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Di Lacrime e Sangue

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Consegna prevista Aprile 2021
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Ludovica Mancini ha diciassette anni, più personalità che lacrime e una lingua tagliente pronta a sbranare chiunque osi sbarrarle la strada.
Lorenzo Castelli ha diciannove anni, più guai che soldi e ancora deve capire la differenza tra l’italiano e il dialetto romanesco.
La prima frequenta la sede centrale del liceo classico Giosuè Carducci, il secondo è più propenso a prendere la residenza alla succursale per i meno volenterosi.
Lei è una bacchetta, lui un coatto.
Ma Lorenzo, Ludovica, l’ha notata da anni e quando finiscono in classe insieme, a causa di forze maggiori, di certo non si fa sfuggire dalle mani tale occasione.
C’è solo un problema: il brigadiere Damiano Mancini, padre di Ludovica, odia Lorenzo e il sentimento è più che ricambiato. Tuttavia, un padre contrario sarà l’ultimo dei loro problemi.
Lorenzo e Ludovica, la storia di un amore vero, intenso a tal punto da far tremare le ginocchia e sciogliere il più gelido dei cuori.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di qualcuno che mi capisse, che mi ascoltasse e si facesse carico di un dolore troppo pesante da sostenere da sola. L’ho scritto perché mi diceva di farlo il mio cuore, tuttora fragile, e non ho avuto la forza necessaria per negargli tale richiesta. L’ho scritto perché dovevo farlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO.

[…]
La porta in fondo al corridoio, la stessa dalla quale sono uscito poco fa, si riapre e fa la sua apparizione Damiano Mancini, un brigadiere il cui unico scopo è trovare qualunque accusa per potermi mettere al fresco. Lo osservo sollevare il capo, le nostre carte d’identità fra le sue mani, tuttavia comprendo solamente in un secondo momento che non sta guardando nella nostra direzione.
Mi ritrovo a seguire la traiettoria del suo sguardo e per poco non mi sprofonda il cuore sotto ai piedi, perché mi si blocca in gola.
Due occhi verdi, così cristallini da potermici specchiare dentro, ché quasi mi sembra di stare al mare in Sardegna, e una cornice di capelli neri che le sfiorano le spalle. Il solito rossetto bordeaux le tinge le labbra, risaltando la loro pienezza e la forma a cuore, così invitante e accattivante anche a distanza. Cammina a passo lento, fluida e sinuosa come solo lei sa essere, e mi si blocca la salivazione.
Ludovica Mancini è il sogno di qualsiasi ragazzo del Carducci e io, purtroppo, non faccio eccezione.
La prima che volta che la vidi fu durante un’assemblea d’istituto. All’epoca lei faceva il primo e io il secondo — sono costretto ad ammettere che ho dovuto ripetere due volte il primo e l’anno scorso mi hanno seccato in terzo. L’avevo inquadrata all’istante, grazie al mio spirito d’osservazione e, comunque, lei è una di quelle che sa farsi notare. Ludovica ha una gran faccia tosta, se qualcosa non le sta bene lo dice chiaro e tondo, senza tanti giri di parole; durante i dibattiti si fa avanti e attecchisce chiunque con quella sua lingua puntigliosa e a tratti velenosa.

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Ormai siamo giunti al quarto e, al contrario di quanto si possa pensare, non mi sono mai azzardato a farle nemmeno un misero cenno, nonostante l’evidente debole che nutro per lei. Mi sale il sangue al cervello solo nell’averla nello stesso auditorium, figuriamoci nel ritrovarmela adesso in questo stretto corridoio, dove è costretta a passarmi davanti.
«Papà!», esclama, sorridendo, con una bustina di carta fra le mani.
A me il sorriso si spegne, invece. Perché mi sono appena ricordato il motivo per cui non mi sono mai fatto avanti. Quel bastardo di Damiano Mancini è suo padre, lo stesso che mi perseguita da un anno a questa parte, dopo aver beccato con le mani nel sacco il mio di padre.
Partendo dal presupposto che una come Ludovica non guarderebbe mai uno come me, immaginiamo per un solo nano secondo cosa potrebbe succedere se riuscissi nell’impresa di conquistarla: Mancini mi renderebbe la vita, oltre che la relazione, un vero inferno. Vivrei la paura costante di perderla per colpa del disprezzo smisurato che il padre nutre nei miei confronti e io… io non ce la farei. Preferisco starle alla larga, al sicuro, senza correre il rischio di ritrovarmi con un cuore spezzato.
«Mamma mia, quanta roba…», sussurra Neurone, sbavando dietro quel fondoschiena da copertina che ci supera, oscillando di qua e di là.
«Aurelià, te brucio l’unico neurone che c’hai. Me so spiegato, sì?», ringhio, a denti stretti.
Er Secco quasi si strozza dalle risate e Ottaf lo segue a ruota, facendomi crucciare maggiormente. Loro sanno della malsana cotta che nutro per Ludovica Mancini da tempi immemori e ne approfittano sempre per prendermi per il culo. Li odio.
A mandibola contratta, torno a osservare Ludovica, impegnata nello scambiare qualche parolina con Damiano, poi lo saluta con un bacio sulla guancia e nel tragitto, per puro caso, forse inconsapevolmente, forse per educazione o rispetto… lei mi guarda. Mi guarda e sorride. E io faccio un po’ il buffone, le dedico quel mio sorrisetto malizioso e le rivolgo un occhiolino, poiché non ho la minima idea di come dovrei comportarmi.
Una volta che mi porge le spalle, l’occhio non può far a meno di seguire la curva dolce della schiena, fino a perdersi sul sedere a mandolino, perfetto, che mi piacerebbe davvero tanto poter racchiudere fra i palmi delle mie mani e stringerlo con le dita, tanto da lasciarle dei segni rossi sulla pelle in chiaro segnale del mio passaggio.
Porca puttana.
«Non devi sfiorarla nemmeno con il pensiero, Castelli», sibila una voce, troppo vicina al mio orecchio, e sobbalzo. Mancini mi sta con il fiato sul collo, letteralmente.
Quando cazzo si è avvicinato?
«E perché?», mi spingo a provocarlo, infastidito da quel suo tono dispregiativo.
Mancini si accarezza la barba sul mento e assottiglia le palpebre. «Perché uno come te ha già la strada segnata. E mio genero non sarà un teppista che spaccia droga, che sarò costretto ad arrestare. Perché finirà così, Castelli… lo sai, vero? Da una quercia non può nascere un melo.»
Lo stomaco si rivolta su sé stesso, un miscuglio di acidi e reazioni chimiche, fino a farmi risalire una bile per la gola che vorrei vomitargli addosso, ma mi trattengo. Vorrei anche rifilargli un cazzotto sul setto nasale, con il solo intento di procurargli dolore, almeno un quarto di quello che lui è riuscito a infliggermi con poche parole.
«Eppure da un pezzo di merda come te è riuscita a nascere un pezzo di fregna simile», ghigno, rifiutandomi di mostrarmi scalfito e colpito nella mia vulnerabilità.
Le pupille del brigadiere si infiammano e lascia che tutte le carte d’identità caschino a terra, puntandomi un dito contro. «Attento a ciò che fai, Lorenzo Castelli. Attento, altrimenti giuro che ti rovino. Ti rovino, cazzo.»
Mantengo le iridi fisse nelle sue, anche mentre si allontana a marcia indietro, trasmettendogli una promessa impulsiva, una di cui mi pentirò in futuro, lo so già, ma che non posso fare a meno di concedermi. Non dopo un simile affronto.
Perché io sfiorerò Ludovica Mancini, cazzo, e con ogni parte del mio corpo, non solo con il pensiero.
Voglio proprio vedere come mi rovini, pezzo di merda.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Nadia Rigodanza

    (proprietario verificato)

    Di Lacrime e Sangue è una storia che entra sottopelle e ti ruba un pezzo di cuore senza alcuno sforzo. È il racconto di una ragazza sicura di sé, determinata, dalla lingua tagliente, che sa prendere ciò desidera e convinta delle sue scelte; e di un ragazzo che insegna quanto l’apparenza possa ingannare e che, mostrare le proprie emozioni, non è un reato. È un viaggio nel mondo dell’adolescenza in due ambienti tanto diversi quanto simili. Si tratta di un’avventura alla scoperta di cosa significa amare, soffrire, donarsi completamente ad un’altra persona e voler affrontare i problemi senza darsi per vinti. È un miscuglio di tenacia, leggerezza, divertimento, drammaticità, scene da batticuore e momenti in grado di farti percepire ogni singola emozione provata dai protagonisti. Si tratta di uno scritto che non vuole solo affrontare la bellezza di una storia d’amore nata fra la magnificenza di Roma e stelle contrarie, ma vuole analizzare e sviscerare la realtà. È una storia vera, che sa porre il positivo e il negativo dell’amore nero su bianco. È un insieme di parole in grado di far sognare, ridere e persino piangere. Di Lacrime e Sangue non evidenzia la perfezione di un qualcosa che non esiste, piuttosto va a sottolineare come la vita sia colma di imprevisti e, talvolta, sia in grado di sopraffarti. Rappresenta il modo perfetto per evadere dalla propria routine, immergendosi nel mondo di Lorenzo e Ludovica, due personaggi in grado di farvi innamorare grazie a tutto ciò che li caratterizza: pregi, difetti, aspirazioni, sogni e imperfezioni. Quindi, se state cercando un libro che sappia coinvolgervi dall’inizio alla fine, in tutto e per tutto, questa è un’ottima scelta.

  2. Sofia Rizzo

    (proprietario verificato)

    L’intensità e la spontaneità che Ludovica e Lorenzo sono riusciti a trasmettermi farà sì che questa storia rimanga una delle mie preferite di sempre. E io ne ho letti tanti di libri. 36 ore di pura felicità ed evasione dalla realtà. Personaggi degni di questo nome: depositari di valori, pregi e difetti che li rendono irresistibili agli occhi del lettore. Una protagonista femminile tenace e determinata e un protagonista maschile che non si vergogna di mettere in mostra la propria vulnerabilità. Storia d’amore a tratti adorabile e spensierata, a tratti complessa e travagliata; ma invidiabile nel complesso. Il dialetto romano caratteristico e spensierato di Lorenzo ha reso la lettura più divertente e unica nel suo genere.
    Insomma, ciancio alle bande, consigliato al mille per mille.

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Giorgia Fiorella
Giorgia Fiorella nasce a Sora, provincia di Frosinone, nel 2002 e attualmente frequenta l'ultimo anno di liceo a Cassino. Legge e scrive fin da quando ne ha memoria, sebbene abbia un debole per le materie scientifiche, e ha pubblicato altri romanzi in Self. Non le è mai piaciuto scrivere biografie, quindi perdonatele questo tentativo fallito. Ma, in caso vi interessi saperne altro, vi suggerisco di leggere ciò che scrive: lì c'è tutto ciò che bisogna sapere su di lei, anonima diciassettenne dai grandi sogni.
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