Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Due uomini, un ombrello e una valigia.

Due uomini, un ombrello e una valigia.
75%
51 copie
all´obiettivo
52
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2021
Bozze disponibili

Si può vivere un’intera vita aspettando sempre lo stesso treno, alla stessa ora, per andare nello stesso posto? Si può dimenticare come guardare il mondo con gli occhi della fanciullezza perdendone la magia? Sì; accade a tutti. Ma bastano la sorpresa di una folata di vento, di un incontro inaspettato e un ombrello che fa da vela e tutti possiamo ritrovare lo stupore nelle piccole cose.
Un uomo ingrigito dalla conformità incontra una guida che lo strappa alle sue abitudini e lo accompagna in una ricerca fatta di suoni, sberleffi e filastrocche. Facendo vela a cavalcioni di una valigia, l’uomo e la sua guida incontreranno personaggi fantastici che gli faranno riscoprire come vedere il modo con l’occhio di un bambino.
Renè Magritte, Charles Dickens, i fratelli Grimm, Antoine de Saint-Exupéry, Erik Satie, Claude Debussy, Paolo Coelho, Samuel Beckett… Questi sono gli autori evocati dal pubblico dopo l’esordio teatrale nel 2018 e questo è l’humus di questo mondo immaginario.

Perché ho scritto questo libro?

In origine ho scritto questa storia in forma di copione teatrale per potermi immergere come attore in un mondo altro. Ma dopo averlo portato in scena cosa ne sarebbe stato della poesia e della filosofia che come personaggi avevamo trasmesso sul palcoscenico? Ecco; non volevo che la magia che avevamo realizzato in teatro andasse perduta. Volevo raccontare i pensieri dell’uomo con la valigia, il suo mutamento interiore e le sue emozioni più profonde. Così mi sono seduto e ho colmato i silenzi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Era una mattina d’autunno buia e brumosa. Faceva fresco. Un uomo con una grossa valigia stava fermo in piedi al binario 2. L’uomo estrasse l’orologio dal taschino del panciotto di tweed e guardò l’ora con poca convinzione. Poi la guardò di nuovo, di nuovo e di nuovo. Come ogni mattina feriale stava aspettando il suo treno. Aspettava e si spazientiva. Tutto era diverso quella mattina. Era solo. La stazione, deserta. Non c’era nessuno sulla banchina, nessuno al bar. Nessuna coda di fronte alla biglietteria. Nessuno ovunque. Ma all’uomo non importava. Doveva solo andare al lavoro. Era venerdì; doveva passare in ufficio per lasciare i giustificativi e gli ordini. Il venerdì era da sempre giorno di scartoffie.

Continua a leggere

Continua a leggere

I venditori sono nomadi dal lunedì al giovedì, ma il venerdì si trasformano in contabili seduti alla propria scrivania. L’appuntamento nell’ufficio della sede centrale rappresentava l’unico momento di socializzazione tra colleghi. L’unica occasione in cui il nostro commesso viaggiatore poteva incontrare il suo capo. Non che morisse dalla voglia di incontrare “il ciccione”, ma era l’unica opportunità per chiedere un aumento della sua provvigione, che il divano era sfondato ormai e su quel volantino del centro commerciale c’era un’offerta da non perdere. “Servirebbe, un aumento”. L’uomo si guardava intorno. Il silenzio e l’assenza di altri passeggeri cominciavano a turbarlo: “eppure è un venerdì come gli altri. Non sono stati segnalati scioperi, agitazioni dei macchinisti…” Ma i rumori abituali erano assenti. Il silenzio era assordante. Nessun ciarlare di passeggeri in attesa, nessun rumore di ruote di ferro su binari di ferro, nessun annuncio. Solo una lieve brezza autunnale… Una brezza che iniziò prima sospirando, poi respirando e poi soffiando sempre più forte… Fino a che il suo soffio divenne teso, continuo, prepotente.
Una manciata di foglie svolazzò nell’aria portata da una folata di vento. Erano le prime foglie autunnali dell’anno, almeno per l’uomo con la valigia.
“Satie, Gnossienne No.4.” L’uomo la sentiva risuonare nella sua testa.
“Le foglie volano, l’autunno è qui e il mio treno non si vede all’orizzonte. Farò tardi in ufficio. Lo sapevo che avrei fatto tardi in ufficio. Tanto più che quest’aria mi fa volare via il cappello e a me non piace perdere il cappello.”
L’uomo con la valigia era di mezz’età, abbastanza anonimo. Portava un vestito classico e fuori moda, comprato al mercatino dell’usato, ma in ottimo stato. Non aveva toppe o rattoppi. Ecco, forse era un abito un po’ pesante per la mezza stagione. Ma quando guadagni lo stipendio minimo per il tuo sostentamento, “senza toppe” è già un lusso. Sulla testa portava sempre un vecchio cappello Fedora color cammello dalla tesa stretta. Aveva solo quello; lo indossava sempre e lo toglieva di malavoglia persino al chiuso. Nelle tasche dei pantaloni poi teneva sempre almeno un paio di grandi fazzoletti a quadri: “è dell’uomo previdente non mancare mai di niente” diceva sempre suo nonno.
“La barba. Non mi sono pettinato la barba questa mattina.” Sì, perché la barba era l’unica cosa che il nostro uomo con la valigia poteva pettinare ormai. Era calvo, cosa abbastanza normale per la sua età, ma lui aveva perso i capelli ancora da adolescente e si rammaricava di non aver mai sentito le dita di una ragazza passare tra i ciuffi della sua chioma. Così, da anni ormai tutte le sue attenzioni erano passate alla sua folta barba e ai baffi, dei quali andava particolarmente fiero. “I baffi sono segno di mascolinità e di autorevolezza”, gli diceva suo nonno e lui fin da piccolo aveva atteso con fede la crescita dei primi peli sul suo labbro superiore. A volte aveva l’impressione che l’immagine di suo nonno gli ripetesse questa frase dalla fotografia color seppia che teneva sul mobile del corridoio. Che personaggio era stato suo nonno: aveva un aspetto austero e sapeva mettere soggezione, ma era un vero burlone e durante la sua infanzia era stato per lui un vero compagno di giochi. Aveva la passione per le piccole cose che ai più sembravano insignificanti e questo con la vecchiaia lo fece passare un po’ per matto. Con il passare degli anni il commesso viaggiatore si era un po’ distaccato dal nonno per paura del giudizio dei suoi colleghi e questo in verità, gli pesava ancora adesso che erano passato tanto tempo dalla sua morte.
“Il mio treno non passa. Non passa! Anzi; nessun treno passa.” Adesso che ci faceva caso pareva che la “sua stazione” fosse stata teletrasportata nel nulla. Eppure, il paesaggio era quello giusto. I palazzi oltre i binari di fronte a lui erano sempre gli stessi. Quello laggiù era il suo quartiere, la sua città. Aveva traslocato vicino alla stazione proprio per non perdere il treno. Quel treno che oggi non si vedeva sbucare dalla foschia arancione dell’autunno.
All’improvviso i suoi pensieri agitati vennero interrotti da uno scalpitio di piedi che sentì arrivare alle sue spalle.
– Buongiornooo!! Ohooo, diavolo! È questa la stazione? –
Un uomo più anziano del commesso viaggiatore entrò in scena trascinato da un ombrello aperto e gonfiato a dismisura da questo primo vento autunnale. Era un tipo alto, magro e vestito con un completo due bottoni blu petrolio. Sulla testa portava una bombetta così pigiata sulla testa che le punte delle sue orecchie venivano schiacciate verso il basso con un risultato davvero buffo; sembrava un elfo. Teneva stretto con due mani il manico di questo ombrello a spicchi bianchi e blu che lo trascinava di qua e di là con traiettorie curvilinee, come se fosse una barca a vela. L’ombrello lo strattonava e cominciò a disegnare delle orbite intorno all’uomo con la valigia.
– Dicevo: è questa la stazione? –
– Direi di sì, fino a ieri lo era. –
Il nuovo arrivato chiuse di colpo l’ombrello e si fermò al fianco dell’uomo con la valigia ricomponendosi.
– Come scusi fino a ieri? Questi non sono binari?
– Si; sono binari, ma è da ieri che non si vede passare un treno. Io abito in quella casa lì di fronte, vede? E li sento eccome quando passano i treni. Non uso neppure la sveglia, perché ci pensa il treno delle 6.00 a buttarmi giù dal letto per farmi prendere quello successivo delle 7.00. –
– Ma stamattina niente! –
L’uomo con la valigia rifletté un istante prima di rispondere.
– Niente. –
– E lei rimane qui ad aspettare. –
– Che altro posso fare? Devo andare al lavoro, io. –
L’uomo con l’ombrello sorrise compiaciuto:
– Ma quanto sono felice per lei! Non si rende conto? –
– Uhm… Sì, certo che mi rendo conto; i treni sono stati soppressi! Ci sarà un guasto alla linea. –
– Ma no! Oggi è il giorno del suo passaggio! –
– Come? Passaggio? No, grazie. Io non voglio nessun passaggio: io amo viaggiare in treno! Mi tranquillizzano le panche di legno e tutto quell’ottone lucidato negli anni dalle mani dei passeggeri. –
– Ma non quel tipo di passaggio! Il suo “Passaggio”, il suo “Transito” nel Bello! –
– Nel Bello?” Ma cosa sta dicendo? E poi io non vedo proprio nulla di bello qui… Se non quel suo ombrello che mi sembra benfatto. È artigianale? –
L’uomo con la bombetta stupito della domanda fissò il proprio ombrello come se lo vedesse per la prima volta: con gli occhi sbarrati sembrava cercare faticosamente nei suoi ricordi.
– Sssì: me lo ha fatto uno strano signore in effetti, ma non mi ricordo dove. Non ricordo dove… Comunque, ha capito bene: nel “Bello” ho detto. –
– Capisco: questo è una messa in scena e io sto facendo la parte dell’idiota che non capisce, giusto? Dove sono i suoi compari? C’è una cinecamera nascosta da qualche parte? –
L’uomo con l’ombrello scoppiò a ridere. Non riusciva a trattenersi.

– Ah, ah, ah! Ma Nooo! Cosa dice? “Compari”, “cinecamera”. Che forte che è lei! Lo sa? Oh, mamma… Adesso mi calmo eh. Respira, respira… Calmati…” –
Il commesso viaggiatore assistette alla scena senza battere ciglio mentre l’uomo con l’ombrello si ricomponeva cercando di spiegare:
– Lo sa? Anch’io non capivo prima di quella folata di vento… –
– Prima della folata? Ma quale folata? Parliamo delle correnti d’aria adesso? Stavamo parlando di treni! –
– Mettiamola così: prima di possedere questo, pensavo che gli ombrelli servissero solo a riparare dalla pioggia o al massimo dal sole. E invece… –
– E invece? –
– E invece questo è una vela! Guardi! –
L’uomo con la bombetta aprì l’ombrello e di nuovo il vento riprese a soffiare più forte di prima trainandolo ancora in giro per la banchina. Lui resisteva divertito, ma l’ombrello sembrava avere vita propria e lo strattonava girando intorno all’uomo con la valigia che quasi ipnotizzato ne seguiva la traiettoria con la testa cercando di capire cosa stesse succedendo. Poi, l’uomo con la bombetta chiuse con un gesto deciso l’ombrello e la forza motrice del vento cessò istantaneamente.
– Visto che Bello? –
– Ssssi… Bello. Bellissimo!
L’uomo con la valigia decise che la cosa migliore sarebbe stata assecondare quello strano personaggio.
– Capisco che il suo ombrello è una vela e qualcosa mi dice che lei mi spiegherà quale magia si celi dietro a tutto questo. Ma… –
L’uomo con l’ombrello completò la frase:
– …Ma non è questo il punto. –
– Infatti. –
I due uomini si guardarono reciprocamente stupiti di questa intesa reciproca; furono entrambi tentati di fare flick & flock.
– Dai che ha capito. È un mezzo di trasporto!
“Assecondalo. Devi assecondarlo. Con i pazzi non si sa mai.” L’uomo con la valigia cercò di nascondere il proprio imbarazzo.
-MA CEEERTOOO! –
L’uomo con l’ombrello sorrise soddisfatto.
– Anche la sua valigia è molto bella! Fatta a mano? –
Il commesso viaggiatore impugnò istintivamente la maniglia della valigia e la strinse a sé, come per paura che l’altro gliela volesse rubare.
– Sì, perché? Me l’ha regalata mio nonno… Aveva una bottega di valigie e bauli. –
L’uomo con l’ombrello non fece caso alla diffidenza del suo interlocutore.
– È bella grossa; parte per un viaggio? –
– No; sono un commesso viaggiatore, ci porto gli articoli. Ma oggi torno in ufficio. –
– Originale l’idea di metterci le ruote! –
Il proprietario della valigia spalancò gli occhi.
– Quali ruote? Non ha le ruote la mia valigia. –
– Ahhh, capisco: e queste allora? –
L’uomo con la bombetta stava indicando la parte bassa della valigia usando la punta del suo ombrello. Il commesso viaggiatore si inchinò scettico per osservare in quella direzione. Non poteva crederci! Dal fondo della sua valigia spuntavano quattro ruote di quelle da carrelli industriali. Erano rosse e facevano bella mostra di sé sollevando la valigia di dieci centimetri da terra. Sembravano ben fissate e di certo erano abbastanza robuste da reggere pesi notevoli.
– Oh, cavolo: queste sono ruote! Ma non ci sono mai state! –
L’uomo con l’ombrello sorrise compiaciuto.
– Già: e i treni sono sempre passati regolarmente in orario, tranne che stamattina. Bon: stamattina niente treni! –
– “Niente treni”… Ma quattro ruote in più… MA COSA C’ENTRA? MI FA STRAPARLARE? LEI MI CONFONDE! –
– Mi dispiace, non voglio confonderla: io sono qui per illuminarla! –
Con un gesto da prestigiatore l’uomo con l’ombrello estrasse fulmineamente dalla tasca della sua giacca una grande torcia elettrica potentissima, l’accese e la puntò dritta in faccia all’uomo con la valigia il quale cominciò ad indietreggiare.
– MA COSA FA? MI LASCI IN PACE! –
L’uomo con la torcia fece un passo verso il commesso viaggiatore.
– Non è possibile ormai… Non si torna indietro: le ruote della sua valigia parlano chiaro! Non-si torna-indietro! –
Iniziò un inseguimento degno di una comica del cinema muto. Il commesso viaggiatore correva di qua e di la, esasperato.
– Mi lasci in pace! Le mie ruote parlano chiaro?! Ma lei mi manda ai matti! Arriva qui trainato da un ombrello, mi parla del mio “passaggio nel Bello”: Ma io devo andare in ufficio! Sono in ritardo, sono in ritardo! Mi tratteranno le ore di assenza, l’intera giornata di lavoro, mi faranno un richiamo scritto: MI LICENZIERANNO! –
L’uomo con l’ombrello si fermò, spense la torcia elettrica, la rimise in tasca e si rivolse al suo ombrello con aria soddisfatta.
– Lo vedi che è il momento giusto? È pronto! Cotto a puntino… Caro signore, non si allarmi. Tutto si risolve! Se sono stato portato qui dal vento un motivo ci sarà, non crede? –
– Se per questo c’è sempre un motivo. Magari è qui solo qui per sbeffeggiarmi. Faccia, faccia pure, tanto ci sono abituato. –
– E invece sono qui per aiutarla! Anzi per accompagnarla! È solida la valigia? –
Rapido come un gatto l’uomo con l’ombrello si sedette a cavalcioni sulla parte anteriore della valigia come se fosse una motocicletta e cominciò a rimbalzare con il suo sedere per provarne la resistenza. Il commesso viaggiatore spalancò gli occhi.
– Ma cosa fa? Così me la rompe! –
– Ma no! È robustissima! Suo nonno era un mastro artigiano, glielo dico io! Forza; si sieda dietro di me. –
– Ma le pare che alla mia età io mi possa mettere a cavalcioni di una valigia? –
– Se vuole che la porti a lavoro, sì! –
– Ma cose folli! Robe da matti! Non posso credere di essere in procinto di prendere anche solo in considerazione l’idea di farlo. –
– Avanti brontolone. È comodissima! –
Il commesso viaggiatore in forte imbarazzo si guardò intorno. Cosa doveva fare? E se qualcuno lo avesse visto? D’altra parte, che alternative aveva per andare al lavoro? Era stupito di sé stesso. Come poteva anche solo immaginare di cavalcare una valigia? Ma la necessità lo spingeva a farlo eccome, a tal punto che si sentì costretto ad accettare. Non c’erano alternative. Così, con palese esitazione e coraggiosa fermezza, inforcò la valigia sedendosi dietro allo strano “pilota” e si fece il segno della croce.
– Ecco, l’ho fatto. Speriamo non ci sia nessuno in giro. –
L’uomo con la bombetta era carico come una molla.
– Si tenga forte. Si parteee!!! –

2021-04-08

Aggiornamento

Dai che anche voi avete accostato nell'area di sosta per fotografare il contachilometri quando fa cifra tonda! Stasera siamo a -59 giorni / -59 copie!!! Mi sembra incredibile essere arrivato fino a qui grazie a tutti i lettori che stanno sostenendo questo mio primo libro! GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE a tutti quanto lo hanno già acquistato e ai prossimi 59 che daranno fiducia a questo mio progetto!!!
2021-04-04

Aggiornamento

Perché DUE UOMINI, UN OMBRELLO E UNA VALIGIA è un libro “impressionista”? Perché avrei dovuto scriverlo nel 1900. Perché avrei potuto avere l’idea per questo soggetto seduto ad un tavolino de Le chat noir a Monmartre insieme a Claude Debussy ed Erik Satie. O avrei potuto frequentare la casa di Mallarmé insieme a Verlaine, Manet, Picasso e discutere con loro del significato della parola Meraviglia… Perché me ne rendo conto solo ora: non ho scritto questo libro; l’ho dipinto. Con piccoli tocchi di colore, pennellate brevi che si sovrappongono creando personaggi, oggetti, luoghi. Magari con imprecisione, ma con emozione. Ora mi ricordo: Satié viveva da solo in poco più di una stanza, circondato da ombrelli e appunti scritti su pezzi di carta appiccicati ovunque. Ecco da dove arriva l’ombrello… E guarda un po’; indossava la bombetta Erik Satié. È una storia che è stata scritta in immersione delle note impressioniste di Debussy e Satié e come questa musica vuole liberarci da ogni sovrastruttura culturale, accademica e semplicemente lasciare fluire la bellezza e la meraviglia in libertà. Debussy scriveva una musica che ritrovava il suono sotto la nota. Satiè rappresentava in musica quadretti in cui le canzoni popolari e le opere note intervenivano all’interno delle immagini generando Poesia. Entrambi prediligevano il pianoforte solista, come unica voce in grado di riprodurre i tocchi dei pennelli di Manet, Cézanne, Renoir, Monet… Sì, penso di poterlo affermare con certezza: DUE UOMINI, UN OBLRELLO E UNA VALIGIA è un libro impressionista. E sapete cosa? Ne sono fiero.
2021-04-03

Aggiornamento

BUONA PASQUA & BUONE NOTIZIE! Tornano i saldi Bookabook. Perché se è vero che “a Pasqua stai con chi vuoi”, non c'è niente di meglio della compagnia di un buon libro! Da oggi fino a Pasquetta, potrete pre-acquistare DUE UOMINI, UN OMBRELLO E UNA VALIGIA con uno sconto del 15% . Basterà cliccare su questo link ed inserire il codice PASQUA2021 al momento dell’acquisto. AUGURI a tutti voi! https://bookabook.it/libri/due-uomini-un-ombrello-valigia/
2021-04-01

Aggiornamento

Bella esperienza questa della promozione del mio primo libro: occasione per molte riflessioni. Per esempio: la prima reazione degli amici e dei conoscenti è stata farmi sinceri complimenti per averlo scritto. Certo, fa piacere, ma pensandoci bene portare a termine un libro non è per niente eccezionale. Credetemi, se determinati e motivati lo possiamo fare tutti. Ma sinceramente non l’ho scritto per raggiungere un obbiettivo; l’ho fatto per raccontare una storia, perché venga ascoltata, letta, recepita. E vado oltre: uno scrittore vuole coinvolgere ed emozionare. Pensate quale abisso deve colmare un autore: dopo averla immaginata una storia, deve farla arrivare a destinazione: dritta nel cuore del lettore. Se ci riflettete è un’impresa titanica. Se non viene letta una storia non esiste. Ecco: sapete cosa sarebbe Meraviglioso? Ricevere i complimenti per quello che c’è scritto “dentro” il libro.
2021-03-16

Aggiornamento

Siamo al giro di boa! (In questi giorni le regate tirano…) GRAZIE a tutti i primi 100 lettori, amici, conoscenti e sconosciuti che hanno dato fiducia al mio libro e grazie ai quali abbiamo la certezza che verrà stampato su carta perlomeno in tiratura limitata! Il raggiungimento del prossimo traguardo di 200 prevendite sancirà la pubblicazione commerciale e la distribuzione nelle librerie! Alla via così, con il vento in poppa! Pre-acquista DUE UOMINI, UN OMBRELLO E UNA VALIGIA cliccando su questo link: https://bookabook.it/libri/due-uomini-un-ombrello-valigia/ e segui il canale Youtube dedicato al libro: https://www.youtube.com/channel/UCFkTmbQBcFXqRxQdFOKaCEw
2021-03-15

Aggiornamento

Seguite i contenuti extra sul canale YouTube! Troverete letture, curiosità, interviste al cast che ha portato il testo in teatro e potrete conoscere i personaggi! https://www.youtube.com/channel/UCFkTmbQBcFXqRxQdFOKaCEw
2021-03-14

Aggiornamento

Ecco la quarta lettura tratta dal libro. I nostri protagonisti sono in pieno volo a cavalcioni della valigia! https://youtu.be/renZVpOGPtY
2021-03-14

Aggiornamento

Forse con il tempo scrivere diventa un mestiere come un altro. Ma il primo libro è qualcosa di unico: ci metti davvero del tuo, fai del tuo meglio in lotta con te stesso, con la paura di esporti, di raccontare troppo. Come ogni prima volta è da batticuore. E puoi fare il disinvolto fin che vuoi, ma il giudizio degli altri conta, eccome. Ti leggeranno i tuoi amici, i tuoi cari, i tuoi amori e sapranno riconoscerle quelle cose che sono tue e che tu non hai mai avuto il coraggio di spiegare. Anche se non è un’autobiografia, tra quelle righe ci sei tu, pregi, difetti e confessioni. Non, non è uno scherzo né scriverlo, né promuoverlo il tuo primo libro. Non stai vendendo una pentola o un’aspirapolvere; stai offrendo i tuoi pensieri più profondi a chi ha già i propri, i propri problemi. Puoi farlo solo se ci credi in quello che hai scritto, perché sei stato onesto non potevi non farlo…. Chi lo sa, forse poi ci si abitua e scrivere diventa un mestiere come un altro…
2021-03-13

Aggiornamento

BUONE NOTIZIE! BOOKABOOK ha pensato di dare il benvenuto alle primavera con uno sconto per invitare i lettori a scoprire la nosta campagna di crowdfunding. Per approfittare della promozione del 15% basta inserire il codice PRIMAVERA al momento del pre-ordine. Lo sconto sarà valido da oggi a domenica 14 marzo, quindi non perdete tempo passate parola e approfittatene!
2021-03-01

Aggiornamento

PRONTI? PARTENZA, VIA!!! Da questo momento, POTRETE ACCEDERE ALL’ANTEPRIMA DEL LIBRO ED EFFETTUARE IL PRE-ACQUISTO nel formato ebook (6,99 €) e cartaceo (10 €). Per i pagamenti potrete utilizzare carta di credito, prepagata, Paypal, ecc. ecc… ORA SARETE VOI LETTORI A DECIDERE SE QUESTA STORIA VERRA’ PUBBLICATA! Buona lettura! VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=IBl_lHTQ16M
2021-02-27

Aggiornamento

Siamo quasi alla partenza! Vi racconto in breve da dove parte e dove potrà arrivare il viaggio del mio libro DUE UOMINI, UN OMBRELLO E UNA VALIGIA. https://www.youtube.com/watch?v=OVv9vX8RqMQ

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Due uomini, un ombrello e una valigia.”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Paolo Agazzi
Paolo Agazzi nasce a Torino il 6 Marzo 1967. Diplomato in Costruzioni Aeronautiche nel 1987, dopo una breve esperienza in Aeronautica Militare, si colloca nel campo tecnico. Nonostante gli impegni lavorativi che lo portano spesso fuori casa, coltiva e realizza la propria creatività nella scrittura, nella la musica e negli ultimi anni nella recitazione. Sarà proprio il teatro fornirgli l’ispirazione per i suoi nuovi testi e ad offrirgli la possibilità di condividerli con un pubblico. Nel 2017 porta in scena il primo spettacolo autografo e autobiografico “CinQuanta, un’occasione come un’altra” ed è sull’onda del riscontro positivo del pubblico che nasce “Due Uomini, un ombrello e una valigia”; soggetto per quattro attori, tra i quali l’autore stesso ricopre il ruolo del protagonista, dandogli vita in scena dopo averlo creato sulla carta.
Paolo Agazzi on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie