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Don Quijote de la Realidad. Ernesto Che Guevara e il guevarismo

Data di pubblicazione 07/04/2016

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Come scrivere di Ernesto Guevara senza risultare ripetitiva o banale? Ecco, fu questo il mio principale timore, ricordo, quando decisi di iniziare a scrivere l’ennesimo lavoro su uno dei personaggi più conosciuti della storia del Novecento. Presto, però, le mie paure si rivelarono ingenue, quando mi accorsi che il Che era divenuto, al contempo, uno dei personaggi più sconosciuti. Una specie di rockstar della quale non si conosceva nemmeno una canzone. Cercando informazioni su di lui, ho scovato testi, documenti, canzoni, documentari. E anche colpi di scena, segreti sulla sua vita privata e sulla sua famiglia. Talvolta ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a un vero e proprio “gossip guevarista” che enfatizzava pericolosamente la sua immagine, fino a ridurla a brand. È stato persino possibile, navigando su internet, ritrovare il Che su un sito di estrema destra. Una faccia, più o meno stilizzata, che sventola spesso – troppo spesso – su maglie e oggetti di ogni tipo: bandiere inconsapevoli di un patrimonio culturale e politico sconosciuto. In Italia, lo scempio si consuma quotidianamente, sotto gli occhi cinici di parte della sinistra.

Cosa posso fare io, mi sono chiesta. Raccontare la sua vita dentro la Storia, sottraendola agli aneddoti da bar. Ricostruire il suo pensiero politico, completo e originale: il guevarismo. Restituire dignità a questo don Chisciotte che, con la familiarità di un amico e la consistenza di un eroe, continua a essere un esempio per milioni di persone. Perché i gadgets possono diffondere un’immagine, traviarla, persino svuotarla. Ma non possono cambiare la Storia.

Buona lettura.

15/12/2015
GOAL RAGGIUNTO! La campagna rimane però aperta... E' ancora possibile contribuire, prima che il libro passi alla fase di editing.

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Tiziana Barillà
Nata a Reggio Calabria nel 1979, mentre Berlinguer attacca Andreotti rompendo il compromesso storico, l’Italia è travolta dagli scandali e le Brigate rosse alzano il tiro. Ma, in quell’anno, arriva al cinema Apocalyps now di Francis Ford Coppola, i Pink Floyd pubblicano The Wall e viene debellato il vaiolo. Sono cresciuta in riva allo Stretto durante la seconda guerra di ’ndrangheta della mia città che ha seminato 700 morti. Ho iniziato a scrivere presto, imbrattando qualunque supporto cartaceo e non. Nel frattempo ho preso una laurea in Scienze politiche all’università di Messina, con una tesi su Ernesto Guevara e il guevarismo, e mi sono destreggiata tra mille e più lavori. Ho resistito alla forza di gravità dell’emigrazione fino al 2007, quando ho lasciato la mia città per trasferirmi a Roma. In questi anni ho scritto con ostinatezza e non pochi sacrifici, finché il settimanale Left mi ha presa sul serio. Adesso sono una giornalista professionista, scrivo di politica, migranti, lavoro, diritti umani. E musica, l’incantesimo che mi consente di alleggerire la vita.
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