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“Due pard” è romanzo che potrebbe essere definito di formazione. I due protagonisti sono due diciottenni che si muovono in una non specificata periferia, brutta e violenta, alla fine degli anni
settanta. I due ragazzi sono cresciuti abbandonati a se stessi, avendo avuto pochi modelli di riferimento, positivi o negativi che fossero. Sono cani sciolti, abituati a sbrigarsela da soli e con una
propensione istintiva a non considerare alcuna regola. È una storia sulla violenza, sulla percezione del limite, sull’incapacità di immaginarsi una vita diversa e migliore, sulle amicizie che possono
essere durature eppure prive di qualunque affetto.
Ed è anche una storia sulla poca comprensione dell’altro, anche se vicino, e sull’equivoco.

Questi almeno erano i miei intenti, gli argomenti che mi interessava trattare nel contesto di una storia che mi è sembrata scriversi da sola.
Il romanzo è diviso in due parti, la prima narrata in terza persona, la seconda, in forma di scalcinato diario, è il resoconto di uno dei due protagonisti, la sua personale versione dei fatti.

Perché ho scritto questo libro?

Inizialmente era mia intenzione raccontare una storia sulla violenza, più precisamente sui tabù che una persona con “normali” freni morali deve superare per praticarla, su come e quanto debba forzare se stesso per affrontarla. È una riflessione, ad esempio, probabilmente comune a tutti quelli che praticano o hanno praticato sport di contatto o, ancor di più, arti marziali. Invece, da subito, mi sono trovato a gestire personaggi con evidente dimestichezza con la violenza, perché nati e cresciuti in ambienti violenti. La cosa mi ha interessato, mi ha coinvolto e mi ha fatto ripescare dalla memoria tutta una serie di conoscenze fatte durante la mia gioventù: ragazzi spesso border-line a cui ho solo accentuato alcune loro caratteristiche comportamentali, psicologiche e fisiche, rendendole solo -come dire- più estreme. Un’iperbole, praticata credo come un gioco sensato.
Alcune vicende, forse quelle che possono sembrare più strampalate, prendono spunto da fatti raccontati, magari travisati e modificati dal passaparola, ma che comunque un qualcosa della realtà dell’origine dovevano pur conservare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Racconto avvincente, stile narrativo piacevole e coinvolgente. Gli intrecci del racconto sono ben strutturati.
    Ottima lettura che conduce il lettore nelle avventure dei due protagonisti ben descritti e sapientemente caratterizzati. Si legge tutto d’un fiato.

  2. (proprietario verificato)

    Il libro è scorrevole e si legge volentieri.
    Incuriosisce il lettore coinvolgendolo nelle avventure dei due protagonisti, rendendolo una lettura molto veloce. Trattando di criminalità giovanile e della difficile amicizia fra due ragazzi che muta mentre entrambi i caratteri vengono forgiati dall’esperienza e dal passaggio da ragazzini a giovani uomini, porta a galla molte tematiche interessenati scavando nell’animo burrascoso di un adolescente. i primi amori e i sogni di bambini che vanno a fare a cazzotti con la realtà. Affronta questo e altro senza diventare scontato ne troppo impegnativo, lo consiglio dunque a tutti vivamente. Buon divertimento!

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Paolo Murino

Paolo Murino nasce a Pisa. A ventitré anni lascia studi, città natale e famiglia, per trasferirsi a Milano, dove lavora in pubblicità per venticinque anni. Oggi invece fa il consulente commerciale.

Ha una moglie, tre figli e i bambini del mini rugby che allena. Per ognuno di loro ha sempre costruito storie diversissime, finché a un certo punto ha deciso di scriverle.

Questa è una storia scritta per sé, che gli sta attaccata da diversi anni, con due protagonisti invadenti che lo braccano da troppo tempo: è ora che si attacchino ai pensieri di qualcun altro.


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