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Come nel deserto

Come nel deserto
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Consegna prevista Maggio 2022
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Adam vive con i suoi genitori a Romito Magra, un piccolo paese in provincia di La Spezia. Lui è un ragazzo timido e insicuro, ma al tempo stesso ribelle e anticonformista. Si sente diverso dagli altri e quando l’unico amico che ha, Ivan, si suicida, capisce che sta vivendo una vita che non gli appartiene.

Da lì in avanti, la vita di Adam non fa altro che peggiorare: lascia la scuola a causa del bullismo, suo padre tradisce la madre e poi lo abbandona, e si innamora di Agata; una ragazza che lo illude e lo ferisce. Dopo aver sofferto fin troppo, Adam decide di fuggire dal suo paese per intraprendere un viaggio alla ricerca di se stesso. Lungo il tragitto affronterà sfide, conoscerà nuovi aspetti di sé e proverà emozioni mai provate. Ma soprattutto incontrerà Juan, un uomo che lo convincerà ad andare in Brasile per lavorare con lui, cambiando le sorti del suo destino. Nel bene e nel male…

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché stavo attraversando un periodo difficile. Il mondo mi stava crollando addosso e mi sentivo impotente. Avevo paura di non farcela a rialzarmi, finché un giorno, ho tirato fuori il coraggio scrivendo una storia in cui ho cercato di esprimere le mie emozioni represse, con la speranza di far rispecchiare tutte le persone che, almeno una volta nella vita, si sono sentite sole e perse.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Mi chiamo Adam, e al tempo di questa storia avevo quindici anni. Ero un ra-gazzo sensibile e calmo come mia madre, da cui presi anche il neo sul naso e gli occhi verdi. Le persone mi vedevano silenzioso e introverso, ma quello che non sapevano era che la mia mente parlava fin troppo e spesso ci litigavo, perché si divertiva a crearmi problemi inutili. Non chiedevo tanto, solo di essere un adolescente che si godeva la vita senza farsi tormentare da pensieri negativi. Uno dei motivi che mi rendeva pessimista era il posto dove vivevo, che era brutto e privo di opportunità. Abitavo con i miei genitori in provincia di La Spezia, precisamente a Romito Magra, un paese urbano di pochi abitanti in cui si conoscevano tutti e nessuno si faceva gli affari suoi.

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Nel centro di Romito c’erano due bar che erano in competizione da sempre, nonostante avessero una clientela differente. Uno era popolato da giovani che trascorrevano le giornate fumando sigarette e giocando a biliardino, e l’altro era popolato da vecchi che si sfidavano a briscola a suon di vino e bestemmie. Poi c’era una farmacia solo per fare bella figura, dato che non era mai aperta quando serviva; una banca, che almeno una volta all’anno veniva rapinata; e un alimentari, in cui trovavi di tutto tranne il cibo buono. Il mio appartamento era situato lungo una strada pericolosa a cui dovevo fare attenzione se non volevo essere investito, ma anche gli automobilisti dovevano stare attenti, se non volevano rimetterci le gomme a causa delle grandi buche che c’erano. Mi vergognavo di abitare in quella casa, perché era sbiadita e piena di crepe che mi davano l’impressione che sarebbe crollata da un momento all’altro. All’interno avevo una cucina che faceva da sala e, in fondo alla parete, c’era un fornello malconcio accanto a un frigo arrugginito, davanti a cui c’era un tavolo scheggiato con tre vecchie sedie intorno e, infine, in un angolo una poltrona consumata.

Il bagno era alla sinistra della porta d’ingresso, e una toilette pubblica in confronto era lusso. Camera mia e quella dei miei genitori erano a destra dell’entrata, e a parte avere un misero letto e un armadio, erano così piccole che per entrare dovevamo metterci di traverso. E sia chiaro: io e mio padre eravamo alti un metro e settanta e pesavamo sessanta chili, mentre mia madre era alta un metro e cinquanta e pesava quaranta chili. La colpa non era nostra, ma dell’appartamento che era grande a malapena trenta metri quadri; dire che fosse minuscolo sarebbe un eu-femismo. Non avevo neppure un balcone, e quando l’odore della muffa impregnata sul soffitto diventava insopportabile, ero costretto a scendere le scale e uscire dal portone per prendere una boccata d’aria. Oltre a casa mia, odiavo il mio paese. Perché era freddo, monotono e rumoroso. Avrei voluto vivere in un posto tropicale dove regnava la tranquillità e potevo godermi il sole e la natura, ma purtroppo la realtà era tutt’altra. Sotto di me c’erano tre attività: una giocattoleria, che portava ogni pomeriggio un mucchio di bambini appiccicati alla vetrina che scalpitavano per entrare; una gelateria, che convinceva i genitori a prendersi una pausa dopo aver trascorso molto tempo nel negozio di giocat-toli; e una tabaccheria, che appena finito di mangiare il gelato, una sigaretta per scacciare lo stress ci voleva.

I commercianti che ci lavoravano sapevano che erano tutte indispensabili. Se solo una fosse per caso sparita dalla circolazione, Romito sarebbe stato deserto. Chi ci rimetteva ero soltanto io, che se uscivo venivo “assalito” da gente che sembrava non avesse mai visto un’attività aperta e voleva entrare a ogni costo prima degli altri. Per fortuna di domenica chiudevano.

Quel giorno sentivo di respirare un po’ meglio, e potevo uscire senza ri-schiare di venire travolto da un passante frenetico. L’unica cosa che mi piaceva si trovava dall’altro lato della strada, vicino a una chiesa cattolica in stile medie-vale, tra una panchina e un lampione. Parlo di un albero di ciliegio maestoso e bellissimo che, solo a guardarlo, mi metteva di buonumore. Non so come fa-cesse una semplice pianta a influenzare il mio stato d’animo.

Quando la osservavo, immaginavo di essere circondato da tanti maestosi e bellissimi alberi di ciliegio.

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Jacopo Bernacca
Jacopo Bernacca ha 26 anni e vive a Romito Magra, un piccolo paese in provincia di La Spezia. Lui è un ragazzo timido e insicuro, ma al tempo stesso ribelle e anticonformista. Ha vissuto una parte della sua vita in Brasile, un paese che gli ha fatto scoprire l’amore per la scrittura. Un amore che lo fa sentire come quando era bambino: libero e spensierato.
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