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Consegna prevista gennaio 2020

In un universo vasto e complicato, una giovane donna semi-umana cerca il suo destino, ma quando finalmente riesce a trovarlo si rende conto che è in gioco ben di più della sua vita, si tratta del futuro dell’intera specie umana, e non solo: di tutta la realtà.

Accompagnando quelli che forse sono i più letali combattenti della potente Federazione, Shawyn si troverà a dover affrontare terribili nemici ed epiche battaglie, scoprendo dentro di sé una forza che lei stessa non immaginava di possedere.

La quinta forza dell’universo…

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre amato scrivere, ma l’idea di questo libro in particolare è nata da un’avventura di gioco di ruolo basato su un’ambientazione di mia creazione, intitolata Quantum of Freedom, che ha dato poi vita a un racconto abbastanza complesso da meritare di essere sviluppato, tanto da diventare una sorta di prequel degli eventi di gioco.

ANTEPRIMA NON EDITATA

«Non ti preoccupare per me Shae, tieni la testa bassa, le orecchie tese e quel tuo bel culetto stretto stretto, vedrai che andrà tutto bene» dice armeggiando con una delle sue pistole. Nonostante la situazione attorno a noi si stia riscaldando rapidamente, gli lancio un’occhiata furente; come osa fare apprezzamenti sul mio fondoschiena in un momento come questo?

Una navetta Ultor passa molto vicino a noi mitragliando la strada semi deserta, ma dando fuoco al nostro riparo.

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«Spostiamoci da qui!» Mi alzo e cerco di correre al prossimo riparo più in fretta possibile, ma non abbastanza: il veicolo incendiato esplode con fragore e l’onda d’urto mi sbalza via facendomi cadere a terra. Quando le mie orecchie tornano normali e mi riprendo, vedo che Ace è in corpo a corpo con uno di loro; l’Ultor ha l’arma bloccata da una presa micidiale del Federale, che approfitta dell’impiccio dell’avversario per colpirlo con il palmo della mano al torace sbilanciandolo, un rapido colpo di tacco alla gamba, e l’Ultor è inginocchiato.
Sfruttando il vantaggio guadagnato e la chiave articolare al braccio del nemico, Ace indirizza il fucile del suo aggressore mirando alla sua testa e… Pezzi di vetro e frattaglie di cervello, nestene e osso schizzano via dalla testa mozzata, che continua ad eruttare sangue mentre il corpo si accascia a terra in preda alle convulsioni.

Io mi alzo cercando di ripulirmi un po’ almeno dalle macerie e dai pezzi fiammeggianti, cercando di realizzare quello che ho appena visto; tutta la scena sarà durata sì e no tre secondi, e devo ancora rendermi conto per bene dell’accaduto.
«Tutto bene?» Mi chiede lui.
«Sì…» Gli rispondo pulendomi il viso, e gli chiedo: «Ma esattamente, tu che lavoro fai?»
«Non adesso!» Dice guardando lungo la strada, per poi spingermi verso un riparo e continuare: «Ti basti sapere che so il fatto mio»
Poi si sporge rapidamente per guardare di nuovo in quella direzione: «Merda, si stanno avvicinando…»
Estrae dalla cintura la scatoletta argentata che si rivela essere un porta compresse contenente diverse pastiglie rosso cremisi, ne prende una e la frantuma in bocca; dalla sua smorfia, il sapore non deve essere un granché. Cerco di dare un’occhiata alla strada e scorgo almeno quindici soldati Ultor circondati da fumo e detriti, fortunatamente quasi tutte mezze cartucce, ma sono comunque tanti da affrontare in campo aperto.
«Hai una granata?» Mi chiede Ace con tono sarcastico.
«No! Ma ho qualcosa di meglio!»
Mi concentro il più possibile e cerco di far appello a tutto il mio potere; sento le mani avvampare di energia, apro gli occhi e sono quasi completamente avvolta dalle fiamme, l’energia ancestrale della mia razza scorre in me, ed è il momento di usarla. Mi sporgo a piena sagoma dal riparo, e con un movimento turbinante scaglio una selva di sfere di energia azzurro-cremisi verso la banda di soldati, i cui superstiti con mio sommo piacere si disperdono e rompono la formazione per evitare l’attacco, superando noncuranti i cadaveri dei propri compagni in fiamme; poi mi metto nuovamente al riparo.
«Crepate bastardi figli di puttana?» Mi chiede Ace divertito.
«Prego?» Alcuni colpi d’arma da fuoco impattano vicino a noi.
«Hai urlato: “Crepate bastardi figli di puttana!”»
«No ti sbagli!» Dico io incredula.
«Ah già… sarà stato il vento…» Dice ridendo… inizia a darmi sui nervi…
Si sporge un poco, ma torna subito al riparo quando un colpo gli arriva vicino, per poi commentare fra sé e sé.
«Bene, la “creccola” dovrebbe aver fatto effetto ormai» Esclama con gli occhi brillanti di euforia: «Ti secca darmi un po’ di copertura?»
«Con estremo piacere» Le mie mani avvampano nuovamente di energia, lui estrae entrambe le pistole dalle fondine cosciali; due pistole bianco azzurro dalla forma massiccia ed elegante, decisamente delle belle pistole: se crepa mi terrò quelle come rimborso.
«Pronta?»
«Vai!» La mia energia cresce in modo esponenziale, quindi mi sporgo nuovamente per dare un’altra batosta a quei bastardi, che appena mi vedono uscire si buttano al riparo dietro una barricata portatile; Ace esce dall’altra parte e inizia a saltare da un riparo all’altro con l’agilità di un gatto, mentre il suo trench svolazza fra i proiettili nemici.
I miei colpi raggiungono il fronte avversario seminando il panico e in qualche caso distruzione, fin quando Ace riesce a saltare oltre la loro barricata provvisoria per atterrare esattamente al centro del presidio improvvisato.
Quello che succede dopo è straordinario: dato che il fuoco degli Ultor non arriva più nella mia direzione decido di dare man forte ad Ace, andando verso di lui; quando arrivo assisto alla scena più spettacolare che abbia mai visto.
Lui al centro dello spiazzo creato dalla battaglia, circondato da fuoco, fumo e nemici, che volteggia come una ballerina sparando in ogni direzione, e al tempo stesso evitando gran parte dei proiettili a lui destinati; ad ogni movimento le sue pistole esplodono un colpo ed immediatamente dopo sono già in un’altra posizione per colpire un altro bersaglio. Ace spara con le braccia incrociate, con un braccio teso e l’altro dietro alla testa, un secondo dopo si apre sul piano sagittale e spara nuovamente: ad ogni suo colpo i nemici vengono sbalzati a terra, alcuni si rialzano altri no; molti soldati hanno il casco sfondato, altri sono circondati da una pozza di sangue, e lui è li che si muove rapido come un fulmine, con il suo trench che evidenzia e nasconde allo stesso tempo ogni suo movimento.
La cosa sconcertante è che non guarda quasi mai nella direzione in cui spara, anzi sembra non interessarsene, ma in verità sta già guardando al bersaglio successivo; alla fine di questo spettacolo attorno a lui rimangono solo fuoco, morte e distruzione, con lui al centro della scena fermo come una statua, con le pistole fumanti che sembra abbiano la bocca incandescente.
Ace alza lo sguardo e mi vede fra le nuvole di fumo, mi sorride ed espelle i caricatori delle pistole per subito dopo ricaricarle con un movimento talmente fluido che deve essere per lui naturale quasi come respirare; poi viene verso di me.
Noto che oltre la coltre di fumo si muove qualcosa, probabilmente un sopravvissuto, faccio per caricare la mia energia, ma Ace senza guardare indirizza la sua pistola verso quel punto e spara, atterrando immediatamente l’assalitore.
«Tutto bene?» Mi urla mentre si sta avvicinando; il suo indumento è strappato in diversi punti, ma il cappello è stranamente intonso.
«Io sì! Tu piuttosto, sei impazzito?»
«Il mio ultimo esame ipnotico dice di no! Ma non si sa mai»

La sicurezza e la nonchalance con cui lo dice è disarmante, ha solo un leggero ansimare, niente di più: sembra che abbia fatto quattro tiri a basket piuttosto che affrontare una dozzina di avversari agguerriti.
«È meglio che ce ne andiamo di qui» Dico guardandomi attorno con la pistola impugnata.
«Decisamente! La situazione si sta scaldando fin troppo»
Avanziamo fra i rottami generati dalla battaglia, incrociando diversi cadaveri e civili spaventati a morte, che appena ci vedono alzano le mani al cielo; ci avviciniamo sempre tenendo l’ambiente sotto costante controllo.
«Non uccideteci vi prego» Supplica un uomo.
«Non ne ho alcuna intenzione» Lo tranquillizza Ace, rivolgendogli poi alcune domande: «Sapete dirmi se c’è una scorciatoia per il tetto?»
Un ragazzino ci indica una strada nascosta fra gli edifici. «C’è una scala di servizio che attraversa tutta la piattaforma, salendo quella in un attimo arriverete al tetto»
«Grazie ragazzo!» E continua: «Andatevene il più in fretta possibile, scendete verso le miniere e attraversate i collegamenti: rimanete uniti e parlate il meno possibile, di corsa, veloci!»
«Vieni con noi, ti prego!» Supplica il ragazzino.
Ace mi guarda con un’espressione interrogativa, quasi come cercasse approvazione da parte mia: «Sei tu il cliente, a me basta non finire in mano agli Ultor»
«Ok! Andiamo!» Seguiamo le indicazioni del bambino, che sembra conoscere bene i passaggi segreti; una volta entrati nel vano scale tutto il fumo ed il frastuono spariscono ovattati dalle strutture: questi pozzi di servizio possiedono un montacarichi per merci pesanti che va dalle miniere ora dismesse fino al tetto, dove una volta venivano caricate le navi mercantili.
Le scale scendono attorno al pozzo dell’ascensore a perdita d’occhio; da dove accediamo al vano scale, non se ne vede la fine.
«Siamo troppo allo scoperto Ace!»
«Lo so, fortunatamente non c’è molta illuminazione; mi raccomando a tutti quanti, non fate nessun rumore» Dice Ace sussurrando.
La discesa è abbastanza lunga, ma fortunatamente tranquilla: arrivati al primo accesso disponibile perlustriamo i corridoi in fretta e facciamo esfiltrare la famiglia fino alla piattaforma adiacente, dando loro un po’ di copertura; prima di lasciarci il bambino parla all’orecchio di Ace per poi salutarci da lontano e sparire all’interno della struttura.
«Che ti ha detto il bambino?» Chiedo incuriosita mentre torniamo alla tromba delle scale.
«Mi ha chiesto se siamo fidanzati, perché vorrebbe mettersi con te»
Indignata: «Mi prendi in giro vero?»
«No! Te l’assicuro!»
«Vai a farti fottere McNab» Gli rispondo stizzita superandolo brutalmente.
«Dai Shae, non si può neanche scherzare? Mi ha detto che l’ascensore del pozzo è solamente cinque o sei piani sotto di noi»
«Andiamo giù allora!» Scendo le scale senza aspettarlo, ma sento che accelera il passo per non perdermi e poco dopo arriva dietro a me, giusto per intravedere l’ascensore: «Come lo facciamo funzionare?»
«Diamo un’occhiata» Prosegue di corsa fino al montacarichi; io lo seguo, ma a debita distanza. Quando arrivo vedo che la struttura è di forma ottagonale senza il tetto, con una consolle lungo un lato e ganci da carico sparsi su tutto il pavimento.

«È un ascensore gravitazionale, e sembra esserci energia» Esclama Ace dopo aver controllato la consolle: «Mando in corto il sistema, così se stanno monitorando penseranno ad un guasto ai sistemi dovuto alle esplosioni»
«È sicuro?» Chiedo preoccupata.
«Sì, metto fuori uso solo l’interfaccia utente, il sistema è quasi tutto automatizzato; tuttavia mi nasconderei dietro quelle casse per precauzione»
Come programmato Ace armeggia sui dispositivi e l’ascensore parte verso l’alto portandoci al livello del parcheggio.
Usciamo dal varco di servizio per vedere uno spettacolo desolante: lamiere contorte ancora incandescenti con chiari segni di armi al plasma, una coltre di fumo molto densa e decine di cadaveri, per lo più civili ma anche truppe Liandri, che incapaci ed impreparate all’incursione non sono state in grado di respingere gli assalitori; uno dei Liandri è ancora vivo quando arriviamo, ma sputa copiosamente sangue dalla bocca, per cui c’è sicuramente poco da fare.
«Dimmi soldato, cosa è successo?» Chiede gentilmente Ace al moribondo mentre io tengo d’occhio la situazione.
«Sono arrivati… cof…» Sputa sangue ad ogni parola, ma nonostante il dolore e la fatica, sembra che quel soldato voglia fare rapporto ad Ace prima di passare a miglior vita.
«Erano in sei… cof cof… armature atomiche… oh dio….»
«Calmati amico, tieni questa» Ace estrae dalle tasche una piccola fiala di gel medico e la pianta sul collo al pover’uomo: «Ridurrà il dolore».
«Grazie straniero… coff… abbiamo cercato… inutilmente cercato di proteggere dei civili… ma ci hanno massacrato, e poi hanno preso i bambini trucidando i genitori» Ci racconta a fatica puntando poi il dito verso una gigantesca macchia di sangue poco distante da noi: «Io ho visto tutto… ma non ho potuto far nulla…»
«Resisti amico mio, non mollare!»
«La mia ora è giunta… cof… cof…»
«Non parlare così soldato!» Il tono di Ace si fa disperato.
«Grazie d…»
Solo in quel momento noto che Ace gli sta tenendo stretta la mano, che poi posiziona con un gesto solenne sul petto facendogli imbracciare il fucile, e mentre gli chiude gli occhi mormora qualcosa.
«Che facciamo Ace?» Gli chiedo, ma ignorandomi si inginocchia nuovamente sul cadavere ed estrae il caricatore dal suo fucile Blastergel; la scena in contrapposizione con quella precedente è molto strana, ma non chiedo nulla a riguardo mentre lui si giustifica.
«A lui non serviranno munizioni, a noi sì» Io annuisco in segno di comprensione ed approvazione.
«Non dovremmo essere distanti dalla mia navetta»
«Quanto ti ci vuole per farla partire?»
«Niente, il tempo di uscire dallo standby»
«Ottimo! Ti ricordi dov’era?»
«Sì, ma con questo casino non riesco ad orientarmi bene»
«Allora dovremo cercarla, andiamo!» Dice sputando lo stuzzicadenti mezzo masticato e mettendosene un altro in bocca.
Dopo alcuni minuti di infruttuosa ricerca, sfruttando il fumo e i detriti come copertura dai droni Ultor, noto che Ace si tiene il fegato, non sembra dolergli particolarmente ma di sicuro non sta benissimo: «Sei sicuro di star bene Ace?»
«Sì, sono solo un po fuori forma» Risponde lui, ma non me la dà a bere.
D’un tratto un violento colpo fa sobbalzare le macchine, che finora in questo punto del parcheggio erano state risparmiate.
«Cosa diavolo è stato?» Chiedo guardandomi attorno.
«Niente di buono!»

24 maggio 2019

Evento

Morgana's Castle, Conegliano. Venerdì sera nella cornice fantasy del Morgana's Castle di Conegliano presenterò il libro Dawn of a Hero - L'alba di un Eroe, il racconto, la sua creazione, il mondo che ci sta dietro, il gioco che ci sta dietro, ed il futuro.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Romanzo profondamente sentito dall’autore, ambientato nel futuro e ricco di personaggi misteriosi.

    Quasi da subito ci si trova immersi in un mondo pieno varie razze e di popoli, che mi hanno fatto sognare e desiderare un mondo nuovo, dimenticando la vita reale; tuttavia si presentano anche tematiche di attualità sociale come l’integrazione razziale(la protagonista non è umana) e la diversità delle genti, ma anche concetti più radicali e profondi come l’abnegazione ed il senso del dovere dei protagonisti rispetto a tutta la gente che li circonda; si nota che c’è una profonda riflessione dell’autore su queste tematiche.

    La trama è abbastanza lineare, ma i colpi di scena sono tantissimi e difficili da prevedere ed il ritmo sostenuto unito alla narrazione in prima persona conferisce alla lettura quel tocco di mistero che rende il racconto avvincente, ed invoglia sempre ad andare avanti a vedere cosa succede al capitolo successivo. Il libro è sostanzialmente diviso in due parti: nella prima viene dato maggiore spazio alla descrizione dei luoghi e dei personaggi, mentre nella seconda si inizia a correre a ritmo forsennato scandito dai colpi di pistola di Ace e dalle magie di Shawyn, esaltando gli stati d’animo e la psiche dei protagonisti.

    L’avventura ricca di descrizioni dettagliate ma mai troppo prolisse o noiose, c’è quello che serve e niente di più; mentre a livello di intrecci si nota chiaramente dalla precisione degli stessi, che c’è un mondo intero oltre questo racconto, qualcosa di molto ben articolato ed espanso, capace forse un giorno di creare addirittura un corposo fandom.
    I protagonisti sono pittoreschi e ben costruiti, specialmente i due principali(Ace è meraviglioso a mio avviso), e gli strani paesaggi del pianeta Gomorr denotano una meticolosa opera di creazione da parte dell’autore, ed una preparazione notevole.

    Dawn of a Hero è una particolare ed arcaica fusione tra fantasy e fantascienza, che coniuga molto abilmente l’avventura di fantasia con tecnologie futuristiche, strizzando un po’ l’occhio anche agli Avengers; è un bel romanzo ben costruito capace di portare l’immaginazione nel punto giusto senza alcuna foto o disegno, ideale per una lettura divertente e spensierata ma allo stesso tempo capace di far riflettere.

    Francamente spero di leggere altre storie di questo tipo, non volevo finirlo perché sapevo Shawyn ed Ace mi sarebbero mancati.

  2. (proprietario verificato)

    Il libro parte subito in botta, fin dai primi capitoli siamo trascinati dentro una storia ricca di azione e mistero, in cui non si riesce più a capire chi è amico e chi è nemico.
    Seguendo la protagonista dentro questa rete di eventi ci si ritrova assorbiti dentro la narrazione senza neanche aver tempo di rendersene conto, lo stile fluido e ben ritmato porta il lettore a immergersi e a vivere in pieno l’emozione di ogni cosa che accade. La trama si sviluppa bene e ogni persona e fazione che compare ha il suo giusto spazio e il giusto tempo, tutti contribuiscono dentro il racconto, a modo loro, alla storia e al suo proseguire.
    Personaggi e combattimenti sono spesso epici, lasciando a bocca aperta a ogni scontro ed è impossibile leggerli senza sentirsi coinvolti.
    L’ambientazione futuristica non delude, piena di tecnologie nuove ed entusiasmanti, e viene descritta con il giusto numero di dettagli, senza scadere nel ripetitivo o in qualche rallentamento narrativo.
    Lo consiglio a chiunque aprezzi il genere scy-fic e futuristico. Non sarà il libro migliore della vostra vita ma ripagherà pienamente la fiducia e il sostegno di questo crowdfounding

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Alessandro Rivaletto
Mi chiamo Rivaletto Alessandro, sono nato a Conegliano il 26/02/1983.
Sono cresciuto a pane, videogiochi(generazione Doom), film e mattoncini lego, nutrendomi di fantascienza, videogiochi sparatutto e strategici, ed anime degli anni 80/90. Crescendo ho iniziato a creare le mie storie prendendo spunto da quello che vedevo fino a quando nel 2009 è nata l'idea di Quantum of Freedom: da allora è iniziato un lungo iter concettuale per creare un mondo a se stante, che nel 2012 su suggerimento di un amico è sfociato nell'inizio della creazione di un Gioco di Ruolo cartaceo, basato su quelle tematiche.
Sono da sempre un appassionato di fisica e di tecnologia, ma ho anche molti altri interessi come la storia e la politica.
Il mio più grande desiderio? Far vivere a qualcun'altro le storie inventate da me!
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