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Cortili

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Roma, anzi uno spicchio di Roma, Roma Sud, anzi uno spicchio di Roma Sud tra Garbatella e Ostiense che si allunga fino al mare, a Ostia.
Mattia, Giorgia, Valentina, Stefano sono il centro di uno spaccato di vita attorno a cui ruotano personaggi famigliari, analisti, figure da bar, commessi del supermercato, che vanno a formare un quadro allargato scarsamente risolto e forse con qualche soluzione alternativa. Un po’ come se i Tenenbaum avessero preso domicilio al codice postale 00154.
Cortili è la somma di tante piccole cose, di tante storie, ma alla fine è una storia unica. Grande. Sincera.

Perché ho scritto questo libro?

A un certo punto mi sono ritrovato con un libro. Stavo scrivendo racconti che poi mi sono reso conto potevano essere collegati in un’unica storia e l’ho fatto. Ho sentito il bisogno di rispondere a un’urgenza mia, personale, di sintetizzare quel senso di precarietà che non fa mai vivere bene nulla, che probabilmente è figlio dei tempi che viviamo e a cui non credo ci sia soluzione. Se non trovare un modo per conviverci.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ottobrata a Roma Nord

Deve farsi dire ogni volta il civico, perché la via è tutta uguale e una volta va lungo, una va corto e poi o deve camminare un bel pezzo o deve fare inversione a U ed è tentato suicidio in quella zona.
Mattia trova parcheggio, è un febbraio che sembra maggio, il tempo gli sembra non passi mai anche per colpa del caldo e il freddo che non arriva. Ha la maglietta bagnata sotto le ascelle, ha messo una felpa sopra col cappuccio e la zip leggera ma niente, faranno 28 gradi ed è quasi insopportabile.

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Gli scrive un messaggio “sto sotto casa”.
Emiliano, il suo amico, lo chiama – aho m’ero addormentato, se vuoi salire sali che mi devo vestire tanto non c’è nessuno. –
– No, no tranquillo, t’aspetto di sotto.”

Tre giorni fa gli era arrivato un messaggio suo, sul cellulare “ti devo parlare urgentemente”. Ha pensato subito ad una cosa brutta, una malattia o boh non aveva idea. Gli ha chiesto se fosse successo qualcosa e poco dopo “sì, mi sto separando”. È il motivo per cui è qui oggi.
Aspetta 10 minuti e osserva le domeniche a pranzo della Roma Bene, tutti muri puliti e passeggini nuovi fiammanti tirati da tate mentre padri e madri sono o al circolo a giocare a tennis o dalle amiche a farsi i beati cazzi loro.
Ci sta odore di piante ovunque, di quelle rampicanti che gli ricordano la scuola, le elementari e non ha mai capito perché fossero un aspetto fondamentale in tutte le scuole, ste benedette piante, enormi, platani immensi come il peccato originale. Forse è per quello che ce li mettono.
Sente il portone che scatta, arriva Emiliano, si salutano e già parla del perché s’è addormentato mentre si incamminano verso il ristorante, cento metri più giù svolta a destra e altri 400 metri dritto. Già prenotato.
Li accoglie il proprietario, tipo da Roma Nord, camicia bianca e pancia pronunciata fuori dai jeans, scarpe da ginnastica pulitissime e indica un tavolo. A sua memoria, lui che viene qui una volta l’anno si ricorda di essere stato sempre seduto a quel tavolo.
Ordinano frittelle ripiene e due tagliate con patate al forno.
Niente vino, anzi no, un mezzo litro se lo fanno portare.
– E insomma dice che non ce la fa più a discutere, che sono troppo aggressivo, che ho un linguaggio violento.
– Ma che le hai menato?
– Linguaggio, ho detto.
– E che le hai detto?
– Vabbè le posso avere detto che è una stronza.
– Ed è linguaggio aggressivo?
– Eh, dice. Comunque già m’ha dato il numero dell’avvocato, ho provato a dirle di andare in terapia insieme ma niente, ha detto che se voglio andarci io mi farebbe bene anche e soprattutto per il rapporto col bambino.
– E te ci sei andato?
– Sì da più d’uno e m’hanno detto che il primo ad essere insoddisfatto sono io.
– Quindi mo che fai?
– Eh quindi boh, ma ce vuoi parla’ te con lei?
– Io? E che le devo dì?
– Boh, che ne so.
– Ma te pensi che una persona che parla con me di qualcosa poi cambia idea e fa quello che dico io? Me conosci da quando c’avevamo 14 anni e siamo sempre stati compagni di banco, m’hai mai dato retta te?
– No.
– E secondo te me la dà lei?
– No.
– E allora che cazzo ce parlo a fa?
– Boh.
– Ecco, non c’ha senso. E poi te non ce sei mai entrato un cazzo con lei.
– In che senso?
– Che io e te venimo da Garbatella e da Testaccio, te c’hai un carattere di merda ma io te prendo e te mando affanculo, una nata e cresciuta a Balduina, secondo te, te sta appresso?
– Che vuol dì che c’ho un carattere demmerda?
– Quello che vuol dire in italiano.
– Cioè?
– Cachi il cazzo, sei pesante e io te conosco da trent’anni ormai so come sbrigare la pratica. Una che te conosce da dieci e non sa come sbrigare la pratica a una certa tira lo sciacquone. Poi un giorno magari chiediti perché te metti a inquadrare sempre persone così, donne così. Che con noi non c’entrano un cazzo.
– Perché per me chi andrebbe bene, una buciona?
– No, una che te manda affanculo quando rompi i coglioni sì però.
– Comunque ora prenderò casa qui vicino per Carlo – Carlo è il figlio – anche se sinceramente mi butterei sotto a un autobus.
Mentre dice questa cosa arriva il cameriere con le frittelle
– Quelle con la mortadella tartufata di chi sono?
– Mie, grazie.
Il cameriere separa i piatti e se ne va dopo avere versato il vino.
– Il vino qua è e rimane una merda, dicevo, prendo casa qui vicino per il bambino poi si vede.
– Ci stavo a ripensa’, ma te pare che me chiedi di parlarci?
– Vabbè ma come tentativo.
– Ma tentativo cosa, per cosa?
– Ah, boh.
Continuano a mangiare le frittelle, arriva anche la tagliata ma è cotta male, e il sale è di grani troppo grossi che quasi ci si spacca un dente.
– Mortacci tua e loro, i tua perché vuoi venire sempre qua perché sia mai che ti sposti dalla splendida cornice.
– Vabbè te l’avevo detto di starci attento al sale.
– Ma vaffanculo, magari ce ripensa e te rilascia.
Chiedono due caffè dopo un gelato fatto in casa crema nocciola e cioccolato che arriva già mezzo sciolto.
Escono dal ristorante che fa ancora più caldo di prima, in 500 metri si ricorda la scena del film Luchetti, La Scuola, dove a Bentivoglio è stato appena puntato un coltello al collo da uno studente, lui inoltre è stato appena trombato da un altro liceo e dice “scusate ma è stata una giornata bruttabruttabrutta” e a Mattia viene sempre bene come citazione.
Si salutano, senza baci, senza abbracci.
Parvenza totale da maschio alfa.
A saperlo che sarebbero diventati così chissà come l’avrebbero presa.

03 aprile 2019

Aggiornamento

Altra carrellata di recensioni social:

"non so com'è riuscito bidizeta a raccontà una cosa così semplice ma capace de scavatte nel petto, dai dettagli sparsi fino all'epilogo, ma i Cortili in cui molti se semo ritrovati ringraziano, davvero" @tassecondo

"bidizeta ha scritto cortili un piccolo catalogo di esperienze, vite sbilenche, amori che superano il tempo. Sbirci nelle finestre aperte delle vite degli altri che sono sempre un po' anche la tua. Salutami Elvis" @styletrek

"interrompo la lettura di Cortili di bidizeta solo perché c'ho paura che me finisca troppo presto e non lo voglio lasciare andare" @lamentina23
29 marzo 2019

Aggiornamento

Una carrellata di recensioni dai social per Cortili.

"In due serate mi sono sparato le bozze di Cortili di bidizeta (c'ho interrotto anche Lansdale). Bei racconti che ci raccontano molto di noi... sembrano schegge impazzite ma non lo sono, quando sei triste stringi forte gli occhi e pensa che i T-Rex ridono sempre" (@TheClash976)

"Non puoi che leggere Cortili tutto d'un fiato e non puoi che sorridere dall'inizio alla fine mentre lo fai. Ma la cosa che più m'ha colpito sono proprio le sfumature che quel sorriso assume man mano che si va avanti nel racconto: dalla dolcezza alle vere e proprie risate dalla commozione fino ad un (amaro) sorriso di genuino stupore. Ti fa bene e ti fa male, esattamente come un buon libro dovrebbe saper fare. Daje Bidizeta" (@MartiZazen)

"ho letto Cortili di bidizeta. Ne parlo perché, banalmente, mi è piaciuto molto. è la storia di Mattia, adulto irrealizzato cresciuto fra Ostiense e Garbatella, e delle persone della sua vita (ma non solo), ognuno con le sue fragilità e paure chiamato a fare i conti col suo passato, conti che ritornano ma non sempre tornano (se mi si permette il gioco di parole). Si legge di corsa, è facile immedesimarsi, si ride e ci si commuove pure" (@stedipi)

"C'è un libro fatto di scorci sulle vite e sui piccoli e grandi casini di un gruppo di personaggi a cui ci si affeziona all'istante. è bello, diverte, commuove, rapisce. Si intitola Cortili, l'ha scritto bidizeta" (@SuniBu)

"Ho letto Cortili di bidizeta e la cosa più bella è che mi ha riportata al mio quartiere, alle strade che conoscevo a menadito. Ora è tutto diverso, ma leggendo le storie di ciascun personaggio, che si incontrano in quelle strade (le mie strade), ho ritrovato casa. E come ogni volta che leggo qualcosa che mi piace ne vorrei ancora. Poi mi so'pure messa a piagne e non solo perché so' core de panna" (@lolicchia)

"Mi sono sparata tutta una tirata di Cortili di bidizeta e mi è piaciuto tanto. è scritto con zero filtro e molto cuore, e i detrattori diranno che è scritto in romanaccio, e chi capisce i cuori invece dirà "è scritto cor sangue". Ve lo suggerisce un culo de piombo come er mio, che al capitolo "Jack" ha avuto qualche attimo di esitazione, poi ha fatto scendere quella lacrima in pizzo da un po'" (@irishxever)
28 marzo 2019

Aggiornamento

73 copie in neanche 48 ore! Grazie!
Cortili è partito benissimo ed è una storia che spero raggiunga più gente possibile, quindi ora si punta all'obiettivo 200 copie, così potrà arrivare in libreria.
Daje!

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Recensisci per primo “Cortili”

bidizeta
Nato a Roma, nello stesso anno di Zadie Smith, David Beckham e Allen Iverson (quindi il talento era già tutto preso), ha vissuto in un mondo tutto suo fatto di film di George Lucas prima, libri di Lansdale e fumetti scritti da Bendis poi e dischi dei Sonic Youth e di Tom Waits. Ha fatto sostanzialmente qualsiasi tipo di lavoro, dal cameriere in ristorante, allo standista al bioparco (davanti la gabbia degli orsi), volantinatore, usciere, speaker (su Radio Rock e Radio Città Aperta) e dj resident in rock club alternativi. Ora fa l'analista (quello dei numeri non quello delle teste). Progetti nel cassetto: fare la sfida delle uova sode di Nick Manofredda. E si è appena accorto di avere parlato in terza persona di sé, come fa Maradona.
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