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2 erasmus in autostop

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Estonia, profondo nord Europa. Oltre un centinaio di studenti Erasmus provenienti da tutto il mondo si ritrova a vivere nello stesso “appartamento” per un intero anno accademico. Qualcosa di tremendamente coinvolgente si insinua dentro di loro, inarrestabile, un senso di pura libertà che si porteranno dietro per tutta la vita.

Il sogno finisce, la realtà incombe, ma due di loro scappano, ancora assetati di quelle sensazioni. Non sono pronti a venir rinchiusi nuovamente nella morsa di ovvietà e normalità, quindi decidono di imbarcarsi per un’altra avventura, l’ultima. Senza programmi e dimenticandosi persino la mappa, privi di un piano, uno spagnolo studente d’arte e un italiano prossimo alla laurea in comunicazione, due grandi amici provenienti da un mondo che non esiste, con lo zaino in spalla e un pentolino penzolante, decidono di tornare a casa nel modo più insicuro e avvincente che esista, ovvero si mettono in cammino con un pollice alzato.

Questa è la storia vera di un viaggio nato per gioco, senza pretese, che ha portato una coppia di spiriti assetati di vita alla scoperta di quanta bellezza vi sia attorno a noi e di come scovarla, liberandosi di ogni peso e catena e lasciandosi guidare da una sola certezza: la strada.

Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia e Slovenia, quasi tremila chilometri da affrontare in un susseguirsi di peripezie e conoscenze che plasmeranno il loro viaggio, con “vecchi” amici Erasmus ad attenderli in ogni nazione per supportarli in questa grande impresa dove non esiste un tracciato già segnato, ma solamente l’affascinante fremito dell’ignoto, un passo dietro l’altro sorretti dall’imprevedibilità del destino.

ENGLISH

Estonia, deep north of Europe.

Over a hundred Erasmus students coming from every corner of the world start to live in the same “apartment” for a whole academic year. Something tremendously involving arises in their perception, unstoppable, like a sense of pure freedom they will carry inside for the rest of their life.

The dream vanishes, the reality comes back but two of them try to run away, still thirsty for those powerful sensations. They are not ready to be trapped again in the grip of normality and obviousness, thus they decide to leave, to go, to embark on another adventure, the last one. Without a map and a plan, a Spanish student of art and an Italian almost graduated student of communication, the symbol of a trusted and intense friendship originated in a world which doesn’t exist anymore, with a backpack and a loppy little pan, choose to return home in the most unsure and compelling way: put their feet on the path and the thumb up. Hitchhiking.

This is the true story of a journey born as a simple unpretending game, which brought two adventurous spirits seeking extraordinary in life to discover how much beauty is all around us and how to flush it out, set free oneself from the chains of fear and ideologies, and be guided by only one certainty: the road.

Estonia, Latvia, Lithuania, Poland, Slovakia, Hungary, Croatia and Slovenia, almost 3000 Km to face, in a unique succession of impossible places and unexpected new friends that will mold their journey, and with “old” Erasmus friends waiting for a strong hug in every country, in order to support this big feat where doesn’t exist a route already marked but only the fascinating thrill of the unknown, one step after the other in the fate’s unpredictability.

Just you and the road.

 

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Simone Paccagnella
26 anni, affitti pagati e pedalate per andare a lavoro in 2 continenti, 5 nazioni, forse 6 località, sicuramente con più di 10 biciclette diverse. Sono tornato da poco da un'esperienza di 2 anni fra Melborune e Sydney, ora vivo a Londra, ma la laurea l'ho presa a Torino, con un anno di erasmus a Tartu, mentre comunque vivevo a Ibiza. Vabbè, non vi parlo dei miei viaggi sennò incasino la biografia. Devo precisare però: Tartu, in Estonia, rimane forse l'esperienza da cui non ti sveglierai mai. Un sentimento troppo forte che ci ha dato il coraggio, a me e a quello spagnolo là, di buttarci come zingari per le vie sconosciute di paesi impronunciabili. Da qui nasce successivamente il mio primo libro, il diario di un viaggio, ma un viaggio vero, senza tempo né spazio, all'insegna della libertà nella sua forma più totale.
Amo scrivere, diciamo che è una mia estensione: scrivo per tirar fuori ciò che mi strozza o che mi esalta, scrivo per parlare o per sfogarmi con chi non c'è, scrivo quel che mi succede quando vivo pienamente il presente. Praticamente inondo d'inchiostro qualunque foglio bianco mi capiti a tiro da quando ho 15 anni. Ecco che quindi una tale passione ha bisogno ad un certo punto di esprimersi in maniera più matura, più grande. L'avventura in autostop in mezzo all'Europa era uno stimolo gigantesco, troppo forte per non assecondarlo. Ho dovuto scriverlo, ero obbligato moralmente a raccontare quello che abbiamo vissuto lassù. Piaccia o non piaccia, sicuramente sarà difficile annoiarsi.