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Dietro ai miei occhi

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Consegna prevista Aprile 2020
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La vita di ogni essere vivente procede in maniera monotona. Un uomo si sveglia, lavora, torna a casa, mangia, dorme e il tutto nella speranza di poter vivere abbastanza a lungo da guadagnare un solo attimo di felicità. Un singolo evento è sufficiente per infrangere questo desiderio, per stravolgere la sua esistenza.
È quello che accade a Zacharias e Tasya, due ragazzi che vengono all’improvviso coinvolti in un grave incidente. Prima d’allora non si conoscevano, ora sono accomunati da quel tragico evento scaturito dalla distrazione di Zacharias e che renderà Tasya cieca. Loro non sono i protagonisti della storia, bensì le loro emozioni, che manovrano i due ragazzi come se fossero marionette appese a dei fili, che li avvicinano l’uno all’altra spinti dal desiderio di rimediare ai loro errori e di vivere tutto ciò che prima davano per scontato.

Perché ho scritto questo libro?

Una storia fa versare le lacrime trattenute nei momenti difficili e fa ridere anche quando sarebbe l’ultima cosa che si vorrebbe fare. Ti fa sperare nella bontà dell’uomo, ti fa credere nel vero amore e nel potere dell’amicizia, ti aiuta a capire chi sei e cosa vuoi veramente. Questo è ciò che spero possa fare “Dietro ai miei occhi”: diffondere speranza, positività. Ricordare che non si è mai soli.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Le parole sono inutili, questa è una delle poche cose di cui sono fermamente convinta.

“Depressione”, per esempio, non è un termine abbastanza accurato per descrivere i pensieri nella mia testa. È difficile spiegare alle persone i disturbi di cui soffro, ogni aggettivo suona inadeguato, insolito, perché forse, in fondo, un senso non ce l’ha. Parte tutto da una singola riflessione, l’inizio di una reazione a catena di altri pensieri che renderanno qualsiasi cosa, anche mangiare e dormire, impossibile, invivibile.

Ora chiudi gli occhi e immagina di essere disteso sul tuo letto, con il busto coperto da un lenzuolo leggero e in attesa di sprofondare fra le braccia di Morfeo. Finché un’innocente pensiero non si fa strada nella tua testa: e se non mi svegliassi più? Ti ritrovi a immaginare qualsiasi cosa, anche le meno verosimili: ai tuoi genitori che ti troveranno inerme, senza vita, con gli occhi spalancati alla vista della Morte, alle loro lacrime e alle loro urla di realizzazione. Pensi al loro tacito tormento, al fatto che loro non hanno potuto dirti addio perché erano convinti di trovarti l’indomani mattina a fare colazione con loro.

Inizi a sudare, il lenzuolo si appiccica alla tua pelle lucida, la tua mente formula teorie su teorie e tu sei troppo debole per fermare quei pensieri. Così ti alzi, vai in bagno e ti sciacqui i polsi, resti in ascolto del tuo respiro affannato e una forte morsa allo stomaco rende faticoso restare in piedi. Alzi il viso verso lo specchio e guardi il tuo riflesso, incontri i tuoi occhi circondati da profonde occhiaie e ti chiedi: perché devo essere così?

Torni nel letto e prendi il cellulare, cerchi di distarti anche se sono le due di notte, poi pensi: non dovrei fare in modo che i miei genitori ricevano un adeguato addio? Apri l’applicazione delle note e scrivi a chi regalare i tuoi oggetti, come un’eredità, poi togli il blocco schermo e non spegni il cellulare, in questo modo mamma e papà potranno trovare le tue ultime parole e averti vicina anche quando non ci sarai più. Mandi la buona-notte ai tuoi amici e aggiungi un “ti voglio bene” per far capire loro che ci sono stati e che tu ci sarai sempre, anche se non fisicamente.

Spegni lo schermo, chiudi gli occhi e, sfinita, ti addormenti.

Quando il mattino dopo ti risvegli ancora viva e vegeta, ridi. Che stupida che sei stata a fare tutte quelle cose per niente! Eppure, alla fine, non sarà l’ultima volta.

L’ansia è come un’amica di cui non riesci mai a liberarti, che ti dà solo cattivi consigli e di cui sei praticamente schiava.

La depressione, invece, è meno presente. Sai che c’è, ma non sempre si fa sentire. Ti tormenta, ma non abbastanza da percepire la sua presenza ogni ora di ogni giorno. È un serpente silenzioso che striscia al tuo fianco in attesa di morderti e iniettarti il suo veleno nel sangue e nella mente.

È un momento.

È il momento.

Immagina di essere con i tuoi genitori. State passeggiando dopo essere usciti da un ristorante e la natura, attorno a voi, è più viva di quanto tu lo sia mai stata. Passate su un ponte e tuo padre si affaccia per mostrarti le trote che nuotano controcorrente. Quando tu sporgi il viso, però, un pensiero accoltella il tuo cervello: e se mi buttassi? Capita a tutti di pensarlo almeno una volta, ma c’è una netta differenza fra me e te: tu liquiderai l’idea e non ci penserai mai più, io, invece, continuerò fino a consumare le mie poche energie rimaste, vorrò solo mettere la parola fine a tutto. Lo desidererò più di ogni altra cosa al mondo.

Sono la schiava obbediente della mia mente, un’ospite, mi piego al suo volere e fingo dei sorrisi quando me lo ordina.

Non sono io.

Sono il niente.

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Martina Dugaro
Nata a Udine nel 2002, Martina Dugaro si avvicina al mondo della lettura sin da bambina in cerca di storie grazie alle quali sognare a occhi aperti. In breve tempo comincia a scrivere, perdendosi in pagine bianche e scritte nere e dando vita a numerosi personaggi che in parte la rappresentano. Ama scattare fotografie per catturare ogni ricordo e reinterpretare la realtà con semplici disegni.
"Dietro ai miei occhi" è il suo primo romanzo.
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