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Choiceless

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Consegna prevista Aprile 2021
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A Diverem, una città circondata da una Barriera impenetrabile, i cittadini sono posti sullo stesso piano; ogni differenza soppressa. Kyle Underwood conduce una vita all’apparenza sicura e tranquilla, ma interamente programmata dal governo della città.
Tra poche settimane, a lui e agli altri suoi coetanei verrà iniettato un siero che permette di far sviluppare una tra cinque abilità: la telecinesi, la super forza, la super velocità, la vista o l’udito amplificato.
Kyle dovrebbe essere felice di acquisire un potere. Dopotutto, chi non lo sarebbe? Tuttavia, è terrorizzato. Il siero, infatti, può concederti un’abilità oppure ucciderti durante il processo. Ma sopravvivere sarà abbastanza per porre fine a tutte le angosce? Oppure, sarà solo l’inizio? Kyle dovrà destreggiarsi in una società che ostenta il progresso sul concetto di uguaglianza, arrivando a fare delle scelte che non gli sono concesse e che definiranno chi è e chi diventerà.

Perché ho scritto questo libro?

Le storie e i personaggi mi hanno sempre concesso dei valori cui attaccarmi. Entrando nella vita adulta, quei valori si sono sicuramente evoluti assieme a me attraverso varie situazioni, ma sono comunque rimasti al loro posto. “Choiceless” è, innanzitutto, un tentativo di passare a qualcun altro i miei pensieri, come tanti autori hanno fatto per me. In secondo luogo, è anche un gesto di ringraziamento verso tutte quelle persone che mi hanno formato e, senza le quali, non sarei chi sono adesso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 4

Il centro della Raccolta era un edificio diverso dagli altri. Sembrava più moderno, forse perché era stato costruito dopo la guerra. Come l’osservatorio, era fatto per la maggior parte di vetro, ma non era altrettanto alto. Kyle non l’aveva mai visto dall’interno ma sapeva che c’erano molte stanze in cui veniva iniettato il siero.
Accompagnato dai suoi genitori, si trovava proprio davanti all’edificio. Non sapeva se li voleva davvero lì. Da una parte era contento della loro presenza, ma dall’altra sentiva di dover sbrigare quella faccenda da solo. Se c’era qualcosa che non voleva mai fare era coinvolgere gli altri nei suoi problemi.
Non appena Kyle oltrepassò le porte dell’entrata principale, si ritrovò in una stanza enorme, piena di persone. Ai lati dell’entrata, due guardie osservarono Kyle con circospezione. Quegli occhi puntati su di lui gli fecero venire la pelle d’oca. I banchi per la registrazione erano disposti per tutta la sala e, al termine della procedura, sarebbe stato rilasciato un biglietto con su scritto il proprio nome e la stanza da raggiungere. Era una formalità che andava rispettata poiché era l’unico metodo di controllo sull’assunzione del siero da parte di tutti.
Kyle si disse che in tutta quella confusione non sarebbe mai riuscito a trovare Derek. Invece, riuscì a individuarlo quasi subito, dopo aver dato un’occhiata in giro. Era con i suoi genitori. Kyle gli fece un cenno con la mano per attirare la sua attenzione e, non appena lo vide, lui lo raggiunse all’istante.

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Entrambi indossavano una giacca e dei pantaloni neri come gli altri ragazzi per quel giorno importante. A Diverem, tutti si vestivano con i medesimi indumenti. Con le provviste, venivano consegnati solo completi blu, grigi e neri, oltre a quelli che venivano fabbricati per il lavoro.
David ed Elisabeth salutarono e abbracciarono Derek. In quel momento, Ella e William si unirono a loro. A Kyle erano sempre piaciuti. Erano persone molto alla mano, semplici; del genere che ti darebbero subito il proprio aiuto se glielo chiedessi.
«Come stai?» chiese Ella a Kyle dopo averlo abbracciato. Derek fulminò la madre con lo sguardo.
«Bene» si affrettò a rispondere Kyle. «Insomma, considerato il tutto.»
David e William presero a discutere di lavoro mentre Elisabeth ed Ella continuarono ad ammirare i loro ragazzi. Entrambe avevano gli occhi lucidi.
«Forse, è meglio se io e Kyle andiamo a registrarci» disse Derek. Elisabeth ed Ella annuirono mentre un brivido scosse Kyle nel profondo, facendolo sussultare.
Intorno a loro, la folla continuava ad aumentare, così come il rumore prodotto da tutte quelle persone. Kyle riuscì a stento a tenere il passo di Derek e a farsi largo tra tutta quella gente. Appena raggiunto il bancone più vicino, si misero in fila. Davanti a loro, c’era solo una ragazza un po’ paffutella che aveva il volto rigato dalle lacrime. Nel vederla, Kyle serrò la mascella e strinse i denti. Gli dispiaceva per lei; gli dispiaceva per tutti quei ragazzi raggruppati lì come bestie da macello.
Realizzò improvvisamente che non era stato il solo a essersi trovato ad affrontare l’ansia e il panico in quegli ultimi mesi. Ammise, vergognandosene, che una parte di lui ne era sollevata.
«Il prossimo» gridò una donna sulla cinquantina, seduta dietro al bancone. La ragazza davanti a Kyle se ne andò singhiozzando in silenzio; le trecce rosse che le cadevano lungo le guance. Kyle si avvicinò e allungò una mano. La donna dietro al bancone gliela agguantò in modo rude e registrò le sue impronte digitali con un dispositivo. Sullo schermo dell’apparecchio apparve il suo nome. La donna estrasse un biglietto da una stampante a cui era collegato il dispositivo delle impronte digitali. Lo porse a Kyle e, senza alcuna delicatezza, disse: «Il prossimo».
Lui si spostò per far passare Derek e, non appena fu abbastanza lontano dal bancone, si rigirò il biglietto tra le dita. C’era scritto:

Kyle Underwood
Stanza 251 (secondo piano)

Proprio accanto al suo nome c’era una sua foto. Derek lo raggiunse pochi secondi dopo. «Che stanza hai?»
«251. E tu?»
«252» disse. Poi, corrugò la fronte. «Non pensi che sia venuto male in questa foto?»
Kyle sorrise e scosse la testa. Aveva bisogno della sua leggerezza e del suo umorismo. Si affrettò a guardare la foto di Derek e, assumendo la sua stessa aria perplessa, rispose: «Mi sembra che tu sia venuto meglio del normale».
Derek lo spinse, facendogli quasi perdere l’equilibrio. «Grazie del supporto morale.»
Entrambi tornarono dove avevano lasciato i loro genitori e gli comunicarono in quali stanze erano stati assegnati. Nessuno trovò niente da dire, lasciando spazio al silenzio. Kyle riuscì a stento a sopportarlo. Era davvero arrivato quel momento; di separarsi dai suoi genitori, di andare a ricevere il siero, di tirare la moneta in aria e vedere quale faccia sarebbe uscita. Testa o croce. Vita o morte. Kyle, non seppe con che coraggio, disse, rivolgendosi a Derek: «Andiamo?»
Derek annuì e basta. Quel singolo e fluido movimento significava che era pronto come non mai a seguire Kyle ovunque si fosse diretto. Non importava se verso le loro stanze o sul tetto dell’edificio per tentare una fuga di improbabile riuscita.
Kyle si avvicinò a Elisabeth e l’abbracciò. «Ci vediamo all’uscita della tua stanza» disse lei. Con lo stomaco improvvisamente vuoto, lui la strinse forte a sé per non dimenticare quella sensazione, nemmeno quando gli avrebbero iniettato il siero. E neanche dopo, indipendentemente da quello che sarebbe successo. Gli ci volle tutta la sua forza di volontà per staccarsi da lei. Ma almeno, aveva sempre suo padre. Si diresse verso David che lo avvolse tra le sue braccia come se avesse ancora otto anni. «Sono così orgoglioso di te e lo sarò sempre» gli sussurrò all’orecchio. «Non dimenticarlo mai.» La sua stretta era salda e, per un istante, Kyle pensò che niente di male gli sarebbe mai potuto accadere, che sarebbe sempre stato al sicuro.
Dopo averlo lasciato, andò verso William ed Ella e loro lo abbracciarono con lo stesso calore dei suoi genitori, tanto da non saperne quasi percepire la differenza. David ed Elisabeth, intanto, stavano abbracciando Derek. A Kyle sembrò che gli avessero detto qualcosa perché il suo amico s’irrigidì, solo per poi tornarsi a sciogliere nel loro abbraccio.
Terminati quei saluti, Kyle e Derek si diressero verso le scale che li avrebbero portati al secondo piano. I gradini erano rivestiti di una sorta di parquet elegante ma anche molto sobrio e di un colore giallo chiaro. A ogni loro passo, uno scricchiolio si diffondeva e si propagava per l’intera scalinata. Ai lati, erano state situate delle ringhiere in ferro per poter facilitare la salita. Il loro motivo risultava essere molto semplice, così come gli stessi gradini.
Kyle si concentrò sulla luce del sole che filtrava dalla parete destra fatta completamente di vetro. “No” si disse. Non sarebbe finito tutto. Rivolse il suo sguardo verso Derek e vide che stava camminando a testa bassa, assorto nei suoi pensieri. Kyle si rendeva conto che il suo migliore amico stava iniziando a mostrare delle incertezze. Poteva quasi risultare una situazione comica dato che lui aveva trovato finalmente un barlume di speranza e Derek l’aveva persa.
«Che ne dici se dopo questa pazzia ce ne andiamo nella radura e cominciamo a esercitarci con le nostre nuove abilità?» chiese Kyle con una tranquillità disarmante. Derek alzò la testa e lo guardò sorpreso. «Come? Voi subito essere umiliato?»
«Scusa? Ti rendi conto che la tua abilità, in confronto alla mia, sarà solo…»
«Solo…?»
«Sì, insomma. Sarà molto più debole» concluse, sbrigativamente.
«Questo lo vedremo» replicò Derek.
«Puoi contarci.»
Si scambiarono un’occhiata seria. Poi, entrambi si misero a ridere così forte che li avrebbero potuti sentire in ogni piano di quell’edificio. Le poche persone che li incontrarono li scrutarono come se avessero una malattia sconosciuta e altamente contagiosa. In effetti, non era molto normale ridere a crepapelle mentre cercavi di raggiungere la stanza dell’iniezione, ma era anche altrettanto vero che quella poteva essere la loro ultima occasione di sorridere e di comportarsi come avevano sempre fatto.
Riuscirono a calmarsi troppo tardi: le loro facce erano già diventate rosse e le guance erano bagnate dalle lacrime.
«Comunque, perché vuoi andare ad allenarti?»
«Non è ovvio?»
«Ehm, no» rispose, grattandosi i capelli corvini che, per una volta, erano ordinati in una sola direzione.
Kyle mise su un sorrisetto colpevole e fece: «Perché uno: dobbiamo essere i migliori dell’accademia. E due: perché, quando rivedremo James e Miles, dovremo umiliarli davanti a tutti».
Derek assunse un’espressione a metà tra il complice e l’arrabbiato. «Ci puoi giurare.»
Continuarono a salire le scale per qualche minuto e arrivarono davanti alla porta della stanza numero 251. Quella di Derek era proprio dietro l’angolo, ma sembrava essere distante chilometri. Si fissarono per un lungo istante, consapevoli che anche loro si dovevano dividere. Ma Kyle era anche sicuro che si sarebbero rivisti. Se lo sentiva. Proprio quando stava per aprire la porta, Derek lo fermò, abbracciandolo. Fu talmente sorpreso nell’avvertire la sua stretta che rimase immobile. Solo quando si rese conto di avere ancora le braccia penzoloni lungo i fianchi, ricambiò il gesto dell’amico e lo strinse con tutta la forza che aveva. Lo sguardo di Kyle era rivolto avanti, alla parete con cui terminava il corridoio. Davanti ai suoi occhi presero vita tutti i ricordi dei momenti passati assieme a lui. Le immagini di ogni singola risata che avevano fatto e di tutte le discussioni che li avevano divisi si formarono e si spezzarono davanti a lui in un battito di ciglia. Non era in grado di arrestare quel flusso di ricordi che lo stava bombardando né di dargli un ordine temporale. Poi, un’immagine più lenta delle altre si fermò quel tanto che bastava affinché lui la potesse afferrare. Questa si allargò per tutta la sala e fu come assistere alla proiezione di un vecchio film di cui conosci già ogni dettaglio. Era il giorno in cui avevano scoperto la radura. Avevano nove anni e stavano per scendere la strada diroccata anche se Elisabeth ed Ella si erano sempre raccomandate di non avvicinarvisi mai. Kyle aveva messo per sbaglio un piede su un piccolo sasso ed era scivolato, cadendo in mezzo ai detriti. Si era sbucciato un ginocchio e del sangue aveva iniziato a uscire dalla ferita. Gli occhi gli erano diventati lucidi per il dolore e sarebbe voluto tornare subito a casa, ma Derek lo aveva rassicurato, si era inginocchiato accanto a lui e, con un fazzoletto che aveva estratto dalla tasca dei suoi pantaloni blu, gli aveva coperto la ferita.
Quel ricordo fu l’ultimo che si manifestò davanti a lui. Gli fece rammentare che Derek lo aveva sempre protetto. C’era sempre stato per lui; così come Kyle c’era sempre stato per Derek. Si erano spalleggiati e aiutati a vicenda fin dal principio, come due amici dovrebbero fare. Loro, però, non erano più semplici amici da tanto. Ormai, erano fratelli; due che si sarebbero sacrificati l’uno per l’altro se ce ne fosse stato bisogno. Due, molto più uniti di tanti altri che condividevano lo stesso sangue.
La voce di Derek lo riportò al presente, accompagnata dal colore che il suo corpo irradiava. «Kai, sei il mio migliore amico e… ti voglio bene. Sei una delle persone più importanti della mia vita e lo sarai sempre. Non importa quello che accadrà.»
Kyle stava stringendo Derek così intensamente che pensava di potergli rompergli un osso. Con voce roca, disse: «Anch’io ti voglio bene».
Rimasero ad abbracciarsi per quelli che sembrarono secoli e, quando si lasciarono, a Kyle sembrò di aver perso qualcosa di essenziale. Derek si girò e si diresse nella direzione della sua stanza. Prima che superasse l’angolo e sparisse alla vista, Kyle lo fermò, sentendo l’esigenza di rimarcare quello che non sembrava più essere molto scontato. «Ci vediamo presto.»
Lui si girò. Kyle intercettò i suoi occhi verdi brillare. «Ci vediamo presto» rispose. Derek se ne andò e lasciò il suo amico completamente solo.
Kyle si rivolse alla porta che non aspettava altro che essere aperta. Il sangue gli stava pompando nelle vene con aggressività. Il battito del cuore gli rimbombava nelle orecchie. Tutte le emozioni che aveva provato ritornarono a galla, molto più amplificate di quanto non fossero mai state, e lo fecero rabbrividire. Fissò la porta che aveva davanti, incapace di aprirla. Si guardò intorno per un istante, quasi sperando che qualcuno accorresse e dicesse che era stato tutto abolito, e che non si sarebbe più parlato di Raccolta, di abilità o di iniezioni in tutta la storia di Diverem. Ma non fu così. Nessuno lo raggiunse. Nessuno fermò niente. Kyle fece un ultimo, profondo respiro e deglutì. Finalmente pronto per quello che lo attendeva, strinse la maniglia e, prima di entrare, chiuse gli occhi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Daria Schiavolin

    (proprietario verificato)

    “Sei qui e non fa male”

    Eppure, per quanto ti guarisca, questa storia di male te ne fa un bel po’.

    A Diverem ogni decisione è a pannaggio dei Fenomeni, individui molto dotati, incaricati di gestire la società e di far rispettare la legge. Sono dei veri e propri livellatori sociali, chiamati ad annientare anche la più piccola briciola di diversità.
    Kyle e Derek si devono sottoporre, con i loro coetanei, alla somministrazione di un siero in grado di conferire ai soggetti un’abilitá particolare (telecinesi, super forza, vista migliorata, udito amplificato, super velocità). Sempre che il siero stesso non diventi letale. Kayle dovrà fare i conti con le proprie emozioni: rabbia, frustrazione, amore, vendetta. Definire se stessi a 17 anni è una sfida debilitante, e provare a farlo in una società che annulla le individualità è ancora più difficile.

    Dario ci regala un romanzo avvincente, adrenalico, spiazzante. “Choiceless” è il suo esordio. I punti di forza della narrazione sono i dialoghi, dai quali emergono prepotenti le personalità degli interlocutori. Tutto ruota intorno all’amicizia e alla forza delle relazioni. È facile riconoscersi in Kyle, Derek, Dylan, Eric, Emma e Lexa; è impossibile non ridere alle loro battute o non sentirsi parte del loro gruppo. Ognuno di loro ha un ruolo ben preciso non solo ai fini della trama, ma soprattutto nell’economia delle loro relazioni.

    La sua penna è ironica ed emozionale: ci fa vedere, ci fa sentire, ci fa provare. Questa storia non è perfetta, poche le sono, però è vera e genuina, ed è molto ben scritta: Dario secondo me è nato per essere uno scrittore: è la sua essenza. Pochi libri mi hanno lasciato un senso di vuoto e nostalgia, di mancanza. E Choiceless è uno di questi!

  2. Daria Schiavolin

    (proprietario verificato)

    𝑆𝑒𝑖 𝑞𝑢𝑖 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑒

    Eppure, per quanto ti guarisca, questa storia di male te ne fa un bel po’.

    A Diverem ogni decisione è a pannaggio dei Fenomeni, individui molto dotati, incaricati di gestire la società e di far rispettare la legge. Sono dei veri e propri livellatori sociali, chiamati ad annientare anche la più piccola briciola di diversità.
    Kyle e Derek si devono sottoporre, con i loro coetanei, alla somministrazione di un siero in grado di conferire ai soggetti un’abilitá particolare (telecinesi, super forza, vista migliorata, udito amplificato, super velocità). Sempre che il siero stesso non diventi letale. Kayle dovrà fare i conti con le proprie emozioni: rabbia, frustrazione, amore, vendetta. Definire se stessi a 17 anni è una sfida debilitante, e provare a farlo in una società che annulla le individualità è ancora più difficile.

    Dario ci regala un romanzo avvincente, adrenalico, spiazzante. “Choiceless” è il suo esordio. I punti di forza della narrazione sono i dialoghi, dai quali emergono prepotenti le personalità degli interlocutori. Tutto ruota intorno all’amicizia e alla forza delle relazioni. È facile riconoscersi in Kyle, Derek, Dylan, Eric, Emma e Lexa; è impossibile non ridere alle loro battute o non sentirsi parte del loro gruppo. Ognuno di loro ha un ruolo ben preciso non solo ai fini della trama, ma soprattutto nell’economia delle loro relazioni.

    La sua penna è ironica ed emozionale: ci fa vedere, ci fa sentire, ci fa provare. Questa storia non è perfetta, poche le sono, però è vera e genuina, ed è molto ben scritta: Dario secondo me è nato per essere uno scrittore: è la sua essenza. Pochi libri mi hanno lasciato un senso di vuoto e nostalgia, di mancanza. E Choiceless è uno di questi!

  3. (proprietario verificato)

    Libro consigliatissimo, l’ho acquistato da poco e sto divorando l’eBook. La trama è molto avvincente ma la cosa che preferisco in assoluto è la caratterizzazione dei personaggi.
    È a tutti gli effetti un romanzo di formazione, i personaggi crescono e si delineano con il procedere della storia trovandosi, a dispetto del titolo, a dover prendere delle scelte. Ho apprezzato molto come sono state affrontate certe tematiche ma adesso concludo per non spoilerare! Posso consigliarvi solamente di non lasciarvelo sfuggire!!!

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Dario Fedeli
Dario Fedeli, classe 1996, ha avuto un forte attaccamento alle storie fin da giovanissimo. Durante l’ultimo anno in un istituto tecnico di ragioneria, prende a formarsi nella sua mente l’idea di scrivere un’opera dal ritmo frenetico, ma che possa offrire anche spunti di riflessione. Piano piano, si delineano il mondo e i personaggi che lo abitano e che si sarebbero poi trasformati nel suo romanzo d’esordio, intitolato “Choiceless”.
Dario è cresciuto a Pomarance, nel bel mezzo delle campagne toscane, dove attualmente vive. Quando non si immerge nei suoi mondi, lavora come impiegato amministrativo. Le sue altre passioni sono la musica, che lo aiuta anche a tratteggiare alcune delle scene che scrive, e il bodybuilding.
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