con un piccolo balzo atterrò sulla scrivania e andò a sedersi su un mucchietto di figurine dei calciatori che era un po’ più in là.

Chi è saltato fuori dal libro di Storia di Filippo? Rileggi la descrizione e poi aggiungi qualcosa di personale. Scatena la fantasia!

1516

Filippo non credeva ai suoi occhi! Era frutto della sua immaginazione o c’era veramente quella buffa figura seduta sulla faccia di Hamsik? Spalancò gli occhi per lo stupore e seguì con lo sguardo i suoi movimenti. Quel piccolo folletto si era già stancato di stare seduto e ora passeggiava frettolosamente in lungo e in largo. Giocò a Campana sui pulsanti della tastiera del PC, girò intorno al portapenne, fece una piccola capriola e concluse, finalmente, la sua vivace uscita dal libro sedendosi sul dorso della mano di Filippo.

Lo sai che il gioco della “campana” è conosciuto in tutto il mondo? Ci hai mai giocato con i tuoi amici? Conosci le regole?

«Come ti chiami, giovanotto?» chiese l’omino con tono deciso.

«Fi-Filippo, signor folletto» rispose il bambino ancora confuso per la sorpresa.

«Signor… chi? Senti, Filippo, chiariamo un punto, togliamo i convenevoli e passiamo a darci del tu e, soprattutto, sappi che io non sono un folletto! I folletti vivono nei boschi, sono dei gran burloni e non è facile vederli. E a me sembra che tu mi stia vedendo, o no?»

«Certo che ti vedo! E ti sento anche! Ma se non sei un folletto, allora che cosa sei?» chiese Filippo confuso.

«Mi chiamo Histos» annunciò l’omino, levandosi in piedi e compiendo un plateale gesto col braccio. «Sono un Magister, modestamente! Vengo dal regno di Tellandia e sono stato inviato qui per aiutarti.»

«Aiutarmi?» domandò il bambino con gran stupore. «Ma io non ho mica bisogno di aiuto» chiarì Filippo.

«Ne sei proprio sicuro? I Saggi del Gran Consiglio hanno sentenziato che è da un po’ che studiare la Storia ti fa storcere il naso. Risulta anche a te, mio caro?» ironizzò l’omino.

Filippo si rese conto che con quel tipetto c’era poco da fare i furbi e conveniva dire la verità. D’altronde, non si sbagliava. A lui la Storia proprio non piaceva!

Così confessò: «Be’, vedi Histos, scusa se te lo dico, ma a me la Storia annoia un po’… sono tutti fatti accaduti nel passato e quelle persone ora non ci sono più. Che senso ha studiare quello che è successo tanto tempo fa?».

«La Storia sei tu, caro Filippo» disse con calma Histos. «Se sei in grado di comprendere tante cose, se parli una lingua comune a tutte le persone della tua Nazione, se conosci il valore della pace e consideri inutile la guerra come soluzione dei problemi, se puoi chiacchierare con un tuo amico attraverso la tastiera del computer, lo puoi fare, caro Filippo, perché qualcuno prima di te ha agito. Mi segui?»

«Be’… non tanto, a dir la verità» ammise il bambino.

Paziente, Histos continuò.

«Immagina una grande montagna, Filippo. Devi immaginarla molto grande, però. Tu sei seduto sulla vetta più alta. Hai visualizzato l’immagine?»

Filippo annuì diligente.

«Bene. Cosa vedi da lassù?» chiese l’omino.

«Vedo quello che è davanti a me, Histos, vedo spazi sconfinati e poi ancora più oltre intravedo altro. Ma riesco a guardare anche dietro, se mi giro» rispose il bambino.

«Ecco quello che cercavo di dirti, caro Filippo» spiegò l’omino. «Tu sei seduto sulla Storia! Questo ti permette di ipotizzare il futuro basandoti sul passato! Non lo trovi semplicemente fantastico?» concluse Histos entusiasta.

18 febbraio 2019

Aggiornamento

Oltre che nel gruppo, ora è possibile seguire il piccolo Filippo anche sulla pagina Facebook Che Storia è questa?
18 febbraio 2019

Aggiornamento

"Che Storia è questa?" è anche su Instagram. Seguitelo su: maestra_esterita
08 febbraio 2019

Evento

Puglianello (BN)
Il piccolo Filippo, protagonista di "Che Storia è questa?" è invitato al convegno "Erbe aromatiche nella Storia" a raccontare del suo viaggio straordinario e delle erbe aromatiche che ha conosciuto nelle epoche storiche da lui attraversate.
21 settembre 2018

Aggiornamento

Scopri il gruppo di Esterita Selvaggio su Facebook
28 dicembre 2017

Evento

Presentazione del libro "Che Storia è questa?" in occasione della rassegna letteraria "La vendemmia dei Libri", Castelvenere (BN)

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ottima opera prima di una scrittrice emergente. Dal suo libero traspare evidente la sua vocazione per l’insegnamento e l’innegabile capacità di incantare e coinvolgere i bambini nella lettura. Il libro si legge tutto d’un fiato e le chiuse dei capitoli sono sfruttate ad arte per incuriosire anche il lettore adulto. Ne consiglio vivamente la lettura e mi auguro che la scrittrice continui a raccontare nuove storie.

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Esterita Selvaggio
Esterita Selvaggio, insegnante di scuola primaria, vive a Telese Terme, in provincia di Benevento. Sempre in cerca di nuovi modi per coinvolgere e rendere partecipi i bambini a scuola, con Che storia è questa? propone un nuovo modo di insegnare la Storia.
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