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Derive

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Un uomo, in piedi sul davanzale, osserva l’umanità impazzita a causa di una fake news. Un bambino fuggito dalla sua terra per andare incontro a un futuro migliore, una volta adulto, si ritrova a scrivere la sua ultima lettera in una cella frigorifera. Un fumatore incallito si destreggia tra il bene e il male, conciliando il suo lavoro e la sua indole da assassino. Un insegnante abbandona tutto per cercare la Scimmia e porle la domanda esistenziale alla quale non riesce a trovare risposta: “Chi sono?”. Chicco è preda dell’incontrollabile follia che scaturisce dalla noia di due giovani donne.

Cinque racconti crudi che fotografano le derive della nostra società, attraverso le storie di uomini sconfitti, che hanno perso la speranza e che si ritrovano in balìa di una realtà violenta e indifferente.

VIRUS

I vestiti giacevano abbandonati sulla poltrona dell’ufficio, le scarpe erano buttate lì in un angolo, appena sotto la finestra spalancata, sulla quale, nudo come un pallido verme, si era appena issato. Sotto il penzolio annoiato delle sue palle si estendeva tutta la città, ora così grigia e calma. Normalmente a quell’ora si sarebbe mostrata attiva come un organismo vivente, in un brulicare di persone che, agitate come globuli rossi impazziti e apparentemente senza uno scopo, si sarebbero divincolate fra vene di asfalto e cemento a buon mercato. Ma, ormai da circa due settimane, non vi era presente il minimo sentore di attività umana, perché quel flusso così idiota e sclerotico si era arrestato improvvisamente, bloccato da un esserino invisibile all’occhio umano, ma che, nonostante le dimensioni, si era rivelato pericoloso quanto una bomba atomica. E trovava ironico che a metterlo nel culo all’umanità, fossero sempre le cose infinitesimali. Certo, un sasso spaziale, nel suo vagare ramingo, poteva schiantarsi tranquillamente in qualunque momento sulla terra, ma ad ogni modo, anche in quel caso, molto probabilmente a fottere l’umanità sopravvissuta a una simile catastrofe, ci avrebbero pensato le particelle scagliate dall’impatto nell’atmosfera.

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Si grattò distrattamente una chiappa pelosa, mentre ripensava a come il virus si fosse propagato così velocemente, decimando in appena soli tre giorni ben un terzo della popolazione mondiale. Era chiaro che una bella sfoltita prima o poi la natura l’avrebbe anche fatta. Sì, come una specie di pulizia di mezza stagione, ma forse, così, era stato fin troppo improvviso, rapido e inatteso. I medici più esperti paragonavano questo nuovo virus a quello della rabbia, anche se in questo caso i contagiati non avevano occhi pustolosi, né sbavavano come in preda a un delirio allucinatorio. No, semplicemente diventavano stupidi e facevano cose altrettanto stupide. Ricordava come fosse ieri quando il paziente zero, un pilota di linea, prima di schiantarsi volontariamente al suolo con il suo carico di vite umane, postò un video sui social media nel quale invitava la gente a fottersi i leoni. Quel post divenne tanto virale che in pochissime ore contagiò migliaia di persone. Gli zoo furono così presi d’assalto. I guardiani, non esuli dalla pandemia, ebbero la brillante idea di aprire non solo le gabbie dei leoni, ma anche quelle di tutti gli altri animali presenti.
Fu di certo una strage fra gli infetti, ma un vero e proprio banchetto pantagruelico per i carnivori ospiti dei vari zoo. La situazione degenerò quando un influente quanto controverso sito d’informazione postò sui propri canali la notizia di un politico in visita in Africa che, nel tentativo assai folle di fottere una leonessa, avrebbe dichiarato che a diffondere il virus sarebbero stati i treni dell’alta velocità, e che per prevenire il contagio era assolutamente necessario cospargere il proprio corpo di benzina, quindi darsi fuoco, e infine scagliarsi con tutta la propria forza contro i locomotori per fermare così la loro virulenta corsa. Da lì in poi, fu una vera e propria strage. L’escalation continuò sui social media. Le persone postavano le cose più disparate e la gente moriva nei modi più strampalati. I pochi che provarono ad arginare il contagio furono inizialmente trollati dagli infetti e, successivamente, accusati di essere degli untori, vennero linciati pubblicamente. Ovviamente, questo non fermò, né arginò, il virus della stupidità, o meglio della rabbia 2.0, come lo aveva definito il portavoce dell’OMS prima di mettere la faccia in un tritacarne. Come si poteva anche solo pensare di contenere la stupidità umana?

2021-01-25

Aggiornamento

Ciao a tutti, ci tenevo a ringraziarvi per lo splendido risultato, mancano 84 copie alla pubblicazione e 94 giorni di campagna. Non pensavo di arrivare a questo punto così presto e se ci sono arrivato e solo grazie a voi!!!!! Quindi mi impegnerò al massimo per arrivare al traguardo. Grazie Vi voglio bene!!!!!!!!!!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho prenotato “Derive” e leggendo l’anteprima mi ha incuriosito l’alone di mistero che aleggia nel racconto. La storia viene descritta nei minimi dettagli facendo risaltare una realtà cruda e spietata, unendo esistenzialismo e lucida follia.
    Non vedo l’ora di ricevere il mio volume per sprofondare con la mente tra le pagine di questi racconti.

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Luca Burla
nato a Piacenza nel 1981, attualmente risiede a Parma, città in cui lavora e vive con la compagna Laura, il figlio William e la gatta Broomhilda. Dalla sua passione per le storie nasce Derive, il suo libro d’esordio.
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