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Da qui passò tutto

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Consegna prevista Agosto 2020

Buenos Aires, 1965
Juan sfida l’ingiustizia sociale del suo quartiere, la Boca, e insieme al suo amico Antonio calibra il futuro sulla scorta dei loro sogni. Si laureano in economia e iniziano a disegnare la parabola delle loro vite. Un tragico evento però interrompe la quiete dell’anima di Juan ribaltando la sua vita: l’omicidio della sua cara Lara che non verrà risolto da lì agli anni a venire.

Napoli, 1995

A trent’anni esatti dalla tragedia, Juan è uno stimato professore di economia all’università di Napoli, città che accolse la sua fuga dall’oblio dell’ingiustizia.

È nel tempo divenuto schivo, burbero ma sempre disposto a concedersi riflessioni con l’intento di ritrovare negli angoli bui dell’anima un posto giusto per amare. Ed è proprio una studentessa a risvegliare in lui la voglia assopita di far emergere i suoi istinti emotivi, plasmando il suo animo sterile dal passato irrisolto.

Perché ho scritto questo libro?

Credo che scrivere sia una forma di espressione antitetica alla nostra vita, scrivendo possiamo far emergere quello che proviamo senza dover piangere o urlare, senza doverlo raccontare a qualcuno di cui non ci fidiamo. Scrivere mi ha sempre permesso di sognare, sin da piccolo, e sognare è una straordinaria forma di legittimazione della nostra libertà.
Da qui passò tutto è nato per passione, per reazione, per far capire e per capire, è per chi mi ama e per chi non conosco.

È per te, grazie.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Spezzo la monotonia invernale del cielo argentino accendendo una sigaretta che si fa largo tra la gente, le prime boccate sono abbastanza importanti, lente, pensierose. Oramai la laurea è alle spalle, la discussione della tesi è andata a gonfie vele, i complimenti della commissione sono stati l’urlo di liberazione della mia insicurezza, la vita inizia adesso, quella che ho sempre sognato. Ho una carta in più da giocare, posso calare il mio tridente di fiducia, ho il mio bomber da venti goal a stagione: la mia vita è a una svolta, la mia vita deve subire il fascino dell’impossibile che si tramuta in certezza, la mia vita comincio a sentirmela addosso. 

Lara non mi risponde a telefono dalle prime ore della mattina e a dire il vero non so se preoccuparmi oppure sentire ancora un po’ il profumo della solitudine, temporanea, che tanto desidero nei momenti difficili che affrontiamo ultimamente: Lara credo possa rendermi felice, ma la pressione della mia futura realizzazione incide molto sulla mia stabilità emotiva anche se il mio amore nei suoi confronti è totalmente incondizionato. Antonio tarda ad arrivare ed io come al solito non mi spazientisco, ma cerco di comprendere i motivi, tutti i motivi che stanno alle spalle della mia affabilità, molto spesso abusata da tutti meno che da Antonio.

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“Sono venti minuti che mi giro i pollici e conto le macchine passare, quanto credi debba aspettare un ciarlatano argentino con due pesos in tasca?” comincio a urlare appena intravedo i capelli lunghi del caro amico, ma lui evita il dialogo e scuotendo il capo accenna a uno sfogo inevitabile. La lucidità con cui mi accorgo che non è una cosa da niente mi coglie alla sprovvista: è qualcosa di grande, è un sacco di cose sconosciute, è una strada senza lampioni, è il solito tenebroso viso dell’Antonio che non avevo mai conosciuto. 

Da tempo non credo più alle favole, ma vorrei tanto essere un bambino aperto alla sua incoscienza per credere che ciò che mi sta per dire faccia solo parte del gioco. D’altronde non fa male a volte credere in qualcosa che sai apparterrà solo al lato più nascosto della tua immaginazione. Il suo lato destro è la bocca della verità, il profilo in penombra si affaccia nel mio stomaco per calare il gelo: si tratta di Lara. Pare che da stamattina non si sia fatta viva nemmeno in bottega, dove lavora con la famiglia e così i genitori hanno deciso di prendere la strada più facile recandosi dalla polizia, ma la mia Lara non sarebbe mai scomparsa così, avrebbe avvisato, sarebbe stata vista per Caminito, ora ho freddo e non riesco a pensare. Mi catapulto a casa dei genitori, scossi, turbati, si tengono per mano, si danno forza, si guardano, si sudano la sofferenza, condividono. Squilla il telefono, scivolano le emozioni, la vita è acida, il sole non riscalda, Lara non c’è e diavolo le cose si mettono male perché è uno scherzo troppo lungo, ma gli scherzi non durano in eterno, gli scherzi non mi sono molto simpatici. La chiamata dura trenta secondi, il mio corpo abbandona la terra, la mia anima si incontra col diavolo, Lara è stata preda della perfidia, dell’intolleranza all’amore e alla giustizia, nessuno potrà mai più restituirmi ciò che era il sapore del suo amore, l’odore dei suoi capelli dopo aver preparato le berenjenas a la escabeche, nessuno potrà essere Lara, ma io sono ancora qui.

La polizia entra a singhiozzo nella mia vista che mi si appanna improvvisamente, non sopporto la luce, mi faccio largo con le braccia, la realtà è solo quella, la realtà in questo momento è sinonimo di assenza di desiderio, la realtà a volte è sobria di emozioni, la realtà è il peccato originale, la realtà è la foglia d’autunno che preannuncia l’inverno, la realtà adesso è una. Il sangue sul suo volto è il mio, rinnego la voglia di vivere, assaggio il sapore dell’ignoto: è ignoto il mio destino senza lei. 

Sono le quattro del mattino del 25 novembre 1965, si disegna un sogno spezzato. Lara aveva solo 21 anni, aveva visto solo 21 primavere, 21 candeline, aveva visto solo cinque anni degli anni 60, aveva vissuto tre anni di me, le mancava ancora molta strada, le mancavano le cene con gli amici, i sorrisi di chi ti ama, Lara non ha visto mai la neve. Spegnere il suo ricordo sarà come accendere il fuoco dell’odio nei confronti dell’ingiustizia, della vita meschina, aspra e presuntuosa con i suoi abitanti: Antonio se n’è andato, era molto provato, Antonio d’altronde è parte di me e così anche di Lara.

26 novembre 2019

Aggiornamento

Cari lettori oggi è iniziata la campagna del mio primo romanzo Da qui passò tutto e siamo, dopo appena un'ora, a 10 copie vendute!
Continuiamo a lottare per emergere!
Vamos!

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Riccardo Palladino
Da piccolo volevo fare il medico, ma appena ho realizzato che il sangue mi stende ho deciso di capire come funziona l'economia. Mi sono laureato in finanza a Napoli e sin da subito ho cercato la mia felicità più che il mio posto nel mondo: ho fondato una start up che vende occhiali artigianali online, ho aperto un negozio fisico (la dimora del mio romanzo) e ho sempre creduto in me stesso come tante persone, non in molti. Ho tre nipoti splendidi che mi chiamano zio cacco (almeno anche se ci mettono una "a" finale, è pur sempre detto da un bambino, da un'anima innocente) e una compagna che è un bel pezzo del puzzle della mia felicità. Amo il calcio e la sua vena culturale che migliora alcune persone e peggiora quelle irrecuperabili, adoro contaminarmi e assaporare cibi lontani dal mio palato. Immagino continuamente e proprio questa mia attitudine credo segnerà la mia vita, per sempre.
Riccardo Palladino on Instagram
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