Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Cry out for justice - La mano dell'usurpatore

Cry put for justice - La mano dell'usurpatore
5%
190 copie
all´obiettivo
71
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Aprile 2022
Bozze disponibili

1697. Dopo quattro anni, Rey Fayman è finalmente pronto a lasciare l’isola Empty insieme alla sua compagna, Shay Ryukawa, a bordo del brigantino Nemesi. Seguito da una piccola ma fedele ciurma di Ketsueki (gli abitanti dell’isola), sbarcherà a Boston, dove tornerà in contatto con la civiltà; ma, grazie all’incontro con Lucretius O’Neil, un banchiere a cui aveva salvato la vita, scopre che Rocker Gardiner e i suoi vecchi compagni della ciurma dei Corsairs Claimers sono vivi, ma vicini al braccio della morte.
Rey e Shay dovranno escogitare un piano per salvare i superstiti, prima che vengano giustiziati; ma intatto qualcuno sta tramando nell’ombra per prendere il potere dell’impero più potente del mondo.

Perché ho scritto questo libro?

Sinceramente per puro caso. Tutto è cominciato da un tema d’italiano in primo liceo da cui desiderai creare una storia molto più accattivante, incentrata sul tema della giustizia e come ambientazione l’epoca d’oro della pirateria, che iniziai ad amare grazie ai videogiochi e alle opere di Emilio Salgari e Robert Louis Stevenson; ma poi iniziai a inserire altre mie passioni, come il mio grande amore per la cultura nipponica.

ANTEPRIMA NON EDITATA

4 aprile 1697. Erano passati ormai quattro anni dall’arresto di Rocker e dal naufragio di Rey.

Sull’isola di Empty, la nave era stata riparata completamente; Rey aveva imparato a leggere e a scrivere, aveva appreso la lingua dei Ketsueki e aveva migliorato le sue abilità. Era sempre rimasto uguale in viso, i suoi capelli erano diventati di un biondo più chiaro, a causa del sole preso, e la sua pelle era diventata un po’ più scura; sembrava un vero e proprio uomo di mare.
Continua a leggere

Continua a leggere

Negli ultimi anni si era molto affezionato a quel popolo di nativi; il re e tutti gli altri lo trattavano ancora come un semidio, ruolo che aveva ottenuto con l’uccisione del demone che terrorizzava quel popolo, e i bambini si sedevano vicino a lui per farsi raccontare le sue avventure per mare, affascinati dal mondo esterno. Oltre a farsi imparare la loro lingua, lui stesso gli insegnò la sua lingua madre: l’inglese. Ovviamente, cambiò anche le loro abitudini alimentari: non si era dimenticato come si nutrivano di carne cruda e sangue di animali. Visto che era una divinità ai loro occhi, era giusto che gli impartisse delle regole: gli ordinò di cucinare la carne, proibendogli di mangiarla cruda; gli negò di bere il sangue di ogni singola creatura, innocente o colpevole che fosse; inoltre, gli vietò severamente di praticare il cannibalismo e, se avesse sorpreso qualcuno a non rispettare il suo volere, lo avrebbe punito lui stesso. Con i suoi avvertimenti severi e decisi, i Ketsueki non osarono mai disubbidire al loro semidio. Nonostante questi difetti, essi avevano dei lati positivi: Rey scoprì che erano dei bravi allevatori e agricoltori; erano dei navigatori, anche se non abbandonavano quasi mai l’isola; ovviamente erano anche ottimi costruttori. Per di più, erano anche disponibili a imparare cose nuove. Infatti, credevano che, visto che la demoniaca tigre nera Achak viveva in Rey, in un essere umano, forse gli avrebbe concesso di conoscere cose che loro ignoravano.

Rey non credeva alla storia della reincarnazione, però sfruttò al massimo questa loro credenza. Gli fece conoscere l’arte culinaria; allo Sleeping Fox, la sua vecchia taverna a Londra, era bravo in cucina e conosceva alcune ricette perfette per loro, utilizzando ciò che avevano a disposizione con l’agricoltura e l’allevamento di bestiame: il grano,

le verdure, la carne, il pesce, il latte, la frutta. Nonostante Empty non fosse una grande isola, era ricca di cibi commestibili.

Shay lo aiutava come insegnante di inglese e, quando le giornate non erano occupate dai lavori o dalle sue lezioni, si allenava da sola o insieme a lui nella giungla, migliorando la sua forza e la sua bravura nell’usare l’arco. Ora aveva ventitré anni e Rey si meravigliava ogni volta nel vederla sempre più bella. Una caratteristica che faceva di lei una donna seducente erano i suoi lunghi capelli corvini. A Rey non gli dispiacevano; le aveva sempre consigliato di tenerli, perché era un peccato tagliarli. Ma invece lei li tagliò, dicendo che le erano d’intralcio negli allenamenti. Non li tagliò di molto, arrivavano fino alle scapole e li teneva sempre legati; fu una scelta che Rey apprezzò molto.

In compenso, i rapporti tra i due erano migliorati: un giorno Rey stava quasi per baciarla. Quella volta si trovavano seduti sulla spiaggia, rivolgendo le spalle alla nave, circondata dalle impalcature costruite dai Ketsueki per poterla riparare; stavano rileggendo il sesto libro dell’Iliade. A Rey piaceva molto il personaggio di Ettore per i valori che trasmetteva: l’amore verso la sua città, la famiglia e soprattutto per il suo onore di guerriero. Erano arrivati al colloquio con Ettore e Andromaca; Shay stava riassumendo la storia, Rey invece ascoltava guardandola negli occhi. Quando finì la spiegazione, si guardarono faccia a faccia in silenzio; Rey le accarezzò il viso, chiuse gli occhi e cercò le sue labbra per baciarla. Shay non osò minacciarlo al suo solito, anzi lo assecondò. Ma quel momento magico fu stroncato da un piccolo incidente sulla nave: le impalcature ormai vecchie e piuttosto malandate, avevano cessato di sorreggere le persone che ci lavoravano. Preoccupati per i Ketsueki coinvolti, si alzarono entrambi per poter aiutare coloro che erano rimasti feriti nell’incidente. Per fortuna nessuno si era fatto male gravemente, ma entrambi non parlarono più di quel loro momento romantico e Shay non osò più leggere il sesto libro dell’Iliade: maledì quel passo perché aveva permesso a Rey di vincerla. Lei era sempre stata una donna che si sarebbe sottomessa solo combattendo, non facendosi coinvolgere con dolcezza.

Nonostante ciò che era accaduto in quegli anni, finalmente il brigantino galleggiava tra le onde del mare: i cannoni erano fuori uso, ma li avrebbero riparati quando

sarebbero sbarcati a Boston; le vele erano state cucite dalle donne e dai bambini; il sottocoperta aveva dieci stanze, provviste di letti con coperte e cuscini imbottiti di piume, e un’ampia sala per il pranzo e la cena; la stiva era vuota, ma l’avrebbero riempita a breve. Il cassero di poppa conteneva la cabina personale del futuro capitano ed era diviso in due stanze: la più ampia conteneva una scrivania, che avevano costruito, e dei bauli, dove avrebbe custodito le carte nautiche e qualche ricordino dei viaggi; la seconda stanza, invece, conteneva il suo letto, che era anche della sua donna, sempre che lei lo desiderasse.

Rey ebbe il grande onore di essere il primo di tutti a guidarla, per controllare che non ci fossero problemi; la ciurma era formata dai Ketsueki, che avevano appreso e migliorato la vita dei marinai con le storie e gli insegnamenti di Rey, e Shay era il quartiermastro. Appena salì a bordo, fu salutato con grida di esaltazione; il quartiermastro lo stava aspettando alla destra del timone, sorridente: “Buongiorno, capitano. Sei pronto a vedere questa signora in azione?”, gli disse riferendosi alla nave.

Rey afferrò il timone e diede l’ordine di spiegare le vele. Il brigantino prese subito velocità e sfrecciò tra le basse onde; non aveva mai guidato una nave, però lo aveva appreso guardando il capitano Laurence Parryngton, mentre era a comando dell’Artemide. La brezza marina soffiava tra le vele e il mare luccicava del giallo dei raggi solari. Non si allontanarono di molto dall’isola, non avevano cibo a bordo né una rotta da seguire, sarebbe stato un errore madornale andarsene così. La prua della nave, addobbata con una bellissima donna dai capelli lunghi, armata di spada, era come se tagliasse in due il mare lasciando una scia che si ricuciva da sé, al passaggio del brigantino.

Alla sua destra, Shay gli fece una domanda interessante: “Allora, come hai intenzione di chiamarla?”

“Non ha un nome?”, chiese Rey, concentrato nel manovrare il timone.

“Lo aveva, ma penso che debba rinascere con un nuovo nome, ora che è stata ricostruita.”

“Sì, hai ragione”, ordinò di aprire tutte le vele e girò verso dritta. “Ti dispiace che sia io il capitano?”

“No, non sono tagliata per questo genere di compito e poi tu sei più esperto di me in queste cose… oltre a essere un semidio per questi uomini, che preferirebbero te piuttosto che me. Sarò il quartiermastro, niente di più.”

Rey sorrise e tracciò la rotta per tornare a Empty. Non sapeva che nome dare alla sua nave; gli sarebbe piaciuto un nome simile a quello che aveva la fregata del capitano Laurence, la stessa nave che aveva trasportato i Corsairs Claimers durante i loro incredibili viaggi: Artemide era la dea della caccia, degli animali selvatici, del tiro con l’arco, della foresta e dei campi coltivati, secondo la religione greca. Laurence era sempre stato un fanatico della cultura greca; infatti, quando era ancora un normale aristocratico inglese, studiava nel tempo libero le civiltà antiche. Rey fu influenzato dal suo sapere e, quando leggeva l’Iliade, si ricordava sempre del suo vecchio capitano… ormai morto. Una volta, Parryngton stesso gli elencò e spiegò addirittura tutte le divinità dell’Olimpo greco; peccato che fosse stata una lezioncina dopo uno dei tosti allenamenti di Hannibal. Anche se quel giorno era appisolato, solo uno dei tanti nomi elencati gli rimase in mente: “Ho deciso il suo nome.”

“Avanti, sentiamo.”

“La chiamerò: Nemesi.”

“La dea greca della giustizia?”

Rey sobbalzò e sorrise: “Sì, è perfetto!”

“Perché proprio lei?”

Poteva rispondere che era soltanto un caso, ma non lo fece: “Diciamo che sono un amante della giustizia.” Eccome se lo era!

Ritornarono sulla terraferma, dopo che Rey ci prese la mano; una volta sceso a terra, ordinò di riempire la stiva di rifornimenti sufficienti per il viaggio verso Boston, nel Nuovo Mondo.

L’anziano re dei Ketsueki lo accolse a braccia aperte: “Bentornato a casa, giovane semidio”, aveva parlato con la lingua del suo popolo. Per Rey non fu un problema parlare con lui, ormai conosceva le loro parole, i loro significati e le loro regole grammaticali. Però ancora parlava lentamente per farsi comprendere: “Vi prego, chiamatemi con il mio nome. Ci conosciamo ormai da anni, maestà.”

“Come desideri. Come è stato il viaggio?”

“Molto rilassante, devo ammetterlo.”

Il vecchio si sedette a terra: “Allora te ne andrai?”

“Mi dispiace, ma non posso restare qui. C’è una questione molto importante che devo risolvere.”

Lui sospirò: “Questa è una tua decisione e noi la rispettiamo, quindi non ti fermeremo.”

“Vi ringrazio. Ma vi prometto che tornerò, quando avrò finito nel Nuovo Mondo.”

L’anziano re annuì e chiamò un gruppo di giovani guerrieri; erano sette e, nonostante gli abiti primitivi, Rey riuscì a notare quanto fossero ben composti e rispettosi di chi avessero davanti, mettendo in mostra i numerosi tatuaggi sulla pelle, i quali distinguevano i comuni Ketsueki dalla casta guerriera. “Loro sono i nostri migliori combattenti, Rey”, spiegò il re. “Si sono allenati duramente in questi ultimi anni con lo scopo di seguirti per mare.” Chiamò il guerriero più giovane e robusto. “Lui è Chayton, mio nipote, mio degno erede. Lui e gli altri ti proteggeranno.”

Chayton era un ragazzo di trent’anni e aveva come tutti gli altri il corpo ricoperto di tatuaggi, però aveva un ciondolo ornato da denti appartenenti a diverse creature, come squali, cinghiali e altri che Rey non riusciva a identificare; ciò significava che Chayton era anche un abile cacciatore. I guerrieri Ketsueki venivano addestrati con lo scopo di proteggere il re e il popolo; erano coloro che di notte pattugliavano e perlustravano l’isola e sia Rey che Shay avevano avuto l’opportunità di vederli in azione, prima che diventassero loro alleati.

I sette guerrieri si inginocchiarono davanti al loro semidio: “È un onore conoscervi.”

Rey gli offrì la mano: “Alzatevi.”

Chayton gliela strinse: “Io e i miei fratelli siamo pronti a navigare insieme a voi”, parlò con un inglese chiaro e lineare, come se lo parlasse da molto.

Rey sorrise: “Vi ringrazio per la vostra fedeltà”, gli diede una pacca sulla spalla. Si rivolse all’anziano re: “Partiremo domani mattina, quando tutto sarà pronto.” Li salutò e ritornò nella giungla, precisamente nella piccola casupola che era stato il rifugio di Shay per anni.

Lei era là a prendere le sue cose con l’intenzione di abbandonare per sempre il piccolo rifugio; quando lo vide gli sorrise: “Sei pronto a partire, mio capitano?”

Rey si avvicinò e le accarezzò il mento: “Conosci già la mia risposta.”

Rimasero lì fermi a coccolarsi, con degli stretti abbracci, non avevano bisogno di scambiarsi delle parole, a Rey piaceva stare vicino a lei: sentire il suo calore, toccare le sue braccia muscolose… Amava tutto di lei. Era riuscito a conquistarla, ma Shay non era ancora del tutto sottomessa a lui; accettava di buon grado le sue carezze e qualche suo bacio, ma non si voleva spingere ancora oltre.

Shay si ricordò improvvisamente di una cosa importante e si staccò da lui fulmineamente: “Aspetta qui”, corse fuori.

Mentre l’aspettava, Rey preparò i suoi averi, mettendoli dentro la sacca vecchia e ricucita: lo stiletto d’argento, suo fedele compagno; il libro dell’Iliade e i vestiti, che gli avevano donato le donne del villaggio.

Shay ritornò con una katana protetta da un fodero rosso porpora; era malinconica in volto e forse Rey sapeva il perché: “Questa è la katana di mio padre, Kenta Ryukawa. Non ho mai avuto il coraggio di usarla in combattimento, ma penso che questo sia il momento più adatto”, la posò sul letto e impugnò quella che aveva sulla cintura, la famosa katana protetta dal fodero nero/argento con l’impugnatura addobbata da un dragone dorato. “Questa è la katana dell’imperatore Tseo Jen, l’uomo che ha ucciso mio padre. Queste spade sono i fedeli compagni dei samurai, i valorosi guerrieri che popolano la mia patria.” Il modo in cui parlava era come un monologo, per un attimo Rey pensò che non stesse parlando con lui, ma con se stessa. Però dopo gli porse la katana con il dragone. “Voglio che la prenda tu”, gli confessò con decisione. “Impugnata da te, questa spada riuscirà a redimersi dai genocidi causati dal suo precedente e vero proprietario.”

Rey scosse la testa: “No, non posso accettarla…”, disse rifiutandola.

“Rey, vorresti andare per mare con quel coltellaccio?”, ridacchiò, pensando allo stiletto che lui portava sempre con sé. “Non resisteresti nemmeno cinque minuti in un combattimento. Prendila.”

Rey afferrò l’impugnatura ed estrasse la lucente lama ben forgiata e tagliente, roteò l’arma ascoltando i sibili che produceva tagliando l’aria circostante, si era addestrato con quella spada e sapeva padroneggiarla. Non era la spada tipica di un corsaro, ma sarebbe stato un onore per lui averla come fedele compagna, insieme allo stiletto che aveva fin da quando era un ragazzino. La rimise nel fodero e la legò alla cintura in pelle: “Grazie, Shay.”

La ragazza scosse la testa: “Sono io quella che deve ringraziare qui”, gli afferrò le mani, “quando sono fuggita dal mio paese, ho sempre rinnegato le mie origini… perché avevo paura di ricordare ciò che avevo vissuto e provato.” Gli accarezzò il viso. “Rey Fayman, tu mi hai salvato dai miei incubi e mi hai fatto ricordare cosa significa essere una guerriera giapponese. Io ho ripudiato gli insegnamenti di mio padre e ho rifiutato di impugnare la sua spada… e per questo meriterei la morte. Ma ora… voglio vivere la mia vita fino all’ultimo respiro, come una vera guerriera giapponese, e rendere omaggio all’ultimo desiderio di mio padre. Grazie, Rey… Grazie di tutto.”

Shay era sul punto di piangere, Rey riusciva a percepire le sue emozioni: era felice ed era libera dagli incubi che l’avevano accompagnata nella sua giovane vita. Afferrò le sue mani e le baciò delicatamente: “Sono lieto di sentirti dire queste parole”, le sussurrò attirandola a sé. Shay si lasciò avvolgere dal suo abbraccio e desiderò che quel momento non terminasse mai; però non era ancora il tempo per certe cose. Si separò da lui e lo invitò a uscire: “Forza! Andiamo ad aiutare gli altri. Mi raccomando: saluta tutti i bambini e gioca con loro, sentiranno molto la tua mancanza.”

2021-07-06

Aggiornamento

Buonasera cari sostenitori, ecco a voi il link della mia recente intervista a Erreti Radio Tadino incentrata sul primo capitolo della saga. “Cry out for justice - Gridare giustizia”, e con quale informazione sul secondo capitolo in fase di crowdfunding, “Cry out for justice - La mano dell’usurpatore”: https://erretismart.phon.in/Mente%20Locale_060721.php
2021-06-30

Aggiornamento

Buonasera cari sostenitori, “Cry out for justice - La mano dell’usurpatore” è il secondo capitolo di una serie di romanzi incentrati sulle avventure di Rey Fayman e Rocker Gardiner, i quali decidono di unirsi a una ciurma di corsari che in Europa e nel Nuovo Mondo combattono le ingiustizie e difendono i deboli dall’avidità e dalla corruzione dei potenti. Se siete interessati al primo capitolo della saga, “Cry out for justice - Gridare giustizia”, lo potete trovare a questo link in formato ebook: https://iskoob.com/shop/cry-out-for-justice-gridare-giustizia/

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Cry out for justice – La mano dell’usurpatore”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Alessandra Cossa
Mi chiamo Alessandra Cossa, sono nata nel 2000 e vivo a Gualdo Tadino (PG). Sono una studentessa universitaria di giurisprudenza; ma, nonostante gli impegni, riesco a dedicare molto del mio tempo libero alla lettura e soprattutto alla scrittura. Adoro in particolare leggere manga, ma anche romanzi storici e polizieschi. Oltre a impegnarmi nella realizzazione di romanzi, nel tempo libero mi diletto a scrivere racconti brevi e, a volte, partecipo a dei concorsi letterari. L'opera “Cry out for justice – La mano dell’usurpatore” è il mio secondo romanzo, seguito di “Cry out for justice - Gridare giustizia”, che ho pubblicato nel 2020 con la casa editrice Il Trampolino editore.
Alessandra Cossa on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie