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Il corpo, la natura, lo spirito e il vuoto

Il corpo, la natura, lo spirito e il vuoto
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Questo libro è un invito alla spiritualità nella condivisione di una concreta esperienza di ricerca, nata fra i gesti dell’arrampicata, del Taiji e del Qi Gong, nell’incontro con la sapienza dell’antico Oriente, con la natura, con le pagine della Bibbia e anche con portatori Baltì del Karakorum e monaci buddhisti e cristiani. L’appello parte dalla tradizione cristiana ma è assolutamente rivolto a tutti coloro che non temono di buttarsi nella ricerca spirituale, coinvolgendo corpo e spirito in creativa libertà. L’avventura lungo i sentieri dell’interiorità chiede solo una mente aperta: che sappia deporre gli stereotipi sulla religione, per un approccio non violento ai testi ispirati, per una lettura sapienziale di sé e della realtà che ci circonda, una mente che affronti le sfide del dialogo interculturale, che sappia costruire identità tanto solide da non temere di lasciarsi arricchire dal diverso da sé, senza temere nemmeno il coraggio dell’eresia contro i supermercati del religioso.

Perché ho scritto questo libro?

Sono convinto che l’essere umano sia naturalmente aperto alla spiritualità e che la disponibilità a mettersi in ricerca in questa dimensione sia molto più diffusa di quanto potrebbe sembrare. Grazie ad alcuni felici incontri ho potuto sperimentare, e in parte elaborare, alcuni strumenti della ricerca spirituale (per esempio tecniche psicofisiche) che ritengo utile condividere ed ecco nascere le pagine di questo libro: diario di bordo di un viaggio che ha il senso di animarsi in chi lo legge.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Imparare dall’acqua

“Nel mondo niente è più molle e più debole

dell’acqua, eppure nell’abradere ciò che è duro

e forte niente riesce a superarla.” Laozi, 78

Un masso sulla riva, o meglio nel bel mezzo, di un torrente è uno dei miei ambienti ideali per il raccoglimento, la voce dell’acqua e il suo movimento hanno sempre molto da dirmi; fermarsi, guardare, ascoltare, lasciarsi pervadere dall’ambiente mi introduce e accompagna nel movimento interiore. Se vogliamo c’è poi anche l’aspetto piacevole e talvolta un po’ avventuroso dell’avvicinamento e del rientro, mi fermo più volentieri se il luogo della sosta me lo sono un po’ conquistato ma la parte più significativa rimane sempre quel movimento che parte dopo che mi sono fermato. Dopo averli ascoltati dal vivo ho poi ritrovato alcuni racconti dell’acqua in testi classici della tradizione cinese, che qui tento di condividere.

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Possiamo anche imparare dalla realtà, dai nostri stessi errori, fare tesoro delle lezioni che la vita ci consegna e, all’occorrenza, modificare alcuni nostri schemi e concetti.

Nel mio giovanile integralismo non ero per niente interessato ad altre tradizioni culturali o religiose e in particolare guardavo con notevole sospetto alle tradizioni asiatiche, ero convinto che un cristiano non potesse avere proprio niente da imparare dalle altre religioni.

Ci tengo a precisare che sto consapevolmente utilizzando il termine “religione” in un modo spesso ritenuto improprio, rispetto cioè alla distinzione, comunemente utilizzata, fra “religioni rivelate” o meglio “rivelazioni” e “religioni naturali”; solitamente intendendo le prime come le tre grandi tradizioni monoteistiche e mettendo tutte le altre nel calderone delle religioni naturali. Certamente questa distinzione terminologica dice qualcosa di importante dal punto di vista dei monoteisti ma una cosa che ho un po’ imparato dall’Oriente è che le categorie rigide sono sempre riduttive e imprecise. È verissimo infatti che ebrei, cristiani e musulmani si riconoscono in un percorso che non è stato confezionato a tavolino da uomini, ma che piuttosto è stato donato dall’alto, appunto dall’Altissimo in persona; tuttavia il fatto che la Parola di Dio sia espressa in parole umane e che, talvolta, questo “rivestimento umano” risenta anche di limiti e di condizionamenti storici e culturali (sia in partenza, nella sua formulazione, sia nelle sue interpretazioni, lungo il corso dei secoli) implica un incrocio non trascurabile fra elementi “rivelati” e “naturali” anche nel monoteismo.

Inoltre, almeno secondo la prospettiva cristiana, l’unico Spirito è un po’ come il vento che “soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va” (Giovanni 3, 8): soffia liberamente non solo entro i confini della Chiesa ma anche dentro quel tempio sacro che è il corpo di ogni donna e di ogni uomo fatto, come i nostri progenitori, a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1, 26-27). Lo stesso Spirito di Dio può liberamente soffiare anche in ogni cultura e religione; insomma come c’è qualcosa di umano nelle “religioni rivelate” c’è anche qualche preziosa illuminazione spirituale nelle “religioni naturali”, quindi possiamo anche non usare troppo rigidamente queste categorie.

Fin dai primi secoli i cristiani si sono interrogati sul rapporto con le altre culture, forse anche, in fondo come oggi, nella consapevolezza di essere tradizione minoritaria fra tante altre. In quel periodo di profonda e feconda elaborazione del messaggio cristiano abbiamo

l’autorevole testimonianza di S. Giustino, filosofo e martire del II secolo, che ci offre la teoria dei “semina Verbi”: Giustino parte da un dato di realtà e s’interroga sul perché i cristiani possano trovare tante cose interessanti in autori non cristiani e trova una risposta teologica coerente con la prospettiva cristiana. Gesù è infatti il Lògos divino, Parola ragionevole, Ragione che si comunica, che dialoga con l’umanità, ma ciascuna persona possiede in sé, nella propria ragione, un “seme” del Verbo, del Lògos e non dovrebbe risultare strano che questo seme germogli e porti frutto anche fuori dalla comunità cristiana, in chiunque, a qualsiasi tradizione culturale e spirituale appartenga.

Secondo la Bibbia l’unico Dio, che ha creato ogni essere umano a sua immagine, ha un unico progetto di salvezza e questo progetto è assolutamente universale: “Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato sé stesso in riscatto per tutti” (Prima Lettera a Timòteo 2,5-6). Se prendiamo sul serio la Bibbia e l’antica tradizione della Chiesa il dialogo interculturale e interreligioso non è qualcosa di opzionale, è un dovere per i cristiani; promuovendo l’incontro interreligioso di preghiera per la pace ad Assisi, il 27 ottobre 1986, S. Giovanni Paolo II è andato ancora più avanti: ha mostrato che i credenti delle varie tradizioni, nel pieno rispetto delle reciproche identità, possono non solo ritrovarsi per il dialogo e l’incontro umano ma anche per pregare insieme, cioè per vivere insieme, e per una causa comune, quella che in fondo è una delle esperienze più alte che un credente possa vivere, appunto la preghiera.

Alla luce quindi della Bibbia, della tradizione e del magistero ecclesiale le altre religioni per i cristiani sono molto meno “altre” di quanto potrebbe sembrare, anzi possono anche essere considerate “pedagogia al vero Dio o preparazione al Vangelo” (Ad Gentes n.3), come sentieri diversi che puntano alla cima della stessa montagna, in direzione dello stesso Dio.

Ciò non significa omologazione o sincretismo, l’ideale non è l’omogeneizzato nel quale non si riconosce più nessun sapore originale, l’obiettivo non è distruggere le rispettive identità. La realtà è fatta di differenze, hanno un senso, vanno riconosciute e non negate; anzi un presupposto indispensabile del dialogo è proprio la consapevolezza della propria identità. Claude Rault, vescovo di Laghouat-Ghardaia, nel Sahara, ha utilizzato spesso l’immagine del ponte “come simbolo di pace e di incontro tra comunità di credenti (…). L’immagine del ponte è eloquente perché suppone l’alterità. Un ponte ha bisogno di due rive. Richiede di appoggiarsi sulla solidità dell’una e dell’altra perché avvenga l’incontro. (in: “Il deserto è la mia cattedrale”, EMI, 2015, p. 120-121).

Concreti incontri con altre tradizioni e persone ad esse legate mi hanno fatto capire che c’è tanta ricchezza spirituale a cui poter attingere anche al di fuori della tradizione a cui sono legato; questo non ha mai messo in discussione la mia identità, l’ha semplicemente arricchita. Il dialogo ci restituisce alla nostra identità più ricchi e più solidi; mi sembra che questa sia l’esperienza di tutti quelli che si mettono con disponibilità e consapevolezza nella creativa costruzione di questi ponti d’incontro.

L’immagine dell’acqua, che quando incontra un ostacolo lungo il proprio corso trova sempre il modo di aggirarlo, è molto cara all’antica letteratura taoista, che vi legge un invito fondamentale alla flessibilità; qualità fondamentale nella concretezza della nostra quotidianità, soprattutto nella disponibilità a modificare le nostre abituali e sclerotizzate concezioni quando ci sia richiesto dalla realtà. Nella mia esperienza l’incontro con discipline asiatiche, in particolare Taiji e Qi Gong, è stata occasione di approfondimento dell’universo

culturale dell’antica Cina, che ho trovato per me fecondissimo; allo stesso modo anche l’incontro con altre popolazioni (in particolare fra Terra Santa, Albania e Pakistan) e altre tradizioni religiose mi ha consegnato la concreta testimonianza di una grande ricchezza umana e spirituale e questo mi ha profondamente cambiato.

2021-05-09

Aggiornamento

9/5/21 Festa della mamma, una buona occasione per riflettere sul fatto che, anche nel nostro contesto sociale e culturale, non sono né pochi, né piccoli gli stereotipi sulla figura femminile, compresi quelli sul femminile nella religione e nelle religioni: per chi è interessato a qualche riflessione in merito, anche in prospettiva interculturale, il libro può fornire qualche spunto di approfondimento ed elemento di lavoro.
2021-05-08

Aggiornamento

Alle 8 p m dell'8 del mese ci sta un piccolo aggiornamento, l'8 infatti è numero particolarmente amato nella tradizione cinese (e nella didattica delle arti marziali) ma anche nella simbologia paleocristiana (cfr. le strutture architettoniche ottagonali), la realtà ci consegna spesso convergenze sorprendenti o incontri fecondi, come l'incontro con i portatori Baltì che hanno il coraggio di ridere e scherzare persino in un pericoloso guado del ghiacciaio Hispar, mentre sono a piedi nudi fra l'impetuosa e gelida acqua di fusione, questo preciso momento, oltre a ciò che ho ricevuto da queste straordinarie persone, è parte di quanto racconto nel libro.
2021-05-06

Aggiornamento

Siamo al passo Hispar (m 5.151) in Karakorum, con la vicina catena dell'Himalaya fra le montagne più alte del pianeta, impegnati nella classica traversata dei ghiacciai Biafo - Hispar e in un'esperienza esplorativa nello Snow Lake, presso il passo Kurdopin (m 5.800), dove l'unico alpinista passato prima di noi, un esploratore inglese, era morto di stenti. Accompagnato dai fortissimi portatori Baltì affronto questo incontro con un ambiente incontaminato, tanto affascinante quanto pericoloso, qui la natura sa raccontare messaggi particolarmente forti, ma l'incontro con le popolazioni locali è stato per me ancora più significativo. Quanto ricevuto in queste ed altre particolari esperienze è ciò che condivido nel libro, perché mi rattrista tantissimo quando una buona ricetta muore con il suo scopritore e non voglio tenere per me quanto di buono ho ricevuto!

Commenti

  1. Pagine che racchiudono in grande densità il taccuino di un viaggio interiore teso verso un’unità esistenziale tra corpo, mente e spirito, ed una scoperta di conquiste e ricchezze acquisite dal pensiero di culture diverse.
    Pagine che suggeriscono sentieri per rendere più autentica e compiuta l’esistenza.

  2. (proprietario verificato)

    Ringrazio Ferdinando per aver condiviso il suo cammino umano e spirituale con questo prezioso libro. Emerge con chiarezza l’esperienza vissuta con cui è imbevuto, la sottile e precisa competenza intellettuale che l’accompagna, ma soprattutto il coraggio di avventurarsi per i sentieri del dialogo interculturale e interreligioso oggi più che mai urgente. In queste pagine si assaporano i gusti e i profumi dell’Oriente con modalità che li avvicinano al nostro tessuto umano quotidiano. Un libro che è d’attualità perché risponde alla ricerca di serie profondità e sana spiritualità che tutti noi andiam cercando. Grazie a questo libro possiamo esser aiutati a scoprire quel Mistero che ci abita e pervade l’universo intero, se abbiamo il coraggio, dopo averlo letto, di tacerci, entrare nel vuoto e…lasciarci essere.
    don Luigi Arnaboldi

  3. (proprietario verificato)

    Per chi vuole riflettere, con uno sguardo davvero ampio. Per scoprire quanto dagli elementi più semplici che ci circondano, alle tradizioni più lontane da noi nel tempo e nello spazio, tutto possa contribuire a costruire meglio noi stessi. Un libro pieno di spunti a vari livelli, da leggere e rileggere.

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Ferdinando Costa
L’autore, classe '64, pur essendo cittadino di nascita ha sempre avuto una particolare passione per la natura, possibilmente selvaggia, che ha cercato dall’Appennino, alle Alpi, fino al Karakorum. Quando può si ritira fra i monti con gli amici alpinisti, con la moglie e i quattro figli o anche da solo; ha svolto studi teologici e conseguito la qualifica di istruttore - insegnante di Wushu-Kungfu (CONI-UISP-Fiwuk), pratica e insegna con passione Taijiquan e Qi Gong, è docente nella scuola secondaria di II° e conferma e arricchisce la propria identità cristiana nel dialogo con tradizioni asiatiche. Ha collaborato con EDB per la collana “Nuovi amici”, in particolare come coautore nei testi dedicati al Buddhismo, al Confucianesimo e Taoismo, allo Shintoismo, al Cristianesimo; ha pubblicato inoltre numerosi articoli su discipline della tradizione cinese nel sito www.spartacusbologna.it.
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