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I colori del lago: la lunga strada del ritorno

I colori del lago: la lunga strada del ritorno
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Consegna prevista Aprile 2022

Alcuni aspetti di personalità complesse, possono manifestarsi attraverso i colori e l’uso di essi, come afferma bene Max Luscher, psicoterapeuta Svizzero.
Laura disegnava i suoi tormenti derivanti dal ricordo di una violenza subita da ragazzina nella pineta che si affaccia davanti un lago dai mille riflessi, tanti quanto i tormenti della protagonista. Il romanzo parla di vite vissute, di vittime che si trasformano in inconsapevoli carnefici assetati di vendetta, ma è anche la storia di un eredità combattuta, di intrighi e tradimenti, passione ed erotismo dove si evolve un difficile rapporto tra padre e figlia che nonostante due lingue e due menti diverse non smettono di volersi bene. Il lettore viene coinvolto in prima persona, invitato a saltare pagine, o a tornare indietro per riprendere il filo del discorso che lo porterà alla fine del sentiero dove la vita si dipinge di nuovi colori. Il libro è questo, ma anche tanto altro: al lettore lascio il compito di scoprire il resto .

Perché ho scritto questo libro?

Se il bisogno di scrivere è essenziale, il compito di raccontare storie inventate, prendendo spunto da realtà vissute o raccontate da terze persone diventa indispensabile. Sentivo la necessità di disegnare dei tratti somatici di vari personaggi in modo tale che il lettore si potesse identificare, e in questo quadro infondere speranza, non come accettazione passiva degli eventi, quanto un invito a non lasciarsi andare e lavorare per realizzare i propri sogni con consapevolezza nel qui e ora.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ciò che apparentemente sembra reale, in realtà è apparente, finzione scenica, invenzione 

della nostra mente, votata all’incantesimo dei nostri desideri più reconditi, mistificati da una 

realtà costruita ad arte per renderci mediocri attori, o il che è peggio, pessime comparse. 

 

Laura De Petris, una  bravissima pianista ,  insegnante di pianoforte presso il 

conservatorio di Roma, molto nota  in diversi paesi dove aveva tenuto in passato 

alcuni concerti e vinto una quantità enorme di premi; Friulana di nascita ma ormai a Roma 

da quando era appena ventenne , con una ferita in fondo al cuore a causa di una violenza 

subita da ragazzina .  
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Nata ai piedi di un colle detestato sin da bambina, ossessionata dalla vista dei pini e dei 

cipressi che si innalzavano appena fuori il recinto della villa del padre, dall’odore acre del 

fieno accatastato dai contadini, dallo sterco dei cavalli che tornavano stanchi dopo una 

giornata di duro lavoro a fianco di padroni e cavalieri poco convincenti, insieme al rombo 

dei motori dei trattori privi ormai di ogni entusiasmo. Dalla finestra della sua camera 

sognava il mare, la sabbia e gli scogli, l’ odore del pesce appena pescato, le reti dei 

pescatori tirate a riva e piegate ad arte pronte per un altra battuta notturna, dentro le assi 

di legno delle barche, dove lampare indecise fissavano l’ ombra di pescatori stanchi. 

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Lei sognava il mare, sin da bambina lo disegnava con i colori a cera che suo padre le 

comprava, consumando solo il blu scuro per il mare, l’ azzurro per il cielo, il giallo per il sole 

e a volte il marrone per disegnare le barche al centro del foglio. Laura  era figlia unica, 

senza amici con cui  giocare, con un padre intento alla conduzione della sua fattoria e 

dedito agli affari, con una madre sempre in preda a crisi isteriche, subentrate dopo un 

parto difficilissimo e imbottita per questo di antidepressivi che la resero  irriconoscibile agli 

occhi del marito e della figlia che non vedeva quasi mai . 

Quando finiva di studiare, e di pettinare e spettinare, spogliare e rivestire le bambole 

portate in regalo da suo padre ogni volta che rientrava da un viaggio e strimpellare il 

pianoforte, o dipingere con i colori a cera comprati all’unico emporio del paese , passava il 

tempo a guardare fuori dalla finestra, rapita dalle voci dei figli dei contadini che giocavano 

e correvano appena fuori il recinto della sua fattoria. 

Il gruppetto era composto da quattro ragazzini e due ragazzine, ai quali si aggiungevano 

un ragazzo e una ragazza di due anni più grandi, fratello e sorella, cugini di una  ragazza 

del gruppo emigrati con la famiglia in Germania per trovare fortuna e in vacanza d’ estate o 

tutte le volte che potevano.  

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Ognuno di loro aveva dei comportamenti codificati, prestabiliti, non per come avrebbero 

voluto essere nella realtà ma per l ‘ immagine che dovevano dare agli altri , per come 

volevano che gli altri li dipingessero, nascondendo i loro reali desideri distorti , malati, colmi 

di meccanismi di autodifesa , circondati da muri altissimi, illudendosi di poter dominare e 

controllare gli eventi, un modo come un altro per non soffrire, per sognare e divertirsi con 

quel poco che avevano, con le loro fragili  certezze, orgogliosamente celate, e 

impregnando la loro mente mista di pensieri proibiti e pulsioni e desideri soffocati in un 

cuscino, con la paura delle cinghiate  dei loro padri padroni ad ogni minimo atto di 

disobbedienza o di comportamenti fuori dalla norma.

Spesso si ritrovavano tutti insieme vicino al lago, per nuotare nelle calde giornate estive 

per poi lasciare asciugare i vestiti appesi ai rami degli alberi che circondavano il lago in 

tutta la sua circonferenza. Erano queste le poche occasioni dove senza eccessiva malizia 

potevano mostrare in parte i loro corpi di adolescenti, e il fatto fondamentale, come spesso 

raccontava Laura, era che per loro tutto questo rientrava nella norma. Il fatto di andare a 

nuotare al lago, aveva come scopo proprio quello di togliersi i vestiti, perché ogni scusa 

era buona per mostrarsi senza eccessiva malizia, come ho già scritto qualche riga fa. 

All’inizio erano solo i maschietti del gruppo che andavano a nuotare lasciando i vestiti 

appesi ai rami degli alberi mentre le femminucce nascoste li guardavano da lontano, e poi 

anche loro quando erano sicure di non essere viste o forse quando speravano di essere 

spiate andavano al lago a nuotare, lasciando le loro vesti appese agli alberi . Con il tempo, 

divento’ una cosa normale andare al lago tutti insieme senza troppa malizia sfidando il 

comune senso del pudore.  

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Secondo Laura  i problemi non nascono da ciò che vedi o ciò che vuoi far vedere, ma dalle 

intenzioni del cuore, e dai pensieri della mente, ovvero l ‘ immaginazione crea il peccato, 

non l’ azione in se……….

<>, avrebbe detto il mio amico Piero, siciliano di nascita ma romano di 

adozione, amministratore unico della società dove avevo trovato lavoro anni prima proprio 

grazie a lui e che nel tempo avrebbe riconosciuto le mie doti e qualità, tale da farmi 

diventare il suo vice  , come ho già scritto qualche rigo fa.

Minchiate, avrebbe detto:<< Fammela vedere, e partirò all’azione, con tutta l’ 

immaginazione e l’ intenzioni del cuore e non solo quelle. >>

Ma Laura   era cresciuta insieme alle sue bambole, i suoi disegni e il pianoforte che 

strimpellava da quando era piccolissima, con i suoi vestiti sempre nuovi, i colori del mare 

che sognava e disegnava ogni giorno, l ‘ odore del pesce appena pescato e le reti dei 

pescatori accatastate sulle banchine del porto in attesa di essere usate per un altra battuta 

di pesca. Lei non poteva uscire dal perimetro della sua tenuta, le era stato rigorosamente 

vietato, non poteva mescolarsi ai figli dei contadini. Tutte le sue escursioni si limitavano 

alla Domenica, giorno della Messa con annessa passeggiata nell’unica piazza del paese 

dove poter comprare il gelato d’ estate o la torta di mele d’ inverno nell’unico bar, tappa 

obbligatoria , luogo d’ incontro di tutti i paesani, con il vestito buono , quello della festa, con 

le bambine con il loro nastro rosa sui capelli, e i bambini con i loro pantaloncini nuovi, 

sostenuti da grandi bretelle e l’ unica camicia bianca stirata per l’ occasione. 

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Ogni tanto le veniva concesso di andare al lago, accompagnata dalla badante, per andare 

a dipingere sempre lo stesso quadro : Un grande battello, con un pianoforte a coda al 

centro, e una ragazzina intenta a suonare. 

Il padre di Laura   cercava di soddisfare tutte le richieste della sua piccola, non tanto per 

spirito di altruismo e dedizione, non tanto per renderla felice, piuttosto per compensare la 

sua incapacità di dare a sua figlia quello di cui avrebbe avuto realmente bisogno : amore, 

abbracci, protezione e affetto. Se le comprava qualcosa, era sopratutto per soddisfare il 

suo ego, non pensava al piacere che poteva provare la figlia. 

Egli non era in grado di dare una carezza, mai un abbraccio, un bacio, una coccola , una 

parola dolce, un richiamo affettuoso, un vezzeggiativo, ma non perché fosse un uomo 

cattivo , al contrario: La sua bontà il suo senso di giustizia ed equilibrio, il suo senso 

paterno verso coloro che lavoravano per lui era noto da tutti i suoi concittadini,  ma non 

aveva ricevuto un educazione in grado da comprendere come fare il padre. La sua 

educazione era stata rigida, severa, cresciuto a pane duro e cinghiate nella schiena ogni 

volta che suo padre-padrone anche senza apparente motivo scaricava la sua rabbia su di 

lui. 

Carattere mite ma non stupido, buono ma non fesso, molto abile negli affari e autorevole, 

ma non autoritario, silenzioso ma carismatico, con uno sguardo intenso e profondo in 

grado di comunicare qualunque cosa senza proferir parola.

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Inoltre con il tempo era riuscito a trasformare la sua azienda agricola in una piccola 

industria casearia, all’avanguardia rispetto ai tempi, con tanto di capannoni visitabili da 

famiglie e scolaresche che potevano ammirare il processo di lavorazione del latte. Il 

percorso guidato terminava poi con la degustazione e vendita di latte, cacao, formaggi 

tipici e mozzarelle. 

Aveva disposto anche delle botti piene di vino dove i visitatori potevano riempirsi i boccali, 

o le bottiglie, direttamente alla fonte . Gli estesi appezzamenti di terreno avevano fatto il 

posto a enormi capannoni; tuttavia aveva conservato parte di essi, trasformati in frutteti, 

sopratutto mele, pere e pesche. I visitatori potevano prendere un cesto e riempirlo con la 

frutta presa direttamente dall’albero. Un idea innovativa per quel tempo che fece 

aumentare il fatturato dell’azienda. 

Il punto di riferimento di Laura  era la nonna, una donna di 68 anni che viveva con loro 

nella tenuta, da quando il suo unico figlio decise di prendere moglie una giovanissima 

ragazza, figlia unica del barbiere del paese che lui aveva adocchiato sin dalla prima volta 

che entrò nel suo locale per farsi tagliare la barba  e rimasta in cinta troppo presto, appena 

tre mesi dopo il fidanzamento e per questo costretta a convolare a nozze in una fredda 

mattina di Dicembre nella Chiesa del paese il cui perimetro era circondato dai soliti pini e 

cipressi che rendevano ancora più lugubre il posto. 

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La felicità familiare fu però interrotta dopo la seconda difficile gravidanza, terminata 

con la nascita del secondogenito, un maschietto tanto desiderato dal padre, morto subito 

dopo il parto, causando crisi isteriche e convulsive alla madre e imbottita per questo di 

antidepressivi che la resero irriconoscibile agli occhi del marito e al resto dei parenti. 

Il volto di Laura lo potevi scorgere solo guardando verso la finestra della sua cameretta, da 

dove lei si affacciava intenta a guardare il mondo che la circondava, immaginando cosa 

potesse esserci fuori le mura della proprietà, nella speranza che un giorno sarebbe potuta 

uscire a suo piacimento , per esplorare da sola il mondo esterno immaginando di sedersi in 

riva al lago per dipingere, o guardare i contadini al lavoro, o giocare a nascondino con i 

suoi coetanei dei quali sentiva solo le voci in lontananza e ridere e giocare. 

Lei non poteva uscire di casa se non accompagnata dalla badante o dalla figlia di 

quest’ultima, una giovanissima  ragazza,  che nel tempo era diventata la compagna 

segreta del padre, dal quale riceveva regali, vestiti e soldi, a condizione di soddisfare ogni 

suo desiderio visto che la moglie ormai fuori uso non poteva più attendere alle sue 

mansioni.

Il pianoforte che si trovava nello studio del padre, era il passatempo preferito di Laura, e 

lei era cosi brava che molto sovente il padre anche dopo una lunga giornata di lavoro si 

deliziava nel vedere la sua bambina intenta a pigiare i tasti bianchi e neri della tastiera 

facendo vibrare nell’aria delle melodie non meglio identificate ma convincenti al punto tale 

da comprendere che sua figlia aveva ricevuto dal buon Dio un talento fuori dal comune. 

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Uno degli altri momenti preferiti di Laura , dove riusciva ad estraniarsi dal mondo intero, e 

dalla grigia e solitaria vita che era suo malgrado costretta a vivere era la pittura. Era il 

momento nel quale i colori a cera prendevano forma, materializzando la visione che era 

scolpita nella sua mente da sempre, dove ogni colore non era solo la rappresentazione di 

oggetti ben definiti e delineati, ma aveva un significato preciso per ogni stato d’ animo, 

come se la sua mente fosse divisa in tanti strati colorati, ognuno per ogni pensiero: Giallo 

come il sole che disegnava in alto a destra del foglio, come la sua fantasia che volava in 

alto oltre le colline che delineavano il paesaggio ;  Sole che con i suoi raggi trafiggeva le 

assi dei solai e dei granai che sembravano sospesi nell’azzurro del cielo.  

Blu come il mare, come i suoi pianti nascosti al resto della famiglia, come l’ inquietudine 

selvaggia che si manifestava spesso e volentieri, detestando la sua immagine riflessa, 

odiando il suo corpo che le veniva sempre troppo stretto . 

Infine il Marrone, come la barca che disegnava sempre e che chiamava “Rosalba della 

Vittoria” in memoria di una storia che sua nonna le aveva raccontato più volte, la storia di 

un imbarcazione che portava ogni notte il suo uomo a pescare e di una triste mattina 

passata al porto invano, aspettando il ritorno , che purtroppo non giunse mai. 

Quel giorno, le urla e le risate dei ragazzini che giocavano a mosca cieca fu un richiamo 

più forte del solito e lei come al solito affacciata alla finestra desiderava ardentemente 

vincere le sue paure e correre a giocare con loro. La videro da lontano e iniziarono a 

chiamarla, cercando in tutti i modi di vincere le sue resistenze. 

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L’ insistenza dei ragazzi si fece più forte, così raccolse i suoi capelli legandoli con un nastro 

rosso, oltre il coraggio che le serviva per l’ occasione e approfittando del fatto che sua 

nonna dormiva e la badante era in cucina intenta a preparare qualcosa per la cena, si 

cambiò velocemente d’ abito mettendo il vestitino più semplice che possedeva, e scese 

cercando di non fare rumore fino a varcare da sola per la prima volta il portone della villa.  

Quando giunse alla pineta, gli altri ragazzini  la accolsero con entusiasmo osservandola da 

capo a piedi come fosse un alieno, annusando il suo profumo e ammirando i suoi capelli 

legati con il nastro rosso.

Iniziarono a giocare, a correre, a rincorrersi e acchiapparsi, e poi tutti al lago dove i 

maschietti si misero a nuotare, e raccogliere l’ acqua con le mani rincorrendo le 

ragazzine rimaste a riva divertite cercando di bagnarle. 

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Il giorno nefasto : 

Un altro anno era trascorso, e venne l’ estate successiva, e il giorno nel quale i colori si 

spensero facendo sprofondare il senso gioioso dell’esistenza, avvolgendo la mente di un 

unico colore : Il nero. 

Un anno intero a quell’età , sicuramente fa la differenza, dove si passa dall’ingenuità alla 

malizia, dove crescono i desideri e le voglie alimentate da tempeste ormonali, e da giovani 

corpi che iniziano a prendere forma, suscitando curiosità, diventando oggetti di sogni 

spesso repressi e nascosti nel cassetto di un cuscino, immaginando scene d’ amore 

proiettate in uno schermo immaginario dove visualizzare i propri desideri nascosti.

I fienili, o i vigneti diventavano luoghi privilegiati per i figli e figlie di quel mondo rurale delle 

campagne friulane dove senza troppe inibizioni si sperimentavano le prime visioni di corpi 

acerbi desiderosi di mostrarsi o da guardare soddisfacendo così senza troppe inibizioni 

ogni curiosità adolescenziale fino a quel momento repressa o solo immaginata o qualche 

volta spiata attraverso i buchi delle serrature delle camere di sorelle o fratelli più grandi , o 

di stanze adibite a bagni dove la vasca era allora una tinozza più o meno grande, oppure 

dai racconti di fratelli e sorelle maggiori che instradavano i loro piccoli seguaci  sulla strada 

della sessualità.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Vincenzo Orlando
Sono nato in una borgata alla periferia di Palermo nel lontano 1963, che abbandonai insieme alla mia famiglia all'eta' di sette anni per ritrovarmi tra i banchi di una scuola elementare a Monfalcone, in Friuli venezia Giulia, dove sono cresciuto e formato. La passione per la scrittura e' nata tra i banchi delle scuole superiori, scrivendo poesie, racconti, pensieri e sceneggiature. Impregnato di cultura mitteleuropea, dopo il diploma ritorno alla mia citta' natale per riscoprire le mie radici, e dopo anni di esperienza e di vita vissuta, inizio un percorso di introspezione che portera' a cambiare la mia vita. Ho all' attivo due romanzi pubblicati, ho un lavoro e una famiglia e continuo spesso di notte a girovagare nella mia mente per creare nuove storie e nuovi personaggi che siano portatori sani di energia e di luce alimentando la consapevolezza di chi si apprestera' a leggere.
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