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Conosci Johnny?

Conosci Johnny?

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Novembre 2021
Bozze disponibili

Intorno al bar di Jimbo, capace di servire a tutti la bevanda di cui hanno bisogno, si intrecciano le vite di numerosi clienti: il buon Giovanni, netturbino padre di una bambina dolce e innocente; Stellina, spesso vittima di bullismo poiché affetta da sindrome di Down; Mia e Alberto, che hanno perso la loro figlioletta appena nata e vorrebbero disperatamente adottarne unʼaltra; Alice, coraggiosa ragazzina rimasta orfana, capace di tenere testa alle terribili bullette del paese; lʼalcolizzato Simone, assediato da fantasmi inconfessabili. Tra paure e sogni, atti di violenza e gesti di solidarietà, incontri e scontri, le vite dei clienti del bar di Jimbo si dipanano e prendono direzioni nuove e inaspettate.

Perché ho scritto questo libro?

In realtà il libro è nato quasi da solo. Ho ascoltato una serie di personaggi che volevano raccontare la loro storia, che mi sussurravano le loro vicende nei momenti più disparati della mia giornata. Ho guardato volti e letto i sogni dietro gli sguardi opachi e disperati, confidando che anche i dolori peggiori possono essere alleggeriti dal tempo e dalla speranza.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1

Conosci Johnny?

C’è un nuovo Bistro in Via del Fiordaliso, tutto azzurro e argentato. Roba fine per intellettuali, con le note dolci e struggenti del film di Amelie che sfuggono dalla porta socchiusa.

Un po’ un pugno nell’occhio in questa via trafficata e sboccata, ma si spera che possa elevare il livello.

Dietro il bancone c’è Jimmy boy. Jimbo per gli amici. Bruno con la pelle ancora abbronzata, forse ricordo di un viaggio al sole, è un bel ragazzo alto e slanciato, che palleggia i bicchieri di vetro fine con agilità e grazia.

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È la vera attrazione del Bistro, sorride a tutti e se passi davanti alla sua porta non puoi fare a meno di entrare.

Lo vedi all’opera, versare, comporre, shake-rare liquidi misteriosi e non riesci a staccare lo sguardo, convinto che poi in quel bicchiere troverai il paradiso. E così è. Mentre sorseggi quel liquido dorato, rosso o del colore che ti pare più bello, senti un fuoco dolce e intenso scenderti dentro. Finché il calore ti percorre le vene rimani sospeso, dopo cominci a parlare. E non c’è nessuno meglio di Jimbo capace di ascoltare.

Così, sotto i suoi occhi attenti e dolci, racconti la storia della tua vita con tutti i suoi misteri. Alla fine del bicchiere segreti non ve ne sono più e non vedi l’ora di provare ancora quell’ebbrezza. Non sai se è il cocktail magico che ti ha preparato, se sia l’ambiente con quella sua atmosfera suggestiva e raffinata che ti fa sentire migliore di quel che sei, o semplicemente la musica in sottofondo, complice dell’incanto.

Alla fine devi ritornare in strada e quando sei ormai fuori a camminare per le vie di quel paese disgraziato e polveroso capisci cosa veramente ti ha colpito in quel baretto come tanti altri. É lui. Il mistero di Jimbo ti ha avvolto con suoi profumi e ora ti senti perso.

Da quando è arrivato in questo miserabile paese ti chiedi perché. Non ha nessun legame con alcuno dei pettegoli cittadini che girano intorno al locale. E dove si è visto mai in questo disgraziato Sud Italia un locale che si chiama Bistrò?

La tua vita poi continua ma ritornati davanti a quell’insegna di legno che oscilla al soffio del vento, la domanda balza di nuovo alla mente. Perché proprio qui? E chi è veramente Jimbo?

Così ritorni presto nel Bistro, per rivederlo giocare con le sue bottiglie e bicchieri, che sorride e annuisce, con gli occhi velati dai mille segreti che raccoglie. E sei certo che li conserva al sicuro dietro il suo sorriso dolce, certo che qualsiasi cosa gli dirai lui la conserverà con la stessa cura. In fondo sei come uno dei suoi bicchieri di cristallo. Se tua moglie ti avesse mai toccato con la stessa delicatezza con cui lui pulisce quei dannati bicchieri tu non avresti sognato altre labbra. E ora continui ad andare ipnotizzato dai suoi movimenti mentre la tua vita ti passa avanti.

– Cosa ti porto, amico?

– Una birra fredda

– In arrivo! Assaggia questa, è speciale. Una Stout dal colore nero opaco e dai sentori amari, con note di cioccolato, caffè e genziana. Corposa al palato, retrogusto luppolato ed amaro.

– Andava bene anche una Peroni!

– Lasciami fare. Assaggiala e poi dimmi…

Giovanni detto il Mezza Calza afferra la birra senza parlare. Quante sciocchezze, pensa, mentre manda giù il primo sorso di birra. La birra è birra, tutte quelle stronzate sul gusto sono cose da femminucce. Cerca però di darsi un tono, ha visto che tutti gli altri clienti bevono con garbo e non sia mai che lui fa il cafone. Certo a casa ama bere la sua bella birrozza fredda alla canna e in due sorsi l’ha già scolata tutta. Ma qui no. Gli piace Jimbo, lo tratta come tutti gli altri clienti e lui non vuole deluderlo. Così si ritrova ad assaporare il liquido trasparente. E mentre pensa a tutti i guai che sono capitati in mattinata gli viene in mente la cioccolata che gli faceva la nonna quando era un bambinello spelato. Al secondo assaggio gli sembra di sentire il sapore del caffè amaro che gli faceva provare il papà quando non era troppo ubriaco.

Il sorso seguente è più lento e meditato. I guai sono ancora nella sua mente, ma anche tante altre cose che non pensava ci fossero. Con gli occhi fissi senza guardare, i pensieri si rincorrono come puttane a caccia di un cliente.

Gli manca la nonna, lo trattava sempre bene.

Invece quello stronzo di Pinuccio fa sempre il ruffiano per farsi bello. E il capo ha pensato bene di tirare le orecchie solo a lui per la storia del bidone. Ma anche Pinuccio stava sul furgone quando hanno trascinato il bidone. Non si era accorto che non si era fissato bene e Pinuccio si è guardato bene di avvisarlo. E ora solo lui dovrebbe passare i guai. Quanto vorrebbe fargliela vedere… Ma tanto tutti se ne approfittano con lui… Il capo ha già parlato di fargli pagare i danni… Stronzo, stronzo, stronzo!!

La cioccolata nei suoi ricordi era calda e piccante. La nonna diceva sempre che bisognava mettere un po’ di peperoncino per farla bene.

-Allora Giovanni? che ne pensi? Questo giro lo offro io, mi stai facendo da tester…

Jimbo si è appoggiato mollemente sul bancone, proprio di fronte a lui. Simone è appena andato via strepitando come sempre e facendo le sue solite battute sulla sua famiglia. Mezza Calza di qua, Mezza Calza di là…. Porterà la sua faccia bella a fare lo sbruffone per il paese. Ma che si crede quella sciaquetta? Lo sanno tutti che è un ubriacone fatto e finito. Anche Mammuth è andato via con il suo sguardo triste. Forse sabato non ha trovato nessuno da portare a casa sua. Mammuth sarà pure un frocio, ma con lui è sempre gentile e gli sta simpatico. Aspetta, non si può più dire frocio, gli ha detto Pinuccio, altrimenti ti mandano sui giornali. Mezza Calza non ci ha capito niente, sa solo che Mammuth è un povero disgraziato come tutti gli altri. Mentre la sua mente continua a rincorrersi si accorge che è solo nel Bistrò. Ora non c’è più nessuno tranne lui e Jimbo continua a guardarlo con un sorriso obliquo e l’espressione comprensiva. Lui è uno dei pochi che lo chiama con il suo nome. Un altro pensiero attraversa la mente di Mezza Calza. Simone è bello, ma anche Jimbo… I suoi occhi sembrano scavarti dentro e staresti a guardarlo per sempre…

E che cazzo!! Mezza Calza riprenditi! Non vorrai diventare come quel finocchio di Mammuth? Cos’è che stava dicendo Jimbo? Tester, si certo! e che cazzo vuol dire? Mezza Calza strizza gli occhi e si stringe nelle spalle. Annuisce davanti all’espressione interrogativa di Jimbo mentre sente il sudore corrergli lungo la schiena. Si sente accaldato e la rabbia è scemata. Non ha ancora capito se Jimbo è veramente gentile o lo fa solo per lavoro.

Con Giovanni Mezza Calza quasi nessuno è garbato. Lui è l’uomo della spazzatura. Tutti in genere lo evitano perché forse pensano che porti attaccato l’odore della merda che raccoglie. Ma Mezza Calza si lava tutti i giorni e anche la mattina profuma ancora come una rosa. Ma così è!

Nessuno lo guarda quando sta svuotando i bidoni della spazzatura. E neppure dopo. Lui è invisibile. Eppure Jimbo continua a guardarlo e lui non ci è abituato poi tanto.

Il rumore della scuola che apre i cancelli li fa distrarre. Giovanni si gira per vedere se Stellina sarà l’ultima come sempre. La scuola è dall’altro lato della piazzetta, un bestione di cemento armato che Mezza Calza trova brutto ma brutto brutto. Ma non si può dire ad alta voce perchè hanno pagato un architetto e si deve dire che gli architetti fanno solo cose belle. Ma il consiglio comunale è caduto proprio per questa merda di progetto e l’ex sindaco si dice che passa buttandogli contro i pomodori. Al Comune hanno ancora il debito sul groppone, pensa con un ghigno Mezza Calza.

Intanto i cancelli spalancati fanno passare i ragazzi allegri e colorati come uno stormo di uccelli, senza alcun pudore e maleducati con chiunque osi incrociare il loro sguardo. Le ragazzine che sembrano puttane e i ragazzi brufolosi e ridicoli nello scimmiottare i veri maschi, con i pantaloni calati sul culo e corti sulle caviglie. Ma i genitori li guardano quando escono da casa, si chiede impressionato? E fanno solo la prima media. Pensa quando diventeranno più grandi…Giovanni ha un sogghigno. Li conosce tutti, il paese è piccolo e si sa più o meno tutto di tutti. E soprattutto lui conosce la loro immondizia e li vede per come sono. C’è quello alto, vestito bene. E’ figlio dell’avvocato. Famiglia bene, certamente. Ma nella monnezza Giovanni ha trovato tante riviste schifose. Ma di quelle veramente schifose e ora non può che guardarlo chiedendosi se erano del figlio oppure del padre. Quella accanto a lui si è già fatta mettere incinta. Vive con il padre vedovo che va sempre in chiesa e gli uomini non possono ancora usare il test anticoncezionale. La pancia non si vede. Chissà cosa avrà fatto pensa Mezza Calza mentre i suoi occhi cercano Stellina.

Vede un gruppetto in fondo che fa casino. Alcune ragazzine gasate camminano insultando altre due che stanno davanti. Giovanni aguzza lo sguardo, mentre continua a sorseggiare la sua birra.

Una ovviamente è Stellina, la sua Stellina. Piccola, bionda, dolce e timida. Come si fa ad essere cattivi con lei, si chiede Giovanni, con il cuore che duole. Non vuole e non può intervenire, perché sa che prenderebbero in giro anche lui. E non vuole che Stellina poi si vergogni del suo papà, così rimane a guardare. Prima o poi avrà il coraggio di rimproverarle, quelle sciocche ragazzine. Ma oggi no.

-Siete molto cattive e sciocche, dovreste vergognarvi!!

La voce squillante della ragazzina accanto a Stellina fa zittire le ragazze. Sono tanto stupite che qualcuno possa rispondere che non reagiscono, continuando a guardarla con gli occhi spalancati.

Sembrano pensare, come fanno queste due a ribellarsi? Una è down e l’altra dovrebbe essere normale. Ma la normale sta stringendo a sé la down e ora non sembra più molto divertente prenderle in giro. Le quattro bullette alla fine si girano davanti allo sguardo implacabile della ragazzina normale che ha abbracciato Stellina e cercano di ignorarle. Sembrano dire, non ti preoccupare, poi troveremo il modo per fartela pagare!

Mentre Mezza Calza guarda la scena con gli occhi lucidi per il dolore l’acchiappa-sogni sprigiona la sua melodia e la porta si apre.

-Papà sta qua! vieni!!

Stellina è felice di avere finalmente un’amica e stringe la mano della ragazza che l’ha difesa, trascinandola nel bar. Giovanni le guarda entrare immobile, strizzando gli occhi per allontanare le lacrime con un groppo alla gola che non vuole scendere.

– Papà, questa è la mia nuova amica.

Gli occhi di Stellina si strizzano nel sorriso sghembo. Le guance paffute hanno un bel colore rosato e si vede che è felice. E certo!! Nessuno mai le ha preso la mano. La ragazzina accanto a lei sembra più grande, è sicuramente più alta. Nè bella ne brutta pensa Mezza Calza. Normale, capelli scuri e occhi scuri. Ma col cuore Mezza Calza la trova bellissima. Poi la ragazzina si trasfigura, il volto serio e composto si apre in un bel sorriso mentre stringe affettuosa la mano di Stellina.

Jimbo e Giovanni vedono la trasformazione, le fossette nelle guance, il colore del volto che diventa radioso. E Giovanni vede negli occhi della ragazzina lo stesso affetto che scorge nei suoi quando si guarda allo specchio e pensa a sua figlia. Come è possibile? Si chiede sorseggiando l’ultimo sorso di birra per darsi un tono e per nascondere il tremolio alle mani per l’emozione. Poi lascia la bottiglia sul bancone. Meglio non farsi troppe domande. Quando i miracoli avvengono è meglio accettarli così come sono. Si fa forza e apre la bocca.

– Ciao, io s s s s son-n-n-no-o- Giovanni, il ba-a-a-b bo di Stellina, grazie per averla difesa.

Giovanni è molto emozionato e come sempre quando è emozionato balbetta come un treno in corsa, ma la ragazzina non batte ciglio.

– Buongiorno signor Giovanni, è un piacere conoscerla. – Risponde la ragazzina, tendendogli la mano come si farebbe con una persona importante. Mezza Calza non ha visto molte mani tese verso di lui, ma sa come si fa. Si strofina la mano destra velocemente sui pantaloni, cercando di ricordare se ce l’ha pulita e la tende. Il suo volto è chiuso, sa che se si lasciasse andare potrebbe anche sciogliersi.

– Piacere mio ragazzina! – Borbotta imbarazzato, notando la stretta forte e salda della ragazzina.

– Si chiama Alice, e deve chiederti una cosa… – interviene Stellina tutta contenta.

Jimbo è sempre appoggiato sul bancone e guarda con interesse tutta la scena. Sa che è un momento importante. Ha visto anche lui quello che è successo la fuori. Ne vede di tutti i colori tutti i giorni. Ragazzini senza sogni e immaginazione che si divertono a far soffrire altri più sfortunati o meno coraggiosi.

Certo, gli stronzi prepotenti sono sempre esistiti, ma questa generazione sembra mettersi proprio d’impegno. Ormai escono in branco. E i genitori li difendono, indulgenti, ammantando vaghe teorie psicoanalitiche per coprire i comportamenti disdicevoli dei figli. Anche i bulli soffrono, o fanno soffrire per mettere a nudo il loro disagio, o la Sindrome di Stoccolma…BLA BLA BLA… SEEE!! Tutte quelle stronzate pseudo psicologiche non aiutano e stronzi rimangono. Ma Jimbo non può uscire ogni giorno dalla porta per difendere qualcuno, così rimane a guardare con gli occhi tristi. Oggi però ha visto qualcosa di bello e raro. Il coraggio è un bene prezioso e in via di esaurimento e non lo vede da tanto tempo. Quella ragazzina bruna dagli occhi scuri è proprio impavida. Quando è entrata nel Bistrò l’ha vista guardarsi intorno alla ricerca di qualcosa. Poi l’ha guardato negli occhi e lui ha visto qualcosa che l’ha sorpreso. Sbatte le palpebre e si accorge che il silenzio è assordante e decide di allentare il momento.

– Volete una Coca? Offro io!!

Stellina salta su felice per l’offerta guardando il babbino per l’approvazione. Alice non guarda nessuno, non ha bisogno di approvazione ma annuisce.

Mentre Jimbo versa la bevanda in due bei bicchieri verdi Giovanni si rivolge ad Alice.

– Cosa devi chiedermi?

Stellina si intromette di nuovo con la sua vocina squillante.

– Alice sta chiedendo a tutti se qualcuno conosce Johnny!! Johnny, Johnny!! Hai capito??

Giovanni e Jimbo si guardano senza capire. Johnny? Lì non c’è nessuno che si chiami così. Forse sta parlando di qualche turista americano? Ma li vengono solo per la festa patronale e quella è in

estate. Magari deve ancora arrivare ‘sto Johnny, luglio è fra solo 3 mesi…

Mezza Calza non può fare a meno di pensare che anche questa Alice è strana. Forse per questo le piace Stellina.

– Sì, è vero. Lo conosci Johnny? – chiede anche Alice con uno sguardo circolare. Ha già capito che nessuno di loro lo conosce ma lei non può smettere di chiederlo.

È il suo mantra personale.

Conosci Johnny? Conosci Johnny? Conosci Johnny? Conosci Johnny?

Forse un giorno troverà chi lo conosce. E allora la sua vita forse cambierà. Posa il bicchiere e sbircia fuori dalla finestra. È appena arrivato il furgoncino della casa famiglia in cui abita.

2021-05-25

Aggiornamento

Cari amici e sostenitori, grazie al vostro contributo sono riuscita a raggiungere l'obiettivo prefissato delle 200 copie. Questo mi consentirà di vedere il mio sogno realizzato, il mio libro Conosci Johnny diventerà una realtà. Senza il vostro aiuto questo non sarebbe stato possibile e vi ringrazio da parte di Mia, Alice, Stellina, Alberto, Giovanni e tutti gli altri personaggi che hanno bussato alla finestra della mia fantasia. Se quello che avete letto vi è piaciuto, fate conoscere il mio libro anche ai vostri amici. Grazie Micaela Aka Maria Golding

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Maria Golding
Dietro il nome di Maria Golding c’è Micaela. Sono nata in provincia di Bari e sono da sempre appassionata a tutto ciò che è creativo. Sin da piccola raccontavo a chiunque mi incontrava per stada che avrei fatto la scrittrice. I miei studi annoverano le Scienze Politiche e la Pittura, con una spolverata di Criminologia.
Mi sono dedicata alla sceneggiatura di fumetti assieme a mio marito Andres Mossa e mi sono presto accorta che i miei personaggi desideravano più spazio.
Le mie storie sono intrise di tutto ciò che vivo e vedo intorno a me. Ho la fortuna di avere un marito meraviglioso e un figlio intorno a cui gira tutto l'universo e ho deciso di mettermi in gioco proprio per loro. Grazie al loro amore sarò sempre un'inguaribile romantica. Anche dopo la tempesta più cupa, infine arriva la luce.
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