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Il costo dei desideri

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Consegna prevista Giugno 2020

Eleonora e Massimo non possono avere figli. Nel 1996, un bagliore improvviso attraversa il cielo notturno della cittadina in cui la coppia abita: Eleonora assiste all’evento e, nove mesi dopo, dà alla luce i gemelli Fabio e Matilde. Il fenomeno si ripete anni dopo, lasciando dietro di sé un secondo miracolo: Riccardo, un bambino di cinque anni, si risveglia dal profondo coma in cui versa da mesi. È in quest’occasione che Matilde e Riccardo si conoscono, stringendo un’amicizia a cui si aggregano Fabio, Alex e Noemi.
Hanno dodici anni quando le loro vite vengono sconvolte da due eventi: Riccardo e sua madre fuggono via; Massimo viene misteriosamente assassinato. A partire da qui, il gruppo di amici si sfalda e una strana patina di nebbia e dolore cala in città.
Sette anni dopo, Riccardo torna. Il motivo è legato a quel bagliore, quello che accomuna la sua vita a quella di Matilde. Si tratta di un mistero pericoloso, che solo insieme potranno risolvere.

Perché ho scritto questo libro?

L’ho scritto poiché temi come i desideri e i sogni mi hanno sempre affascinata. Ho iniziato a scrivere per divertimento, per vedere se ne fossi capace e soprattutto per gettare fuori tutte le idee che si agitavano confuse nella mia testa. Le parole chiedevano di uscire e io le ho accontentate. A manoscritto ultimato ho deciso di inviarlo, incuriosita di sapere se potesse interessare a qualcun altro e spinta anche dalla voglia di discuterne con altre persone.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO 

Ha mani pallide e dita affilate.

Occhi neri e orientali. 

Un mantello scuro e sinuoso. 

Sa muoversi veloce, non puoi vederlo arrivare.

«Qual è il tuo più grande desiderio?»

Puoi provare a resistergli, ma quando lui ti pone la domanda, è già troppo tardi per la tua anima. Così glielo confessi, il tuo più grande desiderio, e lui annuisce, come se già lo sapesse. 

Prima di andarsene ti sorride con le labbra sottili e i denti appuntiti.

Credi sia stato un incubo, che lui non sia reale, ma poi il tuo desiderio si avvera. È tutto reale.

Quando torna, ti sussurra quattro semplici parole: 

«Devi saldare il debito.» 

Sorride ancora adesso. Sorride sempre. Anche mentre ti strappa il cuore. 

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1. 

13 maggio 2009

«Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.»

Notai subito quel libricino abbandonato sul ciglio della strada. Sentendone una sorta di richiamo mi chinai a raccoglierlo, con la vana speranza di sottrarlo ai crudeli colpi della pioggia. Sfortunatamente, non fui abbastanza veloce: l’inchiostro di alcune parole aveva già preso a sbiadirsi sotto i miei occhi.

Montale era da sempre uno dei poeti preferiti di mio padre, non mi fu quindi complesso riconoscere la poesia impressa tra le pagine di quel libro ormai fradicio. 

Sarei rimasta lì col viso chinato a leggere, se non avessi sentito quei rumori: un colpo secco, seguito da un lieve lamento. Non appena mi resi conto di quanto stesse avvenendo a pochi metri di distanza, mi domandai come avessi potuto non accorgermene prima. La scena che mi si presentò davanti mi fece tremare le gambe: Michele ed Enrico, ormai famosi bulletti del quartiere, si stavano crudelmente accanendo contro un terzo bambino. Inizialmente si accontentarono di lanciargli contro qualche sassolino, poi, quando videro la loro preda cadere a terra e portarsi le mani al viso per proteggersi, presero a scagliargli contro pietre più grandi. Si alternavano senza sosta: quando uno si adoperava per lanciare un ciottolo, l’altro si abbassava a terra per raccogliere quello successivo e via così, in un ciclo perfettamente scandito. 

La pioggia colpiva violenta il suolo come Michele ed Enrico colpivano quel ragazzino. E io me ne stavo lì, ferma a guardare, domandandomi cosa sarebbe accaduto se mi fossi intromessa. 

Nella cittadina in cui ero nata, non era insolito insegnare ai propri figli quello che per molti era un fondamentale valore di vita: l’indifferenza. Il problema non esiste se lo ignori. 

Fortunatamente, i miei erano ottimi genitori, pertanto non mi avevano mai impartito nulla di tutto ciò. 

«Fermi!» 

Mi piacque il suono che quella parola ebbe sulle mie labbra. Sapeva di forza, di coraggio e anche un po’ di timore. Tutte emozioni che in quel momento stavano scuotendo il mio corpo. Non avevo mai difeso qualcuno, a parte mio fratello durante i litigi coi nostri genitori, perciò quella era in assolto la prima volta in cui mi facevo avanti, sperai di non pentirmene.

Tutto ciò che ottenni fu una manciata di occhiate sbalordite da parte dei tre maschi lì presenti. 

Fu in quel momento che seppi di aver fatto la scelta giusta: il ragazzino che indifeso se ne stava a terra non era una persona qualsiasi, era Riccardo, era mio amico. Mi sorpresi nel vederlo lì, sconfitto e tartassato dagli scherzi di Michele ed Enrico, molto più bassi e deboli di lui, che se solo avesse voluto, avrebbe potuto difendersi senza troppa fatica. Invece se ne stava lì, con la pelle sanguinante e livida, il corpo immobile e privo di una qualsiasi volontà di reagire.

Forse, leggendo nel mio sguardo una sorta di delusione, Riccardo chinò il capo, interrompendo ogni contatto visivo tra noi. Non fecero altrettanto Michele ed Enrico, che presero a scrutarmi prima sbalorditi e poi beffardi. 

«È arrivata la tua ragazza a difenderti!» 

Non ricordo se fu Michele o Enrico a pronunciare quella frase, in ogni caso, subito dopo, entrambi riversarono su di me risatine derisorie: io, una femmina, per giunta minuta e innocua, pensavo di spaventare due come loro? 

Come a volermi dimostrare di non temermi affatto, lanciarono un sasso verso di me, mancandomi di pochi centimetri.

«Se non te ne vai farai la sua stessa fine.» 

Enrico era solo un ragazzino ma il tono minaccioso con cui pronunciò quell’avvertimento me lo fece sembrare più grande e imponente di me. A dirla tutta, non fu solo il suo modo di parlarmi, ma anche il suo aspetto a intimorirmi: più che robusto era cicciottello, troppo per un bambino di soli dodici anni. Non che Michele fosse da meno, viste le guance paffute e le braccia così grasse da riuscire a malapena a essere contenute nelle maniche della maglia che indossava. Se non li avessi conosciuti fin dall’infanzia, li avrei scambiati per fratelli, invece non erano altro che amici, perfidi e identici amici. 

Così com’era amico mio Riccardo, che vittima delle loro angherie scrutava serio la scena. In cuor mio continuai a sperare in una sua reazione, pregai che finalmente si decidesse a ribellarsi contro i due bulli. Alla fine, non osò nemmeno muoversi. 

Ricordo perfettamente i suoi occhi in quell’occasione, erano freddi, indifferenti, erano gli occhi di chi ha smesso di lottare. Lui sentiva di meritare quanto stesse avvenendo. Lo trovai scandaloso: come poteva farlo, arrendersi a solo dodici anni? 

Al contrario suo, io non ero disposta a rassegnarmi. Fu così che dopo un lungo respiro, portai un piede avanti e poi l’altro, fino a ritrovarmi a meno di un metro dai tre. Se Michele o Enrico avessero voluto colpirmi, a quella distanza ci sarebbero riusciti perfettamente. Lo capirono anche loro, per quanto stupidi fossero, tant’è che notai Michele in particolare rigirarsi un sasso tra le mani. Lo faceva con frenesia, come se avesse tra le mani un ferro rovente e non vedesse l’ora di liberarsene, stava solo decidendo quale parte del mio corpo scalfire. Proprio quando parve aver scelto, un grido riecheggiò per la via, bloccandoci tutti.

«Vattene!» 

Con mia grande sorpresa, non furono Enrico o Michele a parlare, bensì Riccardo stesso. I suoi occhi non erano più spenti, ma vivi e furiosi, seppur nei confronti della persona sbagliata. Il suo viso era digrignato in un’espressione altrettanto feroce, che peggiorò ulteriormente davanti al mio rimanermene immobile. 

«Ti ho detto di andare via!» 

Mi si rivolse con un’aggressività tale da ferirmi. 

Perché ti comporti così? Gli domandai silenziosamente con sguardo perso e confuso. 

Lui non rispose, semplicemente chinò nuovamente il viso, come se non volesse nemmeno più posare lo sguardo su di me. 

Il suo allontanarmi fu solo un modo per proteggermi, ma a quei tempi non lo compresi e offesa dal trattamento che mi aveva riservato, gli voltai le spalle. 

Forse la mia non fu la scelta giusta, ma infilai nello zaino il libro appena raccolto e mi allontanai. 

Per alcuni metri riuscì a sentire i colpi che Enrico e Michele continuarono a riversare su Riccardo e tormentata da quel suono iniziai a correre finché non cessai di udirlo.

Avrei voluto aiutarlo, ma lui non me l’aveva permesso. Quella non fu l’unica volta in cui accadde. 

2.

Fin dalla nascita, Riccardo e io avevamo abitato l’uno di fronte all’altro – a separarci era un semplice pianerottolo – eppure, la prima volta che ci rivolgemmo parola fu durante il nostro quinto anno di vita, quando il destino ce ne diede occasione, una tragica e al tempo stesso miracolosa occasione.

Ebbe tutto inizio tra le pallide mura del piccolo ospedale della zona, luogo in cui avevo imparato a trascorrere la maggior parte delle mie giornate: i miei genitori erano entrambi medici, quotidianamente impegnati delle proprie attività. Si erano conosciuti proprio grazie al lavoro che avevano scelto, tutti e due accumunati dalla folle ma nobile utopia di salvare il mondo. Nemmeno con l’arrivo mio e di Fabio abbandonarono quell’obiettivo. 

Naturalmente facevano del loro meglio come genitori, provando ad essere presenti il più possibile nelle nostre vite, a tal punto da rifiutare l’idea di una tata: preferivano portarci con loro, a lavoro, ritagliandoci uno spazio solo per noi, un ufficio al secondo piano in cui venivano a visionarci ogni ora. Non erano gli unici a farci visita, gran parte del personale medico bussava alla nostra porta, portando con sé merendine, giochi o semplici complimenti. Ci chiamavano i gemelli silenziosi, poiché per la nostra età eravamo i bambini più pacati che avessero mai visto. Ad attrarli non era solo la nostra bontà, ma anche il nostro aspetto. La bellezza che aleggiava attorno a noi sembrava terrorizzare e affascinare chiunque ci osservasse. La pelle diafana, le lentiggini sul viso, i capelli cremisi erano in grado di stregare agevolmente ogni adulto, che come in preda a un incantesimo cadeva ai nostri piedi. Belli e silenziosi. 

L’unica differenza fisica tra me e Fabio risiedeva nel colore degli occhi, i suoi verdi, i miei di una tinta difettosa, come diceva ironicamente mia madre. La mia iride destra era verde come quella del mio gemello, ma quella sinistra presentava una curiosa sfumatura marroncina nella parte interna. Eterocromia settoriale, si premurò di spiegarmi mio padre, nonostante fossi troppo piccola per riuscire anche solo a pronunciare quelle due complicate parole. 

«Sei speciale, non badare a quello che ti diranno gli altri.»

Soltanto anni dopo, quando cominciata la scuola cominciai a ricevere i primi commenti da parte dei compagni, compresi l’importanza di quel consiglio. 

15 settembre 2019

Aggiornamento

Buongiorno a tutti! Il costo dei desideri ha ricevuto la sua prima recensione, leggibile su questo blog. Vi lascio un'anteprima qui sotto e ringrazio ancora una volta Melinda per il tempo speso a leggere e commentare il mio manoscritto. Invito tutti voi che state leggendo queste parole a dare un'occhiata al suo blog. Molti di voi non mi conosceranno e proprio per questo si domanderanno che senso abbia sostenere un'autrice di cui sanno ben poco. Spero che questa recensione, totalmente obiettiva, possa convincervi a sostenere il mio obiettivo. Grazie anticipatamente a chi vorrà concedermi fiducia!

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Miriam Raeli
Miriam nasce a Varese il 16 maggio 1997. Nel 2019 conclude gli studi presso l’Università degli Studi di Milano, laureandosi in Comunicazione e società. Durante questi tre anni da pendolare, approfitta delle ore trascorse su treni e metro per fantasticare su possibili storie e intricati personaggi da mettere su carta. La scrittura è infatti una delle sue più grandi passioni, anche se solo negli ultimi anni ha imparato a prenderla sul serio come merita.
Ha inoltre un blog, “Treno di carta”, in cui parla di scrittura, libri e comunicazione.
"Il costo dei desideri" è il suo primo romanzo.
Miriam Raeli on InstagramMiriam Raeli on Wordpress
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