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Il destino di quattro naufraghi

Il destino di quattro naufraghi
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Consegna prevista Marzo 2022
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“Il giovane, in quel momento, pensò che fosse consono smetterla di tormentarsi e apprendere dai venti a respirare, dalla pioggia a cadere, dalle correnti a portare le cose dove non vogliono andare, ma che non possono opporre resistenza e acquisire la pazienza delle onde di andarsene e ritornare”
Una tempesta. Un naufragio. Una spiaggia. Le circostanze porteranno Ascanio, Gaio, Pietro e Tobia a doversela vedere con quello che il destino ha in serbo per loro. Dovranno affrontare la fame, innumerevoli intemperie e feroci predatori, imparando a cavarsela da soli in una moltitudine di dubbi e riflessioni. Incontreranno nuovi amici, ma anche persone meno accomodanti. La loro avventura sull’isola di Guadeloupe rappresenta un’ampia introspezione nella sfera personale di ognuno dei protagonisti, i quali si ritroveranno a provare emozioni che mai avrebbero pensato di provare, e a pensare in una maniera nuova, liberando il proprio io dalle catene del pregiudizio.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea è nata dopo un mio viaggio, proprio sull’isola dove è ambientato il racconto: la Guadeloupe, nel mar dei Caraibi. Il luogo mi affascinò talmente tanto che lasciò un segno indelebile in me; dunque, dopo quasi tre anni, ho deciso di dar forma alla storia che avevo sempre desiderato raccontare. Così ho mescolato l’ambiente tropicale alle mie idee, i personaggi settecenteschi alle tematiche moderne, dando vita ad una storia in cui ognuno è invitato a riflettere sulle proprie opinioni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Una scialuppa, nel bel mezzo del mar Caraibo, galleggiava sulle limpide acque del Gran Golfo, vagando senza méta e accompagnando alla deriva i quattro uomini che v’erano a bordo.

Alla poppa si trovava Pietro Brando Cotegli, un umile marinaio che si avvicinava ai sessant’anni, con la sua barba ispida e lunga fin al pomo d’Adamo, i capelli grigi e bianchi, che ormai erano localizzati a chiazze qua e là per tutto il capo dell’uomo, che vestiva una stracciata camicia bianca, ormai sporcata dalle mille avventure ch’aveva trascorso, stretta in vita da un laccio di stoffa rosso, in cui aveva cucito, a detta sua, due rubini, che gli sarebbero serviti da eredità per sua nipote Claudia qual ora fosse morto nelle terre d’oltremare.

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Osservava con un guardo vigile l’orizzonte, tentando di scovare qualche lembo di terra; quantunque la sua vista fosse ormai parzialmente compromessa a causa dell’età. Era comunque da apprezzarsi la risolutezza con cui il lupo di mare stava affrontando la situazione.

Alla prora, invece, si trovava un tale, Jan Tobia Verertout Mutre, un archibugiere di venticinque anni e dalla mira altresì infallibile che era da poco arrivato dai porti italiani delle quattro repubbliche che dominavano il Mediterraneo. Quantunque egli avesse derivazioni fiamminghe non di poco conto, preferì farsi bucaniere prima, e filibustiere poi, per le sue personali ragioni morali che a nessuno volle mai accennare.

Egli aveva dei capelli bruni quasi totalmente rasati, che non spesso si vedevano tra quegli scorridori del mare; dei baffi lo stesso bruni, tenuti ad una lunghezza pari a quella del capello, ed un pizzo che gli scendeva appena oltre il mento. Gli occhi del tale, d’un verde così brillante da far invidia a chiunque, contrastavano assai con la carnagione, che si avvicinava al mulatto.

Anche costui portava indosso una camicia bianca, con le maniche strappate e un paio di bottoni saltati, che anche in questo caso era tenuta stretta da una corda, stavolta blu.

Sulle due panchine v’erano seduti i rematori: Gaio De Rovinia ed Ascanio Faldorei.

Il primo era un giovine biondiccio, con la capigliatura che copriva appena la punta degli orecchi. Egli usava tenere una treccia che gli pendeva dal lato sinistro della fronte, tenuta insieme da pietre preziose che lui stesso aveva forato nel centro per permetter loro di ospitare il suddetto ciuffo. Nato a Santo Domingo da genitori italiani, s’era fatto filibustiere ad appena sedici anni per mantenere sua madre, in quanto rimasto orfano di padre quando aveva soli dieci anni. Aveva dei lineamenti docili, che ancora ricordavano le forme da fanciullo; il viso che pareva un cerchio allungato appena nella parte inferiore, ove si delineava un mento sul quale non v’era che una leggiera peluria.

Indosso non portava altro che una semplice stoffa celeste e dei pantaloni egli stesso aveva tagliati a metà, di modo da farli arrivare appena sopra il ginocchio.

Il secondo rematore, ancor più giovane del primo, aveva dei capelli disordinatamente riccioluti e scuri, che parevano perennemente percossi da forti folate. Aveva tratti degni d’un uomo di corte, con quella carnagione olivastra, che pareva provenisse dalla remota Australia, due occhi neri come è nera la pece, un naso affilato e delle profonde rughe che gli si formavano ai lati della bocca ogni qual volta avesse dovuto mostrare un sorriso. Peccato che ciò si verificasse assai di rado.

Era vestito con una camicia presumibilmente nuova, dal momento che non riportava alcun segno di sporcizia, completamente nera e assai spessa, quantunque lasciasse il corpo fresco al fortunato che la portava. Sopra la suddetta camicia, portava un gilet di pelle di bue della Tortuga, che gli fu dato in dono tempo addietro da un intrepido bucaniere dalla barba rossa come le fiamme degli inferi.

Del suo passato, tuttavia, non si conosceva un gran ché, dal momento che non spesso si approcciava con i suoi compari filibustieri, malgrado in molti lo avrebbero voluto conoscere più a fondo. Anzi, girava voce che solo uno o due membri dell’equipaggio avessero udito la sua voce.

Quattro uomini, dunque. Quattro filibustieri a bordo d’una scialuppa in balia delle onde, abbandonata al fato e alle correnti.

Così iniziò la loro storia.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. hollymandy108

    Consigliatissimo! Ho da pochi giorni terminato di leggere “Il destino di quattro naufraghi”. Ha la forza di coinvolgerti sin dalle prime pagine. E’ come se il lettore fosse parte della storia che il libro racconta. Non ti lascia indifferente!

  2. Edda Brunello

    (proprietario verificato)

    Mi hanno regalato questo libro e ne sono stata piacevolmente sorpresa. Una storia avvincente e una sorprendente narrazione. Si percepisce l’entusiasmo di chi lo ha scritto. Qualcuno che è ancora abituato a immaginare e creare il suo futuro dal futuro e non dai ricordi stanchi del passato.

  3. (proprietario verificato)

    Ottimo libro,
    Azione e suspense ti tengono sempre incollato alle pagine, l’ho letto tutto d’un fiato.

  4. Monica Badin

    (proprietario verificato)

    Una straordinaria avventura manipolata abilmente e scritta splendidamente, capace di dare voce e forma ai propri sogni.

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Luca Marcandalli
Sono Luca, un ragazzo di diciotto anni sulla via per concludere i propri studi liceali e che non vede l'ora di intraprendere nuove esperienze. Frequento il quinto anno di liceo scientifico e, dopo undici anni passati sui campi da calcio, ho deciso di cominciare a frequentare la palestra del mio paese. Amo lo sport e non appena ne ho l'occasione esco a prendere una boccata d'aria fresca assieme alla mia cagnolina. Mi piace sfruttare il mio tempo libero per far uscire il lato creativo che è in me e, la maggior parte delle volte, questo avviene scrivendo. Infine, amo viaggiare, affrontare nuove avventure ed esperienze.
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